Le Coefore/Primo canto intorno all'ara

Primo canto intorno all'ara

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Eschilo - Le Coefore (458 a.C.)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1921)
Primo canto intorno all'ara
Lamentazione funebre Episodio secondo

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PRIMO CANTO INTORNO ALL’ARA


CORO

Strofe I
Molti la terra genera
mostri, ed orrendi mali:
brulica il mare di voraci squali
625nei suoi profondi seni:
fra cielo e terra guizzano
gli eterëi baleni;
e, voli o strisci al suolo,
ogni animal, dei turbini
630può dir la furia e il procelloso volo.

Antistrofe I
Ma chi mai la superbia
ch’empie agli uomini il seno
dir potrebbe, ο l’ardor, che non ha freno,
di femminile tresca?

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635Esso gli scempî origina.
Libidine donnesca,
su nuzïale talamo se disonesta impera,
vince in protervia ogni uomo e ogni fiera.

Strofe II
Chi sua memoria sperdersi
640non lascia all’aura labile,
pensi il feral consiglio
onde la rea Testíade1
die’ morte, al proprio figlio,
quando bruciò lo stizzo a cui la vita
645di Meleagro unita
era, dal punto ch’ei dal grembo uscí
materno, e il primo gemito
mise, fino al fatale ultimo dí.

Antistrofe II
Degna la sanguinaria
650Scilla è che pur s’abomini.
Ad opra rea la mosse
l’oro dei vezzi crétici
che in dono offria Minosse.
Chi piú caro doveva esserle, a pro’
655dei nemici, immolò:
cagna odïosa, il crin fatale a Niso2
ella mozzò, che improvvido
giacea nel sonno; e colse Èrmes l’ucciso.

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Strofe III
Ma nei misfatti ha Lemno il pregio primo3:
660ne suona alto l’obbrobrio;
e ben simile a quello il nostro estimo.
Prive d’onor, disfatte
vanno le umane schiatte,
per le colpe che i Numi anche aborriscono:
665nessuno onora ciò ch’odian gli Dei.
Qual non colsi dal ver, dei detti miei?

Antistrofe III
Se questi rammentai travagli amari,
come dunque dimentico
il connubio esecrato ai nostri cari,
670e la donnesca frode
contro l’uomo che prode
era nell’arme, e fregio era al suo popolo?
Or come onoro il focolare spento?
Come mi curvo a femminil talento?

Strofe IV
675Immerge al reo nel petto
del ferro suo la punta aspra Giustizia:
a mortal non concede
che deluda il rispetto
dovuto al re dei Superi,
680né su vi calchi iniquamente il piede.

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Antisrofe IV
681Sta sovra salda base
Giustizia: il Fato a lei la spada tempera.
L’Erinni, oscura ambage
di pensier, ne le case
685adduce un suo figliuolo,
le tracce ad espiar d’antica strage.


  1. [p. 275 modifica]La rea Testiade è Altèa, figlia di Testio, re di Etolia, e sposa di Eneo, re di Calidone. Quando le nacque il figlio Meleagro, le Parche predissero che sarebbe vissuto finché durava uno stizzo ardente sul focolare. Altea lo spense tosto, e lo nascose. Ma quando Meleagro, divenuto uomo, uccise in rissa i fratelli della madre, questa gettò di nuovo lo stizzo sul fuoco, e così diede morte al proprio figlio.
  2. [p. 276 modifica]Niso, re di Megara, aveva nella chioma un capello d’oro, al quale era legata la sua vita. Minosse, assediatolo in Nisea, corruppe con un dono la sua figliuola Scilla, e la indusse a recidere il capello fatale.
  3. [p. 276 modifica]Le donne di Lemno, per gelosia di alcune schiave tessale, ammazzarono sino all’ultimo i loro mariti: tanto che solo donne trovarono gli Argonauti quando approdarono a quell’isola. Lo scempio rimase proverbiale fra i Greci.