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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/500


Anno di Cristo CCLXIX. Indizione II.
FELICE papa 1.
CLAUDIO II imperadore 2.

Consoli

MARCO AURELIO CLAUDIO AUGUSTO e PATERNO.

V’ha una o due iscrizioni, nelle quali Claudio è chiamato Console per la seconda volta. Non mi son io arrischiato ad intitolarlo tale, perchè più sono i monumenti, ne’ quali egli si vede puramente appellaTo console. Questo Paterno, se a lui si applica un’iscrizione da me pubblicata2450, dovette essere chiamato Nonio Paterno. Era in quest’anno prefetto di Roma2451 Flavio Antiochiano. Giacchè andava ben la faccenda sotto un imperadore sì screditato, come era Gallieno, aveano preso gusto alle ruberie e ai saccheggi delle provincie romane i Goti negli anni addietro; in questo invitarono al medesimo giuoco altre nazioni barbare, cioè Ostrogoti, Gepidi, Virtinghi, Eruli, Peusini, Trutungi ed altri di quei settentrionali feroci popoli. Nell’anno presente adunque si videro comparir di nuovo costoro, compresi da molti antichi sotto il nome di Goti o Gotti, a desolar l’imperio romano. Può dubitarsi di un errore nel testo di Zosimo2452, allorchè scrive che formarono una flotta di seimila navi. Quando anche non fossero che barche, il numero par troppo grande. Trebellio Pollione2453 non riferisce se non due mille navi di que’ Barbari. E di più non ne conta Ammiano Marcellino2454 là dove fa menzione di questi fatti. Ma sì Zosimo che Pollione fanno ascendere il numero di coloro a trecento venti mila persone combattenti, senza contare i servi e le donne. La prima scarica del loro furore fu contro la città di Tomi, vicina alle bocche del Danubio, da dove passarono a Marcianopoli, città della Mesia. Da ammendue respinti dopo varii combattimenti si rimisero nei loro legni, e dal mar Nero entrarono nello stretto di Bisanzio, dove la corrente rapida delle acque, che urtava quelle navi le une contra delle altre, ne fece perir non poche insieme colla gente. E non mancarono quei di Bisanzio di far loro quanta guerra poterono. Dopo avere2455 inutilmente tentata la città di Cizico, vennero nell’Arcipelago, e posero l’assedio a Salonichi, o sia Tessalonica, e a Cassandria. Aveano macchine proprie per prendere città, e già pareano vicini ad impadronirsi di ammendue, quando venne lor nuova, che Claudio Augusto s’appressava colle sue forze. Certo è che Claudio dimorante in Roma, allorchè intese questo gran diluvio di Barbari, prese la risoluzione di andar in persona ad incontrarli; e tuttochè si disputasse da alcuni se fosse meglio il far guerra a Tetrico, occupator della Gallia e della Spagna, cioè delle migliori forze dello imperio, che ai Goti e agli altri Tartari rispose: La guerra di Tetrico è mia propria, ma quella de’ Goti riguarda il pubblico: e però volle anteporre il pubblico al privato bisogno. Zonara2456 in vece di Tetrico mette Postumo, che era già, secondo i nostri conti, morto. Or mentre egli attendeva a fare un possente armamento