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Gaio Valerio Catullo - Poesie (I secolo a.C.)
Traduzione dal latino di Mario Rapisardi (1889)
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Se tu non fossimi degli occhi miei,
    O graziosissimo Calvo, più grato,

Come Vatinio t’aborrirei
    Pe’l libriciattolo che m’hai donato.

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5Che dissi, misero, che feci mai,
    Che un tal poetico strazio mi dài?

Crepi quell’asino cliente, che
    Tali scempiaggini mandava a te!

Ma se il grammatico Sulla spedito
    10T’ha, come io dubito, don sì squisito,

Non che adirarmene, n’ho gioja immensa,
    Chè così l’ opera tua ricompensa.

Dio mio, che orribile, che scellerato
    Libro al tuo povero Quinto hai mandato,

15Perchè al saturnio dì più ridente
    Ei resti vittima d’un accidente!

Oh, ma non credere, mio bel faceto,
    Della tua celia troppo andar lieto.

Lascia che luccichi l’ alba: di trotto
    20Ai libraj vómmene; faccio un fagotto

Di quanti Aquinj, Cesj, Suffeni
    Gli scaffali empiono dei lor veleni,

Ed invíandoti questa robaccia,
    Ti saprò rendere pan per focaccia.

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25Or voi levatevi dai miei corbelli,
    E al primo andatene soggiorno vostro,

O squartasillabe, sgorbiacartelli,
    Peste ed infamia del secol nostro.