Elettra (Euripide - Romagnoli)/Secondo episodio

Secondo episodio

../Primo stasimo ../Secondo stasimo IncludiIntestazione 29 novembre 2019 75% Da definire

Euripide - Elettra (413 a.C.)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1930)
Secondo episodio
Primo stasimo Secondo stasimo

Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta I poeti greci tradotti da Ettore Romagnoli

Indice dell'opera, volumi I / VI

[p. 54 modifica]

Tragedie di Euripide (Romagnoli) V-0057.png


Giunge carico di provviste il vecchio servo di Agamennone.


VECCHIO
Dov'è, dov'è la giovinetta mia
veneranda signora, d’Agamènnone
che un giorno io stesso nutricai, la figlia?
Com’è l’accesso alla sua casa ripido,
per farlo a piedi un vecchio tutto grinze,
quale sono io! Ma, tuttavia, bisogna
il curvo dorso e il tremolo ginocchio
trascinar dagli amici.
Elettra esce.
O figlia mia,
son qui: ti trovo proprio sulla soglia.
Questo agnello ti reco or ora nato,
scelto dalla mia greggia, e questi serti,
e questo vecchio balsamo di Bacco,
di fragranza perfetta: è poco; eppure
basta una coppa in questo vin piú debole,
a renderlo soave. Intanto io voglio
con questo lembo dei miei panni tergere

le ciglia mie, che molli son di lagrime.

[p. 55 modifica]

ELETTRA
Perché, buon vecchio, hai lagrimosi gli occhi?
Dopo si lungo tempo, i mali miei
forse ripensi? Oppur d’Oreste gemi
il triste esilio? O il padre mio, che pargolo
fra le tue braccia nutricavi un giorno,
e per te, pei tuoi cari, invano fu?
VECCHIO
Invano fu; ma non di ciò mi cruccio.
Egli è che or ora, alla sua tomba innanzi
passai, mi prosternai, pianto versai,
ché la trovai deserta. E l’otre schiusi
che recavo ai foresti, e sopra il tumulo
vino effusi, posai rami di mirto.
Ed ecco, su la pira un negro agnello
sgozzato, e sangue or ora effuso, e riccioli
scorgo, recisi da una chioma bionda.
E, stupito, pensai, figlia, chi mai
osato avesse avvicinarsi al tumulo.
Niun degli Argivi, certo. Il tuo fratello
sicuramente, venne qui di furto,
e del padre onorò la tomba misera.
Questi capelli alla tua chioma appressa:
vedi se questa e il riccio hanno il medesimo
colore: i figli d’un sol padre, in genere,
in piú parti del corpo sono simili.
ELETTRA
Degne non son le tue parole, o vecchio,

d’un uom di senno, se tu pensi che,

[p. 56 modifica]

per timore d’Egisto, a questo suolo
di furto giunga il mio fratello prode.
E poi come potrebbe essere simile
alle mie chiome un suo ricciolo? Questo
crebbe nelle palestre, in capo a un nobile
garzon: femmineo quello, sotto il pettine.
Possibile non è: troverai molti
ch’han ricci, o vecchio, del colore identico,
ma non sono perciò del sangue stesso.
VECCHIO
Del suo calzar muovi su forme, e vedi
se del tuo piede ha la misura, o figlia.
ELETTRA
Dei pie’ le impronte come vuoi che restino
in un suolo di roccia? E pur ci fossero,
mai fratello e sorella aver potrebbero
uguale il piede. Qui stravince l’uomo.
VECCHIO
E non potrai, se qui giungesse Oreste,
riconoscere il manto ond’era cinto
il dí ch’io lo salvai? Tu lo tessesti.
ELETTRA
Non sai che quando Oreste esule andò

ero bambina? Ed anche avessi già

[p. 57 modifica]

tessuto panni, e come dunque Oreste,
ch’era allora fanciullo, indosserebbe
lo stesso manto? A meno che non crescano
i panni insieme al corpo. No. La cosa
andò cosí: quel riccio lo depose
per pietà, sopra la tomba, un qualche
vïatore. Se pur, da questa terra
egli non ebbe indagatori...
VECCHIO
                                             E dove
sono i foresti? Io vorrei pur vederli,
notizie a lor di tuo fratello chiedere.
ELETTRA
Eccoli: a pie’ veloce escon di casa.
VECCHIO
Nobili certo; ma non è tutt’oro
quel che riluce: molti sono nobili
e tristi. Eppure,
volgendosi ai due giovani
                                     benvenuti gli ospiti!
ORESTE
Salute o vecchio! — E questo antico rudere
d’uomo, di dove mai ti giunge, Elettra?

Appena veduto Oreste, il vecchio rimane colpito. Poi durante
le battute seguenti, non ristà dal guardarlo, girandogli anche
intorno, per esaminarlo bene da ogni parte.


[p. 58 modifica]

ELETTRA
È questi l’aio che allevò mio padre.
ORESTE
Che dici? Quei che pose in salvo Oreste?
ELETTRA
Vive grazie a costui, se pure è vivo.
ORESTE
Ehi lí!
Perché mi guarda? A chi gli rassomiglio?
Pare che scruti il bollo dell’argento.
ELETTRA
Forse ammira d’Oreste il coetaneo.
ORESTE
L’amico. Ma perché mi gira attorno?
ELETTRA

Ospite, anch’io lo guardo, e mi stupisco.

[p. 59 modifica]

VECCHIO
O Elettra, o figlia, dai Celesti implora...
ELETTRA
Che cosa? Un bene prossimo o lontano?
VECCHIO
Il tesoro ottener che un Dio ti mostra.
ELETTRA
L’imploro si; ma che vuoi dire, o vecchio?
VECCHIO
L’uomo a te piú diletto in costui mira!
ELETTRA
Diventi folle? È un pezzo ch’io lo temo.
VECCHIO

Guardo il fratello tuo: perciò son pazzo?

[p. 60 modifica]



ELETTRA

Che isattese parole esprimi, o VECCHIO?

VECCHIO

Che Oreste vedo, il figlio d’Agamènnone.

ELETTRA

E quale segno hai scòrto, in cui mi fidi?

VECCHIO

Questa piaga sul ciglio. Un giorno, mentre
nella casa paterna una cerbiatta
meco inseguiva, cadde, e si feri.

ELETTRA

Che dici? È vero, il segno è assai visibile.

VECCHIO

E indugi ad abbracciar chi piú t’è caro?

ELETTRA

O VECCHIO, no! Convinta m’ha la prova
che tu m’hai data. — Alfin, dopo sf lungo
tempo, tu mi sei presso!


[p. 61 modifica]

ORESTE
E a me tu presso.
ELETTRA
Mai non l’avrei creduto.
ORESTE
                                                   Ed io neppure.
ELETTRA
Sei quello?
ORESTE
                                        L’alleato unico tuo.
ELETTRA

· · · · · · · · · · ·

ORESTE
Se la rete ch’or tendo io potrò stringere.
ELETTRA
N’ho fede: ai Numi piú non crederei,

se l’ingiustizia soverchiasse il giusto.

[p. 62 modifica]

CORO
Sei giunto, o giorno si a lungo atteso,
sei giunto alfine, brilli, fai rutilo
splendere il fuoco per Argo acceso,
che andava errando
dalla paterna magione in bando.
Un Nume, un Nume, cara, la nostra
vittoria or mostra.
Leva le palme, leva la voce, preghiere ai Superi
volgi, perché
d’Argo con prospera sorte
il tuo fratello varchi le porte.
ORESTE
E cosí sia: di questi abbracci io godo.
Ma tu giungi in buon punto, o vecchio. Dimmi
come al sicario di mio padre posso
infliggere la pena, ed a mia madre,
che d’empie nozze è stretta a lui? Mi resta
qualche fedele amico in Argo, ancora?
Oppure tutto, al par della fortuna,
li rovinò? Con chi posso incontrarmi?
E di notte o di giorno? E quale tramite
contro i nemici miei batter dovrò?
VECCHIO
Nessun amico t’è rimasto, o figlio,
nella sciagura. È raro assai trovare

chi beni e mali insiem con noi partecipi.

[p. 63 modifica]

Odimi or tu: spariti sino all’ultimo
sono gli amici tuoi, quando neppure
lasciasti ad essi la speranza; e solo
col tuo braccio potrai, con la fortuna,
recuperar l’avita reggia ed Argo.
ORESTE
Che devo far, per giungere a tal mèta?
VECCHIO
Ad Egisto dar morte, ed a tua madre.
ORESTE
Per tal trionfo io giungo qui. Ma come?
VECCHIO
Varcar non puoi, pur lo volessi, i muri.
ORESTE
Dalla guardia difeso è di lancieri?
VECCHIO
L’hai detto: egli ti teme, e mal riposa.

[p. 64 modifica]

ORESTE
E allora, tu dammi un consiglio, o vecchio.
VECCHIO
M’è venuta un’idea. Prestami orecchio.
ORESTE
Possa tu parlar bene, io bene intenderti.
VECCHIO
Veduto ho, mentre io qui venivo, Egisto.
ORESTE
Intendo bene che vuoi dire. E dove?
VECCHIO
Nei campi, dove quei cavalli pascono.
ORESTE
A far che? Disperavo, e adesso spero.
VECCHIO
Offerte appresta, parvemi, alle Ninfe.

[p. 65 modifica]

ORESTE
Per un pargolo nato, o ancor da nascere?
VECCHIO
Sta per sgozzare un bove: altro non so.
ORESTE
Con quanta gente? O solo egli coi servi?
VECCHIO
D’Argo non v’era alcun: solo i domestici.
ORESTE
Fra questi c’è chi possa riconoscermi?
VECCHIO
Son tutti servi che mai non t’han visto.
ORESTE
E se vincessi, dalla mia starebbero?
VECCHIO
È tale, buon per te, dei servi l’indole.
Euripide - Tragedie, VI - 5

[p. 66 modifica]

ORESTE
E come avvicinarmi a lui potrei?
VECCHIO
Passa dinanzi a lui mentre ei sacrifica.
ORESTE
Costeggiano la via. dunque, i suoi campi?
VECCHIO
Ti vorrà commensale al suo banchetto.
ORESTE
Iddio lo voglia: commensale amaro!
VECCHIO
Tu, secondo gli eventi, il resto avvisa.
ORESTE
Tu dici bene. E mia madre, dov’è?
VECCHIO

In Argo; ma verrà seco al banchetto.

[p. 67 modifica]

ORESTE
E perché con lo sposo insiem non venne?
VECCHIO
Tardò. Temea dei cittadini il biasimo.
ORESTE
Alla città si sente invisa: intendo.
VECCHIO
Appunto: odio riscote l’empia femmina.
ORESTE
E come a un tempo l’uno e l’altra uccidere?
ELETTRA
Di mia madre l’eccidio io compierò.
ORESTE
Fortuna aiuto mi darà per l’altro.
ELETTRA
Due siamo: aiuto essa ad entrambi presti.

[p. 68 modifica]

ORESTE
Cosí sia. Come ucciderai la madre?
ELETTRA
O vecchio, va da Clitemnestra, e dille
cosi: che a luce un pargoletto ho dato.
VECCHIO
Che da un pezzo hai sgravato, o poco fa?
ELETTRA
Che ai di sono in cui pura è la puerpera.
VECCHIO
E in che ti giova questo, per ucciderla?
ELETTRA
Verrà, se mi saprà fresca di parto.
VECCHIO
E perché? Pensi che di te le importi?
ELETTRA
Sino a pianger la sorte del mio pargolo.

[p. 69 modifica]

VECCHIO
E sia. La mia dimanda io ti rinnovo.
ELETTRA
Se viene qui, di certo ella è perduta.
VECCHIO
Poniam ch’io l’abbia alle tue soglie addotta.
ELETTRA
Presto saran per lei porte d’Averno.
VECCHIO
Possa vedere tanto, e poi morire!
ELETTRA
Ma prima d’ogni cosa, Oreste guida.
VECCHIO
A guidarti io son pronto, e di buon grado.
ORESTE

Giove padre, l’error dei miei nemici...

[p. 70 modifica]

ELETTRA
abbi pietà, che di pietà siam degni,
VECCHIO
pietà dei figli che da te discesero.
ORESTE
Era, Dea degli altari di Micene...
ELETTRA
(a’ che vinciamo, se chiediamo il giusto,
VECCHIO
che vendichino il padre a lor concedi.
ORESTE
Padre, per empia man sotterra sceso,
ELETTRA
diva Terra, su cui le palme batto,
VECCHIO

questi figli diletti aiuta.

[p. 71 modifica]

ORESTE
Vieni, e reca alleato ogni defunto,
ELETTRA
quanti i Frigi con te vinsero in guerra,
VECCHIO
e quanti gli assassini empî aborriscono.
ORESTE
M’ascolti, o tu che la mia madre uccise?
VECCHIO
Si, tutto ode tuo padre. Ora si vada.
ELETTRA
E questo aggiungo: morir deve Egisto.
Ché, se tu poi soccomberai trafitto
da mortal colpo, morta anch’io sarò,
non creder ch’io piú viva: entro il mio fegato
la spada a doppio taglio immergerò.
Rientro in casa e la preparo. E se
novella udrò di te fausta, la casa
tutta sarà di gioia un grido: un ululo

di pianto, se morrai. Sappilo certo.

[p. 72 modifica]

ORESTE
Lo so certo.
ELETTRA
Uomo adesso esser tu devi.
Oreste parte col vecchio.
Amiche, adesso voi di quest’agone
segnalatemi i gridi, lo veglierò,
stringendo nella man pronta la spada.
Mai non sarà che dai nemici vinta
ai loro oltraggi il corpo mio conceda.

Rientra in casa.

Tragedie di Euripide (Romagnoli) V-0075.png