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Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/274

Anno 274

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Anno di Cristo CCLXXIV. Indiz. VII.
FELICE papa 6.
AURELIANO imperadore 5.
Consoli

LUCIO DOMIZIO AURELIANO AUGUSTO per la seconda volta e CAIO GIULIO CAPITOLINO.

Dopo aver dato buon sesto agli affari delle Gallie, sen venne a Roma l’Augusto Aureliano per celebrare il trionfo suo. Riuscì questo dei più grandiosi e memorabili che mai si fossero veduti in quell’augusta città. Vopisco2561 bene dà un poco d’idea, con dire che vi erano tre carrozze regali, le quali tiravano a sè gli sguardi di ognuno. La prima avea servito ad Odenato Augusto, già marito di Zenobia, coperta d’argento, oro e pietre preziose. La seconda di somigliante ricco lavoro l’avea avuta Aureliano in dono dal figliuolo o nipote del morto re Sapore, dominante allora in Persia. La terza era stata di Zenobia, che con essa sperava di comparir vittoriosa in Roma: ed in essa entrò ella appunto, ma vinta e trionfata. Eravi anche la carretta del re de’ Goti, tirata da quattro cervi, entro la quale Aureliano fu condotto al Campidoglio, dove sagrificò a Giove que’ medesimi cervi, secondo il voto già fatto da lui. Precedevano in quella immensa processione venti elefanti, ducento fiere ammansate della Libia e Palestina, che Aureliano appresso donò a varii particolari, per non aggravar di tale spesa il fisco; e dei cammellopardi e delle alci ed altre simili bestie forestiere. Succedevano ottocento paia di gladiatori e i prigionieri di diverse nazioni barbare, cioè Blemmii, Assomiti, Arabi, Eudemoni, Indiani, Battriani, Iberi, Saraceni, Persiani, Goti, Alani, Rossolani, Sarmati, Franchi, Svevi, Vandali e Germani, colle mani legate; fra’ quali ancora si contarono molti de’ principali Palmireni sopravanzati alla strage, e parecchi Egiziani a cagion della loro ribellione. Ma quello che maggiormente tirò a sè gli occhi di tutti, fu la comparsa fra i vinti di Tetrico vestito alla maniera dei Galli, col figliuolo Tetrico, al quale2562 egli avea conferito il titolo di senatore2563. Veniva anche Zenobia con pompa maggiore, tutta ornata, anzi caricata di gemme, dopo aver fatta gran resistenza ad ammettere il peso ed uso di quelle gioie in sì disgustosa congiuntura. Con catena d’oro avea legati i piedi e le mani, ed una ancora ne avea dal collo pendente, sostenuta da un Persiano che le andava avanti. Con questo mirabile apparato, colle corone d’oro di tutte le città, colle carrette piene di ricco bottino, con tutte le insegne e coll’accompagnamento del senato, esercito e popolo, pervenne molte ore dipoi Aureliano al Campidoglio, e tardi al palazzo; rattristandosi nondimeno molti al vedere condotti in trionfo dei senatori romani, il che non era in uso, e mormorando altri2564, perchè si menasse in trionfo una donna, come s’ella fosse qualche gran capitano. Intorno al qual lamento Aureliano dipoi con sua lettera cercò di soddisfare il senato e popolo romano, col mettere Zenobia del pari co’ più illustri rettori di popoli. Furono poscia impiegati i seguenti giorni in pubblici sollazzi di giuochi scenici e circensi, in combattimenti di gladiatori, caccie di fiere, battaglie in acqua, e in assegnamento perpetuo di pane e carne porcina, che ogni dì si distribuiva a cadauno del popolo romano. Abbiamo da Trebellio Pollione2565 che Aureliano non solamente perdonò a Zenobia, ma le assegnò ancora un decente appannaggio pel mantenimento di lei e de’ suoi figliuoli, e un luogo a Tivoli [p. 971 modifica]presso al palazzo di Adriano, dove ella soggiornò dipoi a guisa d’una matrona romana. Eutropio2566 scrive che a’ suoi giorni restavano ancora dei discendenti da essa Zenobia, senza dire se per via di maschi, o pur delle sue figliuole. Il dirsi da Zonara2567 che Aureliano sposò lei, o pur una delle sue figlie, s’ha da contare per una favola. Ciera bensì di verità ha l’aggiunger egli, che le figlie di essa Zenobia furono da lui collocate in matrimonio con dei nobili romani. A quanto poco fa ho detto non si ristrinse la liberalità di Aureliano verso il popolo, perchè altri regali gli fece in abiti e danari2568. E perciocchè infinita copia vi era di debitori del fisco, ordinò che nella piazza di Traiano si bruciassero tutte le lor cedole. Pubblicò ancora un perdon generale per tutti i rei di lesa maestà. S’acquistò egli specialmente lode nell’aver non solamente rimessa ogni pena a Tetrico, già imperadore, o sia tiranno delle Gallie2569, ma dichiaratolo ancora Correttore di tutta l’Italia, cioè della Campania, del Sannio, della Lucania, de’ Bruzii, della Puglia, Calabria, Etruria ed Umbria, del Piceno e Flaminia, e di tutto il paese Annonario, colmandolo di onori, e chiamandolo talvolta collega, commilitone ed anche imperadore: segni di qualche precedente accordo seguito fra loro. Gli diceva, burlando, ch’era più onore il governare una provincia d’Italia, che il regnar nelle Gallie. Anche al giovane Tetrico di lui figlio fu conceduto posto fra i senatori, con godere illesi i lor beni patrimoniali2570. Fece inoltre Aureliano portare alla zecca tutte le monete adulterate e calanti, e ne diede al popolo delle buone. Fu in questa occasione che i ministri della zecca2571, accusati di qualche frode nel loro uffizio, spinti da Felicissimo, schiavo o liberto dell’imperadore, mossero una sì fiera sedizione in Roma, che vi uccisero sette mila soldati di Aureliano: cosa difficile a credersi. Ma pagarono anch’essi il fio della lor crudeltà, col restar vinti ed esposti al furore, ch’era per lo più eccessivo, in Aureliano. Racconta Suida2572 che questo imperadore fece morir molti senatori per informazioni della loro infedeltà, ricavate da Zenobia. Era egli un grande adoratore e divoto del Sole2573: però in quest’anno fece fabbricare in Roma il tempio del Sole con singolar magnificenza, arricchendolo di immensi ornamenti d’oro, di perle e di altre cose preziose. Pesava il solo oro ivi posto quindici mila libbre. Quivi espose le statue del medesimo Sole e di Belo, con altri ornamenti asportati da Palmira. Anche il Campidoglio si vide riempiuto dei doni a lui fatti da varie nazioni; e tempio alcuno non vi fu in Roma che non partecipasse di qualche suo dono. Fortificò ancora l’autorità de’ pontefici, ed assegnò rendite per la manutenzione de’ templi e de’ ministri. Azioni tutte che fan conoscere l’amore e zelo ch’egli nudriva per la sua falsa religione, cioè per l’idolatria: zelo che ancora circa questi tempi lo spinse, dopo essere stato finora clemente verso i Cristiani, a muovere contro di loro una fiera persecuzione2574. Ma per poco tempo, perchè Dio non tardò a dargli quel fine e gastigo, a cui soggiacquero anche in questo mondo altri nemici e persecutori della religione e Chiesa sua santa. Alcune buone leggi fece Aureliano, ma altre più meditava di farne, e sopra tutto voleva provvedere al soverchio lusso introdotto in Roma2575, con proibire il consumo dell’oro in tanti ricami, indorature [p. 973 modifica]ed altri vani usi, e con vietar l’uso della seta, perchè venendo questa allora solamente dall’India, ogni libbra di essa costava una libbra d’oro. Sarebbe da desiderare che anche a’ dì nostri nascessero degli Aureliani, per rimediare al lusso di certe città d’Italia, e alla pazza mutazion delle mode. Per altro godeva Aureliano Augusto che i privati abbondassero in vasi d’oro e d’argento. Trovandosi ancora molte terre incolte nella Toscana e Liguria, suo disegno fu di mandar colà a coltivarle le famiglie dei Barbari prigioni. Ma questi ed altri disegni, troncato il filo della sua vita, abortirono tutti. Credesi2576 che in quest’anno Felice papa fosse chiamato da Dio al premio delle sue fatiche, e che o per l’imminente o già insorta persecuzione non si elegesse il suo successore se non nell’anno seguente.