Apri il menu principale

Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/337

Anno 337

../336 ../338 IncludiIntestazione 25% Da definire

336 338


[p. 1209 modifica]

Anno di Cristo CCCXXXVII. Indizione X.
GIULIO papa 1.
COSTANTINO juniore imp. 1.
COSTANZO imp. 1.
COSTANTE imp. 1.
Consoli

FELICIANO e TIBERIO FABIO TIZIANO.

Certo è il cognome del secondo console, cioè di Tiziano, non egualmente è sembrato tale il suo nome e prenome a cagion dei dubbii mossi al consolato dell’anno 391, siccome vedremo. Nel dì 10 di marzo a Rufio Albino succedette nella dignità di prefetto di Roma Valerio Procolo. La saviezza con cui Costantino reggeva i suoi popoli, la sterminata sua potenza, e il credito con tante vittorie acquistato, aveano per più anni tenuto in dovere i Barbari e fatta godere a tutte le parti del romano imperio un’invidiabil pace: quando eccoli dare all’armi i Persiani, e muover guerra al romano imperio. Un racconto di Cedreno3388, a cui il Valesio3389 prestò fede, fa originata questa rottura de’ Persiani coi Romani dopo una pace per circa quaranta anni durata fra loro, da un certo Metrodoro, filosofo persiano, il quale, adunata gran copia di pietre preziose nell’India, parte da lui rubate e parte a lui consegnate da un re indiano da portare in suo nome all’Augusto Costantino, venne veramente a trovar l’imperadore, a cui diede le gioie, ma senza far parola del re donatore, con [p. 1211 modifica]aggiugnere ancora di avergliene consegnata quel re un’altra gran quantità, ma che, in passando per la Persia, erano state occupate da quel re Sapore II. Perchè Costantino ne fece delle istanze ad esso re con assai altura, e non ne ricevè risposta, si allumò la guerra fra loro. Altre particolarità aggiunte da esso Cedreno a una tal relazione da niuno degli antichi conosciute, han ciera di favole, delle quali per altro è fecondo quello scrittore troppo lontano dai tempi di Costantino. Tuttavia Ammiano3390 ha qualche cosa di questo Metrodoro, con dire che Costanzo, e non già Costantino, badando alle bugie di Metrodoro, fu istigato a far guerra ai Persiani. Intanto a noi gioverà l’attenerci ad autori più classici, cioè ad Eusebio3391, Libanio3392 ed Aurelio Vittore3393. Vanno essi d’accordo in dire che il re di Persia, Sapore, da gran tempo faceva de’ preparamenti per muovere guerra al romano imperio. Allorchè ebbe disposto tutto, inviò ambasciatori a Costantino, ridomandando gli Stati che una volta appartenevano alla corona persiana. La risposta di Costantino fu che verrebbe egli in persona ad informarlo de’ suoi sentimenti; ed in fatti allestite armi e milizie, chiamate in gran copia da tutte le parti del suo imperio, con vigore si preparò per questa importante spedizione. Un così potente armamento d’un imperadore avvezzo alle vittorie fece calar ben tosto gli orgogliosi spiriti del re persiano, le cui armate aveano già dato principio alle scorrerie nella Mesopotamia, di modo che spedì nuovi ambasciatori a Costantino per trattar di pace. Eusebio3394 qui più degli altri merita fede, e ci assicura che l’ottennero; laddove Rufo Festo3395 e l’Anonimo Valesiano3396, Libanio e Giuliano l’Apostata pretendono che Costantino continuasse i preparamenti militari per la guerra; e noi vedremo che Costanzo suo figliuolo fu da lì a non molto alle mani col re di Persia. Tuttavia Ammiano è di parere che Costanzo, e non già i Persiani, quegli fu che volle rompere, sedotto, siccome già accennammo, dal suddetto Metrodoro.

Avea l’Augusto Costantino goduta in addietro una prosperosa sanità, accompagnata con gran vigore di corpo e d’animo3397, ed era già pervenuto al principio dell’anno sessantesimo terzo di sua età. Ma convien credere che anche nel precedente anno qualche interna debolezza o malore più vivamente che mai il facesse accorto dell’inevitabile nostra mortalità. Però, siccome dicemmo, assettò gl’interessi domestici; più che mai si applicò alle opere di pietà; fece fabbricare il sepolcro suo presso il magnifico tempio degli Apostoli, eretto e dedicato da lui in Costantinopoli, e spesso trattava dell’immortalità dell’anima, insegnata dalla religion di Cristo e dalla migliore filosofia. Ora, dopo aver egli con gran divozione celebrato il giorno santo della Pasqua, cominciò a sentir de’ più gravi sconcerti nella sanità, e si portò ai bagni, ma senza provarne profitto. Venuto che fu ad Elenopoli, si aggravò il suo male; ed allora, conoscendo approssimarsi ormai il fine dei suoi giorni3398, con tutta umiltà confessò i suoi peccati in quella chiesa, e fece istanza ai vescovi dimoranti nella sua corte di ricevere il sacro battesimo, differito da lui fin qui, secondo l’uso od abuso d’alcuni in que’ tempi, per cancellare e purgare prima di morire in un punto solo tutti i peccati della vita passata coll’efficacia di quel sacramento. Questa funzione fu celebrata poco appresso, essendo egli passato da una sua villa presso di Nicomedia3399; e chi il [p. 1213 modifica]battezzò, fu Eusebio vescovo di quella città, uomo per altro screditato per la sua aderenza agli errori d’Ario. Non v’ha oggidì persona alquanto applicata all’erudizione che non conosca essere stato conferito il battesimo a questo celebre imperadore, e primo fra gl’imperadori cristiani, non già in Roma per mano di san Silvestro papa nell’anno 324, come ne’ secoli dell’ignoranza le leggende favolose fecero credere, ma bensì nell’anno presente in Nicomedia sul fine della di lui vita. Se altro testimonio che Eusebio Cesariense non avessimo di questo fatto, potrebbesi forse dubitare della di lui fede, perchè vescovo almen sospetto di aver favorito il partito dell’eresiarca Ario, contuttochè non sia mai probabile che scrittore sì riguardevole volesse e potesse spacciare un fatto, che così agevolmente si sarebbe potuto con sua vergogna smentire, qualora fosse pubblicamente seguito in Roma tanti anni prima il battesimo d’esso Augusto. Ma il punto sta, che con Eusebio, in raccontar questo fatto, s’accordano il santo vescovo3400 Ambrosio, san Girolamo e tanti vescovi del concilio di Rimini nell’anno di Cristo 359; e Socrate, Sozomeno, Teodoreto, Evagrio e la Cronica Alessandrina. Non ne cito i passi, potendo il lettore informarsi meglio di questo da chi ex professo ha ventilata cotal quistione. Posto poi il battesimo così tardi ricevuto da Costantino, per cui egli cominciò veramente a chiamarsi cristiano, e ad essere partecipe dei divini misteri3401; s’è cercato se Costantino fosse almeno in addietro nel numero de’ catecumeni, nè si son trovati bastanti lumi per decidere questo punto. Quel che è certo, da gran tempo l’impareggiabil Augusto, con aver abiurato l’empio culto degli idoli, era cristiano in suo cuore, e adorava Gesù Cristo, e promoveva a tutto suo potere gl’interessi della sua santa religione, benchè non si sottomettesse per anche al giogo soave del Vangelo, e all’obbrobrio della Croce; e si sa che egli superava col suo zelo e colla sua divozione anche molti veterani nella scuola del Crocifisso. Dopo il battesimo, che il piissimo Augusto ricevè con gran compunzione ed ilarità insieme d’animo al veder quelle sacre cerimonie, vestì l’abito bianco, e diedesi a far varii regolamenti, l’uno dei quali fu il richiamar dall’esilio sant’Atanasio3402, e, secondo tutte le apparenze, anche gli altri vescovi banditi. Confermò ancora nel testamento la division fatta degli Stati ne’ suoi figliuoli, con chiamare a sè, come più vicino, Costanzo, il quale non giunse a tempo di vederlo vivo. Nella sacra festa adunque della Pentecoste, caduta in quest’anno nel dì 22 di maggio, fu chiamato, come si può credere, alla gloria de’ beati questo insigne imperadore, in età di sessantatrè anni e tre mesi, per quanto si deduce con varie conghietture dagli antichi scrittori3403, correndo l’anno trentunesimo, dacchè egli fu creato Cesare. Nè sussiste che egli nell’ultimo della vita inclinasse agli errori d’Ario, come si lasciò scappar dalla penna san Girolamo3404, avendo assai fatto conoscere alcuni letterati ch’egli morì nella credenza e comunione della Chiesa cattolica: al che certamente nulla pregiudicò l’avergli Eusebio di Nicomedia somministrato il battesimo, la cui virtù non dipende dal ministro. Fu il corpo del defunto Augusto3405 con lugubre pompa portato a Costantinopoli, accompagnato da tutta l’armata di quelle parti; ed esposto nella gran sala del palazzo, parata a lutto, e illuminata da assaissimi doppieri su candellieri d’oro, quivi restò, [p. 1215 modifica]finchè arrivato dalla Soria Costanzo di lui figliuolo, solennemente lo condusse al sepolcro, ch’egli stesso s’era preparato, e che fu posto alla porta del tempio de’ santi Apostoli in Costantinopoli. Incredibile ed universale fu il dolore3406 dei popoli per la perdita di questo incomparabile imperadore; e spezialmente il senato e popolo romano3407 se ne afflisse, riflettendo che egli coll’armi, colle leggi e colla clemenza avea, per così dire, fatta rinascere Roma, e procacciata con tanta cura in addietro una mirabil tranquillità di pace al suo imperio. Perciò furono in essa Roma sospesi tutti gli spettacoli ed altri divertimenti; si serrarono i bagni, e con alte grida il popolo fece istanza che il di lui corpo venisse trasportato colà, con provar poscia estremo dolore, allorchè intese data ad esso sepoltura in Costantinopoli. I pagani stessi3408, secondo il sacrilego loro stile, ne fecero un dio, come eziandio si raccoglie da varie medaglie3409, onore certamente detestato da quella grande anima che adorò il solo vero Dio in vita, e dopo morte possiam credere che passasse a godere i premii riserbati ai buoni in un regno più stabile e migliore. Il titolo di Grande, che noi comunemente diamo a Costantino, parve poco ai popoli, anche vivente lui; e però gli diedero quel di Massimo, che s’incontra nelle suddette medaglie e nelle iscrizioni. Ed, in vero, per quanto ebbe a confessare lo stesso Eutropio3410, benchè scrittore pagano, innumerabili pregi di corpo e d’animo, e una rara fortuna concorsero a formare di lui uno dei maggiori eroi dell’antichità. Videsi ritornato dal valore delle sue armi sotto un solo capo il romano imperio; cessarono pel suo saggio e clemente governo i gravissimi mali e disordini internamente patiti sotto i precedenti cattivi Augusti; e calato l’orgoglio alle nazioni barbare, niuna d’esse inferiva più molestia alcuna alle provincie romane, per timore di questo invitto Augusto. Ma la principal gloria di Costantino fu, e sempre sarà presso di noi cristiani, l’esser egli stato il primo ad abbandonare il culto degli idoli con abbracciare la vera religione di Cristo; e non solo di aver profittato per sè stesso di questa luce, ma d’essersi studiato a tutto potere di dilatarla pel vasto suo imperio, senza nondimeno forzare le coscienze altrui: studio che, secondato da’ suoi successori, giunse in fine ad atterrar affatto il paganesimo, e a far solamente regnare la Croce per tutte le provincie romane. Quanto egli operasse, affinchè ciascuno aprisse gli occhi al lume del Vangelo, quante chiese egli fabbricasse, quanti templi famosi della idolatria distruggesse, e tanti altri saggi della sua umiltà e pietà, all’istituto mio non convien di riferire, rimettendo io il lettore, desideroso di chiarirsene, alla Vita di lui scritta da Eusebio, e alla storia ecclesiastica. Ma non posso tacere che, per attestato del medesimo storico3411, lo zelo di Costantino giunse a proibire l’esterno culto degl’idoli, e a far chiudere le porte de’ loro templi, e a vietare i sagrifizii, l’aruspicina e varie altre superstizioni del gentilesimo. Che s’egli non potè sradicar tutto, il potente crollo nondimeno che gli diede, servì ai successori suoi Augusti di campo per compiere quella grande impresa. Per questo la memoria di Costantino si rendè venerabile per tutta la Chiesa, e tanto innanzi andò presso i Greci la stima di questo imperadore, che ne fecero un santo, e ne celebrano tuttavia la festa. Anzi nello Occidente stesso non sono mancate chiese che han fatto altrettanto, e scrittori che han compilata la Vita di san Costantino il Grande. Ma qui si vuol avvertire i lettori, che quantunque riguardevoli sieno stati i meriti di questo glorioso imperadore; tuttavia, [p. 1217 modifica]se noi prendiamo nella sua vera significazione il titolo di santo, indicante il complesso d’ogni virtù cristiana, e l’essere affatto privo di vizii e di sostanziali difetti: ben lontano fu Costantino dal conseguir sì decoroso titolo, che la sola pia adulazione de’ secoli barbari a lui contribuì. Imperciocchè, a guisa di tanti altri principi che grandi sono appellati, non mancarono in lui varii difetti, che ebbero bisogno di misericordia presso Dio, e di scusa presso i mortali. Non son già qui sì facilmente da credere tanti biasimi a lui dati da Giuliano Apostata, e massimamente da Zosimo, il qual ultimo fece quanto sforzo potè per isminuire o denigrar la fama di Costantino. Scrittori tali, perchè ostinati nel paganesimo, maraviglia non è se sparlassero d’un imperadore che, quanto potè, diroccò il regno della lor superstizione. Ora tanto Giuliano3412 che Aurelio Vittore3413 ed Eutropio3414 ci rappresentano Costantino, non solo avidissimo della gloria (passione per altro che in sè merita scusa, per non dire anche lode, qualora è di stimolo alle sole belle opere), ma ancora pieno d’ambizione, avendo egli cercato sempre d’ingrandirsi, senza mettersi pensiero se per vie giuste od ingiuste. Ma chi vuol male, tutte le altrui opere interpreta in sinistro. Gli attribuiscono ancora3415 un eccesso di lusso nell’ornamento del suo corpo, per aver portato, ed anche continuamente, il diadema; dal che si guardarono i suoi predecessori: accusa nondimeno di poco momento, perchè ai monarchi non è disdetto il sostenere la propria maestà colla magnificenza esteriore, purchè non giungano, come facea Diocleziano, a farsi trattare da iddii. Che poi Costantino negli ultimi suoi anni si desse ad una vita voluttuosa, amando i piaceri e gli spettacoli, lo scrissero bensì Giuliano3416 e Zosimo3417; ma lo stesso Aurelio Vittore3418 e Libanio3419, amendue gentili, difendono qui la di lui memoria, con dire ch’egli continuamente leggeva, scriveva, meditava, ascoltava le ambascerie e le querele delle provincie; e molto più parla esso Libanio delle continue di lui occupazioni per promuovere il pubblico bene; nè alcuno certamente mai fu che potesse imputargli l’aver trasgredite le leggi della continenza, nè commessi eccessi di gola. Se vero poi fosse che Costantino, come vuol Zosimo3420, e si ricava anche da Aurelio Vittore, dall’una parte scorticava i popoli colle imposte e coi tributi, e dall’altra scialacquava i tesori in fabbriche e in arricchir persone inutili ed immeritevoli, di maniera che, secondo esso Vittore, governò ben egli come buon principe ne’ primi dieci anni, ma ne’ dieci seguenti comparve un ladrone, e ne’ dieci ultimi si trovò come uno spelato pupillo: se vero, dissi, ciò fosse, avrebbe senza dubbio pregiudicato non poco alla di lui riputazione. Ma Evagrio3421 difende qui la fama di Costantino; e di sopra vedemmo, coll’autorità d’Eusebio, che questo regnante levò via un quarto degli aggravii sopra le terre; oltre di che, le sue leggi il danno a conoscere per nemico, e certo non tollerante delle avanie sopra i sudditi. Quel forse che con più ragione fu ripreso in questo gran principe, fu la sua troppa bontà, amorevolezza e clemenza; male procedente da buon principio, ma che non lascia d’essere male in chi è posto da Dio a governar popoli, se tale eccesso va a finire in danno del pubblico. Confessa lo stesso Eusebio3422 che Costantino fu proverbiato, perchè niuno temendo, a [p. 1219 modifica]

Anno di Cristo CCCXXXVIII . Indiz. XI.
GIULIO papa 2.
COSTANTINO juniore imp. 2.
COSTANZO imp. 2.
COSTANTE imp. 2.
Consoli

ORSO e POLEMIO.

Mecilio Ilariano esercitò in questo anno la prefettura di Roma. Da che giunto a Costantinopoli Costanzo Cesare ebbe data solenne sepoltura al cadavero del defunto padre, nell’anno addietro si applicò a dar sesto agli affari del pubblico. Intanto giunsero gli altri due suoi fratelli3425, cioè Costantino juniore e Costante. Niun d’essi finora avea portato se