Dal Misogallo (Alfieri, 1912)/Sonetto XIV

Sonetto XIV

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Sonetto XII Epigramma IV

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Sonetto XIV.

17 settembre 1792 in Ath.

Di sé parlando (che altro mai non fanno)
Osano i Galli dir: Nazïon grande.
Ove1 di ciò il perché tu lor domande,
4 Che alleghin fatti aspetteresti l’anno.2
Numerosa,3 dir debbono; e si spande,
Pur troppo inver di Libertade a danno,
Della genía lor garrula il malanno,
8 Che in bei detti avviluppa4 opre nefande.
Grande fu Roma; Atene grande, e Sparta;
Perché amplissime egregie eccelse5 cose
11 Fer, con cuor grande, e supellettil’arta:6

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Ma cotestor, che di arroganzia han dose
Grave pur tanto, e si fan grandi in carta,7
14 Turbe son di Pigmei8 fastidïose.


Note

  1. 3. Ove, se.
  2. 4. L’anno, un anno intero.
  3. 5. Numerosa, in opposizione al grande del 2° verso.
  4. 8. Avviluppa, copre, nasconde.
  5. 10. Amplissime, che abbracciano largo spazio, egregie, lodevoli, eccelse, che miravano all’alto, e può darsi che i tre aggettivi si riferiscano rispettivamente a ciò che fecero Roma, Atene e Sparta.
  6. 11. Arta, (dal lat. arctus), stretta, scarsa; anche Dante (Inf., XIX, 42):
    Laggiú nel fondo foracchiato ed arto.
  7. 13. In carta, tutto scrivendo, notando, protocollando. Anche nella Sat. I viaggi, di Fed. II:
    Il mediocre ingegno
    Che si svela piú in carta che in battaglia.
  8. 14. I Pigmei erano un’immaginaria popolazione dell’Africa, alta un pigma, equivalente a 347 mill. Una volta Ercole fu assalito da essi, mentre dornaiva; li prese tutti seco quando si svegliò e li portò via, entro la sua pelle di leone. Ciò forma l’argomento di una commedia di P. I. Martelli, Lo starnuto d’Ercole.