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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/636


aggiugnere ancora di avergliene consegnata quel re un’altra gran quantità, ma che, in passando per la Persia, erano state occupate da quel re Sapore II. Perchè Costantino ne fece delle istanze ad esso re con assai altura, e non ne ricevè risposta, si allumò la guerra fra loro. Altre particolarità aggiunte da esso Cedreno a una tal relazione da niuno degli antichi conosciute, han ciera di favole, delle quali per altro è fecondo quello scrittore troppo lontano dai tempi di Costantino. Tuttavia Ammiano3390 ha qualche cosa di questo Metrodoro, con dire che Costanzo, e non già Costantino, badando alle bugie di Metrodoro, fu istigato a far guerra ai Persiani. Intanto a noi gioverà l’attenerci ad autori più classici, cioè ad Eusebio3391, Libanio3392 ed Aurelio Vittore3393. Vanno essi d’accordo in dire che il re di Persia, Sapore, da gran tempo faceva de’ preparamenti per muovere guerra al romano imperio. Allorchè ebbe disposto tutto, inviò ambasciatori a Costantino, ridomandando gli Stati che una volta appartenevano alla corona persiana. La risposta di Costantino fu che verrebbe egli in persona ad informarlo de’ suoi sentimenti; ed in fatti allestite armi e milizie, chiamate in gran copia da tutte le parti del suo imperio, con vigore si preparò per questa importante spedizione. Un così potente armamento d’un imperadore avvezzo alle vittorie fece calar ben tosto gli orgogliosi spiriti del re persiano, le cui armate aveano già dato principio alle scorrerie nella Mesopotamia, di modo che spedì nuovi ambasciatori a Costantino per trattar di pace. Eusebio3394 qui più degli altri merita fede, e ci assicura che l’ottennero; laddove Rufo Festo3395 e l’Anonimo Valesiano3396, Libanio e Giuliano l’Apostata pretendono che Costantino continuasse i preparamenti militari per la guerra; e noi vedremo che Costanzo suo figliuolo fu da lì a non molto alle mani col re di Persia. Tuttavia Ammiano è di parere che Costanzo, e non già i Persiani, quegli fu che volle rompere, sedotto, siccome già accennammo, dal suddetto Metrodoro.

Avea l’Augusto Costantino goduta in addietro una prosperosa sanità, accompagnata con gran vigore di corpo e d’animo3397, ed era già pervenuto al principio dell’anno sessantesimo terzo di sua età. Ma convien credere che anche nel precedente anno qualche interna debolezza o malore più vivamente che mai il facesse accorto dell’inevitabile nostra mortalità. Però, siccome dicemmo, assettò gl’interessi domestici; più che mai si applicò alle opere di pietà; fece fabbricare il sepolcro suo presso il magnifico tempio degli Apostoli, eretto e dedicato da lui in Costantinopoli, e spesso trattava dell’immortalità dell’anima, insegnata dalla religion di Cristo e dalla migliore filosofia. Ora, dopo aver egli con gran divozione celebrato il giorno santo della Pasqua, cominciò a sentir de’ più gravi sconcerti nella sanità, e si portò ai bagni, ma senza provarne profitto. Venuto che fu ad Elenopoli, si aggravò il suo male; ed allora, conoscendo approssimarsi ormai il fine dei suoi giorni3398, con tutta umiltà confessò i suoi peccati in quella chiesa, e fece istanza ai vescovi dimoranti nella sua corte di ricevere il sacro battesimo, differito da lui fin qui, secondo l’uso od abuso d’alcuni in que’ tempi, per cancellare e purgare prima di morire in un punto solo tutti i peccati della vita passata coll’efficacia di quel sacramento. Questa funzione fu celebrata poco appresso, essendo egli passato da una sua villa presso di Nicomedia3399; e chi il