Il Cristianesimo felice nelle missioni de’ padri della Compagnia di Gesù nel Paraguai/Parte I/Capitolo XI

Capitolo XI

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CAPITOLO XI.


Della felicità spirituale de’ Cristiani del Paraguai.


SPettacolo-degno de gli occhi del Paftfdffo, e cine probabilmente dovrebbe e Aere di rim¬ provero a noi vecchi Criftiani , fi è il mirare Io ftatò e -la maniera delvivere de’novelli Cri- ftiani del Paraguai, per quello chè conceffie Io Spirito e l’Anime loro. Quella gente, che ne’ tempi andati , ficcome abbiam detto alt tote , fomtglàawre atte-fiere , conveniva con ette ne’bof- chi, altro'non meditava -che vendette e ftragi fra faro fletti, e maggiormente cóntro a i vici* ni ; più che d’ altro ghiotta dì carne umana , perduta nelle ubbrìacchezze e nell’ impudicizia -, e camminando moda non fapea che fotte rottole e vergogna: quelli lupi j quelli orli , dico,-ora foqq manfueti agnelli, innocenti colombe ; e ta¬ le è nella -maggior parte d’etti la cofoppftezza, tale i’amor fraterno , cotanta'1’ illibatezza de’ coftumi, e la divozione , che fcmbratoq un ri¬ tratto della primitiva Cbiefa , Cori ha ridotto que’ Popoli la potente-mano e grazia- dì Dio , e la faggia e pii dima, educazione loro'data- da t Padri delia Compagnia di Gesù ,'i quali non mai celiano col mezzo del Catechismo , o fià della -dottrina 'Criftiana -, é co i Sermoni , e coli! U efempio proprio, d’ifpirar loro-l’amore estimo* re di Dio, rabbprrimento X-ì «viHj e peccati e la pratica dell’opere virtuofe. La fperieozàh» fatto conofcerc, che quegl'indiani per là mag¬ gior - VJ [p. 92 modifica]gior parte fono di uno fpirito dolce ed amiche* vale, ed oggidì nella maggior parte fi truova quella bella femplicità , cnc vien commendata nel Vangelo comfe propria dò i Fanciulli. Se di¬ vertì comparivano prima, e tali fon pur tutta¬ via coloro, che tettano nel Gentilefimò, 'Ae era e ne è principalmente.cagione il cattivo collu¬ me, e l’effere allevati in quella brutale ed abbo- nmtopvel fortria di vivere . A fomentar pòi ih que’Crilliani .l'innocenza, o pule la rettitudine dell’operare, mirabilmente ferve il comune lo- deyole elèni pio, potendoli dire, che regoJarmen- ,te tutti fon-buoni. Ma perciocché è imponìbile, che dante la corrotta natura de’.figli d’Adamo fi truovi Univerfità si fortunata, che vada efem te .da ogni magagna, e non produca taluno, che .travii dal .Sentiero della Virtù, certo effendo , che né pure i primi Crilliani furori», in ciò più privilegiati de gli altri: fe mai in quelle, pic- ciole Repubbliche taluni cade in fallo, capace ìli produrre fbandato , e cattivo "dempio , come la -diioneftà l’.ubbriachezza , lè .nemici zie : bno- ja provvifion s’è prefa. Alcuni capi del popo*- lo lon dell ina ti, alla guifa de gli antichi, Cen- fori Romani, é Nomofilaci de’Greci, all’ufizio di indicare, e correggere i coftumi fregolati di chtchelfia. Se il fallo è palefe, come farebbe un atto d’ impudicizia ,o un- trasporto ,d’ ira con danno, del Profihn©,- veftono il. reo -da peniten¬ te gli fanno confettar la colpa, e chiedere per- dono, a Dio in mezzo alla Chiefa; e condotto¬ lo- poi alla Piazza gli danno: alla, prefenza di tutti una rigorofa difeiplina, o fia-frullata ; nè quelli fuole mai più- volerne la.feconda, ansi luòl baciare la mano a i i Correttori. dicendo : Die. vel rimeriti „ che mi avete- metto giudizio . 11 bel[p. 93 modifica]Del Paraguai. pf bello è, efferfi trovato talvolta'qualche Indiano,' o Indiana di sì vigorofa cofcitìtaza , che dopo aver commetto tino di quelli peccati in Segreto,, éd offervato, con qual rigore fi gaftighi : fpón-i taneamente è ito ad accularli a. i Cenfori, Sup¬ plicando con iftanza d’ottenere la medefima pe¬ nitenza e pena-, giacché fe l’era meritata coll» reità dello fletto delitto, dolendoli Sómmamente dell’offefa fatta a Dio,* e del non aver feguita- to 1*efempio di tanti, che San relìftere a gl’in¬ centivi della carne. Ed ecco nuovi efemplì del¬ la primitiva Chiefa , in cui la pubblica Peniten¬ za era tanto (limata, e cotanto in ulo. La divozion poi, e il fervore di Spìrito di quella buona gente avrebbe da muovere noi al¬ tri ad invidia . Proccurano in primo luogo i pattimi Miffionarj colle iftruzioni , e colle pre-' diche d’infegnar loro le principali cofe e i Mi¬ ller, che s’nan da credere nella Chiefa di Dio, e di metter loro in cuore le Maflime più rile¬ vanti del vivere de’Criftiani, per non difeuftar Dio, e per piacergli. Fan loro ben conoscere , quanto dobbiamo al divino nollro SalvatoreCri- lto Gesù, e quanto s’abbia a Sperare in lui; e quanto bene provenga da i Sacramenti della Chiefa. Inlinuano loro ancora una filialdivozio¬ ne verfo la Santiffìma Vergine , Siccome ancora verfo l’Angelo Cullode , e verfo i Santi, eleg¬ gendone Spezialmente uno per lor Protettore . Ma per meglio alimentar la loro Pietà , giac¬ ché fi tratta di gente alquanto grofiolana d’in¬ tendimento, e che Si muove più con gli oggetti materiali, che colle ragioni più convincenti : cura è in Secondo luogo de i Sacri MiniSlri dì SomminiSlrare anche alla lor «fantaSia tutto ciò , che può ifpirar venerazione verfo Dio , e Slima [p. 94 modifica]ed affetto alle, colè fante . Partioolar premura perciò bea Sempre avuto della fàbbrica de* Sacri Templiè- d» mantener quelli, colla, maggior pu¬ lizia potàbile. A tuttà prima lt fecero! comé li e tè, di foto legno , e coti Somma rozzezza . Scia avendo » Gefuiti introdotta iti quelle par¬ ti, ila fabbrica do’mattoni, delle,tegole ; e della calce, e condottò Seco qualche Fratèllo coadiu¬ tore ; pratico deL meiliere de' Muratori, nelle più delle Riduzioni li mirano oggidì fabbricate le Chìefe colie mura; Rozzàmeate fatte al cer¬ to fon tuttavia molte d’effe; ma altre, per ave¬ re ftudiato gli fléfii Gefuiti aleuti Libro d’Ar¬ chitettura ; tali, fonò riufcke che rendono ma¬ raviglia a chi le confiderà piantate in que’bar¬ bari paefi,. Là maggior parte non ha che tre na¬ vi, ma noti nè mancano di cinque; Al. più fi contano in effe, cinque Altari ; non eflfendoné peceffarioi maggior numero . E, 'perciocché altri Fratelli di màno in mano òr dall’ Uno , ed ora dall’ altro Mifflonariò fono flati condotti colà , che s’intendevano dì Pittura, di. Falegname ; e d’altre firaili Arti : truovanfi tutti quegli‘Alta¬ ri, forniti colle Sacre Immagini, ed alcune ezian¬ dio con' intagli di legno dorato, colorine, corni¬ ci, ftatue, e baffi rilievi. Sogliono adornatfi le1 pareti con tele ben gueroite di frange , o inca- ftrate in cornici ; dove Sono rapprefentatì i Mi- fierj principali della noftra Santa Fede , per mag* giormente imprimerli nel cuore di que’Neofiti. Son quelli i Libri lodati anche da San Gregorio il Grande, dorè ftudia il povero Popolo , che non fa leggere, e certamente fon degni d’onore'. Non vi efiéndo oramai Riduzione alcuna, dove non fi Sappia fabbricar mattoni e pietre quadre, il pavimento delle Chieie ne è lailricato. Collo* caro I [p. 95 modifica]Del P a ragù a r. pf trato ivi- fi mirai il- Battiflércl. in una Cappella- ben capace; e ornati cori, .ifpegiàie curiobtà dando tóftó nell’.occhio a chi entra nel Tempio. 1 paramenti per gK divini Ufiaj fon. più tolto, vaghi, che ricchi: Il rimanente. per', gli Altari confitte più di- tutto ; oltre i Candelieriin fió¬ ri naturali-, ed erbe molto odorifere, dellèqoa»- li ancora fi formano fettoni; ché dittrìbaiti pen ler pareti, rendbno poi per tutta la Chiefa. uiv foavifihno odore. E quefto ancora nelle Fétte più» (blenni li aumenta Cori profumi; e eoll’inaf-. fiare il paviménto d’acqua di. fior d*arancio, e di rofe, e collo fpatgerVi fiori; ed erbé odorófc: giacché, di quelli per tutto il corto deH’Anho abbonda il paefe. Altrettanto anché à i fubi di facea Nepoaiano, lodato per qriéflo da S. Giro¬ lamo nel fuo Epitaffio : Bafilicas Éèelefià divtrfit forìtnu , ìyr arvèrum- conùs * vitiumque pampmis adumbrarvk Ora riri bel vedere é io quefacri Tem pli, non: già preziofi marmi, gemme , ori , ed. algenti ,- ma bensì là com polle zza, la divozione, e ilfcr- voto di que’nuovi Crilliani ; é principalmente ab» lorcbè hai:ho da àccòihrfi a i fanti Sacramenti, o afccdtano dalla bocca del Parroco la parola di Dio; Ai fi né fogni Sermone fi ufa di far tòro fare l’Atto di Contrizione ; Li vedere allora pie« hi di compunzione fcioglierfi iti lagrime ; defe¬ dare con una-fanti còllera tutti i peccati; efpe- zialmente fé la prendevano ima volta contro I* ubbriachezxa, vizio loro Innato ; ché col favo¬ re di Dio &’ è finalménte fradicato da quelle Po¬ polazioni i Tal. purità, di cofciénza per (o più fi fcuopre tirile Coe-fcffiobi Sacramentali ; che per a frettato de i Mioiftri di Dior non vi fi truova materia d’afToluaione. Pure li vedete a'ffartoolì in[p. 96 modifica]interrogar- Sovente il Confettare, fe quefto-oquel¬ lo fra peccato. E quando poi fanno f o s’avveg¬ gono d’avere m qualche-maniera offefò Iddio , con sì tatto dolore e pianto Se ne accuSano,. che! cavano le lagrime - -dai Sacerdote ftefTo, pieno- allora di confolazione all’offervaiev come lo Spi¬ rito del Signore operi in quelle Anime , mentre tant’ altre della fletta Nazione- continuano a vi¬ vere Senza conofceqza alcuna di Dio , e con sì fregola» e beftiali .coftumi . Poveri fon d’ordina-, rio , pure gareggiano infieme a Soccórrere chi è- Eiù povero di loro ; ed allorché fi tratta di tab- ricar Chiefe, o- far'altro , che riguardi il cul¬ to di Dio, lafeiàno volentieri ogni altra loro» faccenda, e Spontaneamente fi affaticano, e con¬ tribuiscono ancora, acciocché fi» ben Servito il Signore nel Suo Tempio. Quella cera Spezial¬ mente, che raccolgono da certe Pecchie appella¬ te Opemus, la confa erano in onore di Marta San-, tàtthna, di cui fon diyotiffìmi, e. a cui non. dan¬ no-altro titolo, che di Madre , per effer quella bianchiffima, e la migliore dell’ altre. E benché» uh giorno il Miffionario, conóscendo la lor po¬ vertà, li configliàfiè di venderla per loro ufo , qnafi fe ne offefero., e rifpofero , che avendola offerta, alla lor buona Madre, ad etta. taccheria di Soccorrere a i Ibi bifogui