Come andò a finire il Pulcino/I pulcini orfani

Mia moglie Il destino dei miei figliuoli

[p. 204 modifica]204 — certamente per un pezzo la vicinanza dei no¬ stri figli. Ma aneli’essi dovranno seguire il loro destino. — E qual sarà ì — Oli, secondo ! Possono esser venduti, re¬ galati, possono rimaner nel pollaio o servire, non te lo nascondo, per gli usi della cucina ! Siam nati per morire, mia buona Giorgina, e tanto vale morir di calcinaccio o in umido coi piselli ! — Mia moglie nascose il capo nell’ala e sin¬ ghiozzò disperatamente. Io rispettai quell’immenso dolore e tacqui. IX. I pulcini orfani. Tanto io che mia moglie siamo tutti rime¬ scolati da una conversazione che il nostro gio¬ vane padrone, il signor Masino, ebbe ieri sera col suo professore. Pare che questo signore ab¬ bia pranzato in casa, poiché venne a prendere il caffè qui nel giardino. — 20 [p. 205 modifica]5 — Tenevano in mano una stampa che rap¬ presentava una vasta pianura, inondata dal¬ l’acqua; due pulcini avevano trovato rifugio entro un grosso zoccolo di legno, che galleg¬ giava sull’acqua come una barchettina. — Povere bestioline ! — esclamò il padron¬ cino, guardando la stampa. — Via, via.... — disse il professore — non rimanere incantato su cotesta scena che, dopo tutto, può anche non esser vera. Riprendiamo piuttosto il discorso di poco fa. Vi sono dei pulcini orfani che sono sorve¬ gliati con cura, alimentati con prudenza, ri¬ scaldati con amore e che diventano, col tempo, gallinette chiacchierine o galletti prepotenti. Questi sono i pulcini ottenuti dalle mamme a macchina — aggiunse ridendo. — Dalle mamme a macchina? Sarebbe a dire? — domandò Masino strabiliando dalla meraviglia, mentre mia moglie aveva dato una scossa convulsa. — Si tratta di macchine, dette incubatrici artificiali — proseguì il professore. Dall’uovo si può ottenere il pulcino an- — 206 — [p. 206 modifica]che senza il calore della mamma vera. Le uova si mettono in cassette speciali, in cui si mantiene artificialmente con un serbatoio pieno di acqua calda, quel calore che in na¬ tura dà alle uova il corpo della mamma gal¬ lina. — O come le accomodano le povere uova ! — Le dispongono sopra uno strato di cru¬ sca, perchè il calore venga mantenuto sem¬ pre eguale; al ventesimo giorno i pulcini co¬ minciano a beccare il guscio e a cacciar fuori la loro testolina dagli occhietti vivaci, per ve¬ dere come sia bello il mondo. — Ma non è un’infamia, quella di togliere i pulcini alle madri ? — domandò Masino, mentre mia moglie guardando il padroncino con infinita compiacenza esclamava : « Caro ! Caro ! » — Non ,tutte le galline sono buone ma¬ dri ; — rispose il professore — ve ne sono di quelle che dimenticano i pulcini per istrada, non badando al loro pigolìo disperato ; altre portano la loro famiglia per i prati ancor ba¬ gnati di rugiada e i pulcini ritornano a stent [p. 207 modifica]o, — 207 infreddati, con le al ucce basse, per morire di polmonite dopo pochi giorni. Vi sono delle galline imprudenti che s’im¬ pauriscono per un nonnulla, calpestano i fi¬ gliuoli per proteggerli e che nella premura di trovare un granellino, razzolano con troppa forza e mandano a rotolare storpiato il pul¬ cino che si trova vicino a loro. Bisogna vedere con quanta premura invece i pollicultori (così si chiamano coloro che si de¬ dicano all’allevamento dei pulcini) attendono alla famiglia degli orfani. Usciti dall’uovo, vengono portati nella cas¬ setta asciugatrice, poi alla madre artificiale che è una cassetta calda e morbida, tutta foderata di velluto. Così i pulcini crescono sani meglio di quelli allevati dalla gallina o dalla tacchina addestrata a far l’ufficio di covatrice o di bambinaia. — Con queste incubatrici — domandò Ma¬ sino — si possono allevare tutti i polli? — Tutti, dalla gallina olandese di Breda che pesa tre chilogrammi, alle galline picco¬ lissime di Bentham. Basterà procurar