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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/516


presso al palazzo di Adriano, dove ella soggiornò dipoi a guisa d’una matrona romana. Eutropio2566 scrive che a’ suoi giorni restavano ancora dei discendenti da essa Zenobia, senza dire se per via di maschi, o pur delle sue figliuole. Il dirsi da Zonara2567 che Aureliano sposò lei, o pur una delle sue figlie, s’ha da contare per una favola. Ciera bensì di verità ha l’aggiunger egli, che le figlie di essa Zenobia furono da lui collocate in matrimonio con dei nobili romani. A quanto poco fa ho detto non si ristrinse la liberalità di Aureliano verso il popolo, perchè altri regali gli fece in abiti e danari2568. E perciocchè infinita copia vi era di debitori del fisco, ordinò che nella piazza di Traiano si bruciassero tutte le lor cedole. Pubblicò ancora un perdon generale per tutti i rei di lesa maestà. S’acquistò egli specialmente lode nell’aver non solamente rimessa ogni pena a Tetrico, già imperadore, o sia tiranno delle Gallie2569, ma dichiaratolo ancora Correttore di tutta l’Italia, cioè della Campania, del Sannio, della Lucania, de’ Bruzii, della Puglia, Calabria, Etruria ed Umbria, del Piceno e Flaminia, e di tutto il paese Annonario, colmandolo di onori, e chiamandolo talvolta collega, commilitone ed anche imperadore: segni di qualche precedente accordo seguito fra loro. Gli diceva, burlando, ch’era più onore il governare una provincia d’Italia, che il regnar nelle Gallie. Anche al giovane Tetrico di lui figlio fu conceduto posto fra i senatori, con godere illesi i lor beni patrimoniali2570. Fece inoltre Aureliano portare alla zecca tutte le monete adulterate e calanti, e ne diede al popolo delle buone. Fu in questa occasione che i ministri della zecca2571, accusati di qualche frode nel loro uffizio, spinti da Felicissimo, schiavo o liberto dell’imperadore, mossero una sì fiera sedizione in Roma, che vi uccisero sette mila soldati di Aureliano: cosa difficile a credersi. Ma pagarono anch’essi il fio della lor crudeltà, col restar vinti ed esposti al furore, ch’era per lo più eccessivo, in Aureliano. Racconta Suida2572 che questo imperadore fece morir molti senatori per informazioni della loro infedeltà, ricavate da Zenobia. Era egli un grande adoratore e divoto del Sole2573: però in quest’anno fece fabbricare in Roma il tempio del Sole con singolar magnificenza, arricchendolo di immensi ornamenti d’oro, di perle e di altre cose preziose. Pesava il solo oro ivi posto quindici mila libbre. Quivi espose le statue del medesimo Sole e di Belo, con altri ornamenti asportati da Palmira. Anche il Campidoglio si vide riempiuto dei doni a lui fatti da varie nazioni; e tempio alcuno non vi fu in Roma che non partecipasse di qualche suo dono. Fortificò ancora l’autorità de’ pontefici, ed assegnò rendite per la manutenzione de’ templi e de’ ministri. Azioni tutte che fan conoscere l’amore e zelo ch’egli nudriva per la sua falsa religione, cioè per l’idolatria: zelo che ancora circa questi tempi lo spinse, dopo essere stato finora clemente verso i Cristiani, a muovere contro di loro una fiera persecuzione2574. Ma per poco tempo, perchè Dio non tardò a dargli quel fine e gastigo, a cui soggiacquero anche in questo mondo altri nemici e persecutori della religione e Chiesa sua santa. Alcune buone leggi fece Aureliano, ma altre più meditava di farne, e sopra tutto voleva provvedere al soverchio lusso introdotto in Roma2575, con proibire il consumo dell’oro in tanti ricami, indorature