De gli horologi solari/Proemio

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Al Sig. Pietro Linder Horologi piani orizontali
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DE GLI

HOROLOGI

SOLARI

PROEMIO.


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UELLI, che con lodevole, e curiosa diligenza hanno investigato, quante, e quali siano quelle cose trovate dall’arte più fruttuose a i commodi della vita humana, convengono tutti, che frà le molte, sia molto stimabile quella, che ci hà insegnato divider i giorni in quelle parti, che da Gli Egitij chiamano Horus. Macr. Sat. gl’Egitij, dal nome d’Apollo, che è il Sole; furono chiamate hore: avvenga che questa regolata divisione di tempo opera, che molto meglio, e con più ordinata destributione venghi applicata a gli studij, a gl’ossequi, a gl’essercitij del corpo, a i negotij, alla necessità del- [p. 2 modifica] Mar. ll.4. ad Eupl.la natura, alle fatiche, al riposo, e simili; e meglio c’introduce alla conoscenza del suo corso, che d’hora in hora, come d’onda in onda, con successiva velocità fugge con insensibile sollecitudine; indi con apprensione debitamente cauta n’insegna, quanto minuto risparmio dovrebbe farsene, e quanto avaramente spendere l’usufrutto di questo unico Seneca.patrimonio della natura assegnatone in sì fugace possesso: Questa consideratione, che n’ammonisce dell’inavertenza nostra, ha fatto, che in quei luoghi dove è comertio di negotij importanti, e dove la cupidigia è madre d’occupationi inquiete; si siano non pure ingegnati di spartire anco le notti in dodici hore temporali, si come gran tempo prima Mercurio Trimegisto ordinato havea, che si facessero i giorni, mosso dall’essempio di certo animale dedicato a Serapide in Egitto, il quale in tempi uguali ogni dì orinava dodici volte; e studiatosi di ridurre quest’hore, ch’erano hor lunghe, hor brevi, secondo le varietà delle stagioni, tutte pari, col regolato moto d’ogni quindici gradi dell’Equinottiale, che [p. 3 modifica]perciò le dissero Isomerine, e sono in uso appo tutte le nationi, ò perche così riescano più comode, e meglio aggiustate alle facende, o pure perche la stessa natura ci habbia dato à dividere con alcune operationi sue, cosi doversi ripartire ogni rivolgimento del primo Mobile: come si scorge (fra l’altre) nel Salust. de Bertas Di ni. s. tt. gi or. Gio. Lorta. d’ann cosmogr. lib. r. Relat. dell’Abb.Cenami.fonte del fiume Orario à Balestat in Linguad’oca, che alcuni mesi dell’anno nasce ogni giorno ventiquattro volte, e nello spatio d’una giustissima mez’hora tanto s’aumentano le sue acque, che non si possono vallicare a patto alcuno, da indi in là ritornano col medemo ordine, e tempo indietro, fin che si secca affatto, onde si passa col piede asciutto: Ma con più sottile consideratione hanno ciascun’hora suddivisa in quarti, e sminuzzato il giorno in novantasei particelle, perche tanto più spesso siamo minacciati, e protestati della lubricità del tempo, che con trascorso irremidibile ne frauda la diuturnità della vita; E quantunque da tutte le nationi, non senza meraviglia, sia stato approvato lo spartimento de i giorni nelle ventiquatro hore, come si è [p. 4 modifica]detto, non però è à tutti comune il modo, né Plin. li.2. c.77. Censori. cap. o. Aul. Gel. L.3 c.??. Alex. al ??.l.4. c.??tutti se ne servono con l’istesso ordine, o le numerano da un medesimo principio: Costumarono quelli di Babilonia contarle da un nascere del Sole all’altro: gli Umbri da mezzo giorno à mezzo giorno, e gl’Ateniesi dall’uno all’altro Occaso; ma per l’ordinaria instabilità delle cose humane, essendo succeduta alla confusione il rimescolamento de degl’ordini; hoggidì si vede trasportato il costume de’ Babiloni a quelli di Norimberga, quello de gli Umbri à tutti gli altri Oltramontani, e noi d’Italia rimasti col calcolo degl’Ateniesi, si come la Santa Chiesa con quello degl’Ebrei, che tanto i giorni, come le notti divisero sempre in dodici hore. Pli.li.2.c.60.Stettero lungo tempo i Romani privi di tanta necessaria comodità, dividendo solo per mezzo il giorno; e la notte per regola degl’esserciti in quattro vigilie; e Veget.de Re mil.l.3 cap.8. Censori.cap.3. M.??perciò fu molto stimano l’horologio, che doppo la presa di Catania vi trasportò M. Val. Messala, e l’altro che trent’anni dopo, vi fù condotto da L. Papirio Curs. per adempire il voto fatto da Papirio suo Padre; che se [p. 5 modifica]bene nè l’uno, nè l’altro mostrava l’hore puntualmente giuste, per essere fabricati al Clima di Sicilia, se ne servirono nondimeno per lo spatio quasi di cento anni, finche da L. Marcio Filippo Censore, ne fù posto un’altro vicino a questi due, fabricato alla propria Plin. li. 7 cap. 60.latitudine di Roma, che fù gratissimo, e servì per incitare alcuni altri, che con ambitiosa emulatione ne i Magistrati loro, ne fecero poi fare ne i luoghi più principali, e piu frequentati di Roma, per gratificarsi il Popolo, partecipandoli un tanto beneficio: fra tutti i quali è celebre per la sua grandezza, e per altre circostanze quello, che Augusto servendosi dell'opera di Manlio Matematico, fece nel Campo Martio, il quale hauea per Gnomone una di quelle due famose Aguglie, che vinto Marco Antonio riportò da Eliopoli d’Egitto, che se bene fù la Ammie. mo Marc. l. 7. li. lib. 36. cap. 10. Ganebrar Cron. Gio. Lus. de Comp. minore, era nondimeno, come riferisce Plinio, lunga cento sedici piedi e tre quarti, fatta cavare più di mille e cento anni prima dal Re Sessostri, e scolpirla tutta di Geroglifici, significanti la natura delle cose, secondo la filosofia di quei [p. 6 modifica]sacerdoti; & acciò che avesse a riuscire co ogni esatta giustezza, fece prima appianare, poi lastricare con molta diligenza tutto quel gran sito, e nel lastricato incassare le linee horarie fatte di bronzo, alle quali aggiunse quella che ne fa conoscere gli Equinotij, di che ne mancavano gli altri avanti questo, e di più nella sesta del mezzo giorno, v’erano notati alcuni segni, che giunto a toccarli l’ombra del vertice del Gnomone, mostravano la lunghezza del giorno, e della notte, e quanto fosse il crescimento, o discrescimento che havessero fatto, con altre cose notabili degne della notitia, e dell’ammiratione di tutti, e per compimento di cosi magnifica opera, Manlio pose nella cima una palla dorata (per quello, che se ne coniettura) tutta piena di trasfori, che con l’ombra delle parti di sopra, raccolte in quelle di sotto, secondo i varij accrescimenti, ne facevano intendere altre meraviglie piene d’eccellente artificio. I Greci, che d’ogni cosa si millantano attribuiscono la lode di questi horologi Solari ad Anassimene Milesio, per essere stato il primo, [p. 7 modifica]che lo facesse vedere in Lacedemone l’anno del Mondo tre mila Plin. li.2 c.76. il Gene br. Anassimene l’anno 36703670 Herodoto l’an. 3690}}seicento settanta, e ad Anassimandro, del quale Anassimene fu discepolo; ilche Diog. Laer. li.2. Visse secõdo secondo secondo essere falso facilmente si raccoglie da Herodoto, il quale scrisse quasi coetaneo ad Anassimene, e racconta nell’Euterpe della sua historia, che tra le notitie delle cose d’Egitto, che li diedero a Menfi i Sacerdoti di Vulcano, seppe che il modo di dividere il giorno in dodici parti col Gnomone, i Greci l’havevano appreso da quelli di Babilonia: e molto più certi ce ne fà l’irrefragabile verità della Divina Scrittura, questa inventione essere cosa assai più antica di questi due Filosofi, dicendo nel quarto de’ Rè, e per il Profeta Isaia, che Dio diede per segno ad Cap. 20.
Cap.38.
Ezechia d’havere udito i suoi prieghi, raccolte le sue lagrime, e fattoli gratia di prolungarli la vita quindici anni ancora, il ritorno indietro del'ombra già 3424trascorsa dieci linee dell'horolgio d’Acaz che fu suo padre, e regnò l'anno tre mila quattrocento ventiquattro.

Vitr. li. 9.c.9.Fra quelli poi che illustrorono la prima inventione, sono celebrati Beroso el Caldeo, per [p. 8 modifica] Polyd. Virgil. de inven. li.2.c.5.haver trovato l’Emicillo scavato, Aristarco la Scaffa, Eudosse l’Aragna, Apollonio Scopa Siracusano, Teodosio Patroclo, Dionisidoro, e altri, per lo Plinto, Cono, Faretra, Pelicino, Gonarche, Engonato, Antiboreo, e cose simili. Delle Clepsidre tutti gli Scrittori concordano, che ne fosse autore Etesibio Alessandrino, l’uso delle quali mostrò prima di 595tutti in Roma l’anno cinquecento novantacinque della sua edificatione P. Cornelio Nassica, acciò i Plin. lib.7 c.10. Censorino cap.x.giorni nuvolosi, e le notti non restassero più lungamente privi di un tanto comodo: ma di quelli con l'arena, che posta in due ampolle di vetro, per uno angusto foro d’una cade nell’altra, non se ne sà l’autore. E Polid. Virgil. de invent. lib.2 cap.5.che meraviglia se meno s’è tenuto conto di colui, che con sì mirabile artificio inventò gl’horologi con le ruote dentate: dove quel cerchietto (che chiamano il tempo) di minuto in minuto raggirandosi, con imprecettibile modo, guida l’indice ad additarne l’hore, e sue parti: e per rimediare all’impedimento dellanotte della notte della notte , e supplire alla lontananza della vista ce le palesa in proportionata distanza [p. 9 modifica]co i tocchi d’una percossa campana. Nè qui, nè fra cosi ristretti termini si è quietata la curiosità de gl’ingegni: ma con stupendo artificio v’aggiunse diversi indici, che additano il tardo moto dell’ottava sfera, il vario corso de Pianeti, e i giorni festivi del Calendario, il numero de Cieli, lo stato della Luna, con molt'altre cose utili a sapersi; e per accompagnarle con la vaghezza, e diletto, v’hanno introdotto, con armonioso concento, insolite sinfonie di campanelle differenti, e moti d’animali, in guisa che ne pongono in Zonara Vinc. Histo.l.2. c.x.
Kranzio 2 c.19.
Kranzio 2 c.19.
Naucl. gẽ.18.
Gang.lib.4 Reginone.
dubbio, se più accrescono la meraviglia, o magnificano l’arte. Viene celebrato da Scrittori di gran fama l’horologio d’ottone, che Aron Rè di Persia l’anno ottocento sette mandò con altri doni a Carlo Magno, nel quale ogni dodici hore si volgeva una Clepsidra, e dodici picciole palle di bronzo nel fine d’esse cadendo, precotevano un cembalo un cembalo, indi altretanto numero de Cavalieri veniva fuori d’alcune porte, e allo strepito della loro uscita si chiudeva il medesimo numero di finestre, che prima eran aperte, con altre assai, che lo
[p. 10 modifica]rendono tanto più degno d’essere comendato, quanto l’inventione di quest’arte era ancora ne i suoi primordi; dove per l’ordinario sogliono essere le cose rozze, e solamente abbozzate, non havendosi per anco notitia di spinole, ventole, serpentine, lumache, & altre sì fatte cose, che in progresso di tempo vi sono state aggiunte da eccellenti Artefici, da che ne sono derivati poi tanti, e cosi belli effetti, che si scorgono negl’horologi sparsi per le più famose Città d’Europa; ??particolarmente in quelli d’Argentina, Augusta, Praga, di Mans in Francia, Douai in Fiandra, Lubecch in Sassonia, e Psala in Svetia; co i quali i Tedeschi han fatto molto bene conoscere l’eccellenza, e sottigliezza de i loro ingegni, e aggiunto fama alla famosa natione loro. Si stima molto da quelli dell'arte istessa l’horologio, che per l’Imperadore Carlo Quinto fece Giannello da Cremona, e singolarmente quello, che per la santa memoria di Pio Quinto lavorò Gio. Maria Barocci da Urbino, che si conserva con un stretto fidesomesso nelle stanze del Vaticano. Ma io [p. 11 modifica]torno a quelli da Sole; con qual regola dunque, e modo si disegnano, non habbiamo cosa più antica di quel poco, che ne dice Vitruvio nel non dell'architettura: Tolomeo, che fù dopo Cap 9. Vita di Vitr. ??. Bal. Volat. com. ??.18. Genebr. Cronol.lui quasi ducento anni, scrisse un ben dotto, e acuto libro dell'Analemma, col quale hà aperta la mente a tante belle, e diverse regole d’horologi, che da huomini di gran valore sono state trovate sino al presente giorno: e se bene si può credere, che habbiamo scritto a compita sodisfattione del Mondo, non hanno per questo serrato l'adito a gl’altri di sodisfare almeno in qualche parte alla curosità de gli studiosi di queste gentilezze: nè io doverò essere ripreso, se con questo intendimento hò tentato con una regola assai facile (se non sono gabbato dall'interesse proprio) d’insegnare come si facciano gl’horologi Orizontali, e poi con essi (quasi come con uno strumento) si fabricano nelle superficie piane i verticali, e gl’inchinati all'Orizonte; e nelle curve tanto nella parte concava, quanto nella convessa, situate in qual si voglia modo: e oltre a ciò quelli ancora Vitru. li.9 cap.9.che si chiamano Pensili, e Viatorij Vitru. li.9 cap.9. [p. 12 modifica]disposti in varie forme; ancorche pur troppo bene conosca la mia debolezza, e quale sarebbe mestiere, che io fossi, per trattare con lodevole modo sì bella materia. Assicuro bene, che il publicare queste fatiche, quale esse si siano, non ha origine da vana speranza, e ambitione di lode, ma da mera necesità; come ben sanno molti, che hanno cognitione di me, e delle vertigini della mia fortuna; e sanno quanto lungo tempo, e perche l’habbia tenute ascose; come sanno parimenti, che dopo haver composto il primo trattato, lo sottoposi Gio. Batt. Perusino da Uffida.alla consideratione d’uno amico, nella Marca d’Ancona molto letterato, per proseguire, o levar mano da questa impresa, conforme a che m’havesse consigliato: ma la mia confidenza, e la sua facilità diedero luogo a copiarne alcune parti ad un Padre Giulio Foligatti, dal quale furono poi fraposte in un libro, che haverei detto suo, se di suo vi fosse altra cosa, che il suo nome: che perciò mentre visse il Padre Christoforo Clavio le fù sempre vietata la licenza di stampare un sì fatto centone, benchè con mezzi di molta [p. 13 modifica]autorità più volte il tentasse; lo stampò poi cinque anni dopo la sua morte, e delle cose mie tacque il mio nome, imaginando forse che con l’havere io publicato un’altro Trattato dell’istessa materia; posteriore à quello; non fossi per dare più fuori questo, dal quale era stato fatto il furto: benche io l’havessi accennato in una letteretta à i Lettori: e quantunque (ò vergogna, ò coscienza) il trattenesse dire da se stesso, essere sue quelle inventioni, non si contentò nondimeno d’haverlo con qualche artificio agognando accennato, che per farlo esprimere chiaro, si valse poi del mezzo d’un certo Barbandrocco suo dipendente, con l’occasione di ristampare in un picciolo quaderno il modo di fare i verticali nel Gio.F.Pal.proprio sito con uno orizontale, e due fila: ma come che nè l’uno, nè l’altro di loro sapessero delle Mathematiche se non certi principij assai grossolanamente; cosi v’han fatto degli errori, e con essi dato molto bene à conoscere quella non essere farina del lor sacco, e meglio potrà hora vedersi, conferendo quei loro lbri con questo mio, quale posi insieme per sodisfare al [p. 14 modifica]desiderio d'un mio amico, e Signore, al quale havea mostrato in voce questi modi d’operare senza pretendere più altro, che il gusto, Narciso Aurispa.e utile di lui, e sodisfare in qualche parte alle molte obligationi, che havea seco; se oltre à questo poi ne conseguissi altro da me non sperato, nè ambito applauso, e honore, lo riconoscerò sempre dall’altrui cortesia, e on d’alcun mio merito.