Alcesti (Euripide - Romagnoli)/Terzo stasimo

Terzo stasimo

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Euripide - Alcesti (438 a.C.)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1928)
Terzo stasimo
Terzo episodio Esodo
Questo testo fa parte della raccolta I poeti greci tradotti da Ettore Romagnoli
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primo corifeo

Strofe
Spesso fui con le Muse, spesso
sursi a volo d’idee sublimi;
ma. per quanto cercassi, nulla
vidi mai che piú forza avesse
della Sorte; né alcun rimedio
ritrovai ne le tracie tavole,
negl’incanti d’Orfeo vocale,
né tra l’erbe che Febo colse, che, blandi farmachi
per le misere genti, porse d’Asclepio al figlio.

secondo corifeo

Antistrofe
Ma non ara, né sculta effigie
cui tu supplice giunga, questa
Dea possiede: non cura vittime.
Non gravare su la mia vita
piú di quanto finor gravasti:
ché sin quanto disegna Giove,
o Divina, per te si compie.
Tu fra i Càlibi1, domi il ferro con la tua possa;
né si piega, né il tuo volere pietà conosce.

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primo corifeo

Strofe
Ed or nei vincoli non estricabili delle sue mani, te questa Diva
strinse. Fa’ cuore. Non con le lagrime potrai dagl’inferi
tornare a luce la morta gente. Sinanche i figli degl’immortali
scendon di morte nel buio regno.
Era diletta la tua consorte
fra i vivi: spenta, diletta è ancora:
tu la piú nobile fra quante donne
vivono, avesti compagna al talamo.

secondo corifeo

Antistrofe
Né riguardata sarà la tomba della tua sposa sí come il tumulo
di chi morendo scompare. Onori simili ai Numi
avrà: per quanti transiteranno, sarà motivo di riverenza.
E alcun, distoltosi dal suo cammino,
per ricercarla, dirà: «Costei
per il suo sposo diede la vita.
Ora è fra i Numi! Salute! E siine
propizia!». Tale sarà sua fama.

Note

  1. [p. 337 modifica]I Càlibi, popolazione che abitava sulle coste meridionali del Mar Nero, dove erano ricche miniere di ferro.