Favole di Esopo/Di un Ucellatore, ed un suo Fanciullo
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Di un Ucellatore, ed un suo Fanciullo
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Di un Ucellatore, ed un suo Fanciullo. 341.
U
n Ucellatore aveva posto dieci Tordi in uno spiedo per cuocergli, ed avendogli posti al fuoco impose a un suo fanciullo, che gli voltasse tanto, che egli andasse fuor di casa per una sua facenda: e partendosi di casa disse: Guarda, che tu non imbratti i Tordi, perchè se tu gli lasciassi cadere nella cenere, io te gli farei mangiar tutti a te. Come gli Ucelli furono quasi cotti, il fanciullo per poco avvedimento gli lasciò cadere nella cenere, e ricordandosi di ciò, che gli aveva detto il Padrone, il quale non era ancora ritornato a casa, cominciò a mangiare, i Tordi, e ne mangiò nove, ed essendo tanto satollo, che non poteva mangiare il decimo, cominciò a piangere, ed in questo tornò il Padrone, il quale trovandolo, a piangere, gli domandò la cagione, perchè piangesse; egli disse, che inavvedutamente i Tordi gli erano caduti nella cenere egli n’aveva mangiato nove, e che gli perdonasse, ch’egli era tanto satollo, che non poteva mangiare il decimo; e
l’Ucellatore essendo venuto a casa affamato, fu sforzato scacciarsi la fame col solo pane.
Sentenza della favola.
La favola significa quanto sia la natura de’ fanciulli semplicetta, ed aliena da ogni inganno.