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Le Mille ed una Notti/Storia di Bedihuldgemal, figlia del re degli Spiriti, e di Seifulmulok, figlio del re d'Egitto

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../Storia di Alì Mohammed il Gioielliere o del Falso califfo

../Lettera di Hasm, re d'Egitto, ad Heumr, re dell'Arabia Felice IncludiIntestazione 18 marzo 2018 100% Da definire

Storia di Bedihuldgemal, figlia del re degli Spiriti, e di Seifulmulok, figlio del re d'Egitto
Storia di Alì Mohammed il Gioielliere o del Falso califfo Lettera di Hasm, re d'Egitto, ad Heumr, re dell'Arabia Felice
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STORIA

DI BEDIBDLDGEHAI. FIGLIA DEL RE DEGLI SPIRITI, E DI SEIFULMULOK FIGLIO DEL RE D’EGITTO.

— Si legge nella storia dell’antico Egitto, che il re Hasm, figlio di Ahnand, faceva osservare una disciplina esattissima ne’ suoi numerosi eserciti, che le sue ricchezze erano immense, e che il numero dei sudditi era sì grande, da non potersi contare; in una parola, che la sua potenza era formidabile, avendo quattrocento città forti, con una quantità infinita di palazzi e giardini reali.

«Questo principe era sì buono e giusto, che trovasi negli annali dell’Egitto un avvenimento del suo regno, il quale dà una giusta idea del suo carattere.

«Un giorno, un bellissimo giovine, chiamato Ahmenttevail, incapace, pel vino bevuto, di prevedere le conseguenze di ciò che faceva, venne a purificarsi in un canale che lambiva il piede d’un palazzo del re; una delle più leggiadre schiave di quel principe lo vide, e la sua beltà fece tal impressione sul di lei cuore, che gli gettò un pomo. Ahmenttevail lo raccolse, e fu colpito anch’egli dell’avvenenza della schiava, la quale gli chiese il nome ed il luogo di sua dimora; il giovine soddisfece alla curiosità della donna, e quand’ebbe detto anch’ella che si chiamava Aziz, si ritirò. Alcuni giorni dopo, Aziz fe’ sapere ad Ahmenttevail, per mezzo d’un eunuco, il giorno e l’ora scelta per vederlo; egli volò all’appuntamento, e fu ricompensato da piaceri impossibili a descriversi. La loro relazione rimase qualche tempo segreto. [p. 296 modifica]

«Il re domandò un giorno a’cortigiani qual fosse la vivanda che loro sembrasse più squisita; uno di quelli lo assicurò che gli uccelletti cotti nell’olio di mandorle dolci, con zuccaro, pepe, chiovi di garofani, pimento e zafferano, erano la miglior cosa che si potesse mangiare. Il re, sorpreso da tal miscuglio, parve dubitare della sua bontà. Il cortigiano corse a casa a fare l’intingolo da lui tanto vantato, e lo portò al monarca, il quale, trovatolo assai buono, nè mandò una porzione alla bella Aziz; questa, dal canto suo, lo divise con Ahmenttevail, codest’ultimo pregò un amico di venir a mangiarne con lui. Ma fu ben sorpreso di trovare nel corpo d’uno di quegli uccelletti un diamante di rara bellezza e del più vivo splendore.

«Quel falso amico, invidioso della fortuna altrui, sospettò della verità, e corse a narrare al re l’accaduto, giudicando ch’egli solo vi poteva essere interessato, e che riconoscerebbe la schiava che lo tradiva.

«Il rapporto fece l’effetto preveduto da quel malvagio, ed il re ordinò che gli si conducesse Ahmenttevail. Giunto dinanzi al trono, vide la bella Aziz in piedi ed immersa in profondo dolore. Il re, dopo aver fatto uscire ognuno, si volse alla schiava, e le disse: — Tu sei ben ingrata! Qual ragione ti spinse a tradirmi? E che? i riguardi ch’io ebbi per te, i favori che ti accordai, ed i benefizi che non cessai dal prodigarti, non hanno potuto toccare il tuo cuore? Come non hai almeno temuto il mio sdegno?

«— Principe,» rispose la bella Aziz, «due cose mi fecero mancare al mio dovere: il destino voleva così, e l’amore s’impossessò del mio cuore. In questo stato, lo confesso, dimenticai i vostri benefizi, nè ho temuto il vostro corruccio: un cuore pieno d’amore può egli conoscere il timore od il periglio? Io son rea, punitemi, lo merito già da tempo, e sono preparata agli effetti della vostra vendetta. — [p. 297 modifica]

«Quella risposta e quel disprezzo della morte sorpresero Hasm, il quale riflettè qualche tempo, e voltosi ad Ahmenttevail, gli chiese dove fosse nato. — Sono nativo della vostra capitale,» rispose il giovane. — Tu non ignori adunque chi io sia?» continuò il principe, e chi può averti reso temerario a segno d’osar d’amare una delle mie mogli? — Conosco,» riprese il giovane, «tutta la grandezza della mia colpa, e convengo che la crudeltà che tu devi esercitare su me è legittima; ma ho concepito per la tua schiava, una violenta passione: essa corrispose a’ miei voti, ed io non ho più nulla da desiderare al mondo; son pronto a soffrire i più crudeli supplizi, ma morrò contento, avendo posseduto un tanto bene. —

«Il re fu sorpreso da quella risposta, ed ordinò gli si conducesse dinanzi l’eunuco, che aveva favorita la passione della bella Aziz. — Infame schiavo!» gli gridò; «io ti aveva affidato il mio onore e la custodia della donna cui amava di più; perchè mi tradisti? — Ella mi ha corrotto co’ suoi presenti,» rispose l’eunuco; «v’ha alcuno che non si lasci sedurre dalle ricchezze?» Hasm ordinò di andar a prendere il falso amico di Ahmenttevail. Venuto costui, il re lo rimproverò di aver tradita l’amicizia, e resa pubblica la sua onta; nello stesso tempo ordinò di condurlo al supplizio. Volgendosi poscia agli altri tre colpevoli: — Io vi perdono,» disse loro, «in causa della vostra sincerità: dono la libertà all’eunuco, e la bella Aziz ad Ahmenttevail.» Indi, accompagnò la bell’azione con un ricco dono, che fece la fortuna di quei felici amanti, cui il matrimonio unì per sempre.

«Un principe sì generoso, il quale sapeva vincere le proprie passioni e far il bene de’ sudditi, non sentiva altro dolore fuor di quello di non aver figli, avendoglieli la morte rapiti tutti. Cominciava ad [p. 298 modifica] invecchiare, e convinto di non poter più sperare alcun successore, risolse di abbandonare gli affari del regno, e ritirarsi in un luogo remoto del palazzo. Si vestì di cenci, e copertasi la testa con un vecchio berretto, proibì, pena la vita, di venir a disturbarlo nei primi quaranta giorni che voleva passare nella solitudine e nel raccoglimento della preghiera. Quella condotta sorprese ognuno, ed il popolo cominciando a mormorare, tre dei suoi gran visiri, fra cui trovavasi Edrenok, pel quale egli aveva molta stima, risolsero di affrontare la severità del re, piuttosto che lasciargli ignorare il sovrastante pericolo. Essi forzarono la guardia degli eunuchi, e giunti al ritiro del re, che stava pregando: — Sire,» gli dissero, «noi vi portiamo le nostre teste, per aver disubbidito ai vostri sacri ordini; qual pena non meritiamo? Ma pure qual cosa non dovevamo tentare per salvare preziosi giorni come i vostri? Qual timore, qual riflessione deve impedire ai vostri visiri d’istruirvi di quanto accade? Sappiate, o sire, che i vostri popoli stanno per sollevarsi, e che gli eserciti vostri sono per prorompere in aperta ribellione.» Il re li guardò dapprima con istupore, poscia con bontà, e fattili rialzare, rispose: — Voi vi confessate rei, io vi perdono; ma che m’importa mi venga tolto il regno? è troppo tempo ch’io governo. A che mi serve la sommessione di tanti popoli, quando non ho figli che possano ereditare i miei stati? — Sire,» risposero allora i visiri, «la vostra umiltà davanti a Dio è un dovere al quale potete adempiere sul trono, e che gli sarà molto più gradita, essendo più rara nell’alto posto che occupate; ma pensate che non v’ha ritiro tranquillo per un monarca che ha regnato come voi, troppo bene e troppo a lungo: ogni usurpatore deve privarlo di vita, impadronendosi della sua corona. Credeteci adunque, non disperate della bontà [p. 299 modifica] dell’Onnipossente; regnate, e governate Il vostro regno colla saggezza con cui lo governaste finora. — «Hasm, cominciando ad essere persuaso dalle loro ragioni, finì di restar convinto dagli astrologhi che i visiri mandarono a cercare, i quali assicuraronlo che avrebbe un figlio, ma sol dalla principessa Cathan, figlia di Heumr, re dell’Arabia Felice. Il re, succhiando il miele della speranza, rinunciò al ritiro, fece agli astrologhi ed ai tre visiri magnifici regali, e diè ordine ad Edrenok di recarsi a domandare la bella Cathan. Volendo farlo comparire in Arabia con uno sfarzo corrispondente alla propria grandezza, fece levare da’ suoi tesori pel carico di cinquanta cavalli in tante belle stoffe di tela d’oro; scelse cento schiavi, i più leggiadri dei due sessi, a ciascuno dei quali consegnò una borsa, che dovevano presentare ad Heumr, con una bella collana di perle, e sette diamanti che brillavano di notte, da offrirsi alla principessa. Quei donativi non parendogli ancor sufficienti, fece prendere dalle scuderie reali cinquecento de’ suoi più bei cavalli, fra cui cento arabi, bardati d’arnesi d’oro massiccio, adorni di gemme. Quella magnifica ambasciata era sì numerosa, che, giunta ai confini dell’Arabia Felice, spaventò tutti i popoli; il re Heumr rimase anch’egli atterrito dai racconti che glie se ne fecero, essendo stato assicurato che un formidabile esercito d’Egizi veniva a piombare sui suoi stati. Per conoscere la verità, mandò un officiale della sua guardia, il quale fu ricevuto magnificamente, e rimandato carico di ricchi doni da Edrenok, che venne accolto tra gli applausi del popolo, e ricevuto con festa fino alla capitale, presso cui stabilì il campo. L’ambasciatore ebbe subito udienza, e presentò la lettera del suo signore, concepita in questi termini....»

L’alba sorse ad interrompere il racconto di [p. 300 modifica] Scheherazade. — Domani,» diss’ella al sultano delle indie, «farò conoscere a vostra maestà il conteuuto dalla lettera del re d’Egitto.»