La Passione di Gesù Cristo (Metastasio)/Parte prima

Parte prima

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Interlocutori Parte seconda

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PARTE PRIMA.

Pietro.


DD
Ove son! dove corro!

Chi regge i passi miei! dopo il mio fallo
Non ritrovo più pace,
Fuggo gli sguardi altrui, vorrei celarmi
Fino a me stesso. In mille affetti ondeggia
La confusa alma mia. Sento i rimorsi,
Ascolto la pietade: a’ miei desiri
Sprone è la speme, e la dubbiezza inciampo,
Di tema agghiaccio, e di vergogna avvampo.
Ogni augello, che ascolto
Accusator dell’incostanza mia
L’augel nunzio del dì parmi, che sia.
Ingratissimo Pietro!
Chi sa, se vive il tuo Signore? A caso
Gli ordini suoi non sovvertì natura.
Perchè langue, e si oscura
Fra le tenebre il Sole? A che la terra
Infida a i passi altrui trema, e vien meno?
E le rupi insensate aprono il seno?
Ah, che gelar mi sento.
Nulla so, bramo assai, tutto pavento.
Giacché mi tremi in seno,
Esci dagl’occhi almeno
Tutto disciolto in lagrime
Debole, ingrato cor.
Piangi, ma piangi tanto,
Che faccia fede il pianto
Del vero tuo dolor.                               Giacchè, ec.

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Ma qual dolente stuolo
S’appressa a me! si chieda
Del mio Signor novella, oh Dio, che in vece
Di ritrovar conforto,
Temo ascoltar chi mi risponda, è morto.
Coro de’ segu.          Quanto costa il tuo delitto
Sconsigliata Umanità!
Parte del coro.          All’idea di quelle pene,
Che il tuo Dio per te sostiene,
Tutto geme il mondo afflitto,
Sola tu non hai pietà.
Coro de’ segu.          Quanto costa il tuo delitto
Sconsigliata Umanità!
Piet.Maddalena, Giovanni,
Giuseppe, Amici, il mio Gesù respira?
O pur fra i suoi Tiranni... Ah, voi piangete,
In quel pallore, in quelle,
Che dalle stanche ciglia
Tarde lagrime esprime il lungo affanno,
Veggo tutto il mio danno,
Leggo l’orror di questo dì tremendo.
Ah! tacete, tacete; intendo, intendo.
Madd.          Vorrei dirti il mio dolore,
Ma dal labbro i mesti accenti
Mi ritornano sul core
Più dolenti
A risuonar.
Ed appena al seno oppresso
È permesso
L’interrotto sospirar.                               Vorrei, ec.
Giov:O più di noi felice
Pietro, che non mirasti
L’adorato Maestro in mezzo agli empi
Tratto al Preside ingiusto: ignudo a i colpi
De i flagelli inumani
Vivo sangue grondar: trafitto il capo
Da Spinoso Diadema: avvolto il seno
Di Porpora ingiuriosa: esposto in faccia
All’ingrata Sionne: udir le strida,
Soffrir la vista, e tollerar lo scorno
Del popol reo, che gli fremea d’intorno.
Gius.Chi può ridirti, oh Dio

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Qual divenne il mio cor, quando, inviato
Sul Calvario a morire, io lo mirai
Gemer sotto l’incarco
Del grave tronco, e per lo sparso sangue,
Quasi tremula canna
Vacillare, e cader! corsi, gridai:
Ma da’ fieri Custodi
Respinto indietro, al mio Signor caduto
Apprestar non potei picciolo ajuto.
Torbido mar, che freme,
Alle querele, a i voti
Del Passeggier, che teme
Sordo così non è:
Fiera così spietata
Non han le Selve Ircane,
Gerusalemme ingrata,
Che rassomigli a te.                              Torbido, ec.
Piet.O barbari! o crudeli!
Madd.                                        Ah, Pietro, è poco
A paragon del resto
Quanto ascoltasti.
Gio:                                        Oh se veduto avessi
Come vid’io, sul doloroso monte
Del mio Signor lo scempio! altri gli svelle
Le congiunte alle Piaghe
Tenaci spoglie: altri lo preme, e spinge,
E sul tronco disteso
Lo riduce a cader: questi s’affretta
Nel porlo in Croce, e gl’incurvati Chiodi
Va cangiando talor: quegli le membra
Traendo a forza al lungo tronco adatta,
Chi stromenti ministra,
Chi s’affolla a mirarlo, e chi sudando
Prono nell’opra infellonito, e stolto
Dell’infame sudor gli bagna il volto.
Come a vista di pene sì fiere
Non v’armaste di fulmini, o sfere,
In difesa del vostro Fattor!
Ah, v’intendo, la mente infinita
La grand’opra non volle impedita,
Che dell’Uomo compensa l’error.                Come, ec.

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Piet.E la Madre fra tanto
In mezzo all’empie squadre,
Giovanni, che facea?
Gio:                                             Misera madre!
Madd.Fra i perversi Ministri
Penetrar non potea: ma quando vide
Già sollevato in Croce
L’unico Figlio, e di sue membra il peso
Sulle trafitte mani
Tutto aggravarsi; impaziente accorre
Di sostenerlo in atto; il tronco abbraccia,
Piange, lo bacia, e fra i dolenti baci
Scorre confuso intanto
Del Figlio il Sangue, e della Madre il pianto.
Potea quel pianto,
Dovea quel sangue
Nel cor più barbaro
Destar pietà.
Pure a que’ Perfidi
Maria, che langue,
È nuovo stimolo
Di crudeltà.                                         Potea ec.
Piet.Come inventar potea
Pena maggior la crudeltade Ebrea!
Gius.Sì, l’inventò. Del moribondo Figlio
Sotto i languidi sguardi
Dal tronco, a cui si stringe,
L’addolorata Madre è svelta a forza.
A forza s’allontana,
Geme, si volge, ascolta
La voce di Gesù, che langue in Croce,
E s’incontran gli sguardi. Oh sguardi! O voce!
Piet.Che disse mai?
Gio:                              Dall’empie Turbe oppressi
Me vide, e Lei. Fra i suoi tormenti intese
Pietà de’ nostri, e alternamente allora
L’uno all’altra accennando
Colla voce, e col ciglio,
Me provide di Madre, e Lei di Figlio.
Piet.          Tu nel duol felice sei,
Che di Figlio il nome avrai

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Sulle labbra di Colei,
Che nel seno un Dio portò.
Non invidio il tuo contento:
Piango sol, che il fallo mio
(Lo conosco, lo rammento)
Tanto ben non meritò.                               Tu ec.
Gio:Dopo un pegno sì grande,
D’Amore, e di Pietà pensa qual fosse,
Pietro, la pena mia. Veder l’amara
Bevanda offerta alla sua sete: udirlo
Nell’estreme agoníe, TUTTO È COMPITO
Esclamare altamente, e verso il petto
Inclinando la fronte
Vederlo in faccia alle perverse squadre
Esalar la grand’Alma in mano al Padre.
Piet.          Vi sento, oh Dio, vi sento
Rimproveri penosi
Del mio passato error.
Mad.          V’ascolto, oh Dio, v’ascolto
Rimorsi tormentosi
Tutti d’intorno al cor.
Piet.          Fu la mia colpa atroce.
Mad.          Fu de’ miei falli il peso,
a 2.│          Che ti ridusse in Croce,
│          Offeso mio Signor.
Mad.          A tanti tuoi martiri
Ogni astro si scolora,
Piet.          E soffri, ch’io respiri,
Mad.          E non m’uccidi ancora,
a 2.               Debole mio dolor!                               Vi, ec.
Coro.Di qual sangue, o Mortale, oggi fa d’uopo
Quella macchia a lavar, che dall’impuro
Contaminato fonte in te deriva!
Ma grato, e non superbo
Ti renda il beneficio: eguale a questo
L’obbligo è in te. Quanto è più grande il dono,
Chi n’abusa, è più reo. Pensaci, e trema.
Del Redentor lo scempio,
Porta salute al giusto, e morte all’empio.


Fine della Prima Parte.