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Liberazione

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Compagni di strada - Confessione Compagni di strada - I Sopravvissuti
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LIBERAZIONE


i.


Croce Rossa.



Carità!... Veste bianca come benda,
croce al petto vermiglia come piaga:
tra fumo e fuoco e sangue che dilaga
4ala e riparo di pietosa tenda:


quando ancor l’aria palpita del rombo
della mitraglia, ed all’incendio in groppa
Morte per campo e per trincea galoppa
8sugli eroi cui trafisse il ferro e il piombo,

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piccola suora che non teme agguato
di palle sperse, e dei feriti il carco
segue e protegge per sinistro varco,
12della pietà, che l’arma, Eroe-Soldato!...


Chi m’è fratello ignoro e chi nemico,
colui che a me si affida è tutto mio;
e più egli soffre e più ritrovo Iddio
16nella miseria sua che benedico.


Come un leone ha combattuto, ed ora
- “Mamma!...„ - implora, con l’ansia d’un bambino
Ch’io ti menta per lui, bacio divino:
20ch’io sia la madre della tragica ora!...


E il marcio e il lezzo delle piaghe, e i grumi
di sanie, ed i troncati arti, ed i ciechi
occhi divelti e i cavi petti e i biechi
24labbri ruggenti e il sangue sparso a fiumi

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liberin me da me, mi rendan pura
d’ogni memoria mia: così perduta
nel pianto altrui, che dentro il cor sia muta
28la bestemmia dell’intima tortura.

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II.


Salvation Army.


Salvation-Army!... — Senza nome e senza
patria, per tutti i lastrici del mondo
e le case perdute e il trivio immondo,
32gettare, in gaudio, la mia pia semenza:


essere una, ed esser mille e più di
mille: nei bassi vicoli e nei covi
discendere, ove ingurgitan, da nuovi
36e vecchi sbocchi, delinquenti, drudi,


vittime stanche, femmine da conio,
Barabba e Alfonso, Maddalena e Taide,
e turbe vaporanti dalle laide
40carni dell’alcoöl l’arso demonio:

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dove, figlia dell’ombra, la miseria
s’accoppia al vizio e genera il delitto,
tutta avventarmi, col vibrar diritto
44della siringa in una guasta arteria!...


Essere una, e mille, e più di mille.
Esser piccola e pallida, e risplendere
quale una torcia, e alla mia fiamma accendere
48umane innumerevoli scintille:


e sentir che, da esse, opache turbe
potrebber forse divampare in roghi
devastatori del mal seme, in roghi
52d’anime, illuminanti i campi e l’urbe:


per la carne che soffre e per l’anelo
amor che l’arde, pel sottil sarmento
e il magnifico incendio, essere il vento
56che sospinge le fiamme insino al cielo.

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III.


Libera me da me.


Infilar presso a te punto su punto
nel tugurio ove ignori e sonno e pace,
o dolorosa, che, se il labbro tace,
60riveli il tuo patir nel volto smunto:


dell’aratro con te tirar la stanga
per fender solchi che ci diano il pane,
uomo, che tutte le scïenze umane
64sai, poi che in pugno sai stringer la vanga:


santificar con libero e fraterno
gesto il tuo maglio, o fabbro, il tuo piccone,
o minatore, la tua passïone
68umile, o schiavo del travaglio eterno!...

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Libera me da me, nell’oceanico
tumulto travolgendo il mio rottame
naufrago, umanità, che hai sete e fame
72di cuori, a pasto del tuo cuor titanico!...


Forse la triste femmina in gramaglie
pesanti, la reclusa che mi mugola
dentro, con tal convulso arrancar d’ugola
76che par l’anima schizzi fra tanaglie,


tacerà. — Sarò un’altra. Sarò quella
che dona. Sarò l’ombra della vita.
Coglierò fiori con le bianche dita
80per alcun che dirà: — Grazie, sorella.... —


E udrò l’onda del sangue gorgogliare
non solo in me, ma in ogni calda polla
della terra; e fluir, placida, colla
84calma d’un fiume che discende al mare.