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Il fanale nel vicolo

../L'omicida ../Il violinista IncludiIntestazione 14 aprile 2018 100% Da definire

Compagni di strada - L'omicida Compagni di strada - Il violinista
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IL FANALE NEL VICOLO.


Esso vide stanotte Anna Malpenga,
chiamata in basso gergo la Cerbiatta,
stringersi al muro, sospettosa e piatta,
4come attendendo in ansia un che non venga.


L’uomo uscir dalle tenebre, in berretto
a visïera sul volto a triangolo,
vide; e gettarle, ambiguo, un pacco, e all’angolo
8sparire. Ella tornò, le braccia al petto.

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Tornò, guardinga, l’occhio a spia, fondendo
il corpo all’ombra, stretta nel suo scialle,
tratto tratto guardandosi alle spalle,
12tutta nel suo terror rabbrividendo.


E quando entrò nell’orbita rossigna,
la denunziò il fanale: — Porti sangue,
Anna. — Ma il guizzo tortile d’un angue
16ebbe, fuggendo, la donna serpigna.


Ed esso attese, in vana guardia, l’alba
che, fredda, sporca, sulla roggia lebbra
dei muri vacillando al par d’un’ebbra,
20pose, presso alla sua, la faccia scialba.

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Un’altra notte vide Irma la Rossa,
— che mostra sullo zigomo sinistro
due sfregi in croce, e due sbaffi di bistro
24sotto le occhiaie che l’insonnia infossa, —


paurosa accosciarsi sui ginocchi
a una soglia di bettola, se alcuno
uscisse e la chiamasse.... — ma nessuno
28si volse al ploro dei terribili occhi.


E a poco a poco ella s’addormentò,
col viso in grembo. E lunge e lunge, muto
e scalzo, fra le braccia di velluto
32sorreggendola, il Sonno la portò.

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Dove?... Un villaggio, un campo, un ciglio verde
di canale, una bimba a lavar panni,
e silenzio, silenzio. Ed anni ed anni
36persi nel tempo, ed ella anche si perde....


.... Ma sussulta. Il fanale è presso a morte
nel primo sole. Trepida, la nottola
urta al muro, e dilegua senza motto,
40mentre al giorno la vita apre le porte.


٭



Udì pure il fanale (quattro tocchi
battevano alla torre di Maria)
una voce cantar; ma così pia,
44così dolce, da mettersi a ginocchi.

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E riconobbe il canto di Fiorella,
che fu tant’anni in carcere. Serena
e fioca, — “Ave, — diceva — o Gratia Plena,
48che poggi il piè sulla più alta stella.„


Il bimbo delle sue carni corrose
dal vizio altrui, così, sur un saccone,
cullava; e la materna passïone
52trasfigurava le parole in rose.


L’ascoltavano gli usci acchiavacciati,
le cieche imposte, il lastrico. E il fanale
fiamma divenne, accesa a un immortale
56altar, ritto fra l’ombre dei peccati.


Tacque la voce e ritornò il mattino,
tutto bianco di neve ancor del cielo,
ancora intatta. Ed il fanal fu stelo
60di giglio in un albór quasi divino.