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Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/183

Anno 183

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Anno di Cristo CLXXXIII. Indizione VI.
ELEUTERIO papa 13.
COMMODO imperadore 4.
Consoli

MARCO AURELIO ANTONINO COMMODO AUGUSTO per la quarta volta, e CAJO AUFIDIO VITTORINO per la seconda.

Perchè abbiamo una nobile iscrizione, già pubblicata da monsignor della Torre, che si legge anche nella mia raccolta1431, luogo non resta a disputare dei nomi di questi consoli. E di qui ancora può risultare qual fede si possa avere alle iscrizioni del Gudio. Una d’esse, riferita anche dal Relando1432, si dice posta IDIBVS OCTOBRIS M. AVRELIO COMMODO IIII. ET M. AVRELIO VICTORINO COS. Ecco qual capitale si possa far di quelle merci. Da un marmo, di cui non si può trovare un più autentico, siamo assicurati che quel console si chiamava Cajo Aufidio, ed esso nell’emporio gudiano ci comparisce Marco Aurelio. Ora questo Cajo Aufidio Vittorino1433 fu uno de’ più insigni senatori ed oratori del suo tempo, carissimo già a Marco Aurelio Augusto, di modo che giunse ad essere non solamente prefetto di Roma, ma console due volte. Di lui racconta Dione1434, che essendo governatore della Germania molti anni prima, certificato che il suo legato, o sia luogotenente, prendeva de’ regali, l’ammonì in segreto di desistere da quell’abuso. Veggendo di non far frutto, un dì assiso sul tribunale alla vista di ognuno, si fece citar dall’araldo a giurare di non aver mai preso regali, e di non essere per prenderne, finchè vivesse. Appresso fu esibito il giuramento medesimo al legato, il quale convinto dalla coscienza e dal timore di chi potea deporre contra di lui, ricusò il giurare. Vittorino immantinente il licenziò. Essendo anche proconsole in Africa, trovò un altro legato, che zoppicava dello stesso piede. Ed egli, senza far altre cerimonie, il fece imbarcare, e rimandollo a Roma. Da che, siccome vedremo, Commodo cominciò ne’ tempi seguenti a mietere le vite de’ più accreditati senatori, più volte fu detto che anch’egli era in lista. Mosso da questa voce Vittorino, francamente andò a trovar Perenne, prefetto allora del pretorio, e gli disse d’aver inteso che si volea farlo morire, ed aggiunse: Se è così, che state a fare? Ora è il tempo. Fu lasciato in vita, e morto poi di morte naturale, ebbe l’onore di una statua. Quanto a Perenne poco fa nominato, costui1435 per la sua perizia [p. 599 modifica]della disciplina militare, fu alzato da Commodo al grado di prefetto del pretorio, o sia di capitano delle guardie, quale ancora Tarrutino o sia Tarrutenio Paterno1436. Costui fu la rovina del padrone, perchè andò tanto innanzi nella confidenza e grazia di lui che diventò poi l’arbitro del governo. La sete di accumular tesori si potè dire in lui inesausta. Quasi che un nulla fossero i già guadagnati, tutto era egli sempre ansante a procacciarne de’ nuovi. E gli se ne presentò ben presto l’occasione, siccome vedremo. Intanto convien avvertire i lettori, che gli avvenimenti in questi tempi non si possono compartire per gli loro precisi anni, perchè le storie che restano raccontano bensì i fatti, ma senza indicarne la cronologia. Però solamente a tentone si andran riferendo le cose sotto gli anni seguenti. Nel presente le medaglie1437 ci avvisano che Commodo Augusto fu proclamato per la sesta volta Imperadore, ma senza apparire per qual vittoria. Il Tillemont1438 la crede riportata nella guerra che si accese nella Bretagna; ma questa vittoria, per quel che dirò, sembra più tosto appartenere all’anno seguente. Verisimile è più tosto, che in quest’anno ancora i generali cesarei in Germania, come conghietturò il Mezzabarba, dessero qualche rotta ai Barbari di quelle contrade. Parlano le stesse monete di un viaggio di Commodo, di cui niun vestigio s’ha nella storia; siccome ancora di una sua munificenza: indizio di qualche congiario dato al popolo. Ma delle stesse monete si incontrano degl’imbrogli, o perchè non sincere, o perchè non assai attentamente copiate.