La tempesta (Shakespeare-Angeli)/Atto primo/Scena prima

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William Shakespeare - La tempesta (1612)
Traduzione dall'inglese di Diego Angeli (1911)
Atto primo - Scena prima
Atto primo Atto primo - Scena seconda


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SCENA PRIMA.


A bordo di una nave, sul mare. Una bufera con tuoni e fulmini.


Entrano il Padrone della nave e il Quartiermastro.
Il Padrone.

Mastro....

Il Quartiermastro.

Eccomi, Padrone: che c’è?

Il Padrone.

Bene. Parla ai marinari e manovrate alla spic‐
cia: altrimenti andiamo tutti a fondo. Presto! presto!

Exit.
Entrano vari Marinari.
Il Quartiermastro.

Su, cuori miei: presto, presto, cuori miei!
Forza! forza! Serrate il bompresso. Attenti al
fischio del Padrone! Soffia finchè tu non ne
possa più, vento mio: finchè abbiamo spazio!

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Entrano Alonzo, Ferdinando,
Antonio, Sebastiano, Gonzalo.
Alonzo.

Bravo mastro: mi raccomando di stare at‐
tento. Dove è il Padrone? Siate uomini!

Il Quartiermastro.

Fatemi la grazia di starvene giù, per ora!

Antonio.

Dov’è il Padrone, Quartiermastro?

Il Quartiermastro.

Non lo sentite? C’imbarazzate la manovra.
Rimanete nelle vostre cabine: così, aiutate la
tempesta.

Gonzalo.

Su, su, brav’uomo, un po’ di pazienza.

Il Quartiermastro.

Quando l’avrà il mare. Via di qua! Che im‐
porta a queste ondate il nome del Re? Alle
vostre cabine! Silenzio e non c’impicciate.

Gonzalo.

Sta bene. Ma rammentati chi hai a bordo.

Il Quartiermastro.

Nessuno a cui voglia bene più che a me! Voi

siete un consigliere: se potete comandare il
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silenzio a questi elementi e ricondurre la calma,

non toccheremo più una gomena. Fate uso della
vostra autorità. E se non lo potete, ringra‐
ziate il cielo di aver vissuto tanto e prepara‐
tevi nella vostra cabina per la disgrazia pre‐
sente, — se disgrazia ha da esserci. Coraggio,
ragazzi! Levatevi dai piedi, vi dico!

Exit.
Gonzalo.

Quest’uomo mi rassicura! Non ha nessun
segno d’affogato sopra di sè: il suo fisico è
tutto per la forca. Serbalo per l’impiccagione,
o buona sorte! E fa che la corda del suo destino
sia la gomena della nostra salvezza: sulla no‐
stra c’è poco da contare! Se non è nato per
finir sulla forca, il nostro caso è disperato.

Exeunt.
Rientra il Quartiermastro.
Il Quartiermastro.

Giù l’albero di maestra! Presto! Più giù! più
giù! Cerchiamo d’incappare la vela.

Si odono grida dal di dentro.

La peste a quelli strilloni! Urlano più della
tempesta e dei nostri comandi.

Rientrano SEBASTIANO, Alonzo e Gonzalo.

Da capo? Cosa venite a fare? Dobbiamo la‐
sciare andare ogni cosa e affogare? Volete
proprio colare a fondo?

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Sebastiano.

Un cancro alla lingua, cane bestemmiatore
e senza pietà!

Il Quartiermastro.

E allora, manovrate da voi!

Antonio.

Alla forca, carogna, alla forca! Figlio di put‐
tana! insolente ciarlone! Abbiamo meno paura
di te, d’affogare.

Gonzalo.

Garantisco io che non affogherà: fosse pure
la nave non più forte di un guscio di noce
ne più sfondata di una sfrontata baldracca.

Il Quartiermastro.

Serrate le vele! serrate le vele! Ammainate
le drizze. Di nuovo in pieno mare: al largo.

Entrano alcuni marinari bagnati.
I Marinai.
- Tutto è perduto!
- Preghiamo! Preghiamo!
- Tutto è perduto!
Exeunt.
Il Quartiermastro.

E che? È dunque necessario che le nostre
bocche sieno fredde?

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                       Gonzalo.
Sono in preghiera il principe ed il Re.
Andiamo a unirci a loro: il caso nostro
non è diverso!

                      Sebastiano.
                    Non ho pazienza!

                        Antonio.
Siamo truffati delle nostre vite
da ubriaconi! Quel brigante là
dall’ampia gola! Possa tu giacere
affogato e travolto da ben dieci
maree!

                       Gonzalo.
E pure egli morrà impiccato
se bene contro ciò giuri ogni goccia
che quanto può s’apre per inghiottirlo.
Rumori confusi dall'interno
- Misericordia! Andiamo a fondo!
- Andiamo a fondo! Addio moglie!
- Addio figliuoli! Addio fratello!
- Si affonda! Si affonda! Si affonda!

                       Antonio.
Dobbiamo affondare col nostro Re!
Exit

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                      Sebastiano.
Dobbiamo congedarci da lui!
Exit.

                       gonzalo.
Darei volentieri mille iugeri di mare, per
pochi metri di nuda terra: sterpami, roveti e
ogni altra cosa. Che la volontà del cielo sia
fatta! Ma io vorrei morire una morte asciutta!
Exit.