Coi Bersaglieri dell'Undicesimo Reggimento in guerra/In linea a Quel Tarond

In linea a Quel Tarond

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In Val Dogna Sul Carso
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In linea a Quel Tarond.


Veniva intanto l’ordine di recarsi in linea in ausilio degli Alpini. Il Battaglione si frazionò, e la mia Compagnia ebbe l’ordine di salire a Quel Tarond, insieme ad una Compagnia dell’8° Alpini, Battaglione M. Canin.

Due plotoni erano accantonati come riserva sulla selletta di Quel Tarond, e gli altri due scendevano agli avamposti a quota 1622.

Il Comando di Compagnia risiedeva presso il Comando del Battaglione Alpino.

Alla sinistra eravamo, attraverso Cima Seckiez, in collegamento col 39° Battaglione dislocato a Forcella Bieliga.

Alla destra, per Quel de Pez-Forcella Cianalot — Monte Freikofel — in collegamento colla Compagnia Alpina detta dei Briganti.

La posizione era incantevole. Si dominavano due valli: la Val Dogna e la Val Fella. [p. 32 modifica]

Di fronte agli avamposti avevamo il forte di Malborghetto, e si scorgeva la valle di Lusniz sino a Villach.

La linea nemica scorreva lungo il Fella, risaliva per Pazzogna, munitissima trincea folta di reticolati e di difese accessorie. Il forte di Malborghetto, diroccato dai nostri 305 che l’avevano bombardato da Dogna, non conservava, apparentemente, nessun mezzo di offesa.

Ma le artiglierie si rivelavano in piena efficienza e di ogni calibro, dalle caverne del prossimo Monte Kug.

La notte venivano inviate da ambo le parti frequenti pattuglie di ricognizione.

Spesso si incontravano e facevano alle fucilate. Ora in fondo alla valle, ora alle rovine dei Bagni di Schevelbach, ora alla stazione di Lusniz. Qualche volta gli Austriaci vennero in grossi pattuglioni a investigare il fronte della quota 1622, approfittando della foltissima foresta piena di insidie, ma furono sempre respinti.

Le batterie del Kug, frequentemente eseguivano dei tiri sui nostri baraccamenti e sulla quota.

Noi possedevamo una batteria da 87 a Quel Tarond, e ad Implanz due 149, che erano gli unici pezzi del settore sui quali potevamo fare assegnamento.

Parallela alla quota 1622, si stendeva verso [p. - modifica]


Baldesi - Coi Bersaglieri dell'Undicesimo Reggimento in guerra pag43 foto sx.jpg

La via Pontebbana da Pontafel a Malborghetto.

Le posizioni austriache.



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La Val Dogna.



[p. - modifica] [p. 33 modifica]Pazzogna la quota di Granuda Berg, più volte persa e riconquistata.

Posizione importantissima che dominava la valle.

Approfittando del rinforzo dato alla linea, il Comando della Valle stabilì di impossessarsene nuovamente. Benito Mussolini fece parte della spedizione.

La 154a Compagnia Alpini mosse un attacco notturno della quota 1622. La nostra Compagnia discese da Quel Tarond facendo un’azione a tanaglia.

Benito Mussolini alla testa dei volontari esploratori, fu infaticabile. Il presidio austriaco di Granuda Berg fu catturato.

Il nemico sfogò la sua rabbia con un bombardamento furioso, di tutti i calibri, che durò qualche ora.

La notte successiva, gli Austriaci fecero ripetuti attacchi, ma la posizione fu mantenuta, furono scavate le trincee e approntate le difese.

Mussolini che durante l’azione era sotto i reticolati nemici, rimase miracolosamente illeso.

Sotto il fuoco nemico lavorò di piccozzino mentre il bosco si era incendiato alle sue spalle.

Ebbe l’elmetto ammaccato da pallette di shrapnels.

Un’altra volta, mentre eravamo di riserva sulla [p. 34 modifica]selletta di Quel Tarond, una granata del Kug colpì in pieno il baraccamento.

Spaccò un trave e il tetto crollò.

Trepidanti accorremmo, perchè sapevamo che Mussolini era rimasto dentro, noncurante come al solito del bombardamento nemico, e non aveva voluto seguire gli altri bersaglieri nella vicina caverna.

Temevamo che fosse rimasto colpito, quando con indicibile gioia lo vedemmo uscire dai rottami, stracciato e sporco, ma illeso.

Con quel sorriso che compare sulle sue labbra ogni qual volta è soddisfatto di una cosa, si rivolse a noi calmo, calmo, scuotendosi i panni, esclamando: «Beh! Sono stato fortunato anche questa volta!» 1 [p. 35 modifica]

E pensare che in quel tempo, c’era stato chi aveva avuto la spudoratezza di spargere la voce che Mussolini l’interventista, trovavasi al fronte interno!

L’azione compiuta cementò ancor più i buoni rapporti cogli Alpini e ricordo sempre cordialmente il capitano Vivalda e i camerati Mattighello, Luna e Chinali, quest’ultimo caduto eroicamente in un combattimento del novembre 1917.

Caro Chinali!...

I giorni 18 e 19 luglio 1916, fu progettata e compiuta un’azione offensiva nello Schwarzmberg. Vi prese parte la 6a Compagnia comandata dal capitano Vestrini, e la Compagnia Alpina dei Briganti.

Vi rimase ferito il comandante del nostro Battaglione maggiore Galassini. Mussolini anche questa volta partecipò col plotone ad un’azione dimostrativa sotto la linea austriaca di Pazzogna, allo scopo di attirare le riserve nemiche.

La disgraziata azione dello Schwarzmberg ci costò molte perdite. [p. 36 modifica] [p. - modifica]


Baldesi - Coi Bersaglieri dell'Undicesimo Reggimento in guerra pag49 foto alto.jpg

Il rifugio di Quel Tarond colpito più volte dalle granate nemiche

e dove il Duce ebbe salva miracolosamente la vita durante un bombardamento.



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Padre Michele d’Autino cappellano dell’11° Bersaglieri. La messa al campo.



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  1. Aveva vigilato il buon genio della Patria, riscattata dall’abisso della neutralità, rifatta inizialmente nel risorto romanticismo mazziniano (dopo l’imbarbarimento marxista che un po’ tutti ci aveva presi e tenuti), riplasmata nell’anima e nella volontà dell’interventismo rivoluzionario mussoliniano.

    Mai rivoluzione doveva essere tanto drammatica per un popolo, fin dagli inizi, e nello spirito prima che nel sangue, nel contrasto polemico dell’idee, dei sentimenti, delle tendenze inveterate, ormai secolari.

    Mai rivoluzione doveva, fin dai primi passi, così contrastati, in mezzo a tanta avversione di «fratelli», a tanto odio, irrisione, incomprensione e tristezza, recare tanto destino per una Patria (quale vigilia terribile e grande!), per l’Europa, e forse per il Mondo!

    Non era giusto che la sorte, prima che a sè stesso, serbasse alle fortune della Patria il caporale Benito Mussolini futuro condottiero e duce senza eguali?

    (p. d.)