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Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/266

Anno 266

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Anno di Cristo CCLXVI. Indizione XIV.
DIONISIO papa 8.
GALLIENO imperadore 14.
Consoli

PUBLIO LICINIO GALLIENO AUGUSTO per la settima volta e SABINILLO.

Per gli nuovi tiranni che ogni dì saltavano fuori, conquassato era l’imperio romano; ma poco parea che se ne affliggesse la testa leggiera di Gallieno imperadore2400. Quando gli giugneva la nuova che l’Egitto era perduto: E che? diceva egli, non potremo noi vivere senza il lino d’Egitto? Veniva un altro a dirgli le orribili scorrerie fatte dagli Sciti nell’Asia, e i tremuoti che aveano in quelle parti diroccate le città, rispondeva: Non potremo noi far senza le loro spume di nitro per lavarci? Udita la perdita delle Gallie, se ne rise, dicendo: Sto a vedere che la repubblica sia sbrigata, se non verran più le tele di Arras. Così questo imperadore con aria da filosofo, ma con vera dappocaggine e stoltizia di principe. E intanto le applicazioni sue più [p. 925 modifica]serie erano dietro alla cucina e alle tavole per mangiar bene e ber meglio, e a soddisfar le sfrenate voglie della libidine sua, e a far comparse di lusso disusato, senza prendersi pensiero del pubblico governo, e senza mettersi affanno di tante ribellioni e disastri che fioccavano da tutte le bande sul romano imperio. Abbiamo da Aurelio Vittore2401 ch’egli, oltre alla moglie Salonina Augusta, teneva varie concubine, fra le quali la principale fu Pipa, figliuola del re de’ Marcomanni, per ottenere la quale cedette ad esso re una parte della Pannonia superiore. E questa sua trascuraggine appunto era quella che animava or questo or quello ad alzar bandiera contra di lui, e ad usurpare il nome d’imperadore. Trovò egli nondimeno un ingegnoso spediente per mettere freno all’esaltazione di nuovi Augusti2402, e fu quello di proibir da lì innanzi che i senatori avessero impieghi nella milizia, e si trovassero nelle armate, perchè diffidava di chiunque era in credito, e poteva aspirare all’imperio, o muover altri a liberarsi da lui. Uso fu degli Augusti di condur sempre seco ne’ viaggi e nelle guerre un numero scelto di senatori, che formavano il loro consiglio, e mantenevano ne’ popoli e nelle soldatesche il rispetto dovuto al senato, e comandavano bene spesso le armate. Tutto il contrario fece Gallieno. E di qui poi venne, che avvezzatisi i senatori a godersi in pace i loro posti e beni, e a risparmiar le fatiche, i pericoli e le sedizioni della milizia, più non cercarono di far cessare quella legge di Gallieno: perlochè sempre più venne calando la loro stima ed autorità, e crebbe l’insolenza di chi comandava e maneggiava l’armi. Intorno a questi tempi pare che succedesse nelle Gallie il fine di Postumo, stato per più anni tiranno, o sia imperadore in quelle parti, dove ancora avea preso il quarto consolato. Scrivono2403 ch’egli mantenne sempre que’ popoli in istato felice, mercè del suo senno e valore, ed era anche universalmente amato e rispettato. Tuttavia si sollevò contra di lui Lucio Eliano, che prese il titolo d’Imperadore in Magonza. Eutropio2404 scrive, che avendo Postumo presa quella città, per non aver voluto abbandonarne il sacco ai soldati, costoro l’uccisero insieme col giovane Postumo suo figliuolo. Ho io con Aurelio Vittore appellato Eliano l’emulo che si rivoltò contro di lui; ma questi infallibilmente non è se non quel personaggio che da Trebellio Pollione2405 vien chiamato Lolliano, e tale ancora si trova il suo nome presso d’Eutropio. Postumo, secondo il suddetto Pollione, per maneggi segreti d’esso Lolliano, perdè la vita; ed è certo che questi sopravvisse a Postumo. Dicono ch’egli fu accettato per Imperadore da una parte delle Gallie; e che fece di gran bene alle città di quelle contrade, e che rifabbricò varii luoghi di là del Reno. Ma che? Vittorino, figliuolo di Vittoria, già preso per collega dell’imperio da Postumo, gli fece guerra; e peggiore gliela fecero i soldati, perchè annoiati dalle troppe fatiche, alle quali continuamente gli obbligava, gli tolsero la vita. Trovansi medaglie2406, dove egli è chiamato Lucio Eliano ed Aulo Pomponio Eliano; altre se ne rapportano col nome di Spurio Servilio Lolliano. O l’une o l’altre sono mere imposture, quando ancora non sieno tutte. Sicchè Marco Aurelio Vittorino restò solo possessor delle Gallie. Ma costui2407 con tutte le belle doti d’uomo grave, clemente, economo, ed esattor della disciplina militare, portava nell’ossa un vizio che denigrava tutte le sue virtù, cioè una sfrenata libidine, per cui niun rispetto portava [p. 927 modifica]ai talami de’ suoi soldati. Ne riportò anche il castigo2408. Trovandosi egli in Colonia, un cancelliere dell’esercito, irritato contra di lui per violenza usata a sua moglie, essendosi congiurato con altri, lo uccise. Il fanciullo Vittorino di lui figliuolo fu allora chiamato Cesare da Vittoria o sia Vittorina, avola sua paterna; ma nella stessa maniera che il padre, fu anch’egli ammazzato dai medesimi soldati. Così Trebellio Pollione, il quale, se son vere le medaglie riferite dal Goltzio e dal Mezzabarba2409, mal informato si scuopre di quegli affari. In esse medaglie veggiamo appellato questo fanciullo Caio Piavio Vittorino, e non già col suo titolo di Cesare, ma bensì d’Imperadore Augusto. Se fosse vero il racconto di Pollione, non vi restò tempo da battere monete in onore di questo piccolo Augusto. Il punto sta che siamo ben sicuri d’essere quelle monete fattura indubitata dell’antichità. Certamente è lecito il dubitarne. Dopo i due Vittorini, l’imperio delle Gallie fu da quelle milizie conferito ad un Mario, già stato fabbro ferraio. Eutropio2410 mette l’esaltazione di costui fra Lolliano e Vittorino; Trebellio Pollione2411 dopo Vittorino. Era costui salito in alto ne’ posti militari per l’estrema sua forza, di cui alcune prove rapporta Pollione. Ma un soldato, già di lui garzone nella bottega del suo mestiero, vedendosi sprezzato da lui o prima o dopo l’usurpato imperio, due o tre giorni dopo la di lui promozione, col ferro lo stese morto a terra, dicendo nel medesimo tempo: Questa è la spada che tu di tua mano fabbricasti. Allora Vittoria madre del vecchio Vittorino, che volea pur conservar l’acquistata sua autorità nelle Gallie, a forza di denaro indusse i soldati a proclamar Imperadore, forse nell’anno seguente, Tetrico suo parente, senatore romano, e governatore nell’Aquitania, provincia delle Gallie. Questi nelle medaglie2412 si trova nominato Publio Piveso, o, secondo un’iscrizione, Pesuvio Tetrico, con apparenza che alcuna di esse memorie patisca eccezione. Dicono ch’egli era anche stato console, e che portatagli questa lieta nuova a Bordeos, quivi prese la porpora. Suo figliuolo Caio Pacuvio Piveso Tetrico, ancorchè allora fanciullo, fu creato Cesare dalla suddetta Vittoria, la quale appresso (non si sa in qual anno) terminò i suoi giorni, aiutata, per quanto ne corse la voce, dal medesimo Tetrico, al quale piaceva di comandare e non d’essere comandato da lei. Continuò dipoi Tetrico la sua signoria non solamente nelle Gallie, ma anche nelle Spagne, fino ai tempi di Aureliano Augusto, siccome allora diremo. Fu di parere il Pagi2413 che Postumo regnasse nelle Gallie sino all’anno secondo di Claudio imperadore. Non mancano ragioni ad altri per crederlo ucciso sotto Gallieno. La lite non è per anche decisa; nè certo si può ben chiarire il tempo di tante rivoluzioni succedute in quelle contrade.