Il Tesoro (Latini)/Illustrazioni al Libro V/Capitolo XVI

Brunetto Latini - Il Tesoro (XIII secolo)
Traduzione dalla lingua d'oïl di Bono Giamboni (XIII secolo)
Capitolo XVI
Illustrazioni al Libro V - Capitolo XIV Illustrazioni al Libro V - Capitolo XVII

[p. 285 modifica]Non dobbiamo inarcare le ciglia, se i poeti antichi donarono il canto a questo uccello, quando eglino donavanlo anche al cigno, che doveva essere loro molto più noto, specialmente a Virgilio, se fosse vero ch’esso le candide piume bagnasse nel suo limpido Mincio, com’egli elegantemente e falsamente cantò.

Questi uccelli si trovano dovunque nei climi caldi, ed in Italia hanno i nomi di Uccello pescatore, Pescatore del re, Uccello del Paradiso, Martino pescatore, Uccello della Madonna, Uccello di santa Maria, Vitriolo, Piombino, Alcione.

Capitoh) X\I.

Palladio per poco insegna colle parole medesime del Volgarizzamento: «Son nimiche de’ luoghi seminati, e degli orti, imperoccliè col becco rodono, e nuoce il loro sterco (L. I, cap. XXX).»

Uscito, per sterco, come il latino evacuare, ha nella Crusca altri esempi. Bono lo usa altresì al capitolo XXIX di questo libro, aggiungendovi, per impedire ogni equivoco, cioè sterco.

L’avventura delle oche, le quali salvarono il Campidoglio, è notissima. I Franceschi partirono d’Italia carichi d’oro, non imbolato, ma estorto con un trattato. Arte vècchia e nuova, della quale furono

priiii.-i troppo famosi maestri i Romani. [p. 286 modifica]
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Capitolo XVII.

È soverchio ripetere quanto siill’api scrissero molti entomologi, e correggere gli errori volgari riferiti dal maestro Brunetto. Osserviamo piuttosto come l’esule adombri con molto affetto nella descrizione del governo delle api, e delle doti del re, le virtù civili di governati e di governatori, delle quali a quei giorni aveva grande bisogno la sua nazione, e della mancanza delle quali egli era vittima, come qua e là con generoso lamento ricorda nel suo Tesoro.

Capitolo XVIII.

Il Carrer avverte, che nelle tre edizioni, dopo le parole: «E’ 1 suo polmon schiara gli occhi a chi gli ha turbati» concordemente si legge. «perchè la Bibbia ne comanda, che nullo debba mentire di vero, ne disdire quello che sia prode e non puote.» Appartava il brano in una nota, non avendo agio di consultare il testo francese. In queto si legge: «La Bible commande que nus n’en maujast» senza più.

Come si e annotato nel testo, questo inciso non si legge in Alberto Magno, dal quale è attinto il capitolo.