La donna stravagante/Lettera di dedica

Lettera di dedica

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La donna stravagante L'autore a chi legge
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ALL’ILLUSTRISSIMO

Signor Conte

GIOVANNI DE CATANEO.

C
OSÌ è, amabilissimo Signor Conte Giovanni, ho deliberato dentro di me medesimo dedicarvi una mia Commedia, e Voi siete obbligato a riceverla, ed a riceverla volontieri1. Non vi formalizzate di quest’ardita espressione, con cui pare ch’io voglia esiger per obbligo ciò che dovrei domandarvi per grazia; ma io son uomo sincero, non dico che quel che penso, e Voi medesimo, che di verità vi pascete, mi farete ragione. Nè tampoco credami in necessità di giustificare presso di Voi questo mio pensiere, poichè una mente illuminata, come è la vostra, sa meglio di me quello che dire intendo, e d’onde posso aver tratti i fondamenti di una simile proposizione. Ma siccome questa mia lettera sarà stampata, ed alcuni curiosi avranno desiderio di saperne il fondo, ed altri forse potrebbero caricarmi di vanità, o d’impostura, avete da permettermi ch’io ponga in chiaro la ragione che mi fa pensare e mi fa scrivere in cotal modo. E perchè, addrizzando il discorso a Voi, potrebbe offendersi la Vostra esimia modestia, permettetemi ch’io Volga il ragionamento a quelli che leggeranno, figurandovi di essere tra la folla del popolo, chiuso e calcato in luogo da dove non vi sia permesso di uscire, costretto a sentir parlare di Voi, anche a dispetto Vostro.

Sappiate, o Voi, amici o nemici che siate, che la vera virtù alberga fra le pareti di questa Casa; che il degno Padre di sì onorata Famiglia eccita coll’ esempio e cogli ammaestramenti dotti Figliuoli, ed ornatissime Figlie, al Divin culto ed all’amor delle lettere. Non troverete nei loro ragionamenti che verità e dottrina, principi infallibili di quell'onestà che anima i loro costumi, e [p. 202 modifica]che degnissimi d’amore li rende, e di rispetto, e di stima. Non contenta una sì amabile ed esemplare Famiglia di onorare e coltivare per se medesima solamente le scienze e le belle arti, ha voluto promoverne in altri ancora l’avanzamento, aprendo utile e dilettevole campo agl’ingegni di profittare con vivo impegno ed onorevole emulazione. D’una Accademia parlare intendo fra le Nobili Catanee mura eretta, dal genio della Famiglia promossa, e da ottimi peregrini talenti secondata e compiuta2. All’ingegnosa denominazione degl’Industriosi, all’erudita società dai primi istitutori assegnata, corrisponde mirabilmente l’industria degli associati, tanto nelle private che nelle pubbliche ragunanze. Fissate le prime per la sera di ciaschedun Martedì d’ogni settimana, danno luogo a qualunque poetico o prosaico componimento, a piacere de’ Recitanti, e nelle quattro pubbliche, o semipubbliche dette, sopra di un solo Tema, o sia Problema, ragionasi. Base di tale adunanza è il vicendevole ammaestramento, la coltivazion delle scienze, la saggia salutevol critica, la colta erudizione e il profittevol diletto; quindi e vigorosamente bandita la satira, la maldicenza, la scurrilità, la bassezza, e sopra d’ogni altra cosa e inculcata la Religione, l’onestà e il buon costume3. Grandi progressi ha ella fatti finora, e maggiori in avvenir ne promette4, feconda d’Uomini illustri, e letterati, ed eruditi, dalle di cui succose rime, ed eleganti robuste prose, sorgono tutto dì illustrazioni ed ammaestramenti novelli. L’Eruditissimo Conte Giovanni, nostro amorevolissimo Presidente, ci fa gustare di quando in quando forti eleganti dialoghi in prosa, tendenti all’interessante specioso fine della verità e della Giustizia Cristiana, massime impugnando erronee o pericolose, [p. 203 modifica]conducendo per la via del diletto alla sana dottrina ed al buon costume. Dietro le orme gloriose di un sì buon Padre, vanno concordemente i Figliuoli, formando virtuosa gara fra loro di sapere, di docilità, di litterarie esercitazioni. Nè solamente ne’ virili animi de Maschi suoi fece il paterno esempio poderosa impressione, ma nelle gentili, e saggie, e costumate Figlie non meno il talento e l’educazione risplende, norma elleno essendo e decoro del loro sesso, ed ornamento di sì pregiata Famiglia. Sappiate ora, o Voi che questi fogli leggete, che con cortese, giocondo animo, colà dove tanta virtù s’annida, vengo benignamente accolto, e ben veduto, e sofferto, e le opere mie colà trionfano piucchè altrove, e per colmo di consolazione e di gloria, trovami onorevolmente fra quegli illustri Accademici annoverato, e da’ lumi che di là sorgono, chiare immagini alla mente mia si presentano, e messe doviziosa raccolgo, per dirozzare i pensieri ed ingentilire i miei scritti. Negatemi, se potete, essere per me questo un bene, di cui mi abbia giustamente a vantare, e se di tanto bene riconosco autore il Conte Giovanni, accordatemi che a Lui convenga la mia gratitudine, ed un pubblico testimonio del mio sincero riconoscimento. Resta ora a provarvi, come da ciò intenda che Egli abbia per ricompensa al di lui benefizi ad accordarmene un altro, onorando col di lui Nome le Opere della mia penna. Non è difficile il persuadervi. Altro modo non ho che questo, per confessare gli obblighi miei, e per retribuirne la ricompensa. Che però, o egli ha da volermi avvilito e coll’ aspetto d’ingrato, o ha da concedermi questa scarsa sì, ma sincera e rispettosa dimostrazione d’affetto.

Amabilissimo Signor Conte, applaudiscono gli uomini onesti al mio leale divisamento, e Voi, che d’onestà vi pregiate, non potete dal miglior giudizio sottrarvi, onde non dissi male, dicendo che siete in obbligo di accettar volentieri una mia Commedia, siccome la divota mia servitù e l’umile mia amicizia accettaste. Un dubbio solamente potrebbe farmi dal divisamento mio rimanere, pensando cioè a qual uomo ardisca io di offerire una miserabile mia Commedia. Voi, Signor Conte umanissimo, istrutto del pari nelle lettere Greche e Latine, e conoscitore delle opere [p. 204 modifica]e de' buoni Autori de nostri Secoli, siccome in tutte le facoltà siete istrutto, e possedete la vera cognizione, e la vera critica, più facilmente d'ogni altro rilevar potrete i difetti miei, e perciò... Ma che perciò? Prenderò io motivo da tutto questo che vogliate Voi a misura del vostro talento condannarmi severamente? No certamente, anzi per lo contrario vi credo e vi spero più facile a compatirmi. I vostri dolci ragionamenti, le vostre saggie lezioni potranno bensì erudirmi, ma non avvilirmi giammai, poichè la morale che Voi possedete, e il gentil tratto che praticate, e la cortesia che vi adorna, sono qualità che vi portano al bene degli uomini, ed alla consolazione de' vostri amici. Il vostro ingenuo carattere, l'abilità vostra negli ardui impegni, e la saggia condotta del vostro vivere vi hanno fatto essere caro ad uno dei primi Potentati d' Europa5, e tutti quelli che vi conoscono, non cessano di ammirarvi, di lodarvi e di benedirvi. Senza esitare più oltre, imprimo il vostro prezioso Nome fra le mie carte, onoro colla Vostra protezione le Opere mie, e vi dedico precisamente questa Commedia. Dopo di averlo fatto, vi chieggo scusa se non ne siete contento, e son certo, per le dette ragioni, di conseguirla. Vi prego per ultimo raccomandarmi alla Famiglia Vostra degnissima, conservarmi il pregievolissimo affetto vostro, e pieno di vera stima e venerazione, vi assicuro di voler essere eternamente

Di V. Sign. Illustriss.


Venezia li 4. Agosto 1760.



Devotiss. Obbligatiss. Servidore ed Amico
Carlo Goldoni.


  1. Uscì questa lettera di dedica l’anno 1760, nel t. VI del Nuovo Teatro Comico dell’Avv. C. G., Venezia, Pitteri.
  2. L’accademia degli Industriosi «ebbe fondazione» il primo giorno di novembre del 1758, in casa del conte Cataneo (più comunemente Cattaneo, o anche Cattani) alla Maddalena; V. Notatorj inediti dal Gradenigo, presso il Museo Civico di Venezia.
  3. Dalle riferte del confidente G. B. Medri di Bagnacavallo (Inquisitori di Stato - Riferte dei confidenti, busta n. 616: nell’Archivio di Stato di Venezia) si apprende che nei mesi di luglio e d’agosto 1760 si sorvegliavano le radunanze di casa Cattaneo, forse per timore che patrizi veneziani potessero abboccarsi con agenti di nazioni straniere. - Dei temi che si trattavano dagli accademici Industriosi, qualche notizia si trova nei Notatorj del Gradenigo, presso il Museo Civico di Venezia. - Il Goldoni lesse in seno all’accademia alcuni canti, che furono stampati nel t. II dei suoi Componimenti diversi, Venezia, Pasquali (1768?).
  4. Ma il Cataneo moriva ai 17 genn. ’61.
  5. Il Cataneo era, come si sa, ministro residente del re di Prussia presso la Repubblica.