Epistole (Caterina da Siena)/Lettera 76

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[p. 205 modifica]205 A FRATE GIOVANNI DI BINDO DI DOCCIO DE’FRATI DI MONTE OLIVETO (A).

f I. L’esorta alla perseveranza della virtù, mostrando come questa non s’ottiene senza sostenere molte fatiche; e che iti ogni ’ stato ù necessario patire o senta merito per lo dimonio, o merito per Iddio.

II. Che c’ è necessario il lume della santa fede, per lo quale conosciamo noi stessi, e la divina bontà nel sangue di Gesù Cristo per poter sostenere le tentazioni e l’ingiurie cbe ci vengono dal demonio e dalle creatore.

.111. In qnal modo il demonio molesti i religiosi per fargli venire a tedio della virtù, ed abbandonare l’obbedienza dell Ordine, e del modo di mantenersi costante nelle medesime.

Si ditta 76« Al nome dì Jesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

I. ilarissimo figliuolo in Cristo dolce Jesù. Io Catarina, serva e schiava de’servi di Jesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi costante, perseverante alla virtù, acciocché non volliate il capo in dietro a mirare 1 aratro, ma con perseveranzia seguitare la via de^la Verità; perocché la perseveranzia è quella cosa chi; è coronata, e senza la perseveranzia non potremo essere piacevoli, nè ac[p. 206 modifica]2oG celli a Dio. Ella è quella virtù che porla con l’abbondanzia della carità il frutto d’ ogni nostra fatica dentro nell’anima nostra. O quanto è beata l’anima che corre e consuma la vita sua in vera e santa virtù, perocché in questa vita gusta l’arra di vita eterna. Ma non potremo giognere a questa perfezione senza il molto sostenere, perocché questa vita non passa senza fatica; e chi volesse fuggire la fatica, fuggirebbe il frutto e non averebbe però fuggita la fatica, perocché portare ce la conviene in qualunque stato noi siamo. È vero che elleno si portano con merito e senza merito, secondo che la volontà è ordinata secondo Dio. E li nomini, del mondo, perchè il loro principio dell’affetto e dell’amore è corrotto, ogni loro operazione è guasta e corrotta; unde costoro portano le fatiche senza alcuno merito. Quante sono le fatiche e le pene che essi sostengono in servizio del dimonio, che spesse volte per commettere il peccalo mortale sostengono molte pene e mettonsene alla morte del corpo loro. Questi cotali sono i martiri del dimonio e figliuoli delle tenebre, e insegnano a’figliuoli della luce, e dannoci grande materia di vergogna e di confusione dinanzi a Dio. O figliuolo carissimo, quanta’ ignoranzia e miseria è la nostra a parerci tanto duro ed incomportabile a sostenere per Cristo crocifisso, e per avere la vita della grazia; e non pare malagevole agli uomini del mondo a sostenere pena in servizio del dimonio. Tutto questo piocede, perchè noi non siamo fondati in verità e con vero cognoscimento di noi, e non siamo posti sopra la viva pietra Cristo dolce Jesù, perocché chi non cognosce sè, lion può cognoscere Dio, e non cognoscendo Dio non può amare; non amandolo non viene a perfetta carità, nè ad odio di sè medesimo, il quale odio fa portare con vera pazienzia ogni pena, fatica e tribolazione degli uomini, e dal dimonio, perocché alcuna volta siamo perseguitali dagli uomini con in* giurie e con parole o con falli, e qnesto permeile Dio, perchè sia provala in noi la virtù; cd alcuna volta [p. 207 modifica]dalle dimoma con molte e diverse cogitazioni per farci privare della grazia e per condurci nella morte. Le battaglie sono diverse, unde alcuna volta ci tentarà contra il prelato nostro, facendoci parere indiscrete l’obedienzie imposte da lui, e così si concepe «ino dispiacimento verso di loro e dell’Ordine nostro, e questa fa per privarci dell’obedienzia, ed filtrando il dimonio per questa porla della disobedienzia non ce n’avvedremo che ci trarrebbe fuore dell’Ordine, dicendo il dimonio dentro nella mente: poiché essi sono tanto indiscreti, e tu se’giovane, non potresti sostenere tanta pena; meglio t’è dunque che tu te ne parta; qualche modo troverai che tu restarai assente con qualche licenzia!

con la quale fa vedere che si possa stare lecitamente.

II.

Queste sono battaglie che vengono, le quali non fanno peiò danno nell’anima, nè queste, nè altre molte miserabili e dissolute battaglie, se la piopria volontà non consente, peiocchè Dio non le dà per nostra morte, ma per vita; non perchè noi siamo vinti, ma perchè noi venciamo, e perchè sia provata in noi la virtù; ma noi virili col lume della santissima fede apriamo l’occhio dell’intelletto a raguardare il sangue di Cristo crocifisso, acciocché si fortifichi la nostra debilezza, e cognosciamo la virtù e la perseveranzia in questo glorioso e prezioso sangue: nel sangue di Cristo si trova la gravezza ed il dispiacimento della colpa: ine si manifesta la giustizia, ed ine si manifesta la misericordia.

Noi sappiamo bene, che se a Dio non fusse molto dispiaciuta la colpa, e non fusse stata di grandissimo danno alla salute nostra, non ci averebbe dato il A erbo dell’unigenito suo Figliuolo, del quale volse fare una ancudine, puniendo le colpe nostre sopra.del corpo suo, e così volse che si facesse giustizia della colpa commessa. Il Figliuolo non ci averebbe data la vita, dandoci il prezzo del sangue con tanto fuoco d’amore facendocene bagno e lavando la lebbra delle colpe nostre, e questo fece per grazia e per misericordia e [p. 208 modifica]2o8 non per debito. Bene è dunque vero, che nel sangue troviamo il dispiacimento, e la gravezza della colpa, la giustizia e 1’ abbondanzia della misericordia con obedienzia pronta, correndo con vera umilità infino all’ obbrobriosa morte della croce. Dico dunque, che questo è il modo di venire a perseveranzia, e risistere conira gli uomini e contra le battaglie del dimonio, cioè col lume della fede, e come detto è, e con vero cognoscimento di noi, onde ci, umiliaremo, dal quale cognoscimento verremo al perfettissimo odio della propria sensualità, e l’odio sarà quello che farà giustizia della colpa sua, e portala con vera pazienzia ogni ingiuria, strazj, scherni e villanie, e 1’ obedienzia indiscreta, e le fatiche dell’Ordine, ed ogni altra battaglia, da qualunque altro lato elle vengono, e per questo modo gustarà il frutto della divina misericordia, il quale ha trovato per affetto d’ amore, e veduto con l’occhio dell’ intelletto.

III. Adunque non voglio, figliuolo carissimo, che cadiate in negligènzia, nè manchi in voi il santo cognoscimento, nè serrate l’occhio dell’intelletto a raguardare questo glorioso e prezioso sangue; perocché se voi ne 10 levaste, cadereste in molta ignoranzia, e non cognosciareste la verità; ma con occhio pieno di nebbia sarebbe abbaglialo, cercando il diletto ed il piacere colà dove elli non è, ponendosi ad amare le cose create più elle’l Creatore, e pigliare diletto e piacere delle creature. Ed alcuna volta si comincia ad amare le creature sotto colore di spirituale amore, e se elli non s’ha cura e non esercita la virtù, non cognosce la verità, e non tiene l’occhio nel sangue di Cristo crocifisso, unde l’amore diventa tutto sensuale, e poiché 11 dimonio 1’ ha condotto colà dove elli voleva, cioè d’averli fatta pigliare quella conversazione delle creature sotto colore di spirito, e lassare l’esercizio della santa orazione, ed il desiderio delle virtù, ed il cognoscimento della verità, subito gli mette uno tedio cd una tristizia nella mente con una disperazione, in[p. 209 modifica]¥9 tantoché si vuole partire dal giogo dell’obedienzia ed abbandonare il giardino dell’Ordine, dove ha gustato cotanti soavi e dolci frutti, prima che elli perdesse il gusto del santo desiderio a quello tempo dolce che le fatiche e i pesi dell’Ordine gli pareva di grande suavità.

Sicché vedete quanto male per questo ne potrebbe venire, e però voglio che voi vi studiate giusta al vostro potere di portarvi si e con sì vero desiderio, che questo non addivenga mai a voi per neuno caso che venisse: non venga mai la mente vostra a neuna confusione; ma levate 1’ occhio nel sangue, e pigliate una larga e dolce speranza, ponendo il remedio di levarsi da tutte quelle cose che gli impediscono la Verità, ed allora riceverà grandissima grazia da Dio, e cominciala a ricevere il frutto delle sue fatiche, ricevendo 1’ abondanzia della carità nell’anima. Or fuggite, figliuolo carissimo, nella cella del cognoscimento di voi, abbracciando il legno della santissima croce; bagnandovi nel sangue dell umile ed immacolato Agnello, fuggendo ogni conversazione che ci fusse nociva alla salute vostra; e non mirate a dire: che parrà se io mi levo da queste creature? Io lo’dispiacerò, ed averannolo per male: non lassate però che noi siamo posti per piacere al Creatore e non alle creature. Sapete che dinanzi al Sommo giudice neuno risponderà per voi neirultima stremità della morte, ma solo la virtù sarà quella con la misericordia che risponderà. Quanto c’è necessario la virtù: senza la virtù non potiamo vivere di vita di grazia, e però vi dissi ch’io desideravo di vedervi costante e perseverante alla virtù infino alla morte: sicché non vollete il capo indietro per alcuna cosa che sia: spero nella bontà di Dio, che’l farete, siccome debba fare il vero figliuolo, e così farete quello che sete tenuto di fare, ed adempirete il desiderio mio.

Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Jesù dolce, Jesù amore.

S. Caterina. Opere. T. IV’. [p. 210 modifica]Annotazione alla Lettera 7G» ; A * (A) Il nome Hi questo religioso trovasi notato di tre maniere differenti. Il lesto stampato appellaralo Fra Giovanni di Buda di Doccio; quello a penna di s. Domenico il dice fra Gio. di Bnda, é quello della Certosa di Pavia Ira Gio. di Bindo di Doccio; e questo stimo essere il vero suo nome, giacché quello di Bindo è assai familiare in Toscana, e gli altri dne affatto stranieri nè più uditi. Anzi nelle antiche impressioni eravi altra lettera a parte indirizzata a Fra Gio. di Bindo; ed a fra Niccolò di Gbida olivetani, ed era la ottantasette, la quale per essere la stessa appunto, che la già cinqnantadne a’ monaci di Cervaja si è omessa. Questo Fra Giovanni di Bindo era forse della nobil f -miglia Doccio che pur oggi fiorisce in Siena.