Istoria delle guerre gottiche/Libro quarto/Capo IX

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CAPO IX.

Dagesteo accusato di tradigione dai Lazj vien posto in carcere. Bessa, maestro de’ militi per l’Armenia, passa nella Lazica, i cui re solevano chiedere ai Romani le spose loro. — Ribellione degli Abasgi. Trachea. Gli Abasgi assaliti e sconfitti dai Romani.

I. Que’ Lazj intanto che eransi trasferiti a Bizanzio denunziaronvi prontamente Dagisteo come traditore e seguace delle parti de’ Medi, affermando aver egli per fellonia trascurato l’occupazione delle mura di Petra mezzo diroccate e quindi accessibili in varj punti, anzi accordato ai nemici tempo di ripararne le rovine coll’ammontichiarvi in luogo di pietre sacca piene di arena. Incolpavanlo altresì d’averne differito l’assalto, vuoi da pecunia sedotto, vuoi per negligenza, di questo modo perdendo l’opportunità in vano poscia sperata, d’una felice impresa. Giustiniano uditone fecelo imprigionare, ed inviò nella Lazica Bessa, non molto prima rivenuto dall’Italia e di già maestro de’ militi per l’Armenia, coll’ordine di capitanare l’esercito colà di stanza. Alla stessa volta eransi pur diretti con truppe Benilo fratello di Buze, Odonaco, Baba di tracio sangue, e l’erulo Uligago. Nabede coll’esercito messo ivi piede nulla operò da ricordarsi, eccetto che fatto alto intra gli Abasgi ribelli dai Romani e dai Lazj n’ebbe sessanta statichi, prole degli ottimati loro. Di più nell’Apsilia avvenutosi a Teodora moglie di Opsite avo di Gubaze ed in altri tempi re de’ Lazj, se ne impossessò per [p. 463 modifica]mero accidente e condussela in Persia. Era costei di romana schiatta, conciossiachè già da pezza i re di colà mandando ambasceria in Bizanzio soleano imparentarsi coll’ordine dei senatori, dalle famiglie loro scegliendo le spose; ne v’è da mettere in dubbio che Gubaze fosse prole di romana donna. Ora piglierò a narrare perchè gli Abasgi ribellassero dall’impero.

II. Questo popolo tolti di mezzo i nazionali sovrani, come testè riferiva, dovè lungamente mirare entro i suoi confini truppe inviatevi dai romani imperatori, i quali ricondotta la regione sotto il dominio proprio aggravaronla di nuovi balzelli. Eglino adunque di pessimo animo comportando l’ingiustissima prepotenza, e pigliati da timore non venissero altra fiata costretti al servaggio, risolverono crearsi nuovamente due regoli, Opsite nella parte orientate, all’Occaso Sceparna. In preda per tanto alla disperazione il giudicato da prima funesto al sopravvenire di più funeste circostanze tornarono ad averlo per lo migliore, ed eccitati dalla mala opinione di que’ governanti addimandarono per occultissime vie la protezione del Medo. Giustiniano avvisatone comandò a Bessa che vi conducesse buon nerbo di truppe, e questi scelti dall’esercito molti combattenti e datane la capitananza ad Uligago e Giovanni figlio di Tomaso incontamente inviolli per mare nell’Abasgia, da dove re Sceparna, chiamato poco prima da Cosroe, erasi trasferito nella Persia. L’altro poi, udito l’arrivo del nemico, s’apprestò con seco tutta la nazione ad incontrarlo.

III. Di là dai confini degli Apsilii all’entrare [p. 464 modifica]nell’Abasgia, derivato dai Caucasii, trovi un alto monte, il quale a poco a poco abbassandosi ed inclinando il suo dorso a mo’ di scala, termina al Ponto Eussino. Alle sue radici i paesani aveano eretto in altri tempi un assai forte ed amplo castello, e soglionvi riparare onde sottrarsi dalle nemiche scorribande, insuperabile essendo la difficoltà di espugnarlo. Unica via mette al castello ed alla regione, e pur questa sì angusta da non camminarvi due uomini di fronte, ma passanvi ad uno ad uno e pedestri. Discesala rincontri una ripidissima forra estendentesi dalla rocca al mare, e da lei ebbe acconcio nome il luogo, detto con greca voce Trachea1. L’imperiale navilio adunque afferrato intra gli Abasgi e gli Apsilii, Giovanni ed Uligago, messo piè a terra, insiem colle truppe inoltravano seguiti marina marina dai nocchieri entro i paliscalmi. Giunti siffattamente in vicinanza di Trachea veggono i barbari in armi ed in ordinanza lungo tutta la forra e la via testè descritta. Fermato il passo rimangonsi gran pezza incerti sul partito da prendere in quel frangente; Giovanni alla per fine messosi da buon senno a rintracciar mezzo di vincere ogni impaccio, vi riuscì del seguente modo. Lasciato quivi Uligago colla metà della soldatesca, e’ gittasi col resto sui paliscalmi, e dato dei remi per voltare il corso oltrepassano Trachea, e così dagli omeri e cogli inalzati stendali procedono contra il nemico. Gli Abasgi rimirandosi prossimi ad un assalto di fronte e dalle spalle, abbandonato ogni pensiero di resistenza [p. 465 modifica]dannosi tutti in iscompiglio a precipitosa fuga, cotanto per lo timore stupiditi che più non discernono colla vista i malagevoli passi del patrio suolo onde poterli causare. In questa i Romani, combattendoli da tergo e da fronte, ne uccidono di molti, proceduti quindi sino al castello unitamente ai fuggitivi, rinvengonne tuttavia spalancata la porta, colpa dei costodi che eransi indugiati a serrarla, non disperando ancora d'introdurvi le disperse lor truppe. Queste intanto ad una cogli persecutori adoperano di valicarne il limitare, chi per amor della vita chi animato dalla brama di sì glorioso conquisto. Tutti adanque al mirare dischiuso quell'adito entrano promiscuamente, più non potendo la guardia distinguere i suoi dai nemici, nè chiudere contro gli sforzi della moltitudine accorsavi le imposte. Gli Abasgi lieti di rivedere le proprie mura erano impertanto a pessimo partito, ed i Romani sebbene colla vittoria in pugno trovaronsi esposti a vie più malagevole cimento. Imperocchè le case tutte, sarei per dire, aggruppate insieme a motivo della prossimità loro, ed all’intorno munite a foggia di bastioni, furono tosto occupate dai paesani, i quali opponendo forte resistenza, messi grandemente alle strette dai terrore ed incorati da somma compassione per le donne e la prole, saettavano dall'alto al basso gli imperiali. Nel costoro duce alla per fine destossi il pensiero d'incendiare que' fabbricati, ed ebbene il più completo successo. Re Opsite di là sottrattosi con pochi dei suoi riparò sul tenere dei confinanti Unni e sul Caucaso; degli altri [p. 466 modifica]chi fu ridotto in cenere entro le arse abitazioni, chi abbandonossi alla pietà nemica. I Romani ebbonsi, intra’ prigionieri, le mogli e la prole de’ monarchi; rase quindi al suolo tutte le mura del castello saccheggiarono compiutamente la regione, dando così termine a quella sommossa. Ora volgiamo il discorso agli Apsilii.

Note

  1. Corrispondente alla voce latina aspera.