Agamennone (Alfieri)/Atto quarto/Scena I

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Atto quarto Atto quarto - Scena II

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AGAMÉNNONE


TRAGEDIA.


ATTO QUARTO.


SCENA PRIMA.

Clitennestra, Egisto




Egisto.

ULtima volta è che mi vedi: ahi lasso!
Cacciato io son donde i’ partir volea.
Pur non mi duol giurato averti, o Donna,
Di rimaner: l’antiveduto oltraggio,
Per tuo comando, e per tuo amor sofferto,5
Se grato l’hai, m’è caro. Altro, ben’altro
Dolor m’è al cor, lasciarti; e non più mai
Speranza aver di rivederti, mai.

Clitennestra.

Egisto, io merto ogni rampogna, il sento;

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E ancor che niuna dal tuo labbro io n’oda,10
M’è il tuo dolor, tua dura orribil sorte
Aspra rampogna al cor; per me soffristi
Oltraggio tanto; ed io per te son presta
A soffrir tutto; e stenti, e morte, ed onta;
Ed anco infamia. Ma d’oprare è il tempo, 15
Non di parlare omai: — lasciarti? pensa,
Ch’esser non può, finch’io respiro.

Egisto.

E vuoi
Perdere in un con me te stessa forse?
Ch’altro puoi tu? deh! cessa: urtar chi puote
D’assoluto Signor l’alta assoluta 20
Possanza? Il sai, che sue ragion son l’armi;
Ch’altra ragion ch’armi maggior non cura.

Clitennestra.

Se affrontar no, deluder puossi, e giova
Tentarlo: al tuo partir fisso ha il novello
Sole; e il novello Sole al partir tuo 25
Me compagna vedrà.

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Egisto.

Che parli? Oh Cielo!
Tremar mi fai; quanto il tuo amor m’è caro,
Tanto, e più la tua fama... Ah no; nol deggio,
Nè il vo’ soffrir: giorno verrebbe poscia,
Verrebbe sì, tardo, ma fero giorno, 30
In cui tu ripentita nomeresti
Me di tua infamia autor. Mi fia men duro
L’esiglio; e assai mi fia men dura morte,
Ver cui lungi da te corro a gran passi,
Che udir, misero me! mai dal tuo labro 35
Tal rimprovero, mai.

Clitennestra.

Tu, che di vita
Sola cagion mi sei, ch’io mai ti nomi
Cagion d’infamia a me? tu che lo stile
M’immergi in sen, se di lasciarmi hai core?...

Egisto.

Lo stile in sen crudo t’immergo, s’io 40
Meco ti traggo. Oimè! s’anco pur fatto
Il fuggir ti venisse, e chi sottrarci

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Potria d’Atride alla terribil’ira?
Qual havvi asil contro il suo braccio? Quale
Schermo? Rapita Elena fu: la trasse 45
Figlio di Re possente al regno suo;
Ma al rapitor che valse armi, e baldanza,
E mura, e torri aver? a viva forza,
Dentro la reggia sua, su i paterni occhj,
A’ sacri altari innanzi, infra le grida, 50
E il sangue, e i pianti, e il minacciar de’Suoi
Non gli fu tolto e preda, e regno, e vita? —
Io che farei, ramingo, esule, privo
D’ogni soccorso? il vedi; il tuo disegno
Vano è per se. D’ignominiosa fuga 55
Tentata indarno avresti sol tu l’onta:
Io di te donno, e di te privo a un tempo
L’iniqua taccia, e la dovuta pena
N’avrei di rapitore: ecco qual sorte
Or ne sovrasta, se al fuggir t’ostini. 60

Clitennestra.

Tu gli ostacoli sol, null’altro vedi:
Amor verace li conobbe mai?

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Egisto.

Verace amor trasse a rovina certa
L’amato oggetto mai? Lascia, ch’io solo
Stia nel periglio; e fo vederti allora, 65
S’io più conosco ostacoli, nè curo. —
Ben veggio, sì, che tu in non cale hai posta
La vita tua: ben veggio esserti meno
Cara la fama, che il tuo amor: pur troppo
Più ch’io nol merto m’ami. Ah! se il piagato 70
Tuo cor potessi io risanar; sa il Cielo,
Se ad ogni costo io nol faria! ... sì, tutto
Tutto farei; fuorchè cessar di amarti:
Ciò nol poss’io; morir ben posso, e il bramo. —
Ma se pur deggio ad evidente rischio 75
Per me vederti e vita esporre, e fama,...
Più certi almen trovane i mezzi, o Donna.

Clitennestra.

Più certi?... Altri ve n’ha?...

Egisto.

...Partir, ... lasciarti,...
Morire; ... altr’io non n’ho. Tu forse lungi

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Dagli occhj miei; tu d’ogni speme fuori 80
Di rivedermi mai; chi sa, ben tosto
Me strapperai del cor: sua nobil fiamma
Ridesteravvi Atride: ad esso accanto
Di bel nuovo trarrai felici giorni.
Oh! deh pur fosse! — Omai più vera prova 85
Dar non ti posso del mio amor, che il mio
Partir: ... terribil, dura, ultima prova.

Clitennestra.

Ove fia d’uopo, in noi sta il morir nostro.
Ma dì: rimedio, oltre il morir, non sai?

Egisto.

S’altro forse ve n’ha, di noi non degno 90
Stimar dobbiamlo.

Clitennestra.

Ed è?

Egisto.

Crudo.

Clitennestra.

Ma certo?
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Egisto.

Pur troppo.

Clitennestra.

E a me tu’l taci?

Egisto.

E a me tu’l chiedi?

Clitennestra.

Qual fia?... Nol so... Parla: inoltrata troppo
Mi son; più non m’arretro: Atride forse
Già mi sospetta; di sprezzarmi forse 95
Ha dritto già: quindi costretta io sono
D’odiarlo già: vivergli a fianco omai
Più non posso, nè vo’, nè ardisco. Egisto,
Or tu m’insegna, e sia qual vuolsi, mezzo,
Onde per sempre a lui sottrarmi.

Egisto.

A lui 100
Sottrarti, io tel ridico, ella è del tutto
Ora impossibil cosa.

Clitennestra.

E che m’avanza [p. 71 modifica]

Dunque a tentar?

Egisto.

Nulla.

Clitennestra.

Or t’intendo: oh quale
Lampo feral, d’orribil luce a un tratto
L’ottusa mente mi rischiara! oh quale 105
Bollor mi sento entro ogni vena! Intendo:
Crudo rimedio, ... e sol rimedio ... il sangue
D’Atride...

Egisto.

Io taccio.

Clitennestra.

Ma tacendo il chiedi.

Egisto.

Anzi, io tel vieto. — È ver, che ostacol solo
All’amor nostro, al viver tuo (del mio 110
Non parlo) è il viver suo; ma pur sua vita,
Sai ch’ella è sacra: a te conviensi amarla,
Rispettarla, difenderla: conviensi
Tremarne a me. — Cessiamo: omai s’avanza

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L’ora; e il mio lungo ragionar potria 115
A sospetto dar loco. — Alfin ricevi...
L’ultimo addio.... d’Egisto....

Clitennestra.

Arresta... Solo
All’amor nostro ostacol’ei?... Sì; nullo
Altro ve n’ha: pur troppo è ver; pur troppo
N’è la sua vita morte.

Egisto.

A mie parole 120
Non bada: amor fe’ dirle.

Clitennestra.

Amor del pari
Intenderle mi fa.

Egisto.

D’orror compresa
L’alma non senti?

Clitennestra.

Orror?... sì; ... ma lasciarti...

Egisto.

E cor bastante avresti? [p. 73 modifica]

Clitennestra.

Amor bastante

Da non temer cosa del mondo.

Egisto.

In mezzo 125
De’ Suoi sta il Re: qual man, qual ferro strada
Può farsi al petto suo?

Clitennestra.

Qual man?... qual ferro?...

Egisto.

Vana saria quì, il vedi, aperta forza.

Clitennestra.

Ma il tradimento pur ...

Egisto.

Vero è: non merta
Esser tradito Atride: ei, che tant’ama 130
La sua consorte: ei, che da Troja avvinta
In sembianza di schiava infra suoi lacci
Cassandra tragge; e n’è schiavo, ed amante
Ei stesso, sì...

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Clitennestra.

Che ascolto!

Egisto.

Aspetta intanto,
Ch’ei di te stanco, abbia con essa e Regno,135
E Talamo diviso: aspetta, ai danni
L’onta s’aggiunga; e omai di ciò, che muove
Tutt’Argo a sdegno, non sdegnarti sola.

Clitennestra.

Io di Cassandra ancella? Io di te priva?

Egisto.

Atride il vuol.

Clitennestra.

Atride pera.

Egisto.

E come? 140
Di qual mano?

Clitennestra.

Di questa, in questa notte,
Entro a quel letto, ch’ei divider spera
Con l’abborrita schiava.

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Egisto.

Oh Ciel! ma pensa...

Clitennestra.

Tutto pensai.

Egisto.

Ma, se pentita??...

Clitennestra.

Il sono
D’aver tardato troppo.

Egisto.

Eppure....

Clitennestra.

Io ’l voglio; 145
Io, s’anco tu nol vuoi; dell’amor mio
Te sì degno, ch’io lasci a morte andarne?
Ch’io viver lasci chi nol cura? In Argo,
Giuro, doman Signor sarai: nè mano
Mi tremerà, nè cor... Ma chi s’appressa? 150

Egisto.

Elettra...

Clitennestra.

Oh Ciel! Sfuggila; ed io la sfuggo.