Dalle dita al calcolatore/XII/6

6. Altre macchine

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[p. 194 modifica]6. Altre macchine

Fin dall’antichità, la misura del tempo era affidata alle meridiane oppure agli orologi ad acqua. Le prime avevano l’ovvio limite di fornire informazioni solo quando il cielo era sufficientemente sereno, mentre i secondi, nonostante le numerose modificazioni per renderli più precisi, rimasero sempre piuttosto inefficienti.

È intorno al 1300 che compaiono sia le prime clessidre che i primi orologi a bilanciere: le clessidre, con la sabbia al posto dell’acqua e la loro facile [p. 195 modifica]trasportabilità, si diffusero immediatamente come strumento affidabile, di semplice manutenzione ed economico, tanto che sopravvissero per alcuni secoli: il loro limite consisteva nel fatto che non erano utilizzabili per misurare intervalli di tempo più lunghi di qualche ora. Gli orologi a bilanciere costituiscono invece la realizzazione di un’idea del tutto nuova, che si dimostrerà vincente, nella misura del tempo: esso viene scandito con il ripetersi di un evento “isocrono”, che richiede cioè sempre lo stesso tempo per svolgersi.

Queste nuove macchine avevano la stessa struttura concettuale degli attuali orologi: una parte del meccanismo forniva energia, ed era costituita da un peso che faceva girare un rullo, derivato probabilmente da vari congegni di sollevamento; una seconda parte conteneva il meccanismo dell’evento isocrono, ed era costituita da uno scappamento ad asse (la vera idea nuova); infine, una parte contava gli eventi e forniva la misurazione dello scorrere del tempo, essendo costituita da un insieme di ingranaggi che movevano le lancette. Questa parte era probabilmente derivata da congegni di demoltiplica di movimenti vari, come i mulini, i sollevatori ecc.

Scappamento a verga.

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L’idea della partizione del tempo mediante un evento ritmico è ancora alla base di tutti i misuratori di tempo, anche i più sofisticati, costruiti attualmente. I limiti della tecnologia meccanica del Quattrocento fecero sì che gli orologi con bilanciere presentassero errori di misurazione dell’ordine della decina di minuti al giorno, al pari delle clessidre; fu un significativo salto in avanti rispetto all’aleatorietà completa.

Gli orologi di questa epoca hanno spesso solo la lancetta delle ore, affiancata a volte da indicazioni della data, della fase della luna e da altre informazioni astronomiche o astrologiche; la lancetta dei minuti primi mancava, essendo considerata priva di interesse; questa situazione durò fino al Seicento.


Come tutti sanno, all’inizio del Cinquecento fu creata la stampa a caratteri mobili; da sempre si conosceva la possibilità di realizzare molte copie di una figura, se questa era incisa su una matrice di legno, ma ogni matrice, scolpita a mano, poteva essere utilizzata per una sola figura: questo rendeva il metodo poco utilizzabile per la produzione di testi scritti. Infatti, ogni pagina avrebbe richiesto un lavoro enorme e offerto risultati pratici molto limitati.

Il metodo della stampa a caratteri mobili fu messo a punto da un monaco tedesco: vennero cioè realizzati tanti piccoli “timbri”, ognuno recante una lettera, e mediante la loro composizione si ottennero intere pagine stampabili; tale metodo offriva il vantaggio di ridurre i costi di una matrice di testo; infatti, ogni lettera poteva essere riutilizzata molte volte, scomponendo la matrice al termine del lavoro.

L’invenzione propiziò l’economicità di diffusione delle informazioni e delle idee, ed è facilmente collegabile con la riforma protestante, che si impose pochi anni dopo proprio in Germania.