Esempi di generosità proposti al popolo italiano/Coraggio pio

Coraggio pio

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Pietà prudente Soccorso al debole


Allora, per ispegnere il popolo d’Israello, Faraone si rivolse a tutti quanti i suoi sudditi e disse: «Tutti i bambini maschi israeliti che troverete, buttateli nel fiume, e risparmiate le femmine». Tutti i suoi sudditi con una parola egli faceva suoi sgherri: e gli pareva bello essere un re di sgherri. Or pensate lo spavento che siffatto comando avrà sparso in tutte le famiglie d’Israello, e come non pochi degli Egizii stessi ne avessero a sentire vergogna e ribrezzo. I miseri padri e le madri misere come avranno tremato d’aver un figliuolo maschio, che pure è da tanti desiderato tanto, con offesa irragionevole alle povere femmine, le quali talvolta sono più buone degli uomini; con offesa al volere di Dio, che dispone per meglio ogni cosa! Come avranno nascoste le loro creature appena nate, e tremato ai loro vagiti, e forse chiusagli la bocca, e messili in luoghi nascosti e malsani perchè i crudeli non li scoprissero e non li portassero ad affogare, e in questo modo i genitori stessi affrettata a que’ teneri bambini la morte! Quando i manigoldi del re salivano le scale per frugare ogni angolo della casa, come il cacciatore va per la foresta cercando la preda, pensate il batticuor delle madri: e se riuscivano a ingannare quella spietata vigilanza, pensate la gioia! Ma gli era forza dissimulare la gioia, acciocchè il furto caro non fosse ricercato con più accanimento. Uscito l’un de’ satelliti, un altro sopravveniva: ed eccoti nuove ambasce; e bisognava ricoprirle sotto sembiante tranquillo, e fare ai carnefici rispettosa accoglienza. Ma se rinvenivano il frodo sacro, lascio a voi immaginare le ferventi preghiere delle madri e de’ padri, le grida e i rimproveri vani, e le minacce, e le preghiere da capo, per muovere que’ tristi a pietà. Taluna forse, nell’atto di voler colle proprie mani difendere le viscere proprie, avrà tanto stretto al seno o tanto forte afferrato il gracile corpicciuolo, che più non accadeva affogarlo perchè morisse: e allora altre strida di rimorso, e urla di rabbia, e spasimi peggio che di morte. Ma forse taluni avranno con l’oro comprata, almeno per qualche giorno, misericordia; altri avranno forse a qualche Egizio di cuore umano raccomandato il loro tesoro: altre, piuttosto che vederselo strappare da petto, portatolo nella campagna e raccomandatolo agli alberi, all’aria, al sole di Dio, gli fossero più pietosi che non erano gli uomini belve. E sarà la campagna stata scampo a taluni di que’ poverini.

Or avvenne che un uomo della stirpe di Levi (questo Levi era figlio di Giacobbe) prese moglie, un figliuolo; un figliolino tanto bellino, e tanto intendimento mostrava sin da’ primi momenti, che pur il pensiero di perderlo era uno sgomento alla madre; ond’ella lo raccomandava a Dio tutte le ore con fiducia. Per tre mesi lo tenne nascosto: ma, vedendo che più non poteva, prese un panierino a modo di navicella, e l’intonacò di pece e bitume, e vi pose dentro il bambino, e mise la navicella nel canneto che sull’orlo del fiume cresceva ben alto. La sorella del bambino, la quale era grandicella, se ne stava alquanto lontano, a vedere quel che sarebbe del suo povero fratellino: e di tanto in tanto andava e faceva cenno alla madre ch’egli era tuttavia lì; e la madre e il padre pregavano a Dio con gran timore, ma insieme con fiducia grande. Quand’ecco la figliuola del re scendere dal palazzo, per bagnarsi nel fiume: chè allora, in mezzo al gran lusso della corte, non usava però bagni caldi nè chiusi tra marmi; ma era più bello bagnarsi laddove il bel fiume faceva seni riposti, con begli alberi giro giro che parevano come le rive d’un piccolo lago; e tra le ombre commosse e il sole e il venticello scherzavano, e la rondinella radeva con l’ala leggera le acque, e d’ogni parte veniva il canto degli uccelli volanti delle alte cime alle erboline della sponda, e dalla sponda alle cime. Intanto ch’ella stava bagnandosi, le sue ancelle passeggiavano lungo la riva. E ella vide la cestella nel canneto, e mandò una di quelle ancelle per essa. Recata che la gli fu, la figliuola del re aperse la navicella, e vi trovò dentro il bambino che piangeva, e n’ebbe pietà. «Gli è, disse, un povero bambino ebreo». La sorellina allora si fece animo, e uscì di dietro agli alberi dove stava e vedere, e disse: «Volete, signora, ch’io vada e vi chiami una donna ebrea, che possa fare al bambino da balia?». Rispose: «Va». E la fanciulla andò e fece venire sua madre. La figliuola del re disse a lei: «Prendi questo bambino e allattalo. Avrai la mercede da me». Con che impeto di riconoscenza si sarebbe voluta la madre gettare a’ piedi della donna pietosa! Ma non osava manifestarsi per madre, che non paresse una trama la sua, fatta apposta per ingannare quella grande signora. Or tutti gli uomini, e massime i grandi signori, comportano più leggiermente d’essere offesi che il parere ingannati. Dunque la se n’andò col suo bambino chiotta chiotta, come farebbe una balia prezzolata; e, uscita che fu dalla vista delle ancelle, guardatasi bene intorno, e vistasi sola, lo baciò ardentemente; e diceva con voce bassa e tremante: «figliuolo mio!». L’allattò in tutta sicurità; dacchè tutti sapevano che era in piacere alla figliuola del re: e il re stesso lasciava correre per contentare la figliuola in questo ch’e’ chiamava capriccio. Perchè le opere generose certa gente le chiamano capricci se non forse peggio.

Potete credere quanto penasse la madre ogni volta che, pure per poco, le conveniva portar il bambino a corte; non dico per la figliuola del re, che era tanto buona; ma le pesava farlo vedere, come una bestiolina rara, a que’ signori che non gliene importava, a loro, nulla, con tutto che facessero le visite di vagheggiarlo e andarne matti. Potete credere con quanta cura l’allevasse alla fede del suo Dio, all’amore del suo sangue, alla compassione de’ suoi fratelli sempre più angariati: dico, tutti i figliuoli del popolo d’Israello. La gli istillava nell’anima la pietà degli afflitti, senza però irritarlo a odio contro chi li affliggeva: chè già l’odio guasta il cuore, e offusca la mente, e esaspera gli animi degl’ingiusti, e sciupa da ultimo le faccende; e chi aveva ragione, si mette dalla parte del torto, che peggio non gli potrebbe fare un nemico.

Fatto già grandettino il fanciullo, la figliuola del re disse alla madre che delle sue cure bastava così; ch’ella lo prende seco. La madre s’ingegnava di pur tirare innanzi: ma venne quell’ora che bisognò renderlo, e abbandonare la sua creatura alla gente di corte. Quel giorno pareva alla madre come di mettere un’altra volta il suo figliuolo in una navicella ed esporlo tra le scope del fiume. Lo raccomandò con tutta l’anima a Dio, che gli sia padre e madre. Quando venne dinnanzi alla figliuola del re, pianse e disse: «Ve lo raccomando». E il fanciullo piangeva, e non si voleva distaccare dalla sua balia che la chiamava sempre col nome di mamma. La scrittura Santa non ci racconta nulla di lei; nè se il figliuolo, fatto grande, tornasse seco, nè quando ella morisse; e se vedesse in vita taluna delle grandi cose che questo frutto delle viscere sue fece a salute del popolo d’Israello. La figliuola del re dunque lo tenne come proprio figliuolo, e gli pose nome Moisè, che in quella lingua vuol dire: «Dall’acqua l’ho tolto». Adesso noi diciamo Mosè, perchè i nomi, passando d’una in altra lingua, si vengono trasformando; come gli animali e le piante, d’uno in altro clima, mutano di sembianza. Mosè crebbe ammaestrato bene in quelle cose che gli Egiziani sapevano; e ne sapevano di molte, perchè dagli Egiziani molto appresero i Greci, e anco gli Ebrei e da’ Greci, dobbiamo a que’ vecchi Egiziani essere riconoscenti degli studi fatti e delle fatiche durate per amore del vero.

Viveva in corte Mosè: nondimeno si ricordava in cuor suo d’essere figliuolo del popolo d’Israello, e commiserava i fratelli angariati. Quando fu giovane fatto, usciva e conversava con essi; e, sebbene potesse sperare di molti beni mondani dal re e dai signori d’Egitto se abbandonasse il popolo suo e lo rinnegasse, egli portò sempre rispetto ai più poveretti; e, non potendo con altro soccorrerli, usava parole affettuose. Non diede ragione al più forte perchè più forte; non disse: «Che poss’io fare per questi disgraziati? Nulla. Dunque penserò ai casi miei». Non si dimenticò mai che sua madre era di questa gente che tanto pativa; che sua madre anch’ella aveva per questa medesima ragione patito. Un giorno egli uscì alla campagna, e passeggiava pensoso: quand’ecco gli vien veduto un Egiziano che picchiava un infelice Ebreo fieramente. Perchè, non paghi gli aguzzini del re, non paghi d’imporre travagli durissimi a quella povera gente, si arrabbiavano contro loro, come se quella povera gente fossero essi, infelici, i tiranni. E una parola, un cenno mal inteso, diventava fellonia di ribelli. L’Egiziano dunque batteva l’Ebreo; tanto e’ nè avrebbe forse fatto una bestia che fosse sua; perchè la sua bestia gli sarebbe stato danno a perderla, o tenerla malata. L’Egiziano dico, batteva l’Ebreo. Mosè stette un poco a vedere: si sentì bollir dentro il sangue di pietà più che d’ira: si guardò tutt’intorno, e non vedendo persona, si slancia frammezzo a loro. L’Egiziano credeva poterli attutare tutti e due con le busse: ma ecco Mosè gli menò un colpo tale che lo freddò1. E seppellì quel cadavere nella rena.

Fece egli male Mosè a dargli morte? Ci andava della vita di un suo fratello innocente, che sotto quelle percosse sarebbe morto; ci andava della vita di tutti coloro che quel tristo, oramai prendendo gusto al reo mestiere, avrebbe martoriati e altri fatto il simile all’esempio di lui ci fosse stata giustizia in Egitto per gli Ebrei, Mosè poteva e doveva ricorrere, perchè le leggi spassionatamente e solennemente difendessero lui e i suoi ma in Egitto non c’era giustizia per essi. Se dall’uccidere quel cattivo fosse dovuto seguire agli Ebrei maggior male, allora Mosè doveva astenersene. E però prima di saltargli addosso, si diede un’occhiata intorno, non già per paura, ma perchè gli Egiziani inaspriti non diventassero più crudeli, e la difesa ch’egli intendeva di portare a un de’ suoi, non tornasse in danno di molti. E però, nel difendere altri dalla ingiustizia, badiamo di non li esporre a ingiustizie maggiori: operiamo non per vendetta cieca o per matta vanagloria, ma con provvida carità.

Note

  1. Mosè fu mosso a quell’atto da Dio, che dispone della vita degli uomini.