Apri il menu principale

Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/269

Anno 269

../268 ../270 IncludiIntestazione 25% Da definire

268 270


[p. 939 modifica]

Anno di Cristo CCLXIX. Indizione II.
FELICE papa 1.
CLAUDIO II imperadore 2.
Consoli

MARCO AURELIO CLAUDIO AUGUSTO e PATERNO.

V’ha una o due iscrizioni, nelle quali Claudio è chiamato Console per la seconda volta. Non mi son io arrischiato ad intitolarlo tale, perchè più sono i monumenti, ne’ quali egli si vede puramente appellaTo console. Questo Paterno, se a lui si applica un’iscrizione da me pubblicata2450, dovette essere chiamato Nonio Paterno. Era in quest’anno prefetto di Roma2451 Flavio Antiochiano. Giacchè andava ben la faccenda sotto un imperadore sì screditato, come era Gallieno, aveano preso gusto alle ruberie e ai saccheggi delle provincie romane i Goti negli anni addietro; in questo invitarono al medesimo giuoco altre nazioni barbare, cioè Ostrogoti, Gepidi, Virtinghi, Eruli, Peusini, Trutungi ed altri di quei settentrionali feroci popoli. Nell’anno presente adunque si videro comparir di nuovo costoro, compresi da molti antichi sotto il nome di Goti o Gotti, a desolar l’imperio romano. Può dubitarsi di un errore nel testo di Zosimo2452, allorchè scrive che formarono una flotta di seimila navi. Quando anche non fossero che barche, il numero par troppo grande. Trebellio Pollione2453 non riferisce se non due mille navi di que’ Barbari. E di più non ne conta Ammiano Marcellino2454 là dove fa menzione di questi fatti. Ma sì Zosimo che Pollione fanno ascendere il numero di coloro a trecento venti mila persone combattenti, senza contare i servi e le donne. La prima scarica del loro furore fu contro la città di Tomi, vicina alle bocche del Danubio, da dove passarono a Marcianopoli, città della Mesia. Da ammendue respinti dopo varii combattimenti si rimisero nei loro legni, e dal mar Nero entrarono nello stretto di Bisanzio, dove la corrente rapida delle acque, che urtava quelle navi le une contra delle altre, ne fece perir non poche insieme colla gente. E non mancarono quei di Bisanzio di far loro quanta guerra poterono. Dopo avere2455 inutilmente tentata la città di Cizico, vennero nell’Arcipelago, e posero l’assedio a Salonichi, o sia Tessalonica, e a Cassandria. Aveano macchine proprie per prendere città, e già pareano vicini ad impadronirsi di ammendue, quando venne lor nuova, che Claudio Augusto s’appressava colle sue forze. Certo è che Claudio dimorante in Roma, allorchè intese questo gran diluvio di Barbari, prese la risoluzione di andar in persona ad incontrarli; e tuttochè si disputasse da alcuni se fosse meglio il far guerra a Tetrico, occupator della Gallia e della Spagna, cioè delle migliori forze dello imperio, che ai Goti e agli altri Tartari rispose: La guerra di Tetrico è mia propria, ma quella de’ Goti riguarda il pubblico: e però volle anteporre il pubblico al privato bisogno. Zonara2456 in vece di Tetrico mette Postumo, che era già, secondo i nostri conti, morto. Or mentre egli attendeva a fare un possente armamento [p. 941 modifica]per quella impresa, spedì innanzi Quintillo suo fratello e con esso lui Aureliano, al quale, per la maggior sperienza negli affari della guerra, diede il principal comando delle milizie nella Tracia e nell’Illirico. L’arrivo di questi due generali con un poderoso corpo di gente quel fu che persuase ai Goti di abbandonar l’assedio di Salonichi, e di gittarsi alla Pelagonia e Peonia, dove la cavalleria dei Dalmatini si segnalò con tagliare a pezzi tremila di coloro. Di là passarono i Barbari nell’alta Mesia, dove comparve ancora l’Augusto Claudio colla sua armata2457; si venne ad una giornata campale, che fu un pezzo dubbiosa. Piegarono in fine i Romani, e fuggirono o fecero vista di fuggire; ma ritornati all’improvviso per vie disastrose addosso ai Barbari, ne stesero morti sul campo cinquantamila, riportando una nobilissima vittoria d’essi. Quei che si salvarono colla fuga voltarono verso la Macedonia, ma assaliti dipoi in un sito dalla cavalleria romana ed oppressi dalla fame, buona parte lasciarono ivi le lor ossa; e il resto veggendosi tagliata la strada, si ridussero al monte Emo, dove fra mille stenti cercarono di passare il verno. Ancor questi li vedremo sterminati nell’anno seguente. Se è vero ciò che racconta Zonara2458, convien che una parte della lor flotta e gente, staccata dal grosso dell’armata, andasse a dare il guasto alla Tessalia ed Acaia. Vi fecero gran danno, ma solamente alle campagne, perchè le città erano ben munite e in guardia, e seppero ben difendersi. Tuttavia riuscì ai Barbari di prendere quella di Atene, dove raunati tutti i libri di quelle famose scuole erano per farne un falò, se un d’essi, più accorto degli altri, non gli avesse trattenuti, dicendo che perdendosi gli Ateniesi intorno a quelle bagattelle, non avrebbono badato al mestier della guerra, e più facile era il vincer essi che altri popoli. Questa disavventura di Atene verisimilmente non altra è che la raccontata di sopra all’anno 267. Aggiungono gli storici, che i Barbari suddetti tornando a navigare giunsero alle isole di Creta e di Rodi, e fino in Cipri, ma senza far impresa alcuna considerabile; anzi, assaliti dalla peste, rimase estinto un buon numero di loro. Altre novità ebbe in questi tempi l’Oriente. Zenobia regina dei Palmireni, dominante nella Siria, scosso ogni rispetto ed ogni suggezione al romano imperio, rivolse i pensieri ad aggrandire il suo dominio colla conquista dell’Egitto2459, mantenendo ivi a questo fine corrispondenza con Timagene, nobile di quel paese. Spedì colà Zabda suo generale con una armata di settantamila persone tra Palmireni e Soriani, il quale, data battaglia a cinquantamila Egiziani venutigli all’incontro, gli sbaragliò: vittoria che si tirò dietro l’ubbidienza di tutto quel ricco paese. Zabda, lasciato in Alessandria un presidio di cinque mila armati, se ne tornò in Soria. Trovavasi in quelle parti Probo o sia Probato con una flotta per dar la caccia ai corsari. Questi, udite le mutazioni dell’Egitto, verso là indirizzò le prore, ed ammassate quelle soldatesche che potè, sì dell’Egitto che della Libia, scacciò la guarnigion Palmirena da Alessandria, e fece tornar lo Egitto sotto il comando de’ Romani. Ma non rallentò Zenobia gli sforzi suoi2460. Rispedì colà con nuovo esercito Zabda e Timagene, che furono sì bravamente ricevuti e combattuti da Probo e dai popoli di Egitto, che ne andarono sconfitti; ed era terminata la scena, se Probo non avesse occupato un sito presso Babilonia di Egitto, per tagliare il passo a duemila Palmireni. Ma Timagene ch’era con loro, siccome più pratico del paese, essendosi impadronito della montagna, con tal forza piombò sopra gli Egiziani, che li mise in rotta. [p. 943 modifica]Probo per questo di sua mano si diede la morte, e l’Egitto tornò in potere di Zenobia2461. Claudio Augusto, perchè impegnato nella guerra dei Goti, non poteva attendere a questi affari, siccome nè pure alle Gallie occupate da Tetrico2462 il quale in questi tempi tenne per sette mesi assediata la città di Autun che non voleva ubbidirlo, e colla forza in fine la sottomise. Al defunto papa Dionisio succedette sul principio di quest’anno Felice nella sedia di san Pietro2463.