La scienza nuova seconda/Libro quinto/Capitolo terzo

Libro quinto - Capitolo terzo - Descrizione del mondo antico e moderno delle nazioni

../Capitolo secondo ../../Conchiusione IncludiIntestazione 30 gennaio 2022 75% Da definire

Libro quinto - Capitolo terzo - Descrizione del mondo antico e moderno delle nazioni
Libro quinto - Capitolo secondo Conchiusione

[p. 150 modifica]

[CAPITOLO TERZO]

descrizione del mondo antico e moderno delle nazioni osservata conforme al disegno de’ princípi di questa scienza.

1088Questo corso di cose umane civili non fecero Cartagine, Capova, Numanzia, dalle quali tre cittá Roma temè l’imperio del mondo: perché i cartaginesi furono prevenuti dalla natia acutezza affricana, che piú aguzzarono coi commerzi marittimi; i capovani furono prevenuti dalla mollezza del cielo e dall’abbondanza della Campagna felice; e finalmente i numantini, perché sul loro primo fiorire dell’eroismo furon oppressi dalla romana potenza, comandata da uno Scipione Affricano, vincitor di Cartagine ed assistito dalle forze del mondo. Ma i romani, da niuna di queste cose mai prevenuti, camminarono con giusti passi, faccendosi regolar dalla provvedenza per mezzo della sapienza volgare, e per tutte e tre le forme degli Stati civili, secondo il lor ordine naturale, ch’a tante pruove in questi libri si è dimostrato, durarono sopra di ciascheduna finché naturalmente alle forme prime succedessero le seconde; e custodirono l’aristocrazia fin alle leggi publilia e petelia, custodirono la libertá popolare fin a’ tempi d’Augusto, custodirono la monarchia finché all’interne ed esterne cagioni che distruggono tal forma di Stati poterono umanamente resistere.

1089Oggi una compiuta umanitá sembra essere sparsa per tutte le nazioni, poiché pochi grandi monarchi reggono questo mondo di popoli; e, se ve n’hanno ancor barbari, egli n’è cagione perché le loro monarchie hanno durato sopra la sapienza volgare di religioni fantastiche e fiere, col congiugnervisi in alcune la natura men giusta delle nazioni loro soggette.

1090E, faccendoci capo dal freddo Settentrione, lo czar di Moscovia, quantunque cristiano, signoreggia ad uomini di menti [p. 151 modifica] pigre. Lo cnez o cam di Tartaria domina a gente molle, quanto lo furono gli antichi seri, che facevano il maggior corpo del di lui grand’imperio, ch’or egli ha unito a quel della China. I1l negus d’Etiopia e i potenti re di Efeza e Marocco regnano sopra popoli troppo deboli e parchi.

1091Ma in mezzo alla zona temperata, dove nascon uomini d’aggiustate nature, incominciando dal piú lontano Oriente, l’imperador del Giappone vi celebra un’umanitá somigliante alla romana ne’ tempi delle guerre cartaginesi, di cui imita la ferocia nell’armi, e, come osservano dotti viaggiatori, ha nella lingua un’aria simile alla latina; ma, per una religione fantasticata assai terribile e fiera di dèi orribili, tutti carichi d’armi infeste, ritiene molto della natura eroica. Perché i padri missionari, che sonvi andati, riferiscono che la maggior difficultá, ch’essi hanno incontrato per convertire quelle genti alla cristiana religione, è ch’i nobili non si possono persuadere ch’i plebei abbiano la stessa natura umana ch’essi hanno. Quel de’ chinesi, perché regna per una religion mansueta e coltiva lettere, egli è umanissimo. L’altro dell’Indie è umano anzi che no, e si esercita nell’arti per lo piú della pace. Il persiano e ’l turco hanno mescolato alla mollezza dell’Asia, da essi signoreggiata, la rozza dottrina della loro religione; e cosí, particolarmente i turchi, temperano l’orgoglio con la magnificenza, col fasto, con la liberalitá e con la gratitudine.

1092Ma in Europa, dove dappertutto si celebra la religion cristiana (ch’insegna un’idea di Dio infinitamente pura e perfetta e comanda la caritá inverso tutto il gener umano), vi sono delle grandi monarchie ne’ lor costumi umanissime. Perché le poste nel freddo Settentrione (come da cencinquant’anni fa furono la Suezia e la Danimarca, cosí oggi tuttavia la Polonia e ancor l’Inghilterra), quantunque sieno di Stato monarchiche, però aristocraticamente sembrano governarsi; ma, se ’l natural corso delle cose umane civili non è loro da straordinarie cagioni impedito, perverranno a perfettissime monarchie. In questa parte del mondo sola, perché coltiva scienze, di piú sono gran numero di repubbliche popolari che non si osservano affatto nell’altre [p. 152 modifica] tre. Anzi, per lo ricorso delle medesime pubbliche utilitá e necessitá, vi si è rinnovellata la forma delle repubbliche degli etoli ed achei; e, siccome quelle furon intese da’ greci per la necessitá d’assicurarsi della potenza grandissima de’ romani, cosí han fatto i Cantoni svizzeri e le Provincie unite ovvero gli Stati d’Olanda, che di piú cittá libere popolari hanno ordinato due aristocrazie, nelle quali stanno unite in perpetua lega di pace e guerra. E ’l corpo dell’imperio germanico è egli un sistema di molte cittá libere e di sovrani principi, il cui capo è l’imperadore, e nelle faccende che riguardano lo stato di esso imperio si governa aristocraticamente.

1093E qui è da osservare che sovrane potenze, unendosi in leghe, o in perpetuo o a tempo, vengon esse di sé a formare Stati aristocratici, ne’ quali entrano gli anziosi sospetti propi dell’aristocrazie, come si è sopra dimostro. Laonde, essendo questa la forma ultima degli Stati civili (perché non si può intendere in civil natura uno Stato il quale a sí fatte aristocrazie fusse superiore), questa stessa forma debb’essere stata la prima, ch’a tante pruove abbiamo dimostrato in quest’opera che furono aristocrazie di padri, re sovrani delle loro famiglie, uniti in ordini regnanti nelle prime cittá. Perché questa è la natura de’ principi: che da essi primi incomincino ed in essi ultimi le cose vadano a terminare.

1094Ora ritornando al proposito, oggi in Europa non sono d’aristocrazie piú che cinque, cioè Vinegia, Genova, Lucca in Italia, Ragugia in Dalmazia e Norimberga in Lamagna, e quasi tutte son di brievi confini. Ma dappertutto l’Europa cristiana sfolgora di tanta umanitá, che vi si abbonda di tutti i beni che possano felicitare l’umana vita, non meno per gli agi del corpo che per gli piaceri cosí della mente come dell’animo. E tutto ciò in forza della cristiana religione, ch’insegna veritá cotanto sublimi che vi si sono ricevute a servirla le piú dotte filosofie de’ gentili, e coltiva tre lingue come sue: la piú antica del mondo, l’ebrea; la piú dilicata, la greca; la piú grande, ch’è la latina. Talché, per fini anco umani, ella è la cristiana la migliore di tutte le religioni del mondo, perché unisce una [p. 153 modifica] sapienza comandata con la ragionata, in forza della piú scelta dottrina de’ filosofi e della piú colta erudizion de’ filologi.

1095Finalmente, valicando l’oceano, nel nuovo mondo gli americani correrebbono ora tal corso di cose umane, se non fussero stati scoperti dagli europei.

1096Ora, con tal ricorso di cose umane civili, che particolarmente in questo libro si è ragionato, si rifletta sui confronti che per tutta quest’opera in un gran numero di materie si sono fatti circa i tempi primi e gli ultimi delle nazioni antiche e moderne; e si avrá tutta spiegata la storia, non giá particolare ed in tempo delle leggi e de’ fatti de’ romani o de’ greci, ma (sull’identitá in sostanza d’intendere e diversitá de’ modi lor di spiegarsi) si avrá la storia ideale delle leggi eterne, sopra le quali corron i fatti di tutte le nazioni, ne’ loro sorgimenti, progressi, stati, decadenze e fini, se ben fusse (lo che è certamente falso) che dall’eternitá di tempo in tempo nascessero mondi infiniti. Laonde non potemmo noi far a meno di non dar a quest’opera l’invidioso titolo di Scienza nuova, perch’era un troppo ingiustamente defraudarla di suo diritto e ragione, ch’aveva sopra un argomento universale quanto lo è d’intorno alla natura comune delle nazioni, per quella propietá c’ha ogni scienza perfetta nella sua idea, la quale ci è da Seneca spiegata con quella vasta espressione: «Pusilla res hic mundus est, nisi id, quod quaerit, omnis mundus habeat».