Coro (Il Carmagnola, atto II)

Alessandro Manzoni

Indice:The Oxford book of Italian verse.djvu Poesie Letteratura Coro (Il Carmagnola, atto II) Intestazione 26 marzo 2022 75% Poesie

Questo testo fa parte della raccolta The Oxford book of Italian verse


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(Il Carmagnola, atto II)

S’
ODE a destra uno squillo di tromba;

A sinistra risponde uno squillo:
               D’ambo i lati calpesto rimbomba
               4Da cavalli e da fanti il terren.

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               Quinci spunta per l’aria un vessillo:
               Quindi un altro s’avanza spiegato:
               Ecco appare un drappello schierato;
               8Ecco un altro che incontro gli vien.
          Già di mezzo sparito è il terreno;
               Già le spade respingon le spade;
               L’un dell’altro le immerge nel seno;
               12Gronda il sangue; raddoppia il ferir.—
               Chi son essi? Alle belle contrade
               Qual ne venne straniero a far guerra?
               Qual è quei che ha giurato la terra
               16Dove nacque far salva, o morir?
          D’una terra son tutti: un linguaggio
               Parlan tutti: fratelli li dice
               Lo straniero: il comune lignaggio
               20A ognun d’essi dal volto traspar.
               Questa terra fu a tutti nudrice,
               Questa terra di sangue ora intrisa,
               Che natura dall’altre ha divisa,
               24E recinta con l’Alpe e col mar.
          Ahi! qual d’essi il sacrilego brando
               Trasse il primo il fratello a ferire?
               O terror! Del conflitto esecrando
               28La cagione esecranda qual è?
               Non la sanno: a dar morte, a morire
               Qui senz’ira ognun d’essi è venuto;
               E, venduto ad un duce venduto,
               32Con lui pugna e non chiede il perchè.
          Ahi sventura! Ma spose non hanno,
               Non han madri gli stolti guerrieri?
               Perchè tutte i lor cari non vanno
               36Dall’ignobile campo a strappar?
               E i vegliardi che ai casti pensieri

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               Della tomba già schiudon la mente,
               Che non tentan la turba furente
               40Con prudenti parole placar? —
          Come assiso talvolta il villano
               Sulla porta del cheto abituro,
               Segna il nembo che scende lontano
               44Sovra i campi che arati ei non ha:
               Così udresti ciascun che sicuro
               Vede lungi le armate coorti
               Raccontar le migliaia de’ morti,
               48E la pièta dell’arse città.
          Là, pendenti dal labbro materno
               Vedi i figli, che imparano intenti
               A distinguer con nomi di scherno
               52Quei che andranno ad uccidere un dì;
               Qui, le donne alle veglie lucenti
               Dei monili far pompa e de’ cinti,
               Che alle donne deserte de’ vinti
               56Il marito o l’amante rapì.
          Ahi sventura! sventura! sventura!
               Già la terra è coperta d’uccisi;
               Tutta è sangue la vasta pianura;
               60Cresce il grido, raddoppia il furor.
               Ma negli ordini manchi e divisi
               Mai si regge, già cede una schiera;
               Già nel volgo, che vincer dispera,
               64Della vita rinasce l’amor.
          Come il grano lanciato dal pieno
               Ventilabro nell’aria si spande:
               Tale intorno per l’ampio terreno
               68Si sparpagliano i vinti guerrier.
               Ma improvvise terribili bande
               Ai fuggenti s’affaccian sul calle;

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               Ma si senton più presso alle spalle
               72Anelare il temuto destrier.
          Cadon trepidi ai piè de’ nemici,
               Gettan l’arme, si danno prigioni:
               Il clamor delle turbe vittrici
               76Copre i lai del tapino che muor.
               Un corriero è salito in arcioni;
               Prende un foglio, il ripone, s’avvia,
               Sferza, sprona, divora la via;
               80Ogni villa si desta al romor.
          Perchè tutti sul pesto cammino
               Dalle case, dai campi accorrete?
               Ognun chiede con ansia al vicino,
               84Che gioconda novella recò?
               Donde ei venga, infelici, il sapete,
               E sperate che gioia favelli?
               I fratelli hanno ucciso i fratelli:
               88Questa orrenda novella vi do.
          Odo intorno festevoli gridi;
               S’orna il tempio, e risuona del canto;
               Già s’innalzan dai cuori omicidi
               92Grazie ed inni che abbomina il ciel.
               Giù dai cerchio dell’Alpi frattanto
               Lo straniero gli sguardi rivolve;
               Vede i forti che mordon la polve,
               96E li conta con gioia crudel.
          Affrettatevi, empite le schiere,
               Sospendete i trïonfi ed i giuochi,
               Ritornate alle vostre bandiere;
               100Lo straniero discende; egli è qui.
               Vincitor! Siete deboli e pochi?
               Ma per questo a sfidarvi ei discende;
               E voglioso a quel campi v’attende

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               104Ove il vostro fratello perì.
          Tu che angusta a’ tuoi figli parevi,
               Tu che in pace nutrirli non sai,
               Fatal terra, gli estrani ricevi:
               108Tal giudizio comincia per te.
               Un nemico, che offeso non hai,
               A tue mense insultando s’asside;
               Degli stolti le spoglie divide;
               112Toglie il brando di mano a’ tuoi re.
          Stolto anch’esso! Beata fu mai
               Gente alcuna per sangue ed oltraggio?
               Solo al vinto non toccano i guai;
               116Torna in pianto dell’empio il gioir.
               Ben talor nel superbo vïaggio
               Non l’abbatte l’eterna vendetta;
               Ma lo segna; ma veglia ed aspetta;
               120Ma lo coglie all’estremo sospir.
          Tutti fatti a sembianza d’un Solo;
               Figli tutti d’un solo riscatto;
               In qual ora, in qual parte del suolo
               124Trascorriamo quest’aura vital,
               Siam fratelli; siam stretti ad un patto:
               Maledetto colui che l’infrange,
               Che s’innalza sul fiacco che piange,
               128Che contrista uno spirto immortal!