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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/638


finchè arrivato dalla Soria Costanzo di lui figliuolo, solennemente lo condusse al sepolcro, ch’egli stesso s’era preparato, e che fu posto alla porta del tempio de’ santi Apostoli in Costantinopoli. Incredibile ed universale fu il dolore3406 dei popoli per la perdita di questo incomparabile imperadore; e spezialmente il senato e popolo romano3407 se ne afflisse, riflettendo che egli coll’armi, colle leggi e colla clemenza avea, per così dire, fatta rinascere Roma, e procacciata con tanta cura in addietro una mirabil tranquillità di pace al suo imperio. Perciò furono in essa Roma sospesi tutti gli spettacoli ed altri divertimenti; si serrarono i bagni, e con alte grida il popolo fece istanza che il di lui corpo venisse trasportato colà, con provar poscia estremo dolore, allorchè intese data ad esso sepoltura in Costantinopoli. I pagani stessi3408, secondo il sacrilego loro stile, ne fecero un dio, come eziandio si raccoglie da varie medaglie3409, onore certamente detestato da quella grande anima che adorò il solo vero Dio in vita, e dopo morte possiam credere che passasse a godere i premii riserbati ai buoni in un regno più stabile e migliore. Il titolo di Grande, che noi comunemente diamo a Costantino, parve poco ai popoli, anche vivente lui; e però gli diedero quel di Massimo, che s’incontra nelle suddette medaglie e nelle iscrizioni. Ed, in vero, per quanto ebbe a confessare lo stesso Eutropio3410, benchè scrittore pagano, innumerabili pregi di corpo e d’animo, e una rara fortuna concorsero a formare di lui uno dei maggiori eroi dell’antichità. Videsi ritornato dal valore delle sue armi sotto un solo capo il romano imperio; cessarono pel suo saggio e clemente governo i gravissimi mali e disordini internamente patiti sotto i precedenti cattivi Augusti; e calato l’orgoglio alle nazioni barbare, niuna d’esse inferiva più molestia alcuna alle provincie romane, per timore di questo invitto Augusto. Ma la principal gloria di Costantino fu, e sempre sarà presso di noi cristiani, l’esser egli stato il primo ad abbandonare il culto degli idoli con abbracciare la vera religione di Cristo; e non solo di aver profittato per sè stesso di questa luce, ma d’essersi studiato a tutto potere di dilatarla pel vasto suo imperio, senza nondimeno forzare le coscienze altrui: studio che, secondato da’ suoi successori, giunse in fine ad atterrar affatto il paganesimo, e a far solamente regnare la Croce per tutte le provincie romane. Quanto egli operasse, affinchè ciascuno aprisse gli occhi al lume del Vangelo, quante chiese egli fabbricasse, quanti templi famosi della idolatria distruggesse, e tanti altri saggi della sua umiltà e pietà, all’istituto mio non convien di riferire, rimettendo io il lettore, desideroso di chiarirsene, alla Vita di lui scritta da Eusebio, e alla storia ecclesiastica. Ma non posso tacere che, per attestato del medesimo storico3411, lo zelo di Costantino giunse a proibire l’esterno culto degl’idoli, e a far chiudere le porte de’ loro templi, e a vietare i sagrifizii, l’aruspicina e varie altre superstizioni del gentilesimo. Che s’egli non potè sradicar tutto, il potente crollo nondimeno che gli diede, servì ai successori suoi Augusti di campo per compiere quella grande impresa. Per questo la memoria di Costantino si rendè venerabile per tutta la Chiesa, e tanto innanzi andò presso i Greci la stima di questo imperadore, che ne fecero un santo, e ne celebrano tuttavia la festa. Anzi nello Occidente stesso non sono mancate chiese che han fatto altrettanto, e scrittori che han compilata la Vita di san Costantino il Grande. Ma qui si vuol avvertire i lettori, che quantunque riguardevoli sieno stati i meriti di questo glorioso imperadore; tuttavia,