Varenna e Monte di Varenna/Appendice

Appendice

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Secoli XIX e XX Indice onomastico e toponomastico

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APPENDICE


MANIFESTAZIONI ARTISTICHE


Un Brentani Giovanni Pietro dipinse il trittico che si trova ora nella chiesa di San Giorgio, e che rappresenta la Vergine assisa sopra un trono con ricco panneggio d’oro a fiorami rossi, che con una mano porge un frutto al Bambino, il quale, ritto sulle ginocchia materne, con la destra alzata benedice. Alla destra della Vergine sta San Pietro Martire col coltello confitto nel capo che gronda sangue; alla sinistra San Giorgio. Ai lati chiudono i tre quadri descritti quattro tavolette: San Lorenzo, San Giovanni Battista, Santo Stefano e una Santa Martire. Alla sommità altre tre tavolette: nel mezzo la Crocifissione, a destra l’angelo Gabriele, a sinistra la Vergine Annunciata. Il Brentani, artista locale, dal disegno scorretto ed inesperto, rientra ancora nell’orbita dell’arte giottesca dell’Italia Superiore, per il lusso decorativo delle armi e delle stoffe; non manca però di un certo spirito d’osservazione.

Il trittico porta la scritta: MCCCCLVIII. Scolares sancti Petri Martiris de Varena feccrunt fieri hoc opus. Giov. Petrus de Brentano pinsit. de mense Aprilis. Come si arguisce da questa iscrizione, il lavoro era stato ordinato al nostro pittore dagli ascritti alla scuola di San Pietro Martire di Varenna, ed è questo l’unico cenno che noi troviamo di tale confraternita1.

Questo trittico fu trasferito pochi anni or sono dall’oratorio di Santa Marta alla Chiesa Parrocchiale, e messo nella prima Cappella a destra, come consacrazione a San Giorgio, e vi fu costruito un altare votivo su disegno del Prof. Polvara, in marmo bianco.

Nella chiesa parrocchiale vi è da notare anche un bel pulpito intarsiato a figure, ed un bel confessionale in stile barocco. Così pure abbiamo un bel barocco all’Altare Maggiore e all’altare della Madonna del Rosario. [p. 366 modifica]

Nell’oratorio di San Giovanni Battista in Varenna vi è un gran dipinto ben conservato del 1400, rappresentante il Redentore che occupa tutta l’abside. Essa è spaziosa quanto la navata, ma ora è da questa divisa essendo convertita in sacristia.

Nello stesso oratorio abbiamo una pala d’altare del pittore comasco Sigismondo De Magistris del 15332, che rappresenta il battesimo di Cristo. Trittico del Brentari (fotogr. Adamoli)

Questo pittore De Magistris lasciò altre pregevoli opere ad Albosaggia, a Montagna in Valtellina e a San Miro sopra Sorico. La sua opera risente della scuola del Boltraffio ed il paesaggio ha dei pregi di realismo, come lo dimostra quella typa latifoglia propria dei bassipiani lacuali. [p. 367 modifica]

Notevole nella chiesa di San GiorgioFonte/commento: 527 è una ricca pala di altare in legno con intagli dorati proveniente dalla chiesa del Monastero.Pala d’altare del pittore Sigismondo De Magistris (fotogr. Adamoli)

Le figure dipinte sui lati della tavola rappresentano Santa Caterina, Santa Lucia, Santa Maria Maddalena e Santa Apollonia. Sotto il basamento sono raffigurati i 12 apostoli con in mezzo il Salvatore. Il dipinto porta la data del 1594. [p. 368 modifica]

Nell’archivio parrocchiale della chiesa di San Giorgio vi è un antico quadro di fine fattura rappresentante la Madonna col Bambino.

Nello stesso archivio, in attesa di collocamento, sono depositate 8 tavolette grandi e 6 piccole dipinte da mano ignota probabilmente dell’epoca del trittico del Brentano col quale presenta molte affinità di tecnica.

Ognuna rappresenta un santo e così abbiamo S. Ambrogio, S. Stefano, S. Giovanni Battista, S. Lorenzo, S. Nicola da Bari, S. Giorgio, S. Alberto,Madonna col Bambino nell’archivio parrocchiale di Varenna (fotogr. Adamoli) S. Girolamo, Santa Caterina, Santa Agnese, S. Antonio, S. Benedetto e due ignoti.

Il Malaguzzi Valeri parlando degli ostensori del XVI secolo osserva che il tipo dell’ostensorio lombardo a poco a poco si semplificò, ispirandosi alla nuova e fredda architettura classica, e cita come caso tipico «il modesto ostensorio della parrocchiale di Varenna ha un coronamento tolto ai tiburi delle chiese bramantesche disseminate nella campagna lombarda»3. [p. 369 modifica]

La parrocchiale di Varenna possiede pure una pregevole croce del XVI secolo attribuita dal Malaguzzi Valeri all’insigne orafo comasco Giovanni Pietro Lierni4.

Di notevole nella chiesa di S. Martino di Perledo vi sono i vetri colorati sulla mezzaluna della porta d’ingresso, con un S. Martino a cavallo, i confessionali a ricchi intagli e statuette, il bellissimo battistero. Pregievole è pure il quadro rappresentante la Madonna col bimbo che dà l’anello a Santa Caterina: Da notarsi pure due quadri del pittore Giovanni Bellati. La fabbriceria della parrocchiale possiede pure un ostensorio di pregiato valore artistico.

Roberto Rusca nel suo libro «Il Rusco ovvero descrizione del contado e vescovado di Como» edito a Piacenza nel 1629, al libro IV° scrive: «La prepositurale di Primaluna ha sotto di sè 24 chiese parrocchiali con quella di Perledo sopra Varena ne li monti, già fatta da una reina dei Longobardi in questi giorni gettata a terra per rifarne un’altra di nuova architettura e bellezza». Di qui si vede che la chiesa antica doveva risalire a molti secoli indietro e che l’attuale chiesa fu restaurata nei primi anni del XVII° secolo come lo dimostra l’iscrizione posta sopra l’arco della porta maggiore nell’interno del tempio e che riporteremo a suo luogo.

Pure notevole è la pala dell’altare dell’oratorio di Vezio. Il professore Malaguzzi Valeri ritiene trattarsi di copia di un’opera di Andrea Solario che trovasi nel museo del Louvre a Parigi col titolo: La Vierge au coussin vert.

Il lavoro pittorico è di una grande finezza specie nella Vergine col Bambino; e nella lunetta che sovrasta il trittico. Disgraziatamente non ne conosciamo l’autore.

Nella «Parola Amica» bollettino dei vicariati di Bellano - Perledo - Varenna, al N.° 33 (Marzo 1927) è stato pubblicato da Don Luigi Polvara già coadiutore a Varenna un interessante articolo sul trittico dell’oratorio di Sant’Antonio di Vezio dal quale togliamo i seguenti appunti:

«Il trittico ha sfondo unico per le tre tavole. Dalla sinistra, dove alquanto rivolto alla Vergine sta meditando Sant’Antonio, il paesaggio brullo con rocce nere va man mano degradando verso destra in un’arsa pianura giallognola con qualche piantina rachitica, spoglia e rossastra; una cerva anima il quadro.

Sant’Antonio nel rozzo saio d’eremita è coperto da un oscuro mantello; la lunga barba bianca e dello stesso colore i pochi capelli disposti a corona; leggermente curvo s’appoggia al bastone con le due mani, di cui la destra scuote un campanello simbolo della vigilanza cristiana. Compie lo sfondo un goffo diavoletto e un eremita incappucciato, [p. 370 modifica]che precedono su di un viottolo montano che per la mancanza di prospettiva, pare precipiti. Alla destra di chi guarda, S. Ambrogio avvolto in un ricco piviale rosso con disegni oscuri, veste un lungo camice; sulla bella testa porta mitra gemmata; con le due mani coperte di guanti bianchi tiene ritto il pastorale. Manca il simbolico staffile. È in contemplazione della Vergine che, assisa in trono, (il cui panneggio bianco a forti ombre nasconde molta parte del paesaggio) in dolce atto d’amore allatta il Bambino. Ai piedi un uccellino becca due ciliegie»5.

Scrive ancora l’autore che il pregio maggiore sta nella cornice che è uno splendido lavoro del rinascimento. Due bellissime lesene, l’unaAffresco sulla casa di Pietro Calvasina (fotogr. Adamoli) dall’altra diversa, sormontate da una faccia di giovinetto che ne forma il capitello, sostengono un’elegante architrave; e lesene ed architrave sullo sfondo di color turchino portano, in rilievo dorato, varii puttini ninfe, fiori, frutta combinate ed allacciate con fregi e volute d’ottimo gusto. Le tre tavole sono fra loro separate da due svelte e graziose colonnine dorate che si congiungono ad esso con l’architrave.

Nell’antica chiesetta di Gittana vi sono nel soffitto antichi affreschi che rappresentano la natività, la Presentazione di Maria al Tempio, l’Annunciazione e l’incontro di Maria con Santa Elisabetta. [p. 371 modifica]Affresco sulla casa di Silvio InvernizziAffresco del 1584 sulla casa Sala [p. 372 modifica]

Nella stessa chiesa l’altar maggiore, costruito con varie qualità di marmi è bello e antico. Pure interessante è il tabernacolo in marmo pur esso antico e un’antica tavoletta rappresentante San Rocco e che porta la data del 1573.

Sui muri esterni di questa chiesa sono immurati frammenti di antiche e rozze sculture medioevali delle quali una rappresenta Gesù in Croce.

Sulla parete esterna, verso strada, della casa di Pietro Calvasina in Varenna in via Umberto I° n° 31, si ammira un affresco recante la data Affresco nella casa Stengherdel 1483 di un’arte ingenua e primitiva rappresentante la Madonna con S. Giorgio e San Sebastiano. Un affresco simile e di fattura anche eguale, trovasi nella parete esterna verso strada della casa di Silvio Invernizzi in via Umberto I° n° 20.6

Altro affresco che porta la data del 1584 trovasi sulla parete esterna della casa di proprietà Sala in via dell’Orbo. Esso rappresenta la madonna col bimbo in grembo avente uno sfondo di un bel portico della rinascenza, in basso vi è un San Giovannino coll’agnellino che protende una mano verso la Madonna. [p. 373 modifica]

Ancora un affresco si trova nella casa Stengher in via dell’Oste, esso rappresenta la Madonna in trono col Bambino avente ai lati inginocchiati Santa Caterina e un altro santo. Anch’esso appare del XVI secolo.

Nella casa Scanagatta, vicino al piccolo seno detto il Melzotto, su di una parete interna, vi è un antico affresco del secolo XVI raffigurante la Madonna col bambino. La Madonna è seduta col bambino in grembo e tiene in una mano una colombella. Nella stessa casa Scanagatta vi è un altro dipinto rappresentante la Madonna ma è molto sbiadito.

Nella casa del custode della villa dei Cipressi, In questi ultimi anni venne trovata la testa di una Madonna poco pregevole. Nell’antica casa Serponti, ora di Pietro Venini in Varenna vi è un affresco rappresentante un’altra Madonna con Santi con la leggenda:

Questa hopera
A. F. F. Giovanna
Maria Serponti
F. G. Battista Ser.
per sua divozione
1612 Luglio

Un altro dipinto d’argomento sacro è nella casa di Conca Bernardo in fondo alla piazza dove vi è un portico che scende all’albergo, di fianco alla chiesa di San Giovannni. Dalla casa Rainoldi già Tenca venne asportato un affresco: una testa di Cristo d’arte Luinesca7.

Al monte di Varenna abbiamo i seguenti dipinti: esternamente, sul molino detto El grotto del Pepot (Ongania Giuseppe fu Domenico) è dipinta una immagine della Vergine che tiene sulle ginocchia il Bambino che sgrana il rosario con la mano sinistra. È opera di un pittore discreto del 1855.

Un’altra immagine un po’ corrosa dal tempo raffigurante la Madonna degli Angeli, è dipinta sulla casa di Fumeo Agnese fu Pietro nel centro di Perledo.

Nella casa di Fumeo Pietro vicina all’asllo infantile, nell’interno, sul muro d’una camera, è dipinto un crocifisso discreto del 1500. Interessante è anche sapere che si usava avere allora delle stanze tutte dipinte. Infatti da un testamento lasciato da Francesco de Campione nel 9 giugno 1721 risulta che gli eredi Giuseppe e Giovanni fratelli di Campione hanno ereditato «illam stantiam domus mea habitationis sitam Varenae contiguam domi habitationis dicti Bernardi totam picturis effigiatam appellatam la stanza della Madona titolo amaris.....». [p. 374 modifica]

Nello stesso testamento lascia al fratello Giuseppe un quadro rappresentante la Beata Vergine Maria ed un altro rappresentante S. Giovanni Battista8.

Negli elenchi dei numerosi artisti comacini che lavorarono in diverse città italiane non abbiamo trovato alcun artista di Varenna; solo il Merzario nella sua opera i Maestri Comacini ricorda che verso la fine del 1400 distinguevasi in Siena come capomastro di costruzioni un Martino di Giorgio di Varenna. Doveva essere persona assai abile perchè ebbe larga parte nell’edificazione del palazzo Piccolomini divenuto poi Collegio Tolomei e quindi palazzo del Governo, e uno degli edifici più vasti e caratteristici di Siena. Il Merzario poi con pochissimo fondamento vorrebbe identificare il nostro Martino di Giorgio di Varenna col famoso Giorgio Martini celebre ingegnere e architetto senese del XV secolo.

Passando ora agli artisti che illustrarono Varenna citeremo il pittore Müller che dipinse due magnifici acquarelli rappresentanti Varenna.

La villa Capoana (oggi villa Burghières) ha un soffitto dipinto dal pittore Appiani. Anche la villa Broglio ha degli affreschi dell’Appiani, avendo Giuseppe Venini allora padrone della villa Broglio sposato una sorella dell’Appiani. Questo Venini fu l’ideatore dei forni crematori di Milano prima del Gorini.

Emma Bellati Marciandi figlia del generale Giuseppe Marciandi piemontese e consorte del fu tenente generale Emilio Bellati, appassionata dilettante di pittura, allieva del pittore Lemmi di Firenze, espose all’esposizione di Torino due quadri uno rappresentante gli scogli di Balbianello e l’altro la punta di Varenna. Espose pure a Firenze due quadretti rappresentanti interni di Varenna ed ottenne il diploma d’onore.

Dipinse in Varenna Prayer, pittore tedesco. Alcuni suoi quadri vennero lasciati dal Preposto Gorio di Perledo al Municipio di Como.

Lo «Studio» una rivista d’arte inglese, ha dedicato un suo articolo a Walter West, un grande figurista inglese ma che si rivelò anche grande paesista. Eseguì vari quadri in Italia, prendendo a soggetto vedute del lago di Como e segnatamente di Varenna9.

Un altro quadro di Varenna venne dipinto dal pittore Alberto Muzii ed è riprodotto dall’Illustrazione Italiana 1892 (N° 42).

La signora Edith Gaddum inglese che da 17 anni viene a Varenna, ha dipinto molti quadri fra i quali notevole uno che rappresenta il così detto Melsott, dove vi era un antico porto, altri rappresentanti il giardino della villa Monastero, la veduta del lago dalla terrazza Invernizzi, e vecchie strade di Varenna. [p. 375 modifica]Varenna. — Acquarello del pittore Müller [p. 376 modifica]Vezio e Lago di Como — Acquarello del pittore Müller [p. 377 modifica]Una processione in Varenna del pittore Giovanni Carpaneto [p. 378 modifica]

Altra signora inglese pittrice che ha dipinto molti quadri di Varenna è Miss Bridgit Kear.

Un altro quadro interessante Varenna è quello del pittore Carpaneto Giovanni di Torino dipinto negli anni 1890-91 rappresentante una processione in Varenna. Vi figurano tre macchiette caratteristiche dai seguenti soprannomi: El Menich del Dezza, el Canin, el Cechun.

Il noto pittore Grubicy ci ha lasciato una veduta di Varenna vista da Fiume Latte e che porta la data del 1889.

Abbiamo già ricordato i quadretti di soggetto varennese del d’Azeglio conservati all’Esposizione permanente di Belle Arti in Torino.


ANTICHI CAMINI

Nell’albergo Reale di Varenna esiste un antico camino col seguente stemma: nella parte superiore dello scudo è disegnata un’aquila, nella metà inferiore una torre con due leoni che vi si arrampicano ai lati.

Questo stemma è della famiglia Campioni. Nella casa Greppi già Pensa, vicino a S. Giovanni vi è pure un antico camino con lo stemma di casa Scotti. Nella casa Camisasca Pirelli vi è un bel camino antico con la data del 1707, e con uno stemma avente nello scudo un pero.

Un altro camino con lo stemma trovasi nella casa Carganico.

Nell’attuale casa Bellati (fu generale Emilio) che è l’antica casa Pensa, vi è un camino col seguente stemma: in alto dello scudo vi è una corona, nella parte centrale la lettera P, e in basso la data: 1744.

Altro antico camino trovasi nella casa già Carganico, ed ora di proprietà di Don Carlo Pirelli, preposto di San Marco a Milano. Porta uno stemma con quarti bianchi e neri alternati.

Nella casa di Conca Fedele vi è un antico camino con uno stemma visconteo.

Altro antico camino trovasi nella casa degli eredi del compianto generale Giuseppe Bellati.

Nella casa Balbi Giovanni esiste un antico camino col seguente stemma: nella parte inferiore dello scudo un’aquila ad ali spiegate, nella parte inferiore un pozzo.

Un camino antico trovasi anche nella villa di Don Antonio Venini, ed un altro con stemma è situato nella casa Invernizzi. Lo stemma porta un’aquila nella parte superiore, ed un leone rampante nella parte inferiore. Sembra lo stemma della casa Scotti.

Nella casa Scanagatta in Varenna vi è un antico camino con lo stemma della famiglia Scotti.

A Gittana esiste un antico artistico camino nella casa di Tagliaferri Cornelio già Pensa di Bellano. Pure a Gittana vi è un altro antico [p. 379 modifica]camino con stemma nella casa già di Nicola Maglia ed ora di Lina Maglia. Lo stemma contiene nella parte superiore un leone ed in quella inferiore una fortezza.


PROSA E VERSI IN LODE DI VARENNA

Bettin da Trezzo, mediocre poeta Lombardo dal XV° secolo, è l’autore di un poemetto dal titolo Letilogia, dedicato al cardinale Ascanio Sforza10. In esso descrive la peste che fece grande strage in Milano, Pavia, Lodi e Como. Ed è appunto nel capitolo consacrato alla parte di Como che si legge un’interessante rassegna di tutti i paesi del lago.

Ecco cosa dice di Varenna, della quale ricorda, specialmente le verginiFonte/commento: 527 penitenti del suo monastero:

Mandello de l’olivo copioso;
Olzo; Alierno; et la gentil Varena
Dove per aquistar vita serena
Le Moniale han corpo silicioso.

Paolo Giovio nel suo «Lario» (traduzione di Vincenzo Becci senese) ha questa suggestiva, breve descrizione di Varenna:

«Da Bellano a coloro che vanno a Varenna, quasi in mezzo del viaggio, è il promontorio Murcà, al quale finisse il Cultonio territorio, de quel luogo li sassi spiegandosi, se mostra Varena, dalla qual terra nessuna altra ha più belli vignali nè così beata de horti, de cedri et de aranci; nello elevato lito le selve odorate verdeggiano perpetuamente, è tanto esposto al sole quel sito che li varenesi et bellanesi, quasi levata la durezza dell’inverno hanno congiunto l’autunno con la primavera».

Nel manoscritto di Paride Torriani che è del 1571 e del quale occorre sovente far menzione, leggiamo ancora: «Passato il detto ponte di pietra che sopra la Pioverna in un sol arco di pietra si rivolge per selve et boschi sotto Parlasco villa detta di sopra ed indi lontan dalla suddetta terra, si ritrova una valle detta del Portone da una gran porta anticamente ivi edificata, questa sino al presente giorno si vede et chiude la via sopra un’alta ed oscura valle, non potendosi per gli alti precipizi da niun’altra parte passare. Di sopra il detto Portone vi sono ancora le vestigia di un’alta Rocca la quale era edificata alla guardia di questo passo».

E parlando di Periodo dice: «Si discende alla bella terra di Perledo non molto lungi da Bologna, luogo assai fertile de perfetti vini, olei de [p. 380 modifica]olive, et altre comodità, quale terra è capo di tutto il monte di Varena. Partorisce il sudeto territorio soavi e delicati frutti fra i quali vi sona articiocchi, tartufi, spargi assai molto saporiti e buoni.»

E più avanti: «Ripassata di nuovo la valle di Oliveto si ritrova al basso, appresso al lago una bella pianura di fruttifere viti, naranzi, allori et olive con molte altre sorte di frutti et quivi sono li confini di Valsassina con quelli di Varena et quivi si vede ancora una bella fortezza, e sotto questa, passato il fiume di Oliveto comincia il lago di questa valle che tiene il suolo e rivaggio nella sudetta pianura di Olivedo».

Ha anche scritto su Varenna Sigismondo Boldoni, ma di esso abbiamo già parlato nel XVII° secolo11.

Luigi Rusca nella sua Descritione del contado di Como e Vescovado (Piacenza 1629) così parla di Varenna:

«Et è vicino a Varenna terra aquistata à Venetiani insieme con la Valsasina, Belano e altre terre confinanti del lago di Como, dal Carmagnola, capitano della detta Repubblica, il quale poi fu decapitato fra le due colonne in piazza S. Marco il 22 aprile del 1433.... È posta Varena fra sassi e greppi che percossi da raggi del sole riverberano un gran calore nel tempo dell’estate si come è poi causa che al verno vi sia primavera, mantenendosi sempre fiori e boschi di cedri, mortella, olive e allori sì che Varena si può dire senza verno. Et perchè sono da venti molte volte percossi ancora, come quelli che sono in faccia a tutti i tre rami del lago, si può dire che Varena sia simile alla patria di Ulisse Itaca, della quale Virgilio disse nel III° dell’Eneide:

«Effugimus scopulos Ithacae».

L’abate Francesco Venini, amico di Volta, dedicava a Don Antonio Canarisi una descrizione in versi del suo soggiorno in Varenna, nell’inverno del 1789. Di questi suoi bei versi ne riportiamo quì alcuni:

Se tu brami saper, diletto Antonio
Ove di questa rea stagione ai rigidi
Giorni fo mia dimora; io con stil garrulo
Non ricuso del loco a te descrivere
E forma e sito. Dove il nostro Lario
Tripartito in catin più vasto allargasi
Di durissimo scoglio sull’immobile
Base fondarsi, e di giardini pensili
Con teatral si vede aspetto sorgere

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Stanza ch’io sempre amai, mio dolce e patrio
Nido, ove forse a me nascente Apolline
Con serena degnò fronte sorridere.
Dell’aprica Varenna il borgo picciolo;
. . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Qui vario e ameno a lei s’apre e vastissimo
Di chiare acque prospetto, di pampinei
Colli, di curvi lidi, e ville candide
E d’alti monti, che il bel lago cerchiano
Scendono di questo insino al Margo in vari
Pian degradando i miei giardini, e vestono
Di limon verdi le pareti altissime,
Che l’albero e il gentil frutto dai rabidi
Morsi del vento aquilonar difendono».


Sul monastero di Varenna ha scritto il parroco di San Giovanni alla Castagna (vicino a Lecco) Don Antonio Invernizzi.

Il libro ha per titolo: «Del monastero di Varenna, di quelli fuori delle mura di Lecco e del soppresso di Castello».

Ha pure scritto sul monastero di Varenna Antonio Balbiani. La sua pubblicazione ha per titolo: «Il Monastero di Varenna».

Stendhal nella sua «Chartreuse de Parme» a pag. 24 così parla del centro lago:

«..... et le hardi promontoire qui sépare les deux branches du lac, celle de Come, si voluptuenseFonte/commento: 527 et celle qui court vers Lecco, plein de sévérité; aspect sublime et gracieux, que le site le plus renommé du monde, la baie de Naples, égale, mais ne surpasse point.....

Su Varenna ha scritto anche il poeta Berchet12:

Torna meco, ritorna alle fragranze
Di che superbo è il lido a cui l’eterno
Aloe fiorito e cento alberi eletti
In don la profumata india concesse.
Nè le rigide brezze annunciatrici
Del verno mai qui sentirem; nè fia.
Che impetuoso ne’ suoi soffi algenti
Qui mai Borea ne avvolga e ne prosterni.

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Ben la canuta bruma a te d’intorno
Fa di pruine e ghiacci una corona,
Ma primavera i tuoi prati, o Varenna,
Sparge di fiori sempiterni e ride.


Cesare Cantù nella sua Lombardia pittoresca (Milano - Ubiscini 1838) parla di Varenna in questi termini:


«..... ebbene eccovi i campi a cui la ricca coltura fe’ dare il nome di Cultonio, eccovi questa punta sporgente, come per dare asilo alle navi che il vento tempesta, e che dal nome del sovrastante villaggio chiamano Riva di Gitana. L’ulivo colle bianche lucenti sue fogliuzze l’accenna lontano e il barcaiolo allorchè nella notte discerne il biancheggiare di quella cappella, sospende un tratto il battere della voga e saluta con devota preghiera la stella dei naviganti. Uscito poi sul lido non la dimentica, e quivi ritorna con frequenza devoto conducendovi la donna ed i figlioletti che colti i pamporcini e le margheritine onde tutto è smaltato il verde di questa china, offrono puro omaggio alla Madre del bell’amore».


Paolo Fumeo nell’ode «Il Bardo del Lario» parla di Varenna, ma i suoi versi vennero già da noi citati a pagina 19.


Stralciamo qualche brano da una guida in lingua francese pubblicata a Milano nel 1830:


«De Bellano on passe à Varenna: on voit en passant des terrains très fertiles et bien cultivés sur les côtes, ils portent le nom de Cultonio. On voit aussi du côté du lac les grandes carrières de marbre, qui continuent jusqu’au dessus du village de Varena. Les couches de ces marbres sont inclinées; dans quelques endroits elles sont même presque perpendiculaires, c’est à cause de cela que l’exploitation en est quelquefois très difficile, et que les onvriers sont forcés de s’accrocher aux rochers, ou de se tenir suspendus à des échelles qu’ on descend à l’aide des cords du hant de la montagne. Les marbres noirs sont très souvent vénésFonte/commento: 527 de blanc, Plus haut on tronve de la lumachelle et de ce marbre à zones concentriques, qu’on nomme occhiadino par la ressemblace que ses cercles out avec les yeux. Les onvriers en marbre sont assez nombreusx dans ce village, on y voit non seulement les marbres differens qui sortent de ces carrières mais aussi plusieurs blocs et échantillons très beanx que l’on tire des lits des rivières et des torrens, on leur donne le nom de trovanti. Le village est assez considérable et très ancien. Le climat est très doux; le citronniers, les orangers, les oliviers y végétent [p. 383 modifica]vigourensement, l’agave americana à la quelle le vulgaire donne le nom de aloe y croit spontanée entre les rochers. Vandelli annonce d’y avoir trouvée la melia azeolerach plante de la Syrie.

J. Walter Wert ha scritto i seguenti versi su Varenna:

From orchards of silver the wryneck
               is calling
Is calling his mate, who is now overdue;
From the high campanile mid cypresses
                         soaring
The bells of Varenna ring out through
                          the blue.

Oh bells of Varenna continue your ringing;
The leaves are not stirring, the breeze
                 has gone douwn;
you alone are of the silver sweet bells
                       of Varenna
The silvery olives have darkened
                     to brown

The bells have ceased ringing and silence has fallen
Upon the grey roofs of the little old town
But far o’er the water the boatmen are singing
To their labouring oars they ply up and down.

The voice of the oarsman in far away echoes,
Has fainted and died in the shadow blue
But still from the olives the wryneck calling
Is calling his mate who is now overdue.

Richard Bagot nel suo libro: The lakes of Northern Italy, racconta fra l’altro che le campane di Varenna hanno un gradevole suono musicale perchè all’atto della fusione vi si mescolò dell’argento. Questa diceria è ripetuta anche da altri scrittori inglesi.

Tennyson mentre dalla terrazza dell’Albergo Reale di Varenna contempla la torre di Vezio illuminata dalla luna, improvvisa i seguenti versi:

Like ballad burthen music kept.
. . . . As on the Lariano crept
To that fair port, below the castle
Of Queen Theodolind, where we slept;
Or hardly slept, but watsched awake
A cypress in the moonlight shake,
The moonlight touching o’ er a terrace
One tall agave above the lake».

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Longfellow nei Poems of places ha un poemetto intitolato «Cadenabbia» dal quale stralciamo i seguenti versi:

And dimly seen, a tangled mass
Of Walls and woods of light and shade
Stands beckoning up the Stelvio pass
Varenna, with its white cascade
I ask myself is this a dream?
Will it all vanish into air?
Is there a land of such supreme
And perfect beauty anywhere!
Sweet vision! Do not fade away;
Linger until my heart shall take
Into itself the Summer day
And all the beauty of the lake13.

Anche recentemente Iohn L. Stoddard, un altro inglese, parla delle bellezze di Varenna14.

Jean Carlyle Graham in un suo album dedicato all’Italia redenta ha pubblicato la seguente poesia su Varenna15:

Who that looks on these tawny hills
     Cradling calm day new-born,
Who that sips mead from Como’s stills
     This fragrant, sun-bathed morn,
Will, bating reverende, record
     Fair Como’s wrathful, ways,
And wont only ungrateful, hoard
     The tale of her «bade days’?»
To day her ripples play bo-peep,
     And dimple at the rocks
Lack in melodious mimicry
     A sounding billow mocks

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Ah, traitress! thou wouldst fain deny
     Thy raye of yester-eve,
Thou borrowest azure from the sky
     In painted smiles to weane.
And we are wiled we know of old
     Thy humours set thee well:
Thou fitful? nay, thy heart is gold,
     Sure do thy tender moments tell.


Tramonto sul lago visto da Varenna

Edmondo Brusoni nella sua Guida di Lecco del 1903 dice di Varenna:

«Non si potrebbe ideare situazione più deliziosa di Varenna. I vigneti stendono i loro festoni come archi trionfali in onore dell’abbondanza, mentre i cipressi ergono al cielo le loro brune canocchie.

Varenna è un punto che nulla ha da invidiare al Bosforo. Vi si vedono delicati intrecci di pergole costellati da gelsomini, ombrosi boschetti, terrazze di marmo riflettentesi nelle acque del lago, spalliere d’agrumi e piante esotiche, il suo clima è mite come quello della Tremezzina».

Il 7 febbraio 1875 nell’occasione dell’entrata solenne in Perledo del sacerdote Don Giuseppe Gorio, un anonimo scolaro del suddetto sacerdote, pubblicava il seguente sonetto:

Te beato, o Perledo, a cui largia
Natura un cielo limpido e sereno!
Te beato, o Perledo, a cui nel seno
E fiori e frutti facile nutria.

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Dal Lambro e dal Ticin spesso venia.
Ai blandi inviti del tuo suolo ameno
Teodolinda, l’animo ripieno
Di dolcezza soave ilare e pia.

     Ma più beato che raccogli a festa
     Oggi in gara concorde il tuo Pastore,
     E alfin deponi la sembianza mesta.

Ah sei, Perledo, terra del Signore,
Tu mirando in quell’uomo a Dio t’appresta.
Ecco per te divenni anch’io migliore.


In memoria della benedizione della campana nuova di Vezio il 4 settembre 1904 vennero pubblicati i seguenti versi in dialetto:

in memoria de la benedizion
de la campana noeuva de vesc.


     Oh! che bella festa, incoeu, per quij de Vesc,
     che veden battezza la soa campanna!
     mettendola su in alt sul campannin
     a fagh a tucc, tant quant, comè de mamma!

Se mai quaidun te dis: «l’è piscinina!»
dagh minga a trà: va su: digh che virtù
no se misura a spann; mattina e sera
fass sent, per invidai tucc a la preghiera,

     Fass sent, quand ne minaccia la tempesta
     scongiurarla e mandarla ben lontan,
     scampanna allegra per S. Antonio in festa
     ch’el ne guarda dal fangh e dai malann,

Ciama el Signor, quand che qujdun trebulla
Ciamel, commœvel cont i tò lament,
Quand che quaidun l’è dree à morì, i torment
Digh ch’el ghe faga senti men. Poeu infin

     Alza la vos al ciel, te se benedida
     dal noster bôn Prevost e regordet semper
     de quei che là t’han metuda e finalment
     proteggi, scampi, guida e difend.

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Il giovane poeta Umberto Visetti, recentemente ha scritto su Varenna, belle e melodiose canzoni, delle quali ci spiace, per la tirannia dello spazio, di non poter riportare che pochi versi:

Calda Varenna
Cullata eternamente
dalle dolci armonie
d’una canzone gentile
rifletti nello specchio
sereno, cupo e fondo
del lago
gli smaglianti velluti
d’un brocato superbo
il brocato gioioso che riveste
d’un tono
vivace
le ninfe graziose, sonnolenti
e pigre adagiate
voluttuosamente sotto l’ombra
molle delle mimose
delle tepide palme tropicali
delle magnolie
carnose
e degl’esili pini
eretti verso il cielo come spire
teneri d’incenso
dall’ombrelle nerigne
cirri tra i cirri
nel cielo di cobalto.
...........
Varenna
bella Varenna,
se il mio canto sincero non giunge
alle tinte felici
de’ tuoi colori smaglianti, un saluto
un reverente
saluto io porgo al tuo camposanto
tranquillo
lassù in alto tra i lauri
giardino fiorito
alla luce più bella
del sole
nella vista più bella
del lago.

[p. 388 modifica]

Recentemente Silvio Pagani ha pubblicato un poema drammatico intitolato Faust in Italia, che può considerarsi il suo miglior lavoro. In quest’opera uno dei quadri scenici è dedicato a Varenna. Si tratta di una visita che Faust e Mefistofele fanno al monastero di Varenna.

In verità in molti punti della sua opera s’incontrano del passi alquanto scabrosi, e perciò noi ci limitiamo a riprodurre alcuni versi commossi che Faust e Mefistofele dedicano alla bellezza del paesaggio del lago nelle vicinanze del Monastero:

Faust


                                                  affascinato dal panorama.
«Oh, meraviglia! È questo
il sogno d’un poeta innamorato,
o un paese ove può l’uom veramente
amar, gioire?

Mefistofele


L’uno e l’altro.

Faust


                                                              Lascia
che nel lunare incanto io mi dissolva
con tutti i sensi.

Mefistofele


Ma pur uno serbane
per quel che verrà poi. Scuotiti. Guarda
laggiù, tra il verde, quella casa bianca
in riva al lago. E’ il monastero; un nido
di verginelle..............
...........Ebben per queste
rupi scender possiamo e fra gli olivi
ed i cipressi andar cauti e guardinghi
nel giardin delle monache. Ti va?

Faust


Buona idea davvero e te ne lodo:
ma lascia almen che l’occhio mio si sazii
di questa vision. Che scintillio
sul queto lago e che profonda pace!

Mefistofele


La scena è bella, ma il teatro vuole
oltre la scena anche gli attori. Andiamo16.

[p. 389 modifica]

IL LARIO

Traduzione di Vincenzo Becci, Senese.


Così ha cantato Fiume Latte il poeta Bellanese Boldoni:

Odono a destra il suon, vedon le spume
Del fiume che dal Latte il nome prende.
Che quando dei Rifei l’orrida bruma
Col pruinoso crin gelata scende,
Fugge nell’alto speco, u’ non alluma
Nè mai dall’altra solia egli discende
Nè la canuta testa osa scoprire,
Sì teme egli del verno i colpi e l’ire.
Ma quando poi ride vezzoso il cielo
E coi zeffiri scherza il lito e l’onda,
E fugge in stille liquefatto il gelo
Mov’ei dalla caverna alta e profonda,
E mugge orrendo, e fa da bianco velo
Spumosi i sassi, e l’erto colle inonda,
E di gelato umore al monte aprico
Sparge gli omeri eccelsi e ’l mento antico17.
..............................


In lode di Fiume Latte abbiamo un sonetto di Alessandro Giovio:

«Corre entro il Lario alla sinistra riva,
Ove in due corna si diparte, un fiume
D’acqua sì freddo, e di sì bianche spume,
Che ’l nome suo dal latte si deriva,
Di tal virtù che I pesci morti avviva
E i vivi priva poi del vital lume,
Di meraviglia tal, che per costume,
S’asconde il verno, e appar nell’ora estiva.
Quivi col marin gregge a Proteo piacque
Con la sirena sua nel grembo assiso
Pascer fra l’ombre al mormorar dell’acque;
Perchè gridò Nettuno, aimè diviso
D’Ischia ten stai? Ne’ Pansilippo tacque,
Miseno, Amalfi, a noi torna il bel viso.
                                                Alessandro Giovio18.

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Ha scritto dei versi su Fiume Latte Giacomo Marchini19 del quale riportiamo qui due sole strofe, la prima e l’ultima:

C’è in riva al Lario un paesel che pare
Una fila di panni ad asciugare;
Vedi una casa bianca e l’altra bruna,
Eppur d’essere insiem tutte contente:
E paiono dal monte aspro, indigente
Scese sul lago per cercar fortuna;
E paion scese in un desio compatte
Oh! che bel paesello è Fiume Latte.
...................................
Volgi Rachele20 al sandolin la prora
Volgi e ritorna alla tua sponda ancora;
Dimmi ove tende quello stuolo di pini
Ch’è già del monte alla meta salito?
E questo fiume? non ti par nudrito
A rugiada di gigli e gelsomini?
Gettagli dentro delle rose e avrai
Del tuo volto l’imago e fida assai.»

E questi versi sono ancora del Berchet:

Pur ben lontano dalla spiaggia aprica
Gelida un’aura da intentato speco
Fiede improvvisa il viator che mira.
Scaturir d’alto e per la fessa roccia
Diruparsi una pura argentea lista.
Candido fiume cui di latteo il nome
Diede la fama e raccontò alle genti
Com’ei per lunghe sotterranee vie
Sgorghi da campi tutti aspri di gelo,
U’ non umana mai orma penetra,
Addio candido fiume, addio bei colli,
Cari a’ zeffiri sempre..............
....................................

Su Fiume Latte ha anche scritto l’Arici21:

........... Entro ai capaci
Rivolgimenti d’intentato speco
Arida tace al verno altra sorgente:

[p. 391 modifica]

E al primo uscir di primavera, intenso
Romor di venti e fremiti e procelle
Assordan l’antro, come se di Mille
Edifizi lassù fosse il frastuono
E la mina, e un mar chiuso e il tremuoto;
Poi sgorga del color che il latte agguaglia
L’argenteo fiume, e via corre superbo
Del vicin Lario a crescer l’ire.


E Paolo Emilio Parlaschino:

È cosa di stupore il bel fiume Latte
Che sbocca da caverna spaventosa
Superbo, altero e porge curiosa
Mostra d’un acqua bianca come il latte.
Inarca i cigli e tien miracolosa
La caduta di quel sott’un’ombrosa
Balza ch’l fa parer candido latte
L’acqua si rompe tra macigni neri
E fa un’acqua spumosa dove batte
Che appresso e da lontan par vero latte
Da’ da filosofar a dotti veri,
Perchè s’asconde e mostra a suo talento
O bianco come latte o come argento22.

Termineremo con alcuni adagi popolari. L’uno dice:

Varenna è sopra uno scoglio
Del mio non ho del tuo non voglio
Ma sappi che viver voglio

Ma vi è una variante nell’ultimo verso che suonerebbe invece così:

Ma piena sono d’orgoglio.

Le condizioni poco floride del paese e l’aridità del suo suolo hanno evidentemente suggerito quest’altro detto:

                      Varenna secca
Chi non ne porta non ne lecca

Infine alle sue condizioni di clima s’inspira il proverbio:

Chi vuol provar le pene dell’inferno
Vada a Varenna d’estate
E a Bellano d’inverno.

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INDUSTRIE LOCALI

Nell’anno 1801 cominciò a funzionare in Varenna, e precisamente a Fiume Latte, una fabbrica di vetri di proprietà di Bernardo Venini. L’impianto di questa industria devesi attribuire alla scoperta di cave di arena silicea esistenti nel territorio di monte di Varenna. Il 26 maggio 1801 Bernardo Venini del fu Giov. Maria, prendeva in affitto da Alfonso Mornico una cava di sabbia silicea, e procedeva alla costruzione dello stabilimento in Fiume Latte. Gli inizi dell’industria non furono molto facili, perchè il Venini ebbe a sostenere lunghe questioni con la ditta Minetti e Campioni che aveva un’altra fabbrica di vetro a Porlezza, e che per timore della concorrenza contestava al Venini il diritto di valersi della sabbia silicea del monte di Varenna. Tuttavia dopo qualche anno l’industria potè affermarsi, e nel 1815 raggiunse una produzione annuale di 2500 casse, al prezzo mercantile medio L. 61,40 per cassa. I prodotti erano spacciati sui mercati di Milano, Verona, Bologna e Venezia.

Nel 1808 aveva 36 operai, tutti stranieri, per deficenza di maestranze italiane. Le famiglie di questi operai stabilitisi a Varenna vi sono poi rimaste; le troviamo ancora oggi quasi tutte. Provenivano in genere dall’Alsazia e dalla Germania ed avevano i seguenti nomi: Tilgher, Dhelflingher, Gresly, Isly, Griner, Schneider, Heffler, Stengher, Lainingher Brunner.

Questi operai erano obbligati a un lavoro molto gravoso, tanto che il parroco di Varenna dovette intercedere presso l’Arcivescovo per dispensarli dal mangiar di magro al venerdì e al sabato:

«Il Sacerdote Giuseppe Curioni parroco di Varenna, Oratore Umilissimo della S. V. devotamente espone che gli operai che lavorano nella fabbrica di Fiumelatte alla cura dell’Oratore soggetta, i quali sostengono una fatica enorme per cui asseriscono che non possono fare a meno nei giorni di travaglio di non mangiar carne nei giorni proibiti senza grave pregiudizio della propria salute, con questa ragione ne usano pubblicamente con grave scandalo della popolazione obbligando le rispettive mogli a somministragli tale cibo non senza discordie e dissensioni domestiche perchè queste ricusano di obbedirli su tale oggetto e non senza rimorso della propria coscienza. Per evitare lo scandalo pubblico e ridonar fra loro la pace, hanno in corpo pregato l’oratore suddetto di avanzare la presente supplica alla S. V. perchè voglia degnarsi assolverli dal passato trascorso ed abilitarli nell’avvenire di usare di ogni sorta di carni nei giorni proibiti quando sono obbligati a lavorare alla fornace ad un fuoco ardentissimo».

15 nov. 1820.


Nel 1844 lo stabilimento cessò di funzionare, ed i proprietari si recarono a stabilirsi a Tione nel Trentino ove impiantarono un’altra vetreria. [p. 393 modifica]

Nel 1850 i fratelli Luraghi di Porlezza rilevarono lo stabilimento di Fiume Latte e vi fabbricarono bottiglie. A Sesano o Suamp, di là dello Spluga, presso il villaggio chiamato Slaner nei Grigioni, esisteva nel 1808 una vetreria di proprietà di un Venini di Varenna.


Ecco alcune notizie relative agli operai tedeschi e francesi della vetreria di Fiume Latte:

Celestino Izelù souffleur, viene a Varenna proveniente dalla fabbrica di vetri di Roge (Haute Saône) Francia.

Cristiano Dhelflingher del fu Giorgio era nativo di Vingher, stato francese.

Gerolamo Greslj fu altro Gerolamo nativo di Olan stato francese, risulta domiciliato alla data del 1827 in Varenna da circa 20 anni.

Celestino Islj di Fedele nativo di Surmonoiler stato francese, già da dieci anni abitante in Fiume Latte.

Nicolao Tilgher del fu Filippo nativo di Pomber stato del ducato di Baden, è da otto anni domiciliato in Fiume Latte.

Giuseppa Griner vedova di Saverio Tilger figlio del fu Giacomo Griner, nativo di Intra stato sardo.

Vincenzo Schneider del fu Tomaso Antonio di Pombar del Balden.

Giuseppe Heffler di Andrea nato a Porlezza.

Stengher Lorenzo lavorava nel 1803 nell’officina di Luirschied, parrocchia di Illingen. (Saarbruk.)


Fra le piccole industrie locali bisogna ricordare un opificio di filatura in Fiume Latte, ed una macina di cemento e calce idraulica pure in Fiume Latte di proprietà Bavera.


MARMI DI VARENNA

Un’industria che fu sempre molto fiorente è quella della lavorazione dei marmi del paese. Di questi marmi parla il Boldoni nel suo Lario; egli ci dice che ai suoi tempi ne fu scoperta una cava presso il promontorio di Morcate tra Varenna e Bellano.

Lo Stoppani qualificò il marmo nero di Varenna per il più bello del mondo; è dì un nero lucidissimo ed è molto adoperato per chiese e monumenti funerari.

Vi è poi un’altra qualità di marmo che si avvicina al verde antico ed è il lumachella verde, specie serpentino, del quale però sì sono perdute le vene; vi è poi il lumachella grigio misto di bianco e bruno nel quale si trovano frequentemente dei fossili. [p. 394 modifica]

Altra qualità di marmo è l’occhiadino che si trova a Pino, il marmo è grigio macchiettato di bianco.

Nel torrente Esino vi sono dei massi di marmo verde serpentino che quando è lucidato ha della malachite. Questo marmo è resistentissimo alle intemperie.

Il marmo nero era conosciuto già nei tempi romani. Ne dà prova il Museo di Como dove si conservano molti frammenti di lapidi romane in marmo nero di Varenna, rinvenute nei vari paesi del lago.

Ugo Monneret illustrando un mosaico romano trovato a Como nel 1908 nella fondazione della società bancaria italiana, dice che «il marmo nero è il così detto di Varenna»23.

Ancora il Monneret, in un elenco d’iscrizioni pagane trovate nell’Isola Comacina, dice: «N° 4, frammento in marmo di Varenna trovato tra le rovine della chiesa di St. Eufemia nell’isola con tracce di lettere»24.

Nel 1875 vennero scoperte nella via di Santa Maria Fulcorina, in Milano, gli avanzi di un edificio romano fra i quali si rinvennero i frammenti di sottilissime lastre di marmo nero pure di Varenna di circa 16 cm. di lato.

Anche nell’alto Medio Evo le cave di Varenna continuarono ad essere sfruttate.

Nell’antica chiesa di San Fedele di Como negli archi sottoposti alle tre finestre del Coro venne impiegato il marmo nero di Varenna. (Vedi il Dartein nella sua opera sull’architettura lombarda).

Nella chiesa di Sant’Abbondio di Como dice il Dartein, il pavimento del coro e dell’abside del V° secolo era ornato da un mosaico composto con marmi di Musso e di Varenna. E sempre in Como nell’anno 1850-55 si fece nel Duomo il pavimento a disegno con marmo bianco di Musso e nero di Varenna25.

Camillo Brambilla parlando delle opere di restauro della basilica di San Pietro in Cielo d’oro a Pavia, parla di un frammento di mosaico a vari colori molto antico composto di vari marmi fra i quali quello nero di Varenna. Secondo l’autorevole parere del Venturi, questo pavimento deve risalire al XII° secolo, e precisamente alla data prossima alla consacrazione della chiesa avvenuta nel 113226.

Ancora il Brambilla parla di un altro mosaico esistente nella chiesa di Santa Maria del popolo in Pavia ora distrutta, formato di vari marmi tra cui anche del nero di Varenna. [p. 395 modifica]

In un manoscritto contenente molte notizie sul Lario di Anton Giuseppe della Torre di Rezzonico della fine del XVIII° secolo, di proprietà del compianto canonico Don Santo Monti, e del quale abbiamo già parlato, è detto che i marmi di Varenna furono adoperati per ornare il Sudario della Santissima Sindone di Torino e il magnifico altare di San Giuseppe nella chiesa di San Francesco di Milano. Il Rezzonico aggiunge che a detta degli abitanti di Varenna i marmi Varennesi sarebbero stati adoperati anche nell’Escuriale di Madrid. Non è stato possibile controllare queste notizie che dà il Rezzonico.

Tornando a parlare delle cave di Varenna, noteremo che nel catasto così detto di Maria Teresa della metà del XVIII° secolo, figura una cava di marmo nero in territorio di Perledo di proprietà Valeriano Serponti. Quando venne costrutta la strada militare dello Stelvio nei primi anni del XIX° secolo, Lelio Mornico aveva cinque cave di marmo alla Punta di Morcate che vennero danneggiate dalla costruzione della strada e per il che il proprietario ebbe un indenizzo di lire 4025.

Nell’almanacco della Provincia di Como dell’anno 1845 è detto che fra Nobiallo e Menaggio e precisamente ai sasso Rancio vi era impiantata nel 1845 una segheria di marmi dove veniva segato il marmo nero di Varenna e il bianco di Musso.

L’articolista aggiungeva che si stava in quel tempo lavorando queste due specie di marmi pel Duomo di Como e per quello di Monza.

Due fratelli Gelsomino e Luigi del fu Carlo Scanagatta, intorno al 1848 emigrarono e si stabilirono a Rovereto dove impiantarono l’industria della lavorazione del marmi importando quello nero di Varenna.

I figli di Gelsomino Scanagatta si sono poi trasferiti a Caprino Veronese, dove hanno scoperto grandi giacimenti di marmo rosso, che scavarono su vasta scala in grossi blocchi dopo aver fatto un grandioso impianto di segherie a Rovereto.

Contemporaneamente Antonio Scanagatta, altro fratello, apriva in Vienna uno stabilimento per la lavorazione di marmi, che è uno dei principali della città.

Parecchi lavori in marmo nero di Varenna ebbero la fortuna di varcare l’oceano.

La ditta Calvasina Giovanni di Varenna nel 1882 eseguiva quattro camini in marmo nero per la ditta Greppi di Montevideo. Nel 1890 la stessa ditta eseguiva una fontana artistica in marmo di Carrara per il G. Jon Russel Vanderlip di Miemeapolis nel Colorado.

Nel 1892 altri camini in marmo nero mandarono i Calvasina a Buenos Ayres. Eseguirono inoltre numerose targhe per il cimitero di Staglieno a Genova su disegni del Prof. De Barbieri e degli scultori Bacigalupo, Rigoni ed altri. [p. 396 modifica]

In marmo nero di Varenna vennero costruiti dalla ditta Calvasina il pavimento e l’altare delle chiese di Rovetta e di Nosolino in provincia di Bergamo e moltissimi altri pregievoli lavori.

La ditta Pirelli ha eseguito il pavimento della Certosa di Pavia. Nel 1883 esegui un monumento in marmo nero a Staglieno su disegno dello scultore Saccomanno di Genova, intitolato Sonno eterno. Una riproduzione del medesimo monumento venne mandata nell’America del Nord ed un’altra a Innsbruch.

Nel 1885 la ditta Pirelli eseguiva il monumento a Pio IX nella cattedrale di Como. E nel 1888 una grandiosa urna in marmo nero per il cimitero di Staglieno. Altri monumenti per Staglieno eresse nel 1890, nel 1891, nel 1894 e nel 1898.

Nel 1897 spediva a Londra tre colonne di marmo verde. Nel 1898 due monumenti in marmo nero a Kustendel in Bulgaria.

Nel 1902 eseguiva un monumento per l’arcivescovo cardinale Borgognoni nel Cimitero monumentale di Bologna.

Diverse caminiere la stessa ditta spedì a Francoforte sul Meno, a Genova, a Napoli ed in altre località d’Italia e dell’estero.

Eseguì poi numerosi altari in varie chiese e vari lavori artistici nelle ville Monastero e dei Cipressi in Varenna.

Varie pregevoli opere in marmo si devono anche alla ditta di Carlo Scanagatta.

Nel 1887 questa ditta eseguì un grandioso monumento in marmo nero di Varenna, per conto dello scultore A. Ricchine di Genova, che venne poi spedito direttamente a Buenos Ayres per quel cimitero.

Altro monumento funerario rappresentante una grande urna di marmo nero eseguita per conto dello scultore Domenico Carli di Genova, venne pure inviata a Buenos Ayres per quel cimitero.

Un altro monumento funerario venne eseguito per conto dello scultore A. Rota di Genova, e collocato nel cimitero di Staglieno.

Pure pel cimitero di Staglieno venne eseguito un sarcofago in marmo nero lucido di Varenna, lavorato per conto dello scultore Lavezzari di Genova.

Nel 1908 la Ditta costruì un altare tutto di marmo nero in istile barocco, su progetto dello scultore Domenico Carli di Genova, per la chiesa principale di Montebello presso Casteggio.

Inoltre la Ditta eseguì vari altri notevoli monumenti funerari per i cimiteri di Staglieno, di Savona e di Santa Margherita Ligure.

Purtroppo si sono estinte quasi tutte le vene di marmo nero, ma da circa un anno la ditta Calvasina Luigi e figli di Varenna con stabilimento a Lecco, ha trovato vicino a Tondello in territorio di Perledo un ricco filone di bellissimo marmo nero. [p. 397 modifica]


PISCICULTURA

Fin dall’anno 1864 Carganico Pietro di Varenna, il prode combattente del Bisbino nel 1848, aveva fatto un modesto impianto di pescicoltura coltivandovi 100000 uova di trote, ma non ebbe fortuna.

Una pagina importante nella storia del ripopolamento piscicolo del Lario laFonte/commento: 527 dobbiamo al Cav. Enrico Burguières che introdusse nel lago Gisazio, frazione di Perledo (fotogr. Adamoli)un salmonide esotico, il coregone, pesce di alto pregio, e che per finezza vien subito dopo la trota. Il Burguières nelle ricche fonti della sua villa Capuana in frazione di Fiume Latte allevò appunto avannotti di coregoni, e ne curò l’immissione nel lago, dopo averne opportunamente rilevate le condizioni d’ambiente e di temperatura. Con costante tenacia, assistito anche dai consigli dell’illustre prof. Pietro Pavesi, egli proseguì per anni in tale opera giovandosi dei migliori metodi di incubazione delle uova artificialmente fecondate, fin à raggiungere non solo la perfetta acclimatazione del coregone nel lago, ma anche il progressivo incremento di tali pesci che costituiscono oggi un importante coeficente della ricchezza economica del bacino. [p. 398 modifica]

Il coregone ben apprezzato sia dai consumatori che dai pescatori che ne traggono larghi proventi, è ancora popolarmente conosciuto come «el pess del frances».

L’opera poi del pioniere fu proseguita e intensificata dalle Società di Piscicultura assecondate dal Governo.

Ora in Fiume Latte sta per concentrarsi in un unico grandioso incubatorio tutto il servizio di ripopolamento ittico del Lario. La società lombarda di pesca ed Agricoltura di Milano, che, per mezzo della sua sezione lariana già gestiva piccoli incubatoi in vari punti del Lario, desiderava di riunire tutti i servizi in un unico impianto. Essendosi presentata in Fiume Latte un’occasione propizia, il comm. Marco De Marchi, proprietario della villa Monastero, è stato lieto di favorirla di tutto il suo appoggio, fornendo alla S. L. P. A. i mezzi per acquistare il grande capannone (tra il filatoio e la proprietà Ghezzi, già sede di una fabbrica di vetro) che sarà adattato a sede di un grande incubatoio capace di assicurare l’esclosione di parecchie decine di milioni di uova di coregoni, sufficienti a sopperire con avanzo alle necessità del Lario, ed eventualmente ad altre. Il comm. De Marchi ha riserbato poi l’uso di alcuni locali ad eventuali ricerche sperimentali anche di carattere pratico, in connessione colla stazione biologica che ha in animo di stabilire in uno degli edifici della Villa Monastero, allo scopo di rendervi possibile lo studio del lago e le ricerche di biologia lacustre, di limnologia ecc. ecc. È ancora prematuro descrivere partitamente tale istituzione che nel corso di attuazione si concreterà adattandosi alle condizioni locali, ma può dirsi fin d’ora che essa si proporrà di render più agevoli ed efficaci le osservazioni in posto circa la vita nei laghi, e le condizioni in cui essa si svolge, e a giovare quindi anche alla migliore conoscenza dei problemi biologici nei rapporti della piscicultura che ad essi si ricollega.


ISCRIZIONI E LAPIDI IN VARENNA

La porta principale d’ingresso della chiesa parrocchiale di S. Giorgio di Varenna27: si adorna del superbo motto della chiesa d’Aquileia.


D • O • M •
Divoq • Giorgio • Patrono
Ecclesias • Paroc • Vicarialis • quae est nullius plebis
Si Deus pro nobis • quis contra nos?
mdcccxxxviii

[p. 399 modifica]Nella sacristia della chiesa di Santa Marta esiste uno stemma in marmo bianco della famiglia Scotti su cui si legge:

mcccli: die iii
marci: hic iacet: d.
dns: zenus: de
scotis

Questa lapide ricorda l’antica e nobile famiglia De Scotis di Varenna, della quale è pervenuta a noi una serraglia d’arco con lo stemma Scotti visibile ancora oggi in Varenna, sulla porta d’ingresso della casa in piazza San Giorgio n. 80 già Vitali, ed ora Calvasina.

Questo Zeno de Scotto, lo troviamo citato come confinante in un atto del 1° agosto 1342 conservato su pergamena dall’archivio arcivescovile di Milano. Nel quale atto si legge: «Prete Andrea de..... prevosto della chiesa di San Martino di Perledo Monte Varenna a nome proprio e dell’intiero capitolo investe Banduccio figlio del fu Ughetto de Ser Domenico di Gitana Monte di Varenna a nome anche di Giov. e Oguibene fratelli figli del detto Ser Ughetto de Ser Domenico di un fondo a presto, campo e vigna in territorio di Gitana confinante a mattina..... a meriggio Pietro detto Capo de Serdomenico e fratelli, a sera Bertiamo detto Firisbata di Bellano, così pure di un altro fondo a campo, prato e bosco in territorio di Pinzo in località detta in Selva detta Marra. Confinanti a mattina Zeno de Scotto e quelli di Conca, a meriggio Pietro detto Borella Deñti di Bellano, a sera bosco comunale di Monte Varenna, a notte Prada.

In un atto di più antica data e cioè del 10 marzo 1296 (Ambrosiana Carte pagensi n. 2185) troviamo ancora Zeno de Scota che firma in Varenna l’atto stesso. Di questo nome Scotti, troviamo un Oberto Scotto a Chiavenna nel 1163, (Vedi Cartario di Chiavenna in Period. Soc. Stor. Comense anno 1912, fasc. 84) un Anselmo Scotto all’isola Comacina nel 1173, e teste in un atto del 30 giugno 1173 al monastero d’Acquafredda.

Il più antico degli Scotti in Varenna è pure un Anselmo probabilmente nipote del precedente. Si tratta di Ser Anselmus de Scottis vel de Scotta f. q. Andree, che il 5 maggio 1278 era teste in un atto rogato in Isola. (A. S. M. Pergamene di Sant’Eufemia (Pacco B.) e il 16 dello stesso mese invece acquistava beni in Varenna dai De Pino, (vedi Archivio notarile in Milano. Processo eredità Scotti Cassa 442-4).

Donde venisse non è certo. Su tale argomento si hanno due curiose informazioni contradditorie nei primi anni del 1500, forniteci dal due noti storici Benedetto e Paolo Giovio. Il primo nell’epistola a Giovanni Maria Scoto, si compiace coll’amico della loro comune remota origine da quel [p. 400 modifica]patriziato dell’isola Comacina da cui i Giovio si gloriavano di discendere28. Ma il fratello Monsignor Paolo Giovio, anch’esso amico dello Scotto nella sua Descriptio Larii lacus (Venezia 1550) esce a dire parlando di Varenna che Giovanni Maria Scoto facile principe fra i giureconsulti Varennesi, si vanta di avere origini più illustri che non l’insulana29.

Queste parole hanno l’aria di una smentita un po’ sdegnosa dello Scotto a quanto aveva affermato Benedetto Giovio.

Comunque sia, nessuno invero dei molti documenti dell’isola dei secoli XII e XIII attesta che gli Scotti abitassero colà prima di trasmigrare a Varenna30.

Dietro l’oratorio, sul muro del beneficio della prebenda parrocchiale esiste una pietra del Sepolcro di Giorgio De Pino con questa iscrizione:

hic • iacet • dns • magr • georgi
de pino • fixic • et iam • rector
bonoie • et obiit xx madii mcccxxx

Quest’iscrizione abbastanza chiara come dicitura, dà però luogo a congetture diverse poco controllabili data la mancanza di documenti.

Evidentemente il defunto apparteneva ad un ramo della famiglia Pino, oriunda dell’isola Comacina e numerosa allora in Varenna e dintorni.

Diego Sant Ambrogio se ne è occupato a lungo nella Rivista Archeologica Comense e precisamente nei fascicoli 67 68 e 69 dell’anno 1913, appoggiandosi al phisicus «et iam rector Bononiae» asserisce che Giorgio De Pino abbia coperta la carica di lettore e fisico nell’università della città di Bologna.

Noi troviamo è vero i De Pino a Bologna, ma posteriormente, e, aventi anche colà l’insegna araldica di un ramo di pino sradicato di verde coi frutti a cono sparsi lungo le fronde, come vedesi sulla lapide di Varenna. Ma a Bologna è sormontato nello scudo dal segno guelfo dei d’Angiò. Solo nella seconda metà del secolo XIV e precisamente nel 1359 noi troviamo a Bologna un Lorenzo Pino, divenuto vicario generale del vescovo di Bologna, e più tardi un Paolo Pino [p. 401 modifica]giureconsulto famoso morto nel 1559. Ma per quante ricerche siano state eseguite in questi ultimi anni, e non ostante le pubblicazioni già apparse, intorno all’università di Bologna del Sarti, del Fantuzzi, di Corrado Ricci e del Sorbelli, che sta pubblicando il suo Cartularium Studii Bononiensis, non si hanno finora notizie del nostro Giorgio De Pino.

È notevole come in Bologna (Emilia) si trovino vari nomi di Varenna e Monte di Varenna. Oltre i Pini che si trovano numerosi anche oggi, Lapide a Zenus de Scottis (fotogr. Adamoli)vi furono in Bologna gl’Isolani già nel XIV secolo, (dei quali Bologna conserva ancora il palazzo), e poi i Faggi, gl’Inviti e i Sala.

Il Sant Ambrogio a sostegno della sua tesi fa memoria di un’arca funebre riccamente istoriata, in cui si vede un professore seduto in cattedra, avente cinque scolari per lato, che credesi oggi raccolta nel museo civico di Bologna mancante d’ogni iscrizione, ma che viene attribuita ad un lettore Pini dell’università bolognese.

Questa supposta tomba del lettore Pini di Bologna, venne riprodotta nel periodico d’Arte, anno VIII, fascicolo I, e lo stile di quella scultura marmorea parrebbe rispondere al secolo XIV, ma il nostro Pini muore nel 1330, quindi questa raffigurazione dovrebbe portarci ai primi lustri del 1300, e l’attribuzione di quest’arca al Pini è incerta31. [p. 402 modifica]

Don Santo Monti nella sua «Storia ed arte nella provincia di Como» a pag. 498 accenna alla lapide di Giorgio De Pino dividendo l’opinione del Sant’Ambrogio, e facendo del nostro personaggio un medico e rettore dell’Università di Bologna.

Secondo il Sant’Ambrogio alcuni hanno affacciata l’ipotesi che il Pino non sia stato che rettore cioè dirigente o podestà della piccola Bologna del Monte di Varenna; per quanto non consti che questa piccola Lapide a Giorgio de Pinofrazione di Perledo abbia mai avuto magistrati propri. Osserveremo noi che si potrebbe anche pensare ad un rettorato ecclesiastico, ma non risulta che la piccola cappella di S. Bernardo se pure esisteva già, abbia avuto sacerdoti propri, dato anche che il Pino fosse medico e sacerdote.

In un documento del 1313 che riguarda la consacrazione di un altare nella chiesa di Sta Maria del Monastero di Varenna, tra i testimoni figura un Giorgio de Pino, ma non si sa se si tratti del Pino della lapide.

Come si vede la questione è molto scura data l’assoluta mancanza di documenti e noi non osiamo formulare un giudizio definitivo, [p. 403 modifica]limitandoci ad esporre le diverse opinioni state emesse e ad osservare che il «rector bononiae» della lapide potrebbe semplicemente alludere ad una carica molto più modesta tenuta dal De Pino negli anni giovanili, e cioè egli avrebbe potuto essere rettore di una associazione di studenti della università di Bologna secondo l’uso medioevale32.

Questa lastra del De Pino avrebbe rappresentato maggiore interesse ove fosse stato conservato il sepolcro a muro nel cimitero dove era posta.

Osservando però bene quel tratto di muro, si può notare come sussista ancora un basamento di pietre bianche e nere su cui doveva sorgere l’arcata a sesto acuto, a somiglianza di un’altra tomba del secolo XIV, e precisamente quella della famiglia Muttoni, che si conserva nel cimitero di Cima in Valsolda.

Ecco una lapide che doveva porsi nella chiesa di. S. Giorgio di Varenna33:


Monumentum est marmorc ponendum in pariete laterali Sacelli SS. Joh. Sebastiani et Rochi juris patronatus Nob. Fam. Tenchae in Aede Parrociali S. Georgij Varennae. Seu saltem ea pictura cum insignis gentilijs.


D • O • M

Guglielmo Tenchae tritavi abavo: Martino tritavi proavo:
Andreolo tritavi avo: Georgio tritavi patri:
Petro tritavo: Lucae abavo
Mattheo ejusdem Lucae Fratri
Gentilitii Sacerdotii perpetui
in Sacello SS. Sebastiani et Rocchi
in hac aede Paroeciali
anno salutis MCCCCLXXXVI munifico Fondatori:
Joanni Antonio Abavo Elisabethae Serpontae Petri Filiae
eius coniugi;
Galeatio Proavo Juniperie Serpontae Augustini Filiae;
ac Ascanii Serponti J. C. Collegiati Mediolanen.
consanguinee germanae eius coniugi:
Janni Baptistae Avo nobili Larii Lacus Praefecto,
Margaritae Zanchae Petri Filiae eius coniugi:
Antonio Galeatio Patri
Nobilibus et integris viris
Varennae Larii apud Cenomanos nobili genere natis;

[p. 404 modifica]

Franciscae Navae Fhilippi Navae et Clarae de Moia coniugium Flliae
ac Petri Francisci Moiae Thelesini in regno Neapolitano Episcopi
et sorore Nepti, Matri optimae
Majoribus suis hic quiescentibus
Ioannes Baptista Tencha
Jureconsultus Mediolanensis
Sibi posterisque Suis V. F.
anno MDCCXIV


Nella chiesa parrocchiale di Varenna vi sono le seguenti lapidi sepolcrali:

Sepulcrum gentilitium
Nobilis Familiae De Serponte

in proximo coemeterio
a nrem compita mcccxxvii • ex ruct
vetustate semirutum
marchio • ioh • ant.
una cum ossib • maior • svor •
nec non frar • o • pt • ac • benemeren
marh • valeriani ex reg • qæs • exp •
viii • k • novem • mdccxiv • vita functi
huc transferendum
curavit •


D • O • M
ioanni mariæ cella
qui annos natus lux obiit
ioannes petrus cella
optimi atq amatissimi fratris
meritum voluntateq - secutus
m •                    p •
mdcxi


in domino requiem
ossibus nobilium familia
de tenca
a ioanne antonio abavo
anno sal mdxxxiii
hic paratam
i • c • ioannes baptista tenca
ex filio ab nepos restaurabat
anno mdccxiv

[p. 405 modifica]In un quadro rappresentante il parroco Ambrosoni di Varenna e che trovasi nella sacristia della chiesa parrocchiale:

M • R • Andreas Ambro-
sonius Prothonot.us
A plicus Rector paroc.
Varenae sedit annis 26

Parroco Ambrosoni di Varenna (fot. Adamoli)

Obiit aetatis suae 79
Die festis Paschalis
Resurect.nis 1682.

Nella chiesa di S. Bartolomeo di Milano che sorgeva sul principio della via Fatebenefratelli esisteva la seguente lapide della famiglia Cella di Varenna:

Joh. Petro et Alexandro Cellae
Patruis amantissimis
Johannes Maria Gasparis filius
Antiquissimum Varenae

[p. 406 modifica]

In hanc aedem transtulit monumentum
Quarto idus februarii34
Anno MDCL

Nella chiesa di Santa Maria della Pace a Porta Romana:

D . O . M •
Augusto Serponto Varennati
Stirpe Vita et dignitate inclito
Qui obiit anno MDLXIII
XVI Kal Octobris
Bernardus et Hercules filii posuere35.

Nella chiesa di San Donnino alla Mazza a Porta Nuova36:

Bernardo Serpontio Thomae F.
Varennae Larii apud Cenomanos
nobili genere nato
Fisci regii patrono viro summe iusto
Qui obilt MDLXXIV an. aetat. suae LIII
Et Ascanio in Jur. Cons. Med. collegium cooptato
qui obiit an - aet - suae XXXIX
Lucio causidico integerr.
qui obiit an • aet • suae XXXIII
iulio immatura morte sublato
qui obiit an • aet • suae XXIX
eius filiis
Bernardus et Hercules Serpontii fratres
Augusti F.
Agnati et haeredes grati p. mdxcix


Forni e Campioni.
Nella chiesa di S. Carlo in Milano.
1635


sub tutela meritorum
sacratissimae passionis dni nostri
jesu christi matrisque virginis

[p. 407 modifica]

ac d • iosephi
georgius furnius
in regiorum munerum perfunctione
mortis non immemor
constantiae campionae
uxori piissimae et benemeritae
sibique ac posteris posuit
mdcxxxv
37.


S.ta Maria di San Romano
Ecclesia


Georgius Serpontus
Ven. huius loci unus ex deputatis
Et in secretiori S. M. a secretis
Ut haereditariam maiorum pietatem amplificaret,
antiquioribus sepulchris alibi positis
Hoc novum addidit monumentum;
In quo tum sui, tum successorum suorum cineres
Sub umbra deiparae conquiescant
Anno domini MDCLXXVI38.


Nella chiesa di San Babila:


Cineribus


Margaritae. Joan. Bapt. Comiti Durini
Filiae
Georgi. Marchionis. Serponti. uxoris
In. D. Romani. Templo. Anno MDCCLV.
Avorum - Tumulo - Conditis
Hinc. anno MDCCLXXXLI. in. D. Babilae inlatis.
Et anno MDCCCIV. instaurato. templi. pavimento.
Hic. Conlectis
Postremum. Anno. MDCCCXXVIII. Aucto. Sacello.
Nepos. Angelus Serponti.
Eques. S. Stephani. Hetruria
M.                    P.     39.


a . ω .
h . s . e .
karolus - ioannes - veninius
domo - mediolano

[p. 408 modifica]

cisterciensis - congregat. - ital.
et • imp • monasterii • s. ambrosii • abbas
ad quinquennium - praeses
monasticae - disciplinae - exemplar
de - re - litteraria - historia - diplomatica
optime meritus
universae - congregat - et - ordinis - in urbe
vicario - munere - procurator - generalis
animi - integer - consilii - plenus
omnibus - karus
vixit. an. lxxxv. ob• prid. id. octob. a. mdcccxvi
franciscus. sac. frater. c. r. instituti. socius
aluisius. fratris. f. i. r. longob. consil.
praef. provinc. cremon.
qui • et • heres
moerentes - grati - animi - posuere.


Sul muro settentrionale della sacristia della chiesa di San Giovanni di Varenna


D . O . M .

divi • io • baptistae • titulus • nobilium • familiarum
serpontiae • et scottæ • iurispatronatus • cui
unanimes • per tempora • faciendit • sacris elegerunt
titulares • ministros • ut apparet • publicis
notariorum • tabulis • 1412 • gulielmum • castiagum
clementem • moroum • 1446 • ioannem • letascv
1497 • io • mariam • scottum • 1546 • bernardum
sorpontium • cui • successit • ivre • lessionis
anno • 1603 • marcus • antovius serpontius • eius
nepos • qui hoc • templum • vetustate • læsum
suis • censibus • instauravit • anno • mdcxliii
foedericus • borromæus
s • r • e • r • c • arch • med • voto • congreg.
eccl • disciplinæ • decrevit • onnes missas
festivas • et • duas • feriales • singula
hebdomada • esse • celebrandas • donec
de maiori • onere • ex fundatione • vel
aliunde • appareat • cal . iulii • mdcxxv
hier • corius • prs • s • ambosii • visitators
decrevit • ius • celebrandi • festum s. iob.
spectare • ad • titularem 1637
io • an • busola • c • o • p • m • uis • d • ipsum
confirmavit • anno mdcxl

[p. 409 modifica]

Sul muro occidentale vi è un’altra antichissima iscrizione della quale abbiamo già parlato nel primo capitolo.

Nella cappella dei Santi Rocco e Sebastiano su di una pietra sepolcrale vi è la seguente iscrizione:

in domino requiem
ossibus nobilium familiae
de tenca
a ioanne antonio abavo
anno sal. mdxxxiii
hic paratam
i . c . ioannes baptista tenca
ex filio abnepos restaurabat
anno mdccxxxiii

Iscrizione posta sopra l’arco della porta maggiore nell’interno della chiesa di San Martino di Perledo:

Templum hoc
Divo Martino
Sacruni
Quod Olim
Faustinus Fageus Perledi praepositus
Anno 1613 primus a fundamentis erexit
Hyacintus Fageus sucessor et nepos
Altissima testudine fornicatum anno 1628 egregie auxit
Petrus Antonius Puteus an. 1642 utrique suffectus coementitis pavi-
mento stravit - Balthassar Cermenatus an. 1712 ecclesiae huius praeses
Gypsato
opere ornatum sacri adiit nova accessione decoravit
Io: Franc. Maronus nunc regens facie et platea exteriori perficiebat
Anno MDCCLV

Annuaria dedicatio celebratur prima Domenica Novembris

Sulla porta esterna della chiesa di San Martino:

Huiusce Templi Divo Martini Sacri
Frontem et latera
Populus Piis Atavorum Inhaerens Vestigiis
Anno MDCCCLXXI
Instauravit.

[p. 410 modifica]

Nell’interno della chiesa prepositurale di Perledo:

D • O • M
fossa pulv. et cin.
familiæ de mathys
et scottis
de tondello
anno mdclxv

Nella chiesa di Gittana abbiamo l’iscrizione del Sepolcro che ancora vivente si era fatto preparare Paolo Emilio Parlaschino morto a Bellano nel 1653 a 82 anni.

donec tuba
paulus aemilius parlaschinus
frequentissima ultimi terribilium
cogitatione commotus in hoc
delubro ubi casibus adversis
præesentem divini numinis
clementiam est expertus hunc
tumulum sibi ponendum curavit
anno reparationis humanæ
mdcxxx etatis suæ lx
quiescam

Sul frontispizio dell’oratorio di Gitana:

Theodolinda Serenissimae Longobardum Reginae
quae post erectum Modoetiae Templum
Divo Joanni Baptistae Christi Salvatoris
a Latere Legato magnificentissimum, vetusta
dicitur traditione sacra hanc ediculam
dolatis lapidibus extruxim Gitana officii
sui memor hoc publicam reverentiam
gratiq. animi testimonium sexto
decimo aetatis nostrae seculo septimo
Olimpiadis mense septimo P.40.

Sulla chiesa di Bologna:

Quasi oliva pullulans et cupressus
in altitudinem tollens se, talis
Beatus Bernadus ad gloriam
aeternitatis ascendit.

[p. 411 modifica]

Poco sopra Bellagio una lapide in marmo nero ricorda i meriti di Carlo Venini:

1804
a Carlo Venini
che largheggiando per pubblico bene
angusti sentieri ridur fece a comoda strada
da chiamarsi strada Giulia
la Comune di Bellagio
monumento di riconoscenza.

Nella Chiesa di San Giorgio di Varenna:

Eternato nel bronzo
Il ricordo compaesano nostro
P. Luigi Mellera
Per oltre dieci anni Miss. Apostol.
Nel Bengala Centrale
Dica ai figli della sua Varenna
Che sola la carità ispirata dalla fede
Sa formare il Sacrificio
E suscitare gli eroi
A                    O
14-3-1889        14-1-1924
I sacerdoti compaesani
Con affetto fraterno

Sul muro esterno dell’asilo infantile in Varenna:

In questa casa
La Signora Carolina Maumary vedova Seufferheld
Generosamente operando
Apriva l’asilo per l’infanzia
Perchè i bambini iniziati alla vita civile
Fossero un giorno cittadini onesti e operosi
Alla benefattrice
L’infanzia sorride riconoscente.
22 settembre 1907.

Nella sede della Società operaia per ricordare il suo presidente caduto in guerra:

Giuseppe Ticozzi
Che ogni Pensiero e ogni palpito
Diede alle opere di redenzione umana
E gli ultimi giorni alla patria
1879— 1917

[p. 412 modifica]

Nell’atrio per salire agli uffici del Municipio di Varenna vi è la seguente lapide che ricorda i benemeriti del comune:

Il Consiglio Comunale decretava
Nel 15 ottobre 1882
di ricordare pubblicamente
alla perenne gratitudine
Degli abitanti di Varenna
In ordine cronologico
1 nomi dei suoi benefattori:
Venini Francesco
Mornico Alfonso
Scanegatta Giorgio
Rossini Monteggia Savina
Monteggia Saverio
Seufferheld Carolina
Riozzi Emilio
Bosone Luigi
Venini Giuseppe
Venini Cav. Giovanni fu Antonio
Margherita Torretta
Pirelli Carlo fu Santino
Arch. Ing. G. Battista Torretta
Maria Nasazzi fu Carlo
Riva Ermelinda Vedva Pirelli

Nell’atrio per salire agli uffici municipali:

In ricordo
Del valoroso Re Galantuomo
Vittorio Emanuele II
Creatore dell’unità e indipendenza italiana
La popolazione di Varenna
Pose
1878

Nella chiesa di Santa Marta di Varenna:

Benefico
Optimo Coniugi et Parenti
Annorum LIII Praerecto
Die XVII marti MDCCCXVII
Coniux, et quattuor filj maerentes
P. P

[p. 413 modifica]

Al riposo
Del Pio e benefico
Tobia Pirelli
Morto 26 marzo 1848 d’anni 73
Che legò sufficiente perpetuo canone
Per le annue sante 40 ore
Pregate fratelli


A
Giacomo e Giambattista
Fratelli Venini
Indivisi costantemente in terra
Iddio pietoso
Congiungali eternamente
nel Cielo
MDCCCXLIII

Sulla parete esterna della casa Faggi di Gitana vi è uno stemma •con la seguente iscrizione:

Hoc opus fecit fieri
Iacobus filius quondam
F. Iohannis de Fugagis
De Glasco die XIII mensis
Junii anno Domini
MCCCCXXXXVIIII

Iscrizione posta nella seconda galleria di Varenna:

Franciscus I. Caesar Augustus
Per excisas rupes
A Leuco ad Summum Lacum
Viam Aperuit
Et Mediolanensem Clavenensi, Burmianaeque
Iunxit
Rainerio Arch. Sacrus Eius Vices Agente
Firmo Tertio Eq. C. I. Provinciae Curator
Augustino Masetti Praef. Viarum
Per architectum Carolum Donegani
Siro Laeva Archit. Praeposito Operi Conficiundo
A destra:
Absol. A. MDCCCXXI
Francisco De Hartig Com.
Insubrium gubernante

[p. 414 modifica]

A sinistra:

Incoh. A. MDCCCXXIV
Iulio Strassoldi Comite
Praef. Rei Gerundae

Nel cimitero di Varenna:

A Luigi Bellati
Presidente onorario di Corte d’appello
Cavaliere d’ord. Mauriziano e della Corona d’Italia
Nato a Taceno il 10 dicembre 1799
Morto in Varenna suo diletto soggiorno
Fra il rimpianto universale
Addi 11 Novembre 1884
Padre, Magistrato, Cittadino
Che intera consacrò la vita
All’amore della famiglia
Al trionfo della giustizia
Al risorgimento della Patria
Con animo invitto affrontando
I colpi dell’avversa fortuna
Le sante battaglie del diritto
L’ira del dominante straniero
I figli
Giacomo, Giuseppe, Agostino ed Emilio
Dell’amato genitore ricordando
Il forte e sereno intelletto
Il nobilissimo cuore
Reverenti e desolati
Posero

Ed infine pubblichiamo la seguente dedica di Leopoldo Marenco. Si tratta di una commedia «Lo spiritismo» che il Marenco dedica a Pietro Molinelli di Varenna:

Dedico a te
Pietro Molinelli
Questa commedia
Di cui ho tessuto le prime fila
Ai margini di Fiume Latte
Quando
Ospite tuo e dei tuoi cari
Dopo i giocondi colloqui
Le ore tarde della notte
facevano
vigilando le stelle
Alle acque del lago e all’anime nostre
Necessario il silenzio.

Lapide in onore di Andrea Brenta affissa sulla parte esterna del Municipio:

a ricordo del patriota
andrea brenta
da varenna
che arrestato dagli austriaci
in seguito ai moti del 48 e 49 in valle intelvi
veniva da essi fucilato
il 14 aprile 1849

Fonte/commento: 527 [p. 415 modifica]


GLI ALBERGHI

Nel 1807 Felice Campioni del fu Baldassarre di Menaggio, ma oriundo di Varenna, vende a Francesco Fagnini figlio di CherubinoVarenna, una via vista dall’Hôtel Victoria «una casa di civile abitazione con li suoi rustici e giardino annessi situata in Varenna consistente in due piani e sotterranei compreso il [p. 416 modifica]fabbricato ad uso filanda il tutto unito ed in un sol corpo, allo stesso venditore toccata in divisione colli suoi fratelli, a cui fa coerenza da una parte strada pubblica, dall’altra Domenico Cavalli in parte ed in parte il lago, e dall’altra in parte il lago suddetto ed in parte Giovanni Venini detto del Dito e parte Scotti ad in parte strada».

Nel 1838 la suddetta casa viene affittata per 12 anni alla signora Pezzini Giuseppa vedova Marcionni che vi apre un albergo al quale dà il nome di Albergo Reale. Nel 1849 la Marcionni fa acquisto dello stabile per la somma di Lire 10.000.

L’albergo Reale esiste ancora oggi accanto all’altro grande albergo Vittoria.

Nel 1835 troviamo in Varenna l’albergo dell’Angelo che viene così descritto nei registri del Catasto:

«Casa civile ad uso di albergo posta in Varenna in riva al lago marcata al comunale N° 69 in mappa del censo N° 434.. composta di 20 locali coerenziata a levante in due riprese con la casa di Giuseppe Antonio Carganico e casa di Cristiano Derflingher a mezzogiorno in parte la strada pubblica detta contrada dei Cavalli e in parte la casa del suddetto Cristiano Derflingher... a ponente spiaggia Comunale e portico comunale...... a settentrione strada pubblica detta Contrada dell’Arco, stimata Lire 7014».

Questa casa era di proprietà Margherita Forni fu Giovauni maritata Gioachino Orelli.

Direttrice di quest’albergo che era posto in Olivedo era Rosa Carganico ved. Pensa.

Più recentemente venne aperto in Varenna di fronte al pontile dell’imbarcadero un piccolo albergo detto dell’Olivedo, ingrandito ed abbellito nell’anno 1926 dal nuovo proprietario Giuseppe Bertarini.


LE SCUOLE

Sulle scuole di Varenna poco si può dire. Fino oltre la metà del secolo XVIII le scuole a Varenna, come del resto in tutti gli altri paesi erano istituzioni private ed erano tenute generalmente da Sacerdoti.

La scuola elementare divenne funzione di Stato soltanto nella seconda metà del settecento. Le scuole della città di Milano vennero aperte nel 1787.

Fra Giuseppe di Viggiù Cappuccino Cappellano beneficato dal conte Serponti ad istanza dei deputati dell’estimo nel 1784 aveva aperta in Varenna una scuola gratuita. Pubblicato il nuovo regolamento delle scuole pubbliche obbligatorie, il predetto cappuccino presentò un’istanza per poter continuare nell’insegnamento. [p. 417 modifica]

Ebbe la seguente risposta:

«Per ora niente osta alla continuazione della scuola gratuita del ricorrente che dovrà insinuarsi presso l’ufficio Provinciale di Como il quale nella relazione generale delle scuole da introdursi in quella Provincia si farà carico dell’esposto ed ove nella sistemazione delle medesime si abbia a stabilire una scuola triviale in Varenna. si avrà riguardo all’istanza, qualora il supplicante riporti dal Padri Visitatori il necessario certificato dell’idoneità all’impiego di maestro e di perizia nel metodo normale41».

15 dicembre 1787


Nel 1840 Don Paolo Butti Preposto di Perledo è ispettore delle scuole di tutto il distretto d’Introbbio.

Da un prospetto del risultato degli esami al termine dell’anno scolastico 1839-40 si ricava che il numero dei fanciulli che frequentavano la scuola in Varenna nel predetto anno era il seguente:

Alunni della 1a classe 46
» » 2a » » 15
Che hanno oltrepassato i 12 anni » 5
Che frequentano la scuola estiva » 4

70
Alunne » 70

Come si vede, erano pochi i fanciulli che frequentavano la 2a classe elementare. Non dobbiamo però stupirci di questa cifra se consideriamo il trattamento che era fatto agli insegnanti a quei tempi. Leggiamo nei verbali delle sedute del Consiglio Comunale che nel 1869 la maestra Elisabetta Vitali vecchia e inferma domanda di ritirarsi dall’insegnamento con una pensione. Il Consiglio Comunale, avuto riguardo ai molti anni di servizio prestato ed alla premura che la stessa ha usato nel disimpegno dei suoi doveri, propone di accordarle, a titolo di riconoscenza per una volta tanto, la somma di L. 60 ed ufficia la congregazione di carità ad accordarle un sussidio mensile!

Nel 1871 il maestro Chiesa Giuseppe riceve lo stipendio di L. 500, e la maestra Rossi Giuseppina L. 300.

Nel 1874 la maestra Bresciani Luigia presenta istanza di un aumento di stipendio. Il consiglio comunale respinge la domanda e decide di far pratiche presso gli stabilimenti serici Gavazzi e Vitali perchè abbiano a rimunerare la istante Bresciani almeno per lire 50 ciascuno all’anno, con l’obbligo alla stessa di recarsi in detti stabilimenti un’ora al giorno per istruirvi le fanciulle. [p. 418 modifica]

Nello stesso anno viene portato a L. 500 lo stipendio del maestra comunale Ticozzi; anteriormente era di L. 300.

Fra le insegnanti private ricordiamo ancora qui Maddalena e Francesca Borsieri sorelle di Pietro Borsieri delle quali abbiamo già parlato.

Per la munificenza della signora Seufferheld, Varenna ebbe nel 1873 un asilo, ma alla morte di questa signora nel 1894, il comune si trovòStabilimento idroterapico di Regoledo (fotogr. Adamoli) privo dei mezzi necessari per continuare a mantenere l’istituzione. Però nel 1898 avendo il signor Walter Kess, un tedesco milionario, acquistata la villa del Monastero per essere libero dalla servitù di un passaggio comunale che conduceva alla Chiesa della villa del Monastero fece col Comune una permuta. Cioè, in cambio della chiesa e della strada, cedette al comune il fabbricato dell’asilo con i terreni adiacenti e lire quattromila.

E poichè con sottoscrizioni e con lasciti era stato possibile sgranellare la somma di lire 20.000, nel 1901 l’asilo potè essere riaperto.

L’asilo infantile di Perledo venne fondato nel 1909 nella casa donata da Ongania Francesco. [p. 419 modifica]


STABILIMENTO IDROTERAPICO DI REGOLEDO

Venne costruito da Francesco Maglia di Regoledo nel 1851. Questi nel 1848 mentre si trovava a Milano dove eserciva un negozio di carta, prese parte ai moti rivoluzionari e al ritorno degli Austriaci se ne fuggì a Regoledo. Avendo una figlia maritata a Vigevano inferma, la chiamò con sè a Regoledo, e poichè in quella località esisteva una fonte di eccellente acqua chiamata la Comasca, indusse la figlia a farne la cura42.Veduta della frazione Olivedo in Varenna (fotogr. Adamoli) Fosse proprio effetto dell’acqua, fosse invece effetto dell’aria, sta il fatto che la figlia guarì. Ebbe allora l’idea di sfruttare la presunta proprietà curativa di quell’acqua e fece costruire lo stabilimento idroterapico che venne inaugurato nel 1861 e che è ancora oggi una fiorente casa di cura.


LE VILLE

La mitezza del clima e la bellezza pittorica del paesaggio hanno reso in ogni tempo piacevole e desiderato il soggiorno in quest’ameno paese, e non è da meravigliarsi se si adornò fin dagli antichi tempi di sontuose ville, contornate da bellissimi giardini lussureggianti di piante esotiche, di aranci e di fiori. L’agave d’America vi cresce e vi fiorisce fra le rocce, e il naturalista Vandelli vi trovò acclimatata la Melia Azedergech, pianta originaria della Siria, che è molto rara. [p. 420 modifica]

LA CAPOANA

È una villa storica.

Venne eretta da Ercole Sfondrati Duca di Monte Marciano nell’anno 1605, e trovasi nelle località chiamata Fonte Uga in Fiume Latte.Cascata nella villa Capoana (fotogr. Adamoli)

Alla morte dell’ultimo feudatario della Riviera colonnello conte Don Carlo Sfondrati, la villa Capoana veniva incorporata dalla Regia Camera, ma il Conte Alessandro Serbelloni erede del defunto presentò una istanza per entrare in possesso di detta villa. La R. Conferenza governativa, uniformandosi al parere subordinatole dal magistrato dietro le riflesssioni del R. Fisco, autorizzò il Dicastero a disporre pel rilascio della villa stessa a favore dell’istante, quale erede del Conte della Riviera.

La contessa Maria Serbelloni, il 9 gennaio 1869 vendette al signor Gaetano Ghezzi fu Michele la villa Capoana per la somma di lire 17.000.

La contessa venditrice dichiarò che gli stabili venduti le erano pervenuti per eredità dal genitore di lei, Duca Giuseppe Serbelloni [p. 421 modifica]Sfondrati fu Alessandro, al quale pervennero in forza dello strumento 23 dicembre 1816, rogato dal notaio Pio Brambilla di liquidazione della sostanza paterna, col fratello Conte Giovanni Battista.

Nell’atto di vendita più su accennato della Contessa Maria Serbelloni Sfondrati al signor Gaetano Ghezzi, il 9 gennaio 1869, gli stabili costituenti la Capoana sono così descritti:

«1° Una casa colonica con così detto Crotto, una cascata d’acque con piante di cipresso ed un ronchetto cintato, colla ragione d’acqua nascente in luogo ed in vicinanza a norma del possesso che ne ha la nobile venditrice e sotto le coerenze: a levante beni del beneficio di Varenna, di Maria e Pietro Pirelli e di Giuseppe Antonio Vitali, nonchè la scaturigine del fiumicello detto Uga, a mezzodì alveo del detto fiumicello, a ponente la strada militare dello Stelvio ed a nord strada campestre.

2° Due casini civili con intermedio giardino, orto, porto e darsena... sotto le coerenze, a levante la strada militare, a mezzodì casa dei fratelli Venini, a ponente il lago di Lecco, a tramontana casa di Pietro e Giuseppe Venini.

E la cessione e vendita vien fatta per lire 17.000. Dichiara la nobile signora contessa Sfondrati che li stabili venduti sono in essa pervenuti per eredità del di lei genitore Duca Giuseppe Serbelloni Sfondrati fu conte AlessandroFonte/commento: 527 il quale li ebbe per eredità e risultanza dal decreto 30 luglio 1861 N. 14025 del Tribunale di Milano dal Sig. Duca Ferdinando Serbelloni Sfondrati fu duca Alessandro.

Per gli effetti della tradizione si consegna al Sig. Ghezzi: il catasto storico censuario con fascicolo di carte contenenti documenti dI data anteriore al 1800».

La villa Capoana fu un luogo di delizie, ed il poeta Luigi Rusca del XVII secolo così la cantò:

«Prendo il nome da quella
     Città famosa, e di delitie piena,
     Dove da donna bella,
Dopo tante vittorie nel cor cinto
     D’amorosa catena
     Il domator de l’alpe restò vinto.
Mira, peregrin vago.
     Quasi albergo divino,
     Fonti, marmi, giardino
Tra il verde colle e ’l cristallino lago,
     Oh! emula son anch’io
     Con sì rare delitie al bel paese,
     Ond’hebbi il nome mio;

[p. 422 modifica]

Ma il mio Signor con più sublime core
     Al gran Cartaginese
     Emulo è di valor, ma non d’amore
     A l’un, e l’altro poco
Se Capua nol capiva era ogni loco43.


Un contemporaneo del Rusca, Paolo Bertarelli, nel suo libro in cui descrive il borgo di Menaggio, così dice della Capoana:

«..... s’avanza l’occhio spettatore al delicatissimo palagio della Capoana dell’illustre conte della Riviera, il quale appoggiandosi al seno d’un alto monte maestoso si lascia baciare i piedi dal lago che tutto ossequioso gli tributa liquido argento. Fatto in se stesso sepoltura agli estivi ardori per l’acque e sgorganti e cadenti, e soltanto che da più industriose mani in varie guise aggiustate in mille fogge in mille forme tirate, racchiuse e aperte, non v’è persona ben che grande o passeggero che non le miri, rimiri c ammiri e che stupito che non dichi mentre fanno di sè sì leggiadre e meravigliose mostre, trovasi quivi il prodigio d’ingegno, il miracolo e l’ostentazione dell’arte, come già furono elegantemente con versi latini descritte dal signor Paolo Emilio Parlaschino».


Quando venne costruita la strada così detta militare nei primi anni del secolo XIX, la villa Capoana venne dalla strada stessa divisa in due.

La parte alta che comprende la cascata già di proprietà Giuliano Ghezzi appartiene alla famiglia Galimberti, la parte bassa agli eredi di Enrico Burguières.

Interessanti e minuti particolari su questa meravigliosa villa troviamo nel «Ritratto della Capoana del Lario» del padre Giovanni Bonanome, del quale si è parlato nel secolo XVII, scritto e dedicato a Giov. Battista Sfondrato, vescovo di Pavia datato da Lierna il 31 agosto 1646 e di cui ne stralciamo qualche brano nel suo stile manierato e gonfio, proprio del 160044. . . . . . . .

«Non così subito s’apre il piede fuor di barca entrando in un ben quadrato cortile e che chiudendosi la bocca agli altri tutti, si raccolgono i sentimenti nella stravagante vista di tante elaborate fontane che tutte in una s’offrono sull’occhio. . . . . . . . .

Prima delle altre s’appresta dirimpetto all’ingresso una molta adorna fonte nel cui ampio recinto vengono incamminate colla più grata mostra che immaginar si possa tutte le soprastanti acque la cui più semplice forma eccola ristretta in un guscio di noce. E gettato in [p. 423 modifica]faccia al cortile che occupandone tutta la facciata fuorchè dai lati tanto che la fanno rassomigliare ad un’aprica loggia tanto bene aggiustati sono gli scalini di marmo delle comode scale e dei cancelli di ferro che le servono d’appoggio. Sotto questa volta evvi un nicchio di spugnoso tufo e di rozzi massi posti come a caso in ordine disordinato.

D’un cavernoso antro struscia fuori nel mezzo aereo serpente che con larga bocca vomita copia di acquose spume nel supposto pelaghetto... Entro vedonsi per lo più trote così ben panciute che al curioso straniero si presenterebbero come tanti tritoni che allettati dalla limpidezza di queste lucide Ninfe, lasciate le loro cerulee Nereidi, godessero d’intromettersi anche fra le Naiadi. . . . . . . . .

Resta in fine ognuno a pieno soddisfatto nella leggiadra mostra dell’esterna facciata che con molta grazia incrostata di colorite pietruzze con musco dimostra al vivo vari capricci a mosaico....

Una semplice ferrata si apre a due parti e risponde alle altre due che aggiuntatamente per disopra e disotto chiudono l’accennato cortile, una delle quali, cioè quella di testa, una semplice ferrata, dico, che con venustà s’alza dal marmoreo suolo, e serve per cortina alla vaga collina di questa nuova prospettiva che termina in una superba nicchia, alla quale con pari stupore di manierose scene fanno ordinato corteggio, quinci e quindi ben compartite sei altre fonti sorgenti d’un marmoreo Caiino (sic) che detta nicchia han del bitorzoluto seno. . . .

La nicchia che con maestà veramente regale attrae a sè gl’occhi tra le peregrine politi di cui un leggiadro artificio resta per di fuori intorno intorno fregiata con tanta grazia ostenta nella cima l’arma Sfondrata. . . . . . . .

Li viali che in fine spaziosi in lungo si dilatano in cui la famiglia di flora con gentil maniera per far più bella mostra si avanza sugli orti delle substrutte mura, le stendono fioriti arazzi sopra del suolo...

Non devo nè amo di tanto allontanarmi che io lasci di dire esser questa gran fontana addimandata la Fonte Uga forse dall’amistade che stretta tiene».

. . . . . «L’abate Giovio in un elegante sonetto mischiando alla verità della storia la piacevolezza dell’invenzione descrive la proprietà di quest’acqua efficace».

«di tal virtù che i pesci morti avviva
E i vivi priva del vital lume».

Il nostro scrittore prosegue paragonando le bellezze dei giardini della Capoana alla sede dell’Accademia del divino Platone.

Descrive poi in brevi parole l’oratorio della villa dedicato alla Vergine, segue una descrizione particolareggiata del museo: «La sovrana [p. 424 modifica]stanza che altamente insuperbisce, la maestria, le pitture e gli epigrammi che l’adornano, l’architettura, i marmi e gli altri fregi che la compongono... Fra gli epigrammi che si leggono in una delle quattro pareti d’esso museo dettati da Faustino Faggi, questo per avventura meglio favorisce non meno all’intelligenza del mio soggetto che ad esso luogo dov’è posto cioè alla parte dove spuntano le acque:

«Dum canis, ac Nemei vexat vis effera monstri
  Hic nobis largam dat Leo ternus ope
  Faelices lymphas vena comitantur eadem
  Aure, gelo, murinur perpetuusq.
  Nitor».

Piacemi d’accompagnarlo con questo ancora, come che meglio degl’altri resta in vista:45

«Umbra domus, fontes, horti grex ipse natantum
  Da noctrum (clamant) cernere Roma jubor.
  Immit autem patentam, qua intratur, Januam.
  Est illud in horto Lucretiae Ciboae uxoris mortem deflens.

  Vix vitam dederas, affers, Lucretia, mortem
  Scilicet ut vivam, commoriarque tibi».

Hoc vero in Xysto, nominis explicans significationem.

«Sfrondatus Capuae magna de gente vocari
  Me vult, quod genitrix conjugis inde lata est.
  Delicias Capuae veteres ne posce; recentes:
  Quas magis exposcas en Capuana dabo».

      In hortis supra fontem qui est siiti imagine
              Christi de Croce pendentis.

«Fons vivus supra manat, fons vitreus infra:
  Profluit iste polo, profluit ille solo.
  Non alios debes sitiens perquirere fontes
  Corporis hic pellit; mentis at ille sitim».

[p. 425 modifica]

In stationem Navium.

«Si quis ades fessae quaerens solatia menti,
   Ne faliat nomen, sum vidnata domus.
   Hic nostrum potius tanto pro funere funus
   Deflebis: nomen vix Capuana dabit».

«A Capuana Villa Ugaque fonte gemina ejusdem nominis promontoria subinde Icguntur: Veternianum utrunque dicitur».

«Di finissime piastrelle elegantemente costrutto in alto si scorge df bianco marmo: Ercules Sfondratus dux montis Martiani Anno MDCVI.

«Le stanze mostrano molte guerre, paesi, cacce ed altre assai cose».

Questi versi destano forse qualche interesse per il fatto che oggi le iscrizioni della villa Capoana sono ormai guaste ed illeggibili.

Il Bonanome prosegue parlando delle pitture rappresentanti le quattro stagioni dell’anno sull’altro recinto di mura, che tanto leggiadramente servono di prospettiva al bel giardino.

Egli crede che la Capoana fosse la villa di Plinio; quest’opinione è anche divisa dall’Arrigoni, ma noi riteniamo che quest’induzione non abbia fondamento.

Da una lettera scritta dal conte Antonio Della Torre di Rezzonico46 il 17 settembre 1735 al marchese Carlo Sfondrati conte della Riviera, si rileva come il Boldoni avesse lasciata una minuta descrizione della Capuana, ma questo scritto disgraziatamente è andato perduto.

Nelle stessa lettera è fatto cenno del pittore De Vincenti detto il Comaschino che avrebbe dipinto nella villa.


VILLA MONASTERO

È l’antico monastero di Santa Maria Maddalena che venne soppresso con bolla dal Papa Pio V° in data 13 febbraio 1567. Avvenuto il trasferimento delle monache di Varenna a Lecco, il monastero venne acquistato dal nobile signor Paolo Montico di Cortenova in Valsassina, il quale comperò anche le terre e giardini annessi, al prezzo di scudi d’oro 700, lire 4, soldi 9 e denari 3.

Da annotazioni lasciate dal nobile Lelio Mornico nato nel 1585 e morto nel 1648, si rileva che spese lire imperiali 28000 in migliorie e nuove costruzioni alla villa Monastero «avendo fatto giardino ove prima era lago, ciò incominciando nell’anno 1609 e fino al 1619, nel quale anno partì per la guerra, e ritornato nel 1630, fino al 1645 spese altre imperiali lire 400». [p. 426 modifica]

Nella prima metà del secolo XIX i fratelli Lelio e Carlo Mornico figli di Battista, non potendo più per i loro impieghi attendere all’amministrazione dei loro possessi di Varenna, vendettero la villa Monastero all’ingegnere Pietro Genazzini, che poco dopo la rivendè alla signora Carolina Seufferheld. Morta questa signora nel 1894, la villa passò nel 1899 in proprietà al signor Kess germanico, che l’abbellì di statue e giardini.Veduta generale della villa Monastero (fotogr. Adamoli)

Dopo la guerra venne incamerata dal Governo perchè di proprietà di suddito straniero, e nel 1925 finalmente venduta al Comm. Marco De Marchi che ne è ora il proprietario.

Il giardino è molto rinomato per la bellezza veramente rara delle piante, e può considerarsi anche per la sua vastità il più delizioso giardino di Varenna. Luigi Rusca così lo cantò47: [p. 427 modifica]Giardino della villa Monastero (fotogr. Adamoli) [p. 428 modifica]Entrata e portico della villa Monastero (fotogr. Adamoli)

Il Monastero

Loco ameno del signor Lelio Mornico


Quest’è giocondo porto
Per chi del Lario lago
È di veder belle delitie vago.
L’amenità, il diporto
Il piacer, il diletto,
Tra liete stanze altrui, quì dan ricetto.
Se miri d’ogni intorno
Ciascun mirabil fregio
Di questo bel soggiorno
Dirai, che il vanto, e il pregio
Invola a Pafo, a Gnido
Non di Ciprigna, ma di Cinzia nido;
Nè saprai peregrino
Se fia albergo mortai, o pur divino.

[p. 429 modifica]

Il giardino è abbellito da statue, fra le quali è notevole un gruppo decorativo del periodo neo-classico, rappresentante la Clemenza di Tito, dello scultore Comolli, e proveniente dalla Villa Bagatti di Cardano.

Sul monumento vi è la seguente iscrizione:

«Morte trasse di mano a Giov. Battista Comolli lo scalpello che preparava questo storico emblema nel 20 dicembre 1830».L’antica villa Isimbardi

Durante il periodo di proprietà Kess, e precisamente nel 1899, venne alienata e venduta al Kess una stradetta che dallo stradone principale che conduce a Fiume Latte, all’altezza della Madonnina incastrata nel muro metteva al lago, alla così detta Riva degli Spazzini. Fu in quel tempo che il Kess acquistò vari appezzamenti di terreno posti al di là di questa stradetta, verso Fiume Latte, portando così la sua proprietà all’ampiezza attuale.

Vi sono anche delle belle cancellate antiche, delle quali una porta ancora lo stemma Mornico.

Il Fogazzaro fa agire i personaggi della sua commedia Nadejde nella villa Monastero, che però egli ha chiamata l’Eremo, come egli stesso asserì alle signorine Bellati di Varenna.


VILLA DEI CIPRESSI

Questa villa, di antica proprietà Serponti, venne acquistata al principio del secolo XIX dal barone Isimbardi direttore delle Zecca di Milano, il quale v’impiantò un laboratorio. [p. 430 modifica]

Nel 1864 Enrico Andreossi acquista la villa dagli eredi Isimbardi e la rifà in parte con gusto signorile e squisito.

Passò poi all’inglese Sir Richard Sulton, morto ufficiale a 27 anni nella grande guerra europea.Villa Andreossi già Isimbardi (fotogr. Adamoli)

La villa si presenta dal lago con aspetto assai pittoresco, e gode di un punto di vista meraviglioso. Il suo bel giardino degradante al lago, coronato da superbi cipressi, è uno certo dei più caratteristici e ben disegnati della località di Varenna e del lago. [p. 431 modifica]

La villa Mapelli è l’antica villa Venini, situata alla così detta porta di Varenna con antico e bel giardino degradante al lago.

Sulla fine del secolo XVIII apparteneva alla famiglia Stampa, la quale nel 1807 la vendette a Natale Pirelli; poi nel 1817 Tobia Pirelli figlio di Natale la vende a Giov. Battista Venini.

Un’altra antica villa è quella del nobile Don Antonio Venini posta nell’interno del paese con un giardino all’italiana. L’interno della villa è adorno di belli e antichi quadri e di un grande mosaico riproducente lo stemma della famiglia Arrigoni già proprietaria della villa. La villa conserva tracce di antichi affreschi e possiede, inoltre, uno stemma dei Torriani.

Villa Olivedo. Di proprietà della signora Maria Adami Pirelli; è stata costruita nel 1857.

Villa Bianconi. Di proprietà del Dott. Ettore Bianconi costruita nel 1909.

Villa Lazzaroni. Di proprietà del Dott. Guglielmo Lazzaroni, fatta costruire da Ernesto Bozzoni.

Villa Boselli ing. Luigi, fatta costruire dal Sig. Fondini nel 1908.

Villa Greppi. Fatta costruire nel 1912.

Villa Negri. Costruita nel 1909.

Villa Elisabetta. Costruita nel 1901 dal Sig. Fattori di proprietà ora Deimel.

Villa Sartirana ora Pescali, fatta costruire da Sartirana Paolino nel 1907.

Villa Regazzoni. Di proprietà di Cicardi Regazzoni Pia costruita nel 1908.

Villa Binda ora Migliavacca. Costruita nel 1906.

Villa Torretta. Fatta costruire da Torretta Giov. Battista nel 1897 ora di proprietà Ercolano Barbieri.

Villa Bertarini. Di proprietà Giuseppe Bertarini costruita nel 1893.

Villa Longoni. Di proprietà Longoni Cav. Celeste, fatta costruire dalla contessa Sartirana e ampliata da Marcionni Pietro.

Villa Boselli. Di proprietà Piero Boselli, costruita da Bosoni Carlo. Bella villa alla così detta Porta di Varenna con una magnifica vista sul lago.

Villetta Holland, costruita nel 1907, già di proprietà dell’Ingegnere Agostino Beitati.

Villa Ferrario. Di proprietà sorelle Ferrario costruita nel 1903.

Villa Pozzi. Di proprietà Pozzi Guasco, costruita nel 1906.

Villa Ghezzi. Costruita nel 1904 di propr. della Signora Gina Ghezzi.

Villa Festi. Di proprietà contessa Festi, costruita da Imotoff Edoardo nel 1910.

Villa Matarelli a Bologna (Monte di Varenna).

Villa Paolo Inviti a Bologna (Monte di Varenna). [p. 432 modifica]

Villa Ersilia. Di proprietà Barbieri avv. Cosimo.

Villa al Prato. Di proprietà della signora Mary G. Duncan.

Villa Venini. Di proprietà Celestino Venini già Casini Monteggia.

Villa Burghières. L’antica villa Capuana. Superiormente a questa villa vi è quella di proprietà Galimberti già Ghezzi.

Villa Broglio. Di proprietà sorelle Broglio. Già casa Venini.

Villa Romagnoli Molinelli. Di proprietà della sig. Rachele Romagnoli.Ville in Olivedo nel Comune di Perledo (fotogr. Adamoli)

Villa Monti. Di proprietà della vedova Monti Todeschini, costruita nel 1908.

Villa Bozzetti. Di proprietà del Cav. Bozzetti già Bosoni.

Villa Fumagalli. Di proprietà Guido Fumagalli costruita nel 1923.

Villa Orlandi. Di proprietà dell’avv. Luigi Orlandi.

Villa Arrighi. Di proprietà del Colonnello Arrighi.

Villa al Prato. Di proprietà eredi Pirelli.

Villa idem Di proprietà del Dott. Carlo Pirelli preposto di S. Marco in Milano.

Villa Vitali. Di proprietà della sig. Santina Barelli Ved. Vitali.

Villa Porta. Costruita dal Prof. Porta ed ora di proprietà Guardini.

Villa Fornasetti. Di proprietà Fornasetti.

Villa Perledina. Di proprietà Loaldi Francesco.

Villa Gina. Di proprietà Porro Alessandro.

Villa Rosa. Di proprietà Migliavacca. [p. 433 modifica]

Villa Gori. Di proprietà Gori.

Villa Donato Greppi a Vezio.

Villa Inviti a Tondello (Perledo) con l’antica casa dei De Matti di cui si conserva lo stemma.

Villa Ongania Severo a Regolo.

Villa Fumeo-Gorio a Perledo.

Fra le antiche case dell’interno del paese ricordiamo la casa del fu Generale Emilio Bellati, già casa Pensa, e quella del fratello fu Generale Giuseppe Bellati. Ville Mapelli, Boselli, Longoni, Guardini, Torretta ora Barbieri e Gori
(fotogr. Adamoli)


STEMMI

Stemma di Varenna

Questo stemma è descritto nel codice detto del Cremosano esistente nell’archivio di Stato di Milano e che ha per titolo: «Galleria d’imprese e d’insegne de vari regni, ducati, provincie, città e terre dello Stato di Milano et anco di diverse famiglie d’Italia ecc. ecc. di Marco Cremosano dell’anno 1673». [p. 434 modifica]

A carte 320 è rappresentato lo stemma di Varenna: d’argento al leone di verde linguato e armato di rosso.

Questo stemma di Varenna lo si desume anche da un codice esistente nella biblioteca di S. M. il Re a Torino, detto codice Archinto. Vi figurano lo stemma della famiglia Varenna, e quello del Comune che sono eguali. Questo codice formava il primo volume dell’armoriale già appartenente alla famiglia Archinto di Milano, e fu compilato nella seconda metà del secolo XVI.

Un altro stemma di Varenna è contenuto nella pubblicazione di Gian Pietro Corti: «Stemmi comunali lombardi», apparsa nella Rivista Araldica, anno XVI, febbraio 1918. La descrizione di questo stemma è la seguente: D’argento ad un monte di tre vette di verde, movente da un lago al naturale con una barca al lato destro dello scudo, il monte sostenente una torre semidiruta al naturale, aperta e finestrata del campo, accompagnata a destra da un cipresso al naturale e a sinistra da una vipera attorcigliata d’azzurro, coronata d’oro.

Lo stemma di Varenna è inoltre descritto nel codice Trivulziano (N. 1390) che porta il nome del pittore Lampugnano, e la data 1495.

Nel fare il restauro della facciata della Chiesa parrocchiale di Varenna venne trovato dipinto uno stemma della famiglia Sfondrati, antico feudatario di Varenna. Descrizione dello stemma: Inquadrato: nel 1° e 4°: d’oro alla banda di verde, caricata di un bastone d’argento; nel 2° e 3° d’argento al pino di verde; alla fascia di verde caricata da un bastone d’argento, attraversante sulla partizione. Lo scudo sormontato dalle insegne pontificie del triregno e delle chiavi48.

Nel codice Archinto di Torino per gli Sfondrati vi è quest’altro stemma: inquartato: nel 1° e 4° d’oro alla banda doppio merlata, d’azzurro caricata di un bastone d’argento e accompagnata da due stelle di otto punte d’azzurro; nel 2° e 3° d’azzurro al pino di verde attraversato da un breve motto: Nec flumen metuit, e accompagnato in capo a destra da una stella di otto punte d’oro, dalla quale si diparte un raggio d’oro in banda.


Adamoli

Troncato: nel 1° d’oro all’aquila di nero coronata di nero, nel 2° d’azzurro al serpe ingolante il pomo, il tutto al naturale.

De Andreanis

D’azzurro alla fascia d’oro, accompagnata da una rosa, in capo e da uno scaglione, in punta, dello stesso [p. 435 modifica]

Arrigoni

Di rosso all’albero d’oro.

Nel codice Archinto l’arma De Arigonibus è invece la seguente: Interzata in fascia: nel 1° d’oro all’aquila di nero; nel 2° d’argento alle lettere riunite A B di rosso; nel 3° bandato d’argento e di rosso.

Aureggi

Interzato in fascia nel 1° d’oro all’aquila di nero, linguata e coronata di rosso; nel 2° d’argento al cinghiale di nero, cinghiato d’argento: nel 3° fasciato e ondato d’azzurro e d’argento.

Nel codice Archinto sotto il nome De Auregio si trova un altro stemma che è uguale al precedente nel 1° e nel 3°, il 2° invece è d’argento al cinghiale di nero, cinghiato d’argento e tenente in bocca un grappolo di uva colle foglie al naturale.

Balbiani

Interzato in fascia: nel 1° d’oro all’aquila, coronata di nero, linguata di rosso; nel 2° al leone passante di rosso sormontato da due rotelle di rosso, crociate in decusse di nero, nel 3° palato di otto di rosso e d’argento, i pali d’argento ingoiati in punta da testa di drago di verde.

Lo stemma della famiglia Balbiani da noi riprodotto a pagina 21 e che ora si custodisce nel Museo Civico di Como era incastrato nel muro di cinta del giardino Vitali alla località chiamata il Prato.

Benzoni

D’argento piumato, coi segni delle barbe di verde al capo d’oro caricato di un cane di nero passante linguato di rosso.

Questo stemma si trova nei codici Cremosano e Archinti

Bellati

Un elefante sostenente sul dorso una torre.

Bergami

Due stemmi: il 1°: partito: nel primo di rosso, nel secondo d’oro.

Il 2°: Fasciato di rosso e d’oro in quattro pezzi, le fascie di rosso caricate di tre cestini a due manichi d’oro.

Bertarini

Di rosso alla testa di moro col tortiglione al naturale, colla orlatura d’oro ai fianchi ed in punta: capo d’oro all’aquila di nero, linguata e coronata di rosso. Dal codice Carpani.

Brentani

Di argento alla Brenta d’oro colla bordura composta d’argento e di rosso. Dal Carpani. [p. 436 modifica]

Il Crollalanza porta invece quest’arma: Interzato in fascia, nel 1° d’oro all’aquila di nero; nel 2° d’azzurro alla brenta d’oro, accostata a destra da un leone dello stesso e a sinistra da una biscia di verde coronata d’oro; nel 3° bandato d’argento e di rosso.

Bordoni

Interzato in fascia: nel I° d’oro all’aquila di nero; nel 2° d’argento al leone di rosso impugnante un’asta e affrontato ad un’albero, al naturale; nel 3° fasciato d’argento e di rosso. Dal Cremosano.

Altro stemma è il seguente dato dal Carpani:

Interzato in fascia: nel 1° d’oro all’aquila di nero, coronata dello stesso; nel 2° d’argento al leone di rosso impugnante una spada d’oro e affrontato da un’albero, d’oro, fogliato di verde e fruttato d’oro, nel 3° bandato d’argento e di rosso.

Brochi

Trinciato d’oro e d’azzurro all’albero di verde attraversante. Dal Cremosano.

Quet’arma è riportata nell’Archinto nel quale al nome De Brochis si trova quest’arma: Inquartato in decusse: nel 1° e 4° d’argento, nel 2° d’azzurro e nel 4° d’oro, all’albero di verde attraversante sul tutto.

Il codice Carpani contiene quest’altra descrizione: D’argento all’albero di rosso colla bordura ai fianchi e in punta, composta d’argento e di rosso; capo d’oro all’aquila nera.

Calvasina

D’argento alla banda di rosso caricata di tre stelle d’oro e accompagnata da due gigli di rosso, l’uno in capo e l’altro in punta; col capo d’oro all’aquila di nero. Dal codice Cremosano. Il codice Carpani dà invece la seguente descrizione: D’argento alla banda di rosso, caricata di tre stelle a otto punte d’oro e accostata da due gigli di rosso in banda, colla bordatura composta di argento e di rosso.

Campioni

Di rosso al palo composto di sei pezzi alternati di verde e d’oro, accompagnato da due leoni, coronati d’oro, affrontato; col capo d’oro all’aquila bicipite, coronata di nero. Dal Cremosano.

Lo stesso stemma trovasi figurato nel codice Archinto.

Dal codice Carpani abbiamo la seguente descrizione: Partito d’argento e di rosso a due leoni affrontati e sormontato da due anelli, dell’uno nell’altro; col palo attraversante sulla partizione, composto di rosso e d’argento, in 5 pezzi, e colla bordura ai fianchi ed in punta, composta d’argento e di rosso; capo d’oro all’aquila di nero, coronata e linguata di rosso. [p. 437 modifica]

Cantone

D’oro all’aquila di nero. Dal Cremosano.

Cavalli

D’argento al cavallo di nero bordato di rosso. Dal Cremosano

Cella

D’argento al castello di rosso, racchiuso fra due treccie di rosso. Dal Carpani. Veduta dell’Isola Comacina col vecchio campanile di Santa Maria Maddalena di Ospedaletto

Chiaramonti

Alla banda d’argento, arma d’azzurro caricato di tre teste di moro col capo d’azzurro a tre stelle di otto raggi d’argento. Crollalanza. Dizionario storico blasonico.

Curioni

Interzato in fascia; nel 1° d’oro all’aquila di nero, nel 2°, di azzurro al castello argento affiancato da un sole di argento e da una luna di rosso; nel 3° bandato d’oro e d’azzurro. Dal Cremosano.

Nell’armerista del Franchi Verney della Valletta si trova: Curione d’Alessandria e di Casale, Conte di Olivola e di Lazarone: interzato [p. 438 modifica]in fascia: al primo: d’oro all’aquila di nero coronata dello stesso: al secondo: d’azzurro al mastio d’argento, torricellato, adestrato da una rosa dello stesso, bottonata d’oro e sinistrato da un crescente pure d’argento; al terzo: bandeggiato d’argento e di rosso.

Faggi

Di rosso all’albero di verde accompagnato ai lati dalle lettere F ed O di argento; col capo d’oro all’aquila di nero linguata e coronata di tosso. Dal Carpani.

Festorazzi

D’argento a tre rami intrecciati, fruttato e fogliato, di verde. Dal Carpani.

Fumeo

Troncato: nel 1° una torre sormontata da un’aquila di nero, coronata di nero; nel 2° un pavimento.

Maderni

Incappato, nel 1° e 3° scaccato di nero e d’argento e nel 2° d’oro al castello di rosso, col capo d’oro all’aquila di nero. Dal Cremosano.

Lo stemma suddetto è riportato nell’Archinto al nome de Maderna ma lo steccato è d’azzurro e d’argento.

Maglia

Troncato, palato nel 1° e nel 2° fasciato sul centro con un grifone.

De Matti

Di rosso al grifone d’argento, impugnante un ramo con cinque foglie di verde, al capo d’oro all’aquila di nero.

Lo stemma De Matti trovasi dipinto sul muro esterno della casa già De Matti di Tondello.

De Mazzi

Interzato in fascia: nel primo d’oro all’aquila coronata di nero, nel secondo d’argento al leone di rosso impugnante una mazza d’azzurro; nel terzo palato di rosso e d’argento.

De Molo

Di rosso al castello d’argento movente da un lato sinistro una barchetta legata con una catena alla porta del castello, il tutto al naturale. Nell’Archinto al nome De Mollo (de Belinzona) si trova il seguente [p. 439 modifica]stemma. Troncato: nel 1° di rosso al castello d’argento, movente da un lago al naturale sostenuto al lato sinistro da una barchetta pure al naturale; nel 2° fasciato ondato di rosso ed argento.

Mornico

Troncato: nel 1° d’oro all’aquila di nero; nel 2° d’argento al leone di rosso, accompagnato in capo da una stella di sei punte d’oro e adestrato da due stelle, pure a sei punte d’oro, l’una sull’altra.

Ongania

D’azzurro al palo d’oro caricato da una pianta al naturale ed accompagnato a destra da una mezzaluna crescente ed a sinistra da tre stelle male ordinate, il tutto d’oro; col capo d’oro all’aquila di nero.

Panizza

Leone ritto al naturale che impugna un ramo d’albero, coronato a tre punte.

Pensa

Nel camino dell’attuale casa Bellati, già Pensa vi è una pietra da fuoco con uno stemma che porta in alto una corona, nel centro la lettera P. e in basso il millesimo 1744.

Nella casa Bellati è conservato un grande quadro dove è raffigurato da un buon artista un Pensa il quale deve essersi fatto ritrattare dopo aver vinto una lite contro i Venini, nella leggenda è detto di uno strumento del 1685.

Pino

D’argento al pino di verde; col capo d’oro all’aquila di nero. Dal Cremosano. L’arma è riportata dal codice Archinto al nome De Pinis.

Scanagatta

Trinciato: nel 1° di verde ad un gatto d’argento passante in banda il fianco ferito da un pugnale d’argento, gremito d’oro in sbarra; la punta in basso; nel 2° palato di rosso e d’oro; il tutto al capo cucito di verde caricato di tre gigli d’oro, ordinati in fascia.

Scotti

D’argento alla fascia d’azzurro, caricata di tre S’ gotici di rosso, sormontata da un leone passante di rosso, coronato all’antica. [p. 440 modifica]

Serponti

Arma antica. D’argento al ponte di muratura al naturale sopra un fiume d’azzurro, fluttuoso d’argento scorrente in pianura erbosa; sul ponte un uccello di nero. Questo si trova nel codice Archinto al nome De Serpont. Stemma di casa Scotti sul muro esterno della casa Calvasina

Arma moderna. D’argento al ponte di muratura al naturale sopra un fiume d’azzurro, fluttuoso d’argento.

Stampa

Famiglia di Varenna oriunda di Gravedona. Nel 1° di rosso al castello d’oro. Torricellato di due pezzi, sormontato da un’aquila coronata di nero, nel 2° bandato in quattro pezzi.

Tenca

Interzato in fascia: nel 1° d’oro all’aquila coronata di nero; nel 2° d’argento al leone di rosso, sormontato da due pesci di verde; nel 3° bandato d’argento e di rosso. [p. 441 modifica]

Torriani

Lo stemma dei Torriani trovasi murato nel cortiletto della casa parrocchale, tra una torre affiancata a due bisce. È lo stemma del parroco Damiano della Torre del XVI secolo. Stemma dei Torriani (fotogr. Adamoli)

Venini

Interzato in fascia: nel 1° d’oro all’aquila di nero, nel 2° d’argento al pozzo al naturale accostato da sinistra da una vipera di verde, nel 3° bandato d’azzurro e d’oro. Dal Carpani. [p. 442 modifica]

Pietro Venini il 22 dicembre 1768 invia una supplica al governo perchè sia registrato nel codice Araldico la propria arma gentilizia, e per provarne l’uso prima del 1640 trasmette alcuni atti fra cui una dichiarazione di testi.

«Facciamo ampia et indubitata fede ed attestiamo noi sottoscritti uomini d’avanzata età qualmente sopra nn muro della casa d’abitazione del Sig. Don Giacomo Venino avo dell’illustrissimo Signor Don Pietro Venino qm Sig. Carlo esistente in Varenna si trova la soprascritta arma da noi sempre veduta, come anche attestiamo d’aver inteso da’ nostri rispettivi genitori d’avere essi sempre veduto la soprascritta arma e per essere la verità, come pubblicamente si sa, ci sottoscriviamo di proprio pugno alla presenza dell’infrascritto pubblico notaro di Milano».

(Giuseppe Carganico, notaio). . . . .49


Vicedomini

D’azzurro a tre bande ondato di rosso.


MEDICI E CHIRURGHI

Anticamente l’esercizio dell’arte medica era nettamente distinto da quello dell’arte chirurgica.

Difatti avendo nell’anno 1791 il dott. Luigi Gobbi rinunciato alla condotta medica di Varenna, il comune tenne un convocato generale per una nuova elezione di medico; e in quell’occasione venne proposto di unire la condotta medica alla condotta chirurgica. Venne allora nominato alla condotta di Varenna il chirurgo dottor Carlo Bertarini. Per curiosità riportiamo i capitoli che dovevano essere osservati dal chirurgo condotto di Varenna:

1° Il chirurgo condotto dovrà essere di Varenna, Fiume Latte e di tutte le cascine annesse e connesse al detto Comune.

2° Il salario da corrispondersi al chirurgo dalla cassa comunale sarà di L. 300 all’anno e di soldi 10 per ciascuna visita fuori delli giorni obbligati come abbasso.

3° Il chirurgo avrà l’obbligo indispensabile di portarsi in questo Comune tutti li Lunedì e Giovedì di ogni settimana, non potendo in tali giorni per qualche cagione impremeditata, dovrà esservi nel giorno immediato successivo alla mattina.

4° Avvertito il chirurgo di esservi delle malattie od urgenze chirurgiche nella comunità fuori dalli indicati due giorni dovrà tosto recarsi nel giorno istesso a visitare e curare l’ammalato contro il solo pagamento degli accennati soldi 10 di sopra determinati. [p. 443 modifica]

5° Il chirurgo dovrà indispensabilmente assistere ogni parto laborioso, operazione di siringa, catarata, e per niente nelli due fissati giorni e per soldi 10 fuori di essi ogni volta che vi si debba occupare.

6° Mancando esso a quanto è di sopra stabilito, potranno li bisognosi dipendere d’altro chirurgo a di lui carico dandone preventivamente avviso alli Deputati dell’Estimo per ritenere la spesa nella spedizione del mandato.

7° La condotta sarà di un anno da contarsi dal giorno della superiore approvazione in avanti e quando il convocato non retifichi la condotta, intenderà la medesima finita senz’altro avviso.


Nel 1815 vi era un sol medico condotto per Varenna, il monte di Varenna ed Esino, il quale percepiva l’onorario di L. 1167,76 complessivamente dai quattro comuni di Varenna, Perledo, Esino inferiore ed Esino superiore, per la cura dei malati non agiati50.

Giuseppe Greppi di Giovanni di anni 62, soprannominato il Rizzio, di professione macellaio, nel 1822 viene processato e condannato per indebito esercizio dell’arte chirurgica.

Ma si vede che le condanne facevano poco effetto perchè nel 1826 lo stesso Greppi viene condannato a giorni 30 di prigione per abusivo esercizio dell’arte chirurgica: ebbe una condanna mite perchè le operazioni di lui non avevano portato «alcun pregiudizio, l’essere anzi state utili come lo attestano molti che furono perfettamente guariti».

Heiss Giuseppe medico condotto di Varenna nel 1867 domanda una gratificazione di L. 360 pel servizio prestato nel tempo del colera. Gli vengono accordate L. 260.

Nel 1871 lo stipendio del dott. Cesare Camisasca, medico condotto di Varenna è di L. 500.

Il dott. Erasmo Buzzi nel 1884 rassegna le sue dimissioni perchè non retribuito del lavoro straordinario della vaccinazione; in seguito a ciò viene fissata al nuovo medico la retribuzione di lire 20 per detto lavoro.

Francesco Cattaneo nel 1885, da 5 mesi in prova viene nominato medico condotto con l’assegno di lire 2190 depurate dalla ricchezza mobile, cioè L. 1800 stanziate in bilancio ed il rimanente mediante una privata sottoscrizione fra i comunisti. Riceve inoltre L. 20 per le due vaccinazioni e nel 1891 gli vengono corrisposti cent. 2 per ogni abitante per le sue mansioni di ufficiale Sanitario.

Diamo qui un incompleto elenco dei medici di Varenna e del monte di Varenna: [p. 444 modifica]

Medici - Chirurghi

Anno 1379 Martino Mantige chirurgo a Varenna e a Lierna.
» 1494 Giovanni Maria de Zulino dottore in medicina a Varenna.
» 1544 Magnifico dottore d’arte e medicina domino Nicola Guizardo a Varenna.
» 1564 Medico dott. Giorgio Scotti f. q. Bernardo di Varenna.
» 1574 Dott. Cesare Bergamo da Regolo medico a Perledo.
» 1574 Giorgio Scotto dottore in medicina a Varenna.
» 1676 Dott. fisico Giovanni Maria Forni medico a Varenna.
» 1703 Dott. fisico Pietro Paolo Carcano medico a Varenna.
» 1788 Dott. Luigi Gobbi a Varenna.
» 1792 Dott. Carlo Bertarini a Varenna.
» 1814 Dott. Forlanini medico a Varenna nel 1815 passa a Gallarate.
» 1815 Dott. Bartolomeo Taroni medico a Varenna.
» 1823 Dott. Giosuè Salvagni proveniente da Bellano e nominato medico di Varenna, Perledo ed Esino.
» 1845 Dott. Angelo Valcamonica medico di Varenna.
» 1854 Dott. Rumi Achille med. a Perledo trasferito nel 1857 a Cantù.
» 1857 Dott. Galanti Giuseppe medico a Perledo trasferitosi nel 1860 a Drano.
» 1862 Dott. Silvetti Dalisio medico a Varenna, trasferitosi nello stesso anno a Cremia.
» 1863 Dott. Pedroli Salvatore medico a Varenna.
» 1867 Dott. Nava Attilio medico a Perledo.
» 1867 Dott. Buzzetti Natale medico a Varenna, trasferitosi a Cortenova.
» 1871 Dott. Cesare Camisasca medico a Varenna fino al 1876.
» 1882 Dott. De Rossi Gerolamo medico a Perledo.
» 1883 Dott. Buzzi Erasmo medico a Varenna, nel 1884 trasferitosi a Corenno Plinio.
» 1885 Dott. Farina Giovanni medico a Varenna.
» 1889 Dott. Cattaneo medico a Varenna.
» 1903    »     Cervio          »       »        »
» 1913    »     Scalfi            »       »        »


FARMACISTI

La più antica notizia da noi trovata sui farmacisti è quella relativa a Giovanni Antonio Mazza che nel 1534 aveva una bottega d’aromatario.

Nel 1562 un altro Mazza di nome Francesco ha bottega d’aromatario in Varenna. [p. 445 modifica]

Nel 1574 ancora un Mazza di nome Nicola esercita la professione di speziaro in Varenna.

Abbiamo un elenco completo dei farmacisti dei tempi moderni.

Negli anni 1820-31 Erba Giuseppe è farmacista in Varenna. Seguono quindi:

1831-40 Buzzoni Giov. Battista di Bellano.

1840-75 Ambrogio della Croce del fu Carlo.

La farmacia era in quegli anni situata sulla strada provinciale ora via Umberto al N. 23.

1875-76 Rachele Torre vedova della Croce.

1876-78 Mario Piacezzi fu Mario.

1378-90 Fattori Gerolamo fu Domenico.

La farmacia venne traslocata nella casa Pensa ora proprietà Bellati.

1890-94 Cotta Achille di Giuseppe.

1894 96 Arcellazzi Carolina di Lodovico maritata Prestini.

1896 97 Bonacina Guido di Carlo.

La farmacia venne traslocata nella casa Gresil in Piazza San Giorgio.

1898 1902 Todeschini Francesco fu Antonio, proprietario.

1902-1905 Stampa Luigi da Gravedona.

1905-1920 Manzoni Paimiro di Erminio da Abbiategrasso.

La farmacia venne traslocata nella casa Greppi in via Umberto I N. 18 A.

1920-1922 Virginio Macchio-Direttore Dott. Luigi Lupi.

1922-      Dott. Gisleno da Fabriano di Ancona, proprietario e direttore.


PRETORI E PODESTÀ

1188 Monaco de Villa podestà de Insula Nova.

1209 Dominus Lanfranco potestate Insula Nova. Atto 12 febbraio 1209.

Carte Bonomi. A E 15. Vol. 32.

1243 Nicolaj Grisantus iudicis de contrata Sancti Johannis de Varena.

1302 Corrado Zanoni di Pietrasanta vicario di Varenna.

1339 Bertramolo di Maregacis vicario di Varenna.

1375 D. Corradi Castaldi podestà de Insula Nova.

1387 Domino Barbaro de Bonora vicario del borgo di Varenna.

1403 Maffiolo de Groppello podestà di Varenna.

1420 Bertollo de Pioltino.

1428-29 Antonio de Carchano.

1450 Girardo de Peregallo podestà di Bellano e Varenna.

1454 Giovanni de Boldoni podestà di Bellano e Varenna.

1456 Giovanni Billia Podestà di Bellano e Varenna.

1458 Giovanni Bartolomeo de Federico podestà di Bellano e Varenna.

[p. 446 modifica]

1458 Melegnano Giacomo podestà di Mandello e Varenna.

1460 Francesco de Bosoni podestà di Bellano e Varenna.

1461 Giovanni de Vicomercato podestà di Bellano e Varenna.

1462 Antonio Morolo podestà di Bellano e Varenna.

2463 Giacomo de Camnago podestà di Bellano e Varenna.

1464 Luchino della Croce podestà del borgo di Varenna.

1465 Luchino della Croce podestà di Bellano e Varenna.

1466 Ottorino de Ferraris podestà di Bellano e Varenna.

1468 Ottorino de Ferraris.

1478-1482 Antonio Carchano q. Cristoforo podestà di Bellano e Varenna.

1487 Iacopo Maria de Borselis.

1489 Hieronimo de Rascina podestà di Varenna.

1493 Bartolomeo Crotti podestà di Varenna.

1497 Lorenzo di Cassonia podestà di Varenna.

1504 Battista de Frova De Rogeto.

1504 Antonio de Rossi de Rosasco.

1505-10 Iohanne de Fossato.

1511 Bernardo de Merlis podestà di Varenna.

1513-15 Angiolo Carpano Podestà di Varenna.

1516 Bernardino Merlo.

1518 Giovanni Maria de Scottis luogotenente di Bernardino Rosano, podestà di Varenna.

1510 Pietro de Dentis.

1520 Ambrosio de Giuxiano e Giovanni Pietro de Lumaroli.

1521 Giovanni Pietro Lumaroli podestà di Varenna.

1523 Giovanni Pietro Calvaxina commissario della Riviera di Lecco e podestà di Varenna.

1527 Dante de Stoppani podestà di Bellano e Varenna.

1528 Paolo Serbelloni e Pietro Cipriano de Denti, id.

1530 Luigi Borserio, id.

1532 Sigismondo Andriani, id.

1533 Sigismondo Andriani, id.

1535 Francesco de Porris, id.

1537 Giovanni Giacomo Bonomine, id..

1548 Gerolamo Stoppano commissario del borgo di Varenna. Antonio de Magri q. Giovanni suo luogotenente.

1560 Gerolamo Cestari pretore di Varenna.

1562 Ambrogio Castelletti pretore di Varenna.

1582 Francesco Elio pretore di Varenna.

1583 Francesco Elio pretore di Varenna.

1592 Giorgio Serponti podestà di Varenna.

1594 Giulio Cattaneo, id.

1598 Giov. Antonio Manzoni pretore di Varenna.

[p. 447 modifica]

1611 Giovanni Antonio Fuero luogotenente di Don Giovanni Pietro Magrello pretore di Varenna.

1645 Iacobo Ripamonti pretore di Mandello e Varenna.

1661 Hieronimi Castani pretore del borgo di Varenna.

1663 Dott. Cesare Locatello podestà di Mandello e Varenna.

1704 Curto Girolamo, id.

1728 Paolo Antonio Mornico pretore di Mandello e Varenna, affida la pretura di Varenna a Carlo Stampa suo procuratore.

1730 Giovanni Venino Pretore di Varenna.

1764-65 Dr. Ambrosoni, podestà.

1766-67 Dottor Angelo Maria Longhi podestà di Mandello e Varenna.

1772 Marc Antonio Mazzina. Podestà di Mandello e di Varenna.

1777-79 Antonio Carizone, id.

1784 Antonio Affaitati. id.

1787 Giovan Battista Rezia pretore di Mandello e Varenna.

1796 Dr Carganico, id.

1796-1800 Dott. Giovanni Pogliani, id.


ELENCO DEI PARROCI DI VARENNA51

1312 Bebulcus de Olzate
1368 Presbiter Giovanni de Zebio di Isola beneficiale della chiesa di San Giorgio di Varenna.
1378 Presbiter. Bertramo de Cella
1400 Petrus de Lesino (Lezzeno)
1448-69 Andrea de Cassonia
1470-1480 Filippo de Marliano
1489 Maffiolo de Bordono
1495 Filippo de Ronzonis
1501 Pietro de Ferrari di Lezzeno.
1504-1526 Damiano della Torre di Mendrisio f. q. Cristoforo.
1528-1548 Antonio de Inviti qm. Pietro.

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1553-1561 Pompeo de Ascany alla Gora q. Abramo.
1562-1576 Francesco Secco f. q. Francesco Mantovano.
1577-1626 Giuseppe Sala f. q. Io. Antonio.
1626-1631 Cesare Oltramonti. Nel 1631 è nominato preposto di Dervio.

Ferula dell’attuale Preposto di Varenna

1631-1649 Horatio Varese, nel 1649 nominato parroco di S. Vittore al teatro a Milano.
1649-1656 Carlo Gorio.
1656-1682 Andrea Ambrosoni pronotario apostolico.
1682-1693 Vittore Bertarini.
1693-1700 Domenico Carganico.
1700-1702 Giovanni Eustachio Fassi.

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1702-1711 Giovanni Filippo Fassi.
1711-1718 Ercole Venini.
1718-1751 Cristoforo Mauri.
1751-1760 Paolo Giuseppe Valsecchi di Rosino (Veneto).
1760-1776 Giacomo Loria di Domenico di Bellano.
1776-1797 Francesco Maglia di Giacomo di Gitana.
1798-1804 Giovanni Vassalli.
1805-1833 Giuseppe Curioni.
1833-1836 Alessandro Papetta.
1836-1891 Carlo Ruspini.
1859-1891 Pietro Conca, Vicario Spirituale.
1891-1907 Giuseppe Mezzera.
1907-1912 Felice Elli.
1912 Giovanni Paleari.


PARROCI DI SAN MARTINO DI PERLEDO

1342 Andrea de.....
1368 Pietro detto Cresino di Martino di Como.
1397 Simone de Ciresis
1410-1419 Blasino de Paterij di Como.
1438-1448 Protasio de Ciresis
1451-1479 Pietro Inviti.
1479-1489 Giovanni Inviti.
1512-1549 Bartolomeo Inviti del fu ser Pietro.
1550-1567 Ambrogio Inviti del q. Alessandro. Nel 1567 viene nominato preposto di Desio.
1567-1590 Giuseppe Isaach del q. Giovanni di Lecco.
1590-1594 Bonetus Arrigoni f. q. Placido di Barsio già rettore del Seminario di S. Fermo in Pieve d’Incino.
1597-1618 Faustino de Faggi.
1622-1629 Giacinto Faggi.
1631 Giacomo Maglia f. d. Lurio.
1635-1641 Marc’Antonio Pozzo f. q. Giacomo.
1647-1670 Domenico Cattaneo.
1682-1711 Giovanni Paolo Rubini.
1711-1751 Baldassarre Cermenati q. Donato.
1752-1776 Maroni Francesco.
1776-1808 Giacomo Loria.
1808-1838 Arrigoni Giov. Battista di Vedeseta.
1839-1856 Butti Paolo di Val Madrera già preposto di Cugnolo.
1856-1873 Panzeri Giovanni di Elio.

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1875-1896 Gorio Giuseppe.
1897-1899 Ghislanzoni Narciso di Maggianico.
1900-1913 Stoppani Carlo di Lecco.
1913 Marchiandi Giulio di Castellanza.


SINDACI DI PERLEDO

1454 Iacobo del Forno. Pietro Inviti.
1455 Francesco de Fumeo del fu Bernardino, Pietro Festorazzi del fu Bartolomeo.
1569 Paolo de Gero. Pietro Bergami.
1570 Giov. Antonio Penna. Giacomo Pizzotti. Paolo Tondelli.
1573 Tomaso de Tarelli del fu Ambrogio.
1575 Tomaso de Tarelli del fu Ambrogio.
1580 Paolo de Fonio del fu Io. Maria. Paolo de Fonio del fu Pietro Panighetti.
1584 Paolo Panighetti de Fonio del fu Paolo.
1596 Cesare Bergamo fisico.
1661 Bartolomeo Festorazzi del fu Pietro.
1693 Baldassare Cariboni.
1696 Francesco Tarelli.
1698 Francesco Ongania.
1699 Francesco Tarelli.
1700 Antonio Maria Matarelli del fu Antonio.
1701 Antonio Maria Matarelli del fu Antonio.
1702-1712 Francesco Ongania.
1718 Giovanni Antonio Dalla Mano.
1722-1726 Pietro Antonio Fumeo.
1727 Antonio Maria Matarelli,
1728 Carlo Conca del fu Domenico.
1730 Paolo Conca.
1732 Carlo Conca del fu Domenico.
1743 Giovanni Francesco Borlengo. Giov. Battista Fumeo.
1748 Francesco Ongania. Carlo Francesco Maglia.
1752 Francesco Tarelli. Giov. Francesco Borlengo.
1756 Giovanni Francesco Borlengo.
1763 Giov. Battista Fumeo.
1764 Martino Ongania.
1769 Giov. Francesco Borlengo.
1771 Giov. Battista Fumeo.
1779-1783 Carlo Antonio Greppi.
1783 Giov. Battista Conca.
1796 Bartolomeo Ongania.

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1800 Giorgio Brenta52.
1863 Maglia Paolo.
1873 Benzoni Antonio.
1876 Fumeo Pietro.
1878 Festorazzi Giuseppe.

Veduta di Perledo con la facciata della Chiesa di S. Martino

1905 Faggi Carlo.
1910 Invitti Paolo.
1921 Mattarelli Natale.


SINDACI DI VARENNA

1375 Leo de Balbiano.
1379 Giuliano Greppo - Andreolo Mazza - Antonio Calvasina.
1421 Giacomo Mazza - Simone de Scotti.
1520 Tomaso de Mazzi q. Baldassare, Pietro de Campione q. Stefano.
1533 Antonio de Tenca f. q. Luca - Antonio de Serponti f. q. Marco.

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1544 Tomaso de Serponti f. q. Silvestro, Baldassare Mazza f. q. Paolo.
1548 Agostino de Serponti f. q. Bernardino, Nicolò de Mazzi di Giov. Antonio - Bartolomeo de Tenchi di Giovanni.
1550 Nicolò de Mazzi f. Giovanni Antonio, Tomaso de Serponti f. q. Silvestro, Sebastiano de Scotti f. q. Giovanni.
1552 Francesco de Mazzi f. q. Giovanni Antonio.
1559 Nicolao Guizzardo di Balbiano, Baldassare de Mazzi.
1560 Vincenzo Loli de Campione f. q. Antonio, Simone de Scotti f. q. Giovanni.
1561 Nicola de Mazzi f. q. Giov. Antonio, Bernardo de Scotti f. q. Pietro.
1566 Lorenzo de Serponti, Bernardo de Serponti, Antonio de Tenchi.
1598 Orfeo Mazza f. q. Nicola.
1605 Battista Serponti del fu Lorenzo, Francesco Campioni fu Matteo.
1609 Giovanni Ambrogio Cardano.
1610 Giuseppe Furno e Pietro Scotto.
1611 Decio Tenca.
1620 Fisico Biasio Mazza del fu Orfeo, Decio Tenca.
1651 Nicola Calvasina del fu Baldassare.
1656 Giov. Battista Tenca.
1661 Giov. Nicola Calvasina, Giov. Battista Venino.
1671 Carlo Campioni.
1673 Carlo Venino, Carlo Aureggio.
1676 Giorgio Venino, Agostino Scanagatta
1680 Gioachino Campione.
1687 Giov. Pietro Mazza, Gaspare Scanagatta.
1689 Pietro Vidario.
1690 Antonio Scotto.
1690-91 Gaspare Scanagatta, Matteo Stampa.
1693 Agostino Scanagatta, Carlo Venino.
1694 Gaspare Scanagatta, Giuseppe Campione.
1704 Agostino Scanagatta.
1709 Agostino Scanagatta, Giacomo Venino.
1712 Giov. Battista Scanagatta del fu Gaspare, Bernardo Campione del fu Nicolò.
1718 Bernardo Campione.
1719 Bernardo Campione del fu Nicolò.
1721 Bernardo Campione del fu Nicolò.
1722 Bernardo Campione del fu Nicolò.
1723 Bernardo Campione del fu Nicolò.
1724 Giovanni Scanagatta, Francesco Venino.
1725 Giovanni Scanagatta, Francesco Venino.
1726 Carlo Aureggio.
1727 Bernardo Campioni del fu Nicolò.
1728 Giovanni Venino, Antonio Campioni.

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1729 Antonio Campioni.
1730 Antonio Campioni.
1742 Baldassare Scanagatta, Giov. Battista Brenta.
1744 Giov. Battista Scanagatta.
1747 Pietro Antonio Venini, Francesco Campioni.
1748 Donato Greppi, Gaetano Carganico.

Il primo battello varato sul lago di Como e l’albergo Marcionni

1751 Antonio Venino, Nicolò Campioni.
1755 Mauro Venino, Giov. Greppi del fu Carlo.
1756 Mauro Venino, Giov. Greppi del fu Carlo, Antonio Brenta.
1763 Antonio Brenta.
1770 Gaetano Carganico.
1773 Giovanni Conca.
1774 Giovanni Conca.
1778 Giorgio Brenta.
1783 Pietro Venino, Pietro Valsecchi.
1787 Pietro Valsecchi.
1789 Giorgio Brenta.

[p. 454 modifica]

1191 Giorgio Brenta.
1795 Giorgio Brenta, Carlo Vitali.
1798 Giorgio Brenta.
1799 Giorgio Brenta.
1800 Giorgio Brenta.
1816 Giovanni Venini.
1818 Francesco Fagnani.
1819 Giovanni Venini.
1822 Antonio Venini.
1823 Barone Isimbardi.
1824 Francesco Fagnani.
1828 Giovanni Venini.
1833 Lorenzo Torretta.
1835 Antonio Venini.
1838 Giov. Battista Riva
1842 Savino Pirelli.
1855 Domenico Cavalli,
1860 Avv. Giacomo Venini.
1866 Giorgio Cavalli.
1869 Luigi Bellati.
1876 Giacomo Venini.
1879 Carlo Vitali.
1885 Bernardo Brenta.
1886 Giuseppe Venini.
1887 Gerolamo Fattori.
1890 Carlo Vitali.
1001 Francesco Todeschini.
1921 Carlo Pirelli.
1923 Vincenzo Evia R° Commissario.
1925 Francesco Todeschini Commissario Prefettizio.
1926 Ambrogia Spada, Podestà.


NOTA PALEONTOLOGICA E ARCHEOLOGICA

Come si sa, il gruppo delle Grigne e loro adiacenze formano una delle più importanti regioni dal lato geologico e da quello paleontologico per la straordinaria ricchezza di calcari, di marmi e di fossili che esso presenta.

La maggior copia di fossili si ha nella formazione di Varenna e Perledo sia nei calcari neri del nord di Varenna che scistosi sovrastanti. In questi ultimi anni vennero raccolti frammenti di vegetali carbonizzati, delle foglie che si possono ancora oggi raccogliere in notevole quantità nei dintorni di Regoledo e di Gisazio. Ma fossili più importanti furono trovati [p. 455 modifica]nelle vicinanze di Perledo, e cioè scheletri di pesci e di rettili, e fra questi ultimi la specie nota ai paleontologi sotto il nome di Lariosaurus.

Il primo scheletro di Lariosaurus trovato negli scisti calcari di Perledo rimonta all’anno 1839, e venne descritto dal Balsamo Crivelli. Esso misura la lunghezza di cm. 22.

Negli anni successivi vennero trovati altri quattro individui più piccoli del precedente. Più tardi vennero trovati altri esemplari.

Nel museo di Strasburgo si trovano due esemplari incompleti. Nel museo geologico di Bruxelles si trova un esemplare piccolo e non completo.

Ma l’esemplare più bello fra tutti quelli finora trovati a Perledo è quello scoperto nel 1887 che purtroppo emigrò al museo geologico di Monaco di Baviera. Esso è quasi completo e misura cm. 90. Ve ne ha una descrizione particolareggiata nel trattato di paleontologia dello Zittel53.

Nell’ottobre del 1921 in seguito a lavori di scavo eseguiti lungo il torrente Esino vicino a Perledo, venne alla luce un nuovo scheletro di Lariosaurus, che dopo quello del 1887 è il meglio conservato fra tutti quelli trovati.

Questo Lariosaurus e che è stato aquistato pel museo civico di storia naturale di Milano è aderente alla roccia nella parte centrale, rimane quindi visibile solo dalla parte del dorso. Esso è pressochè completo e misura la lunghezza di circa cm. 60.

Negli anni 1858-1859 vennero scoperte tombe antichissime con oggetti in ferro e in bronzo in un campo Nasazzi a Esino, e nel 1882 furono spediti a Milano all’archeologo Castelfranco una fibula di bronzo a doppio vermiglione, una cuspide di lancia ed una cesoia di ferro. Nel 1855 si rinvenne nello stesso campo un’altra tomba in terra nuda in cui fu trovata una lama, una cuspide di lancia, cocci di vaso a collo stretto di terra rossa-giallastra, di pareti sottili; cocci di patera di pasta finissima cenerognola54.

Un altro sepolcreto venne scoperto nel 1891 eseguendosi dei lavori per la costruzione della via ferrata Lecco-Colico. In Olivedo, sulla sponda destra del torrente Esino, a pochi metri dal lago, e ad un metro di profondità, si ritrovarono alcuni oggetti di bronzo, di ornamento, tra i quali una fibula mancante dell’estremità, due altri frammenti di fibula, alcuni braccialetti e un anello o braccialetto di un sol pezzo che conserva le quattro incanalature in cui erano incastonate pietre dure o vetri. [p. 456 modifica]

Gli archeologi della regione disputarono intorno ad un misterioso oggetto di bronzo di questa tomba, a spire concentriche che richiamerebbe le fusarole di Sardegna e dell’oriente adatte a speciali fusi; se non che il nostro oggetto presenta superiormente due risalti a causa delle spire sovrapponentesi che renderebbero impossibile il rotare del fuso. Esso costituisce una specialità archeologica della provincia perchè, oltre a quello di Varenna, ne abbiamo altri due rinvenuti ad Esino ed in altro luogo.

Inoltre furono rinvenuti oggetti militari in ferro: un elmo che rivelasi finamente lavorato, quantunque di esso non si siano trovati che frammenti ed anche due spade in tutto simili a quelle trovate a Golasecca ed a Castelletto Ticino: una di esse è di fattura assai elegante.

Si rinvennero inoltre dei fittili, qualche base di vaso in terra cotta di rozza fattura, fatti al tornio e cotti al forno; uno di questi accennerebbe ad un vaso vinario di forma romana.

Questa tomba è del periodo che fu detto gallo-italico; ma la finezza della lavorazione dell’elmo lo farebbe giudicare opera di artista etrusco o romano55.

Nel 1892 a Gitana si trovarono pure alcune tombe a cremazione: e nel 1894 nello stesso paese un’altra tomba contenente vasi fittili ed oggetti di metallo.

Tutta questa suppellettile antica è ora raccolta nel Museo Civico Comense.


TOPOGRAFIA E TOPONOMASTICA

Anticamente Varenna aveva due porte: una sulla strada che va a Bellano, subito fuori del paese dove vi è il risvolto della strada presso la villa Boselli; quel punto era anche chiamato la Ciodèra. L’altra porta era verso Fiume Latte dove termina il muro di cinta della villa Andreossi, quasi all’origine della stradetta che scende alla villa Monastero. In corrispondenza di questi punti si vedono ancora alcuni tratti della vecchia strada mulattiera che metteva in comunicazione Varenna con Bellano e Fiume Latte.

I cardini delle porte erano ancora infissi nel muro nell’anno 1874 e vennero tolti dal fabbro Greppi testè defunto.

Prima della costruzione della strada militare, nella strada principale di Varenna erano parecchi archi.

Il primo si trovava all’ingresso del paese. Il secondo venendo da Lierna, si trovava tra l’Isolato che viene subito dopo la casa di Don Antonio Venini da una parte e il terzo isolato contando dall’altra. [p. 457 modifica]

Il terzo arco, sempre venendo da Lierna, era in corrispondenza del 4° isolato dalla parte della Casa di Don Antonio Venini, e del 5° isolato dalla parte opposta.

Infine un’arco si ergeva all’uscita del paese dove vi era la porta.

In occasione dell’acquisto fatto da Vincenzo Marcionni dell’albergo Reale, venne costruito a spese del Marcionni stesso il tronco di strada comunale denominato di San Giovanni per l’accesso all’albergo.Arco primo                                                            Arco secondo

Le prime quattro stradette che dalla strada principale, venendo da Fiume Latte, e che ora si chiama via Benito Mussolini, scendevano al lago vennero chiuse e incorporate nei giardini delle ville.

La via Malpaga, nome antichissimo, e che ancora si legge sul muro dove principia la strada che si diparte dalla via Umberto 1°, venne chiusa con deliberazione consigliare del 15 novembre 1902.

Un altro tronco di strada, che ora è sparito è quello che dallo stradone principale ad un terzo circa, di strada, per Fiume Latte, e precisamente là dove vi è incastrata nel muro una Madonnina, scendeva al lago attraverso la villa Monastero che allora non possedeva il giardino nella sua attuale lunghezza. L’operazione venne compiuta nel 1898.

Attorno all’antica chiesa di S. Giovanni sorse il gruppo delle case Scotti. In una di queste case oggi di proprietà Calvasina, sotto un arco di porta murata, verso tramontana, esiste ancora lo stemma Scotti che è uguale a quello murato nella sacristia della chiesa di Santa Marta. A mezzodì della chiesa di S. Giovanni, nella casa Greppi già Pensa, esiste un ricordo della Famiglia Scotti, e precisamente uno stemma murato in [p. 458 modifica]un vecchio camino. Lo stemma è contornato da festoni coi frutti, guasto ed annerito dal tempo.

Il 21 maggio 1854 la Deputazione Comunale di Varenna mandò alla Direzione Provinciale delle pubbliche costruzioni in Milano la seguente supplica dalla quale si ricava qualche notizia sul piazzale davanti alla chiesa.

Si apprende che sulla piazza del comune «lungo il sagrato trovasi un terrazzo in figura di un bastione sostenuto da un muro sulla proprietà comunale fatta costruire dall’erario nel 1832» e che su di esso vennero piantate otto robinie e due platani. Nella parte opposta a questo terrazzo eravi un piccolo portico56 che venne abbattuto nell’anno 1854 e costruito al suo posto un altro piccolo terrazzo.

Riguardo i nomi dei paesi e delle loro frazioni, abbiamo raccolto le seguenti notizie:


Fiume Latte - Nel 1403 era chiamato flumen lac. Nel 1440 flumen lagio. Nel 1489 flumine lacte, nel 1535 flumen lactaro e flumine lacteo.

Regoledo. - Nel 1406 Revoledo; nel 1429 Revolè; nel 1489 Reuledo.

Regolo. - Nel 1420 Revole o Revolo; nel 1500 Reulo.

Bologna. Nel 1423 Bolonia, Bolognia; nel 1425 Bologia.

Gitana - Nel 1452 Zitana.

Perledo. - Nel 1423 Perleydo; nel 1440 Perleido.

Torrente Esino. - Nel 1417 Fiume Oliverio; nel 1452 Olivero.

Vezio. - Vetium Vescium, Vegio.


Nomi delle strade. - Quanto ai nomi delle strade, in buona parte sono ancora oggi quelli antichi.

Da un progetto di opere di addattamento delle strade dell’anno 1843 esistente nell’archivio comunale di Varenna, abbiamo desunto i seguenti nomi di strade:

Contrada vecchia, Contrada del Torchio, Contrada del Prato, Contrada del Prato alla riva, Contrada Guasta, Contrada dell’albergo dell’Angelo, Contrada della Riva, Contrada dell’Oste, Contrada di mezzo, Contrada del Porto, Contrada del Duca, Vicolo del Prestino, Vicolo del Prato inferiore.

A queste bisogna aggiungere:

Contrada delle Botti, Contrada Scoscesa, Contrada dell’Arco, Contrada dei Cavalli, Contrada degli Orti, Contrada degli Uffici, Contrada della Malpaga.

In un documento del 27 novembre 1201 leggiamo che «commutacionem et cambium fecerunt Otto de Casalicio de Insula ex una parte inter se et ex altera parte Johannes de Balbiano de Varena. In primis [p. 459 modifica]dedit et tradidit in cambium et commutacionem predictus Otto preferto Iohanni casam unam et peciam unam terre cum omnibus suis adiacentis aedificiis pertinentis et utilitatibus juris sui iacentibus in burgo novo de Varena ut dicuntur in Pogia de Varena. Coheret eidem casa a mane stricta comune, a meridie suprascripti Iohannes, a sera Ugerii de Cantono, a monte Bonamici Murce. Predicta petie terre coheret a mane suprascripta stricta, a meridie suprascripti Bonamici, a sera suprascripti Ugeri, a monte lacus».

In un documento dell’anno 1243, il notaio Grisantus figlio di Nicolai giudice, si firma come abitante nella contrata sancti Johannis de Varena.

In un atto del 28 ottobre 1517 del notaio Bertarini Lorenzo troviamo così nominata la contrada dei cavalli: Contrata equorum.

In un documento del 1480 troviamo che Beltramo Venini figlio di Pietro abita alla casaFonte/commento: 527 Botti. (ad domum illorum de Botis).

In un atto del 6 novembre 1483, troviamo nominata in Varenna la contrada Rugasenzia.

Il notaio Denti Nicolò in un atto del 4 ottobre 1408, nomina la contrada Ripe Strisce.

Diamo qui un elenco di nomi di località dei territori di Varenna e di Perledo:


Anno 1200 - Pogia de Varena, coerenze: a mane stricta comune, a meridie Johannis... a sera Ugerii de Cantono, a monte Bonamici Murce.

1408. - Ad Balbienum in territorio di Varenna. Coerenze: il bosco del Comune, Giacomo Mazza, gli eredi del q.m Ser Andrea Venino e il Fiume Latte.

1427. - Al Vedrignano in territorio di Varenna. Coerenze: Iacopo de Cella, heredi Ser Bertraminius Caginosa e Giorgio de Lecasco.

1427. - Ad murum novum in territorio di Tondello. Coerenze: via pubblica, illorum de Tenca de Varena et Saxo.

1438. - Al Bel piazos in territorio di Revoledo. Coerenze: eredi di Ser Baldassare Brocchi di Bellano, eredi di Ser Giovanni Baioni de Bertarini di Esino.

1454. - In Ronchala nel territorio di Bologna. Coerenze: Andrea de Giorgis, Nazari de Caginosi de Tondello e Ser Panighetus.

1454. - In Agneio in territorio montis Varenae.

1454. - In Marghiona in territorio di Vezio.

1473. - In Lugadino in territorio di Vezio. Coerenze: Pietro de Pino e Strada.

1478. - In Varo in territorio di Varenna. Coerenze: la valle del fiume Olivedo, eredi di Pietro Tarelli e strada comunale.

1479. - La Chalchera in territorio di Lierna. Coerenze: Stefano Campione notaio rogante, Varenino Serponti.

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1479. - In Campeglio In territorio di Vezio. Coerenze: a mattina con la strada comunale, a mezzogiorno Battista Festorazzi, a sera Pietro Festorazzi, a sett. il medesimo.

1480. - Al Cantono in territorio di Varenna. Coerenze: a mane saxum, a mezzodì Ser Nino Serponti, a sera la via pubblica e a tramontana gli eredi di Christoforo Mazza.

Veduta di Perledo

1480. - Ad Ronchum de Medio in territorio di Pino. Coerenze: a mane il bosco, a mezzogiorno gli eredi Corei de Grepis, a sera la strada pubblica ed a mezzanotte Giovanni detto Bio de Greppi.

1489. - Ad Celam via pubblica così chiamata, in territorio di Perledo.

1495. - Ronchum de Pianchaneda. Coerenze: da due parti la strada del Comune, dall’altra Ser Andrea de Mazis, dall’altra in parte il monastero delle monache di Varenna, in parte Giovanni Pietro Marliano ed in parte Bernardino de Veninis.
Archivio notarile di Milano, Notaio Calvasina Giov. Pietro, atto 9 ottobre 1495.

1495. - All’orto del ponte di Oliverio. Coerenze: da una parte la strada dall’altra Ser Francesco de Scotis e dall’altra gli eredi del fu Ser Beltramo de Bordono. Archivio notarile di Milano. Notaio Calvasina Giov. Pietro, atto 30 dicembre 1495.

1509. - Alla Sassella, in territorio di Varenna, Coerenze: strada pubblica, Antonio del fu maestro Stefano Peliignari di Varenna, Giacomo Penna.

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1520. - Ad portam de Cantono, in territorio di Varenna. Coerenze: Antonio de Brentis, Cristoforo de Sala, Strada comune, Antonio Brenta.

1523. - ad Caravinum in territorio di Varenna. Coerenze: Giovanni Simone de Campione, Strada comune, S. Rocco di Varenna e lago.

1534. - La Malpaga in territorio di Varenna. Coerenze: a mane Giovanni Antonio de Magno, a meridie via e accesso, a sera similiter ed a vento eredi Ser Taddeo de Ongania.

1535. - L’Uga in territorio di Fiume latte. Coerenze: a mane molendino, a meridie lacus, a sera canalis et a vento via communis.

1553. - ad Turrim in territorio di Perledo. Coerenze: Ambrosio Tarelli, Glov. Antonio Tarelli, Pietro Tarelli57.

1572. - Per la Giona in territorio di Perledo.

1572. - Il Vercanetto nel territorio di Perledo. Coerenze: verso il monte gli eredi di Paolo da Giero di Bologna. . . . .

1572 - In Olivè nel territorio di Perledo. Coerenze: verso vento la la strada che va a Varenna, verso levante la valle, verso il lago i beni di Giov. Maria Arrigoni.

1572. - Sopra Sasso in territorio di Perledo. Coerenze: verso vento Giov. Maria Arrigoni, da un’altra parte i beni di S. Nicolò di Bellano e verso levante i beni di Giov. de Inviti.

1572. - Il Verdenetto in territorio di Perledo. Coerenze: verso vento i beni degli eredi del q.ne Palo da Giero, verso levante i beni di. . . . . e dall’altra parte la strada.

1572. - Il Giesù nel territorio di Bologna. Coerenze: da una parte la strada, dall’altra gli eredi di Sar Paolo de Giero e dall’altra parte i beni di Ser Aluyse da Bologna.

1572. al Lenino Nel territorio di Perledo. Coerenze: i beni di S. Nicolao, Cipriano da Benzone e Alessandro da Bioso e la strada.

1572. - La Costaria in territorio di Perledo. Coerenze: verso vento le case de Nicola de Inviti, verso levante la valle e la strada pubblica.

1572. - La Biotra in territorio di Perledo. Coerenze: verso vento la valle, verso levante Pietro Panighetto e Pietro di Nazaroni, verso monte Vincenzo Pizzotto.

1572. - Il Ronchetto in territorio di Perledo. Coerenze: verso vento Pietro Panighetto, verso levante Pietro Nazzaroni e dalle altre parti la valle.

1572. - Il Pratto in territorio di Perledo. Coerenze: da una parte Nicolò Pizzotti, verso levante Pietro Nazzaroni e dall’altra parte verso il lago la strada pubblica.

1575. - Allo Scabium in territorio di Vezio. Coerenze: Simone de Nasazi, Pietro Carità, Caterina de Tarelli e Pietro Zucaroli.

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1592. - Ad Plateas in territorio dì Gitana. Coerenze: Johanne Soria, strada, Giov. Maria Arrigoni.

1596 La Caravina in territorio di Varenna. Coerenze: Serponte, Baldassare Mazza e Gaetano Tenca58.

1596. - A Santa Martha in territorio di Varenna. Coerenze: Lucio Serponte, Martino Boiano, la chiesa di S. Giorgio di Varenna59.

1596 Vigna et vignolo de Olivedo in territorio di Varenna. Coerenze: li fratelli e sorelle Tenca, li heredi di Giorgio Scotti, Giovanni campione e la strada60.

1596. - Al Ressio e al Ronchetto in territorio di Varenna. Coerenze: strada pubblica, Galeazzo Tenca, Andrea Schena, Pietro di Tarusello e Giovanni Tencha61.

1600. - Al Caleggio in territorio di Vezio. Coerenze: da tre parti la strada pubblica, dall’altra Bernardo Tarelli.

1624. - Al San Bernardo in territorio di Varenna. Coerenze: Giorgio Bertola, Ludovico Venini e Marcelli.

1624. - Alla Zocca di Villa, in territorio di Lierna. Coerenze: la strada, il lago, Giuseppe e nipote Sala, eredi di Giov. Battista Serponti.

1624. - Al Scherano in territorio di Varenna. Coerenze: da due parti la strada, e dalle altre parti Giov. Campioni e Giov. Batt. Campioni.

1624. - Alle Vigne in territorio di Varenna. Coerenze: Nicolò Magno, Rev. Giuseppe Sala, Ludovico Campione, Francesco Balbiano e le Reverende Monache di Lecco.

1624. - In Ginerolo e alla Valle in territorio di Varenna. Coerenze: come sopra.

1624. - La Moia in territorio di Varenna. Coerenze: la strada, le reverende monache di Lecco, l’erede di Bertola Giorgio.

1624. - La Calchera in territorio di Varenna. Coerenze: la strada, eredi di Bartolomeo Panizza, eredi di Lione Fasolo.

1624. - Al Castano in territorio di Varenna. Coerenze: la chiesa di S. Giovanni, la cappella di S. Maria Elisabetta di Varenna e gli eredi del q.m Giorgio Bertola.

1624. - Alla Valle in territorio di Varenna. Coerenze: Giov. Antonio Tenca, la valle.

1724. - Al Chioso in territorio di Varenna. Coerenze: Francesca Aureggi, Prospero Carro, la chiesa di S. Giovanni di Varenna.

1624. - Al Vignolo in territorio di Varenna. Coerenze: da una parte l’accesso, da un’altra Camillo de Olcio e dall’altra la chiesa di San Giovanni.

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1624. - La Vignazza in territorio di Varenna. Coerenze: la strada, Battista Venino, Domenico del Carro, la chiesa di S. Giorgio di Varenna e la cappella di Santa Maria ed Elisabetta.

1624. - Alla Pila in territorio di Varenna. Coerenze: Nicola Magno, Matteo Campioni e gli eredi di Giovanni Battista Serpenti e Giorgio Venino.

1624. - Al Salteresso in territorio di Varenna. Coerenze: Nicola Magno, Matteo Campioni e gli eredi di Giovanni Battista Serponti e Giorgio Venino.

1624. - Alla Pezza in territorio di Varenna. Coerenze: la parrocchia di S. Giorgio di Varenna, la strada, la chiesa di S. Giovanni di Varenna.

1624. - Alla Marcellina in territorio di Varenna. Coerenze: la strada Francesco Balbiano, Reverendo Giuseppe Sala e Giov. Antonio Tenca e fratello.

1624. - In Prada in territorio di Varenna. Coerenze: Giorgio Venini, eredi del q.ne Bernardo Serponti e il Reverendo Giuseppe Sala.

1624. - In Prada in territorio di Varenna. Coerenze: eredi del q. G. Battista Serponti e Cesare Forni.

1624. - Al Campo Grande in territorio di Varenna. Coerenze: eredi del q. Giov. Battista Serponti e Cesare Forni,

1624. - Al Paradiso in territorio di Varenna. Coerenze: la valle, Ludovico Venini, la strada e l’erede di q.m Bertola Giorgio.

1624. - In Prada in territorio di Varenna. Coerenze: la strada: eredi di Bernardo Serponti, Giovanni Pietro Balbiano e Giorgio Venino.

1624. - La Zocca in territorio di Varenna. Coerenze: la strada, Giov. Antonio Tenca e gli eredi di Giov. Battista Serponti.

1624. - La Lusciana ovvero al Castano in territorio di Varenna. Coerenze: eredi di Pietro Scotto, Giov. Battista Campioni, la strada, la chiesa di San Giovanni di Varenna e le monache di Lecco.

1624. Alla Marina in territorio di Varenna. Coerenze: Prete Giuseppe Sala, Battista Tarusello, Ippolito Rosaspino.

1624. - A Via Croce in territorio di Varenna. Coerenze: eredi di Bertola Giorgio e Giovanni Pietro Balbiani.

1624. - Al Guercio in territorio di Varenna. Coerenze: la strada, Pietro Tarusello e Battista del Carro.

1624. - In Giussana in territorio di Varenna. Coerenze: Primo Carganico, Giovanni Antonio Panizza, la Chiesa di San Giorgio di Varenna.

1624. - Al Campo Longo in territorio di Varenna. Coerenze: la strada, Ludovico e Giorgio Venini, eredi di Giov. Battista Serponti, eredi di Luigi Campioni e Giov. Antonio Tenca.

1624. - Alla Bancola in territorio di Varenna. Coerenze: la riva del lago, Nicolao Magno, Andrea Calvasina.

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1624. - Campo dell’Arigo in territorio di Varenna. Coerenze: la strada, Innocenzo Marcello, erede di Cipriano Scotto, erede di Pietro Scotto, Ieronimo Rosaspini.

1624. - La Pisoletta in territorio di Varenna. Coerenze: la strada, Prospero Carro, eredi di Paolo Balbiano e la Chiesa di S, Giorgio.

1641. - Alla Foppa nel territorio di Vezio.

1653. - La Torre d’Olivedo nel territorio di Varenna. Coerenze: da due parti la strada, da un’altra il lago e dall’altra il fiume chiamato Olivedo62.

1687. - Le Sette Fontane in territorio di Fiume Latte.

1693. - Alla Colombera in territorio di Varenna. Coerenze: Giov. Antonio Serponti, Giov. Maria Scotti, Pietro Brenta e figli e strada pubblica.

1732. - In Molvedro fabbrica della casa e molo di ragione del marchese Paolo Antonio Serponti.

1744. - La Costera sita in Roslino territorio di Varenna. Coerenze: Pietro Greppi, Giorgio Greppi, Battista Venini e la valle.

1748. La Cantina Coerenze: da tre parti la strada dall’altra la piazza in Regolo.

1756. - La Gatta appezzamento di terreno in territorio di Varenna di proprietà della famiglia Stampa.

1756. - Il Bellotto altro apprezzamento di terreno in territorio di Varenna di proprietà della famiglia Stampa.

1762. - La Prebenola in territorio di Varenna.

1792. - La famiglia Mornico possedeva i seguenti appezzamenti di terreno situati in Magnelio così chiamati: Foppo, Fibiolo, Prevostelli, al Piano, la Pianca, la Petarola, la Guderna, la Pianca d’acqua fredda, la Pianca Grande, Ronscigo, il Prato del Mulino, quest’ultimo in territorio di Gisazio, il Vignolo situato in Regolo.

1792. - Il Prato Noceno e Moiano in territorio di Vezio.

1792. - Il Prato degli Spini situato nel monte di Albiga.

1792. - In Domanden in Aguello.

  »    Ronscigo sotto il monte d’Albiga.

  »    Il Piano Pradello in Aguelio.

  »    La Pianchetta all’acqua fredda nel territorio di Bologna.

  »    La Piodenza sul monte Albiga.

  »    Al Prato in territorio di Periodo.

  »    Il Vignolo in territorio di Regolo.

  »    Il Bornio sotto Regolo in territorio di Regolo.

  »    La Tendina in territorio di Regolo.

  »    La Brugana in territorio di Perledo.

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UBICAZIONE DI ANTICHE CASE

1204. - Ugerio di Boccardo de Insula Nova, vende al signor Arnaldo de Cantono dello stesso luogo una casa con solaio e con altri edifici ed annessi; la quale casa è situata nel borgo di Varenna presso la piazza, e confina a mattina con Bonzeno, a mezzogiorno con gli eredi del fu Lanfranco Sala, a sera con Giovanni de Avosto, a tramontana con la piazza, e viene valutata nella vendita ai prezzo di lire quaranta. Atto 30 marzo 1204, notaio Giovanni della Piazza.

1395. - Guglielmo detto Mattessolo f. q. Stefano de Concha del luogo di Gitana (monte di Varena) vende a Ser Romerlo Brocho f. q. ser Maffeo Brocho di Bellano i seguenti beni posti in Gitana: una casa posta nel detto luogo con queste coerenze: da una parte Giacomolo f. q. Rondano de loco Reuledo, dall’altra la strada del comune, dall’altra gli eredi del q. Giacomolo di Gitana. Un’altra casa con corte nello stesso luogo. Coerenze: da una parte la strada del Comune, da un’altra Balzano Boldono e il fratello, in parte Ugerio Concha.

1408. - Ser Giacomo e Bertramolo Buto di Bellano investono a titolo di affitto Giorgio detto Borato del Tenca di Varenna, di una casa con orto posta in Varenna in contrata Ripe Strisce, che confina a mane saxum comunis, a meridie ser Simonis de Schotis de Varenna, a sera strata, a nulla hora heredum q. Zanoli de Tenca de Varenna. Notaio Denti Nicolò. Atto 24 ott. 1408.

1480. - Battista Festorazzi f. q. spectabilis et famosi viri domini magistri Mattey aquista una casa in Perledo. - Coerenze: Gabriele de Pizottis, Beltramo de Gera, Gero Olzele, Eustachio Nazaroni.

1480. - Ser Festorazzi del q.m Ser Beltramo di Perledo investe Battista Festorazzi f. q. spectabilis et famosi viri domini magistri Mattey di una casa in Perledo. Coerenze: Gabriele de Pizzotti, Beltramo de Gera, Eustachio Nazaroni.

1496. - Giovanna detta Tomasina f. q. Antonio de Tenchis abitante nel borgo di Varenna, vende a ser Guglielmo de Mazzis f. q. ser Giorgio una casa in Varenna. - Coerenze: da una parte gli eredi del fu Pietro de Tenchis, dall’altra Bertolotto de Tenchis.

1500. - Pietro de Maritano q.m ser Giorgio vende a ser Pietro de Scotti f. q. ser Tomaso, una pezza di terra posta in Varenna in un luogo detto Oliverio con queste coerenze: da una parte la strada del comune, da un’altra la riva del lago e da un’altra il fiume Oliverio.

1501. - Maddalena de Cella f. q. ser Augusto vende ad Antonio de Cella f. q. ser Donato una casa con loggia posta in Varenna con queste coerenze: la strada Michele de Cella e il lago. [p. 466 modifica]

1521. - Matteo de Tenchis f. q. ser Luca di Varenna vende a Giov. Ambrogio de Brentis f. q. ser Marco una casa nel borgo di Varenna. Coerenze: Antonio de Serponti e Marcolo Brenta.

1523. - Giov. Maria Mazza f. q. ser Pietro di Varenna vende ad Andrea Tenca f. q. ser Antonio una casa in Varenna. Coerenze: Andrea del Basso, Nicolao Bordoni, via Cornane.

1523. - Giov. Maria de Mazzi vende ad Andrea de Tencbis una casa sita in Varenna. Coerenze: Andrea del Bosso, Nicolò Bordoni, via comune.

1541. - Pietro de Mazzi q. ser Giorgio di Varenna vende a Giov. Maria de Festorazzi una casa sita nel borgo di Varenna con queste coerenze: Simone de Brenta e strada comunale.

1556. - Matteo de Tenchis lascia una casa a suo figlio Luca in Varenna. - Coerenze: chiesa di S. Giorgio Giov. Ambrosi Brenta, platea e Lorenzo Serponti.

1575. - Domenico e Demetrio fratelli Pensa, vendono a magister Matteo Festorazzi figlio di magister Marc’Antonio una casa in Tondello chiamata la casa della Bresanella con campello vidato e brugato. Coerenze: cappella di Santa Maria di Perledo, eredi di ser Antonio Ciponi Don Antonio Pizzotti e da due parti strada comunale.

1577. - Il nobile Don Pietro Andrea de Schenis f. q. nobile Don Antonio di Bellano affitta a Stefanino Cariboni f. q. Lorenzo di Reulo una casa terranea, coperta a piode con scala in pietra e cortile sita in Olivedo territorio di Vezio. Coerenze: strada, sentiero e Lorenzo Serponti.

1584. - Magister Rocho de Fonio compera dal fratello Matteo figlio di magister Beltramo una casa apoteca de fondo apoteca con scale e canepa e solario con tetto coperto de piode. Coerenze: strada comune, eredi del q.m Nicola Ongania e Battista Sala.

1584. - Paolo de Cataneis f. q. Ottaviano di Gisazio compera da d. Giovanni Domenigoni f. q. Bernardo una casa terranea, canepata, solariata con scala lapidea coperta da piode sita in Gisazio. - Coerenze: strada ossia andito, Agostino della Grandola, strada eredi di Pietro Antonio Piacini.

1590. - Ambrosio Cigarino Barba di Bartolomeo Tarelli possiede una casa situata in Vezio dove si dice la casa dei Sessanta. Coerenze: Bartolomeo Tarelli nipote di Ambrogio, Andrea Cigarino e la strada.

1635. - Altra casa di Nicolò Mazza qual’era di Agosto Tenca la quale coerenza da due parti la strada, dall’altra gli eredi di Francesco Vitali detto Battistino.

1635. - Altre due case annesse insieme pure di Nicolò Mazza delle quali una si chiama la casa di Monsignor Mazza e l’altra la casa de’ speziari che coerenza: da tre parti la strada ed il Curato di Varenna e dall’altre vi sono alcuni boschi con diverse piante da frutti. Nella casa detta delli Speziari ora habita il Curato di Varenna. [p. 467 modifica]

1635. - Casa di Nicolò Mazza al Mol di Sopra, quale hora gode Pietro Vidario detto Belase, alla quale coerenza da due parti strada, dall’altra la riva del sasso, e dall’altra li heredi di Giov. Batt. Campione.

1685. - Istromento di confesso fatto dal signor Alessandro Serponti erede del q. ser Giorgio Serponti a favore di Matteo Stampa d’aver ricevuto L. 700 imperiali prezzo della casa in Varenna venduta a Giov. Battista Stampa. La casa ha un portico sopra il lago.

1608. - Sedimine di casa della famiglia Mornico sita in Reulo. Coerenze: tre parti via comune e Battista Sala, altra parte altra casa della famiglia Mornico.

1807. - 7 Luglio - Francesco Fagnani compera da Felice Campione q.m Baldassarre di Menaggio una casa in Varenna consistente in due piani e sotterranei compreso il fabbricato ad uso di filanda il tutto unito ed in un sol corpo, toccata in divisione colli suoi fratelli, come così esso dichiara, a cui fa coerenza da una parte strada pubblica, dall’altra Domenico Cavalli in parte ed in parte il lago, dall’altra pure il lago e dall’altra parte il lago suddetto ed in parte Giovanni Venini detto del Dito e Paolo Scotti ed in parte strada.

L’attuale casa Bellati, quella a fianco della chiesa, è l’antica casa Pensa.


BOSCHI

Sui nomi dei boschi di Varenna ecco quanto togliamo dal seguente documento:

«A norma della riforma 30 dicembre 1755 e dell’editto 29 novembre 1763 i Deputati dell’Estimo della comunità di Varenna intendono di vendere la legna cedua ed erbacei esistenti nel boschi sottoscritti che sono di ragione della comunità di Varenna e cioè:

Boschi sul monte di Varenna detti Grumelli verso il lago, Piante di San Pietro, Vallone d’acqua marcia fino al Sasso dell’Olcellera, Piante di Santa Breda, Zucchi de’ Stabielli verso Cojra, Bocchi sopra le selve di Cojra, Canale Temporino sotto li Zucchi de’ Stabielli, Cereda e sopra le Roncaglie de’ particolari, descrizione tutta in corpo a Levante dal Ponte dell’Oga grande confine di Esino inferiore andando verso mezzogiorno fino alla sommità del sasso dell’Olcellera; a mezzo giorno della sommità del sasso suddetto viene rettilineo verso sera sino al termine detto Ligapace a seconda dei termini divisori della comunità di Lierna mediante Pietro Balbiano, li nobili Signori Bertolla che non sono compresi, a sera dal termine suddetto Ligapace si viene verso monte fino all’Uga detta della Bogia; a monte si sale per detta Uga fino al prato detto Spino, d’indi per la strada Carro si prosegue fino all’Oca grande primo punto del Levante». [p. 468 modifica]


FIUME LATTE

La frazione di Fiume Latte prende il nome dall’omonimo e conosciutissimo fiume che è certo uno dei più corti fiumi d’Italia, giacchè il suo corso non misura che 150 metri di lunghezza circa. Le sue acque Antica veduta di Fiume Latte (fotogr. Adamoli)escono con un potente getto da una grotta, e rompendosi di masso in masso si gettano nel lago formando una bellissima e spumosa cascata, dal cui candore deriva il nome di fiume Latte.

La più importante caratteristica di questo fiume è la sua intermittenza; compare ogni anno in primavera, scorre fino all’autunno, e poi scompare. A chi lo guardi navigando o stando sull’opposta sponda di Bellagio, il fiume Latte si presenta come una striscia argentea segnata sulla ripida parete del monte.

Nei tempi anteriori alla costruzione alla strada così detta militare, la località dove scorre questo fiume era poco frequentata; il che spiega come tutti quelli che anticamente ne scrissero si sieno abbandonati a [p. 469 modifica]delle descrizioni fantastiche e leggendarie per essersi, molto probabilmente, limitati a contemplare il fiume dal lago.

Nel 1882 alli 16 di settembre un forte nubifragio rovinò le case lungo il fiume Latte ed asportò il ponte sullo stesso fiume.

Fiume Latte ha una ricca letteratura. Tuttavia Plinio, il grande naturalista che pure ci ha lasciato degli scritti sul lago di Como, non ne parla affatto. E stupiti di questo fatto alcuni hanno emessa l’ipotesi che ai tempi di Plinio Fiume Latte non esistesse. Ciò non è da escludersi, come non è impossibile che un giorno o l’altro il misterioso fiume scompaia. Il fenomeno di sorgenti che appaiono e scompaiono è conosciutissimo. Mi sembra invece senza esitazioni da scartare l’ipotesi ripetuta da Giovanni Battista Giovio, che le acque del Lario fossero ai tempi di Plinio di pelo alquanto più alto, e che «gli scorresse occulto nel grembo il mirabile fonte»; o quell’altra che «lo speco mille e settecento anni or sono fosse più prolungato e basso di guisa che per la cieca caverna nascosta piombasse giù nel lago il fiumicello».

Del resto lo stesso Giovio dichiara di essere stato indotto a tali concezioni dalla libertà dei naturalisti «che immaginano vogliosamente i finimondi ed architettano sovente le variazioni del globo» e non esclude l’ipotesi di un altro naturalista, Serra, e cioè che potesse non esistere il Fiume Latte ai tempi di Plinio.

Noi riteniamo anche possibile che pure essendovi già il fiume a quei tempi e pur avendolo notato, Plinio non abbia creduto di dargli una particolare importanza.

Il primo che ci parla del Fiume Latte è Leonardo da Vinci. Ricordando nel Codice Atlantico63 il suo viaggio al lago di Como, pare che due sole cose lo abbiano colpito: la fonte Pliniana e il Fiume Latte. Egli però, quasi certemente non visitò il nostro fiume, ma lo deve avere ammirato dalla villa Stanga di Bellagio dove si sa che fu ospite del marchesino StangaFonte/commento: 527. Di questo suo soggiorno a Bellagio, Leonardo ha lasciato solo poche parole dedicate a Fiume Latte. Eccole integralmente: «A Bellagio. A riscontro a Bellagio castello è il Fiume Lacteo, il quale cade da alto più che braccia 100 da la vena donde nasce a precipizio nel lago con inestimabile strepito e rumore. Questa vena versa solamente agosto e settembre».

Se Leonardo si fosse recato a Fiume Latte, avrebbe certamente parlato della grotta, e sarebbe stato meglio informato dei periodi d’intermittenza del nostro fiume. Il letterato comasco Paolo Giovio che scrisse verso il 1517 o il 1518 la Descriptio larii lacus dedicandola al conte Francesco Sfondrati, volendo spiegare le origini del Fiume Latte, parla di una grande conca posta fra i monti, dove si raccoglierebbero le [p. 470 modifica]acque della neve sciolta e dalla quale filtrerebbero a poco a poco in una sottostante caverna dai cui margini, straboccherebbero poi precipitosamente formando il fiume.

Accenna anche a qualche fantasticheria ripetuta poi da altri, relativa a miracolosa proprietà di quelle acque sui pesci. Antica veduta di Fiume Latte (fotogr. Adamoli)

Un altro letterato della famiglia Giovio, Benedetto, l’autore della Storia Patria si è anch’egli occupato del Fiume Latte (Lettera LXXIV) e ne attribuisce l’origine allo scioglimento delle nevi e dei ghiacci. In quello stesso periodo di tempo, scrisse a lungo sul Fiume Latte il dottor Girolamo Serra nella sua teorica sui confluenti del Lario64. Egli, dopo aver combattuto gli argomenti di quelli che negano l’essere formato il Fiume Latte da acque provenienti dallo scioglimento delle nevi e da [p. 471 modifica]piogge, ma scaturire invece della terra, sostiene la sua teorica dicendo che la prova più evidente che il fiume viene alimentato dalle acque prodotte dallo sciogliersi delle nevi è costituita dal fatto che l’alveo si mantiene asciutto quando le nevi non si sciolgono. E quando lo scioglimento è abbondante allora il fiume è gonfio d’acqua, e quando lo La cascata di Fiume Latte (fotogr. Adamoli)scioglimento diminuisce anche il fiume decresce. Aggiunge che il fiume non può essere generato dalle viscere profonde della terra come vorrebbero alcuni, ma è invece necessario che scenda dall’alto perchè l’acqua tanto è più ripida nella corsa quanto più ha origine da luoghi elevati.

Il Serra ci racconta anche che nel 1383 tre abitanti del luogo vollero entrare nella grotta per rimontarla fino alle sorgenti dei fiume, ma inoltratisi troppo nell’interno si smarrirono e dopo aver vagato tre giorni senza aver potuto rintracciare la via d’uscita, morirono di [p. 472 modifica]sfinimento. Di questo vano tentativo di ricognizione della grotta ha qualche cenno anche Paolo Giovio. Sull’avvenimento la tradizione ci ha tramandato una graziosa leggenda posta poi in versi da Pietro Turati65.

Visitò la caverna nel 1539 il dotto Nicolò Boldoni di Bellano, zio del letterato e medico Sigismondo Boldoni. In una lunga lettera da lui scritta, nel febbraio del 1539, al conte Francesco Sfondrati, feudatario della Riviera e di Varenna e che possedeva una magnifica villa poco discosto dal fiume Latte, egli espose delle teorie su questo fiume che non hanno assolutamente nulla di scientifico. Ai suoi tempi vari altri scrittori tra i quali Tristano Calco, Porcacci, Borsieri, Alessandro Giovio66, Luigi Rusca e Paolo Bertarelli scrivono, decantando in prosa e in versi, le meraviglie del fiume Latte. Nei tempi più vicini ai nostri, Giovanni Battista Giovio, letterato comasco, discendente dagli altri Giovio dei quali si è fatto cenno, ne parla lungamente67. Egli nota come gli scrittori non sieno d’accordo nello stabilire la durata del periodo in cui il fiume Latte è in attività. Vi fu persino qualcuno, come Paolo Bertarelli, che giunse a fissare al 25 di marzo il giorno in cui ogni anno il fiume verrebbe alla luce68.

Ritiene O. B. Oiovio che il fiume spumeggi per un periodo di nove mesi almeno, che qualche rarissima volta cessi del tutto come nel 1540, e che talora scorra anche nell’inverno se mite e piovoso. Egli, pur ammettendo che sia alimentato dallo sciogliersi delle nevi e dei ghiacci, ritiene che vi concorrano in gran parte le acque piovane. Ma egli si domanda: Come mai ci sono tanti fiumi che in climi più freddi e pur scaturendo di sotto il ghiaccio scorrono tutto l’anno? E conclude confessando di non sapersi rendere ragione del perchè il fiume Latte non scorra per tre mesi dell’anno.

Anche Davide Bortolotti69 nei primissimi del XVIII secolo scrisse un racconto leggendario secondo il quale due cappuccini entrati nella caverna del fiume Latte durante l’inverno vi si smarrirono e non ne uscirono più vivi; nella primavera all’improvviso irrompere dalle acque furono visti comparire travolti da esse i due cadaveri.

Il Bertolotti dopo aver ripetuto presso a poco quanto hanno detto gli altri, dà una strana notizia e cioè che dopo una pioggia di tempesta, le acque del fiume Latte trabocchino colorate in rosso. Ciò non consta, a meno che egli abbia inteso dire che escono sporche e terrose il che si verifica difatti. [p. 473 modifica]

Una pecca comune a quasi tutti gli scrittori che si occuparono del Fiume Latte al principio del secolo scorso, è quella relativa all’altezza e pendenza della cascata del fiume stesso. Nelle guide del lago di Como dell’Ostinelli, negli almanacchi manuali della provincia di Como e nelle pubblicazioni di Cesare Cantù sul lago, si legge che il fiume Latte precipitaVeduta moderna di Fiume Latte (fotogr. Adamoli) quasi a picco nel lago da un’altezza di 300 e più metri. Antonio Gentile fa scendere il fiume da una caverna lontana dal lago un quarto di miglio70 e Ignazio Cantù71 fa cadere le acque nel lago quasi a perpendicolo da un’altezza nientemeno di 1000 metri.

Hanno esagerato tutti. Il fiume Latte non ha che un percorso di circa 230 metri, ed una pendenza media di quarantacinque gradi che supera per breve tratto, nel punto in cui si getta nel lago. [p. 474 modifica]

Fra i contemporanei, gli studiosi di questo fiume non sono invero molti. Don Santo Monti, pur convenendo che questo fiume abbia le sorgenti nelle viscere del Moncodeno, dimostra come sia una fola che possa essere alimentato dai ghiacci del monte stesso. Il Moncodeno non ha ghiacciai propriamente detti, ma una grotta ripiena di ghiaccio conosciuta dai pastori, che se ne servono per ricavarne acqua, col nome di giazzera, la quale misura 15 metri di lunghezza, 5 di larghezza e 9 di altezza; e quindi sarebbe ridicolo sostenere che essa possa alimentare il fiume Latte.

Secondo il Monti, per l’inclinazione degli strati rocciosi le acque prodottesi dallo scioglimento delle nevi scorrerebbero nelle viscere del monte, di dove poi scaturirebbero dando origine al fiume Latte72. Anche il Cermenati non ammette naturalmente che il fiume possa avere origine dalla ghiacciaia del Moncodeno73.

Egli ritiene che si tratti di grosse cavità nei monti circostanti, le quali si riempiono d’acqua nella stagione piovosa e poi quando sono colme versano quest’acqua al di fuori.

Per ultimo ci sia permesso esporre qui anche una nostra ipotesi ed esaminiamo questo disegno tracciato a linee schematiche.

Lo spazio bianco rappresenta la sezione del serbatoio nel quale si raccolgono le acque della regione soprastante; in alto si vedono i canali d’immissione che per semplicità abbiamo limitato a tre o quattro; ma si pensi che da questi tre o quattro canali che dovrebbero essere gli ultimi collettori, si diramano verso l’alto, man mano, numerosi altri canali che giungendo sino alla superficie del suolo formano una fittissima rete di un numero infinito di grandi e piccoli e piccolissimi canali. All’inizio della primavera, allo sciogliersi delle nevi e alle prime piogge, [p. 475 modifica]le acque, per queste innumerevoli vie affluiscono nel serbatoio il quale, poco alla volta, si riempie fino a raggiungere la linea di livello L che è all’altezza del canale d’uscita U.

Il canale U è quello che porta l’acqua nella nostra grotta di fiume Latte. È quindi chiaro che non appena l’acqua del bacino avrà raggiunto la superficie L, straboccherà pel canale di scarico e precipitosamente scenderà per esso producendo all’uscita della grotta il fenomeno dell’improvviso scaturire del fiume.

Ma ciò non è sufficiente a spiegare il fenomeno dell’intermittenza perchè il fatto ora descritto si verifica per tutti i bacini e per tutte le sorgenti che ne derivano. È ovvio che una volta colmo sino alla linea di livello L il bacino si manterrà sempre tale e basterà il rivolo d’acqua che lo alimenta per tenere constantemente in attività il canale di scarico e quindi il fiume Latte.

Ma l’acqua non conserva sempre l’altezza di livello L perchè il serbatoio ha un secondo canale di scarico e di portata inferiore a quella del primo. Quando i canali alimentatori del serbatoio versano complessivamente una quantità di acqua superiore alla portata del canale di scarico u, l’acqua mantiene la linea di livello L ed il fiume Latte è in attività; ma quando invece i predetti canali versano una quantità d’acqua inferiore, la linea di livello si abbassa in l ed allora non funziona che il solo canale di scarico u. È quindi naturale che il funzionamento del canale di scarico u corrisponderà al periodo di asciutta del fiume.

E dove andrà a finire l’acqua di scarico del canale u?

In prossimità del Fiume Latte vi è una sorgente d’acqua perenne che si chiama Fonte Uga, la quale serve ad abbellire con piccole cascate e graziosi giochi d’acqua i giardini che erano già della famosa villa Capoana, una volta proprietà dei conti Sfondrati. È presumibile che questa fonte sia costituita dallo scarico u del nostro serbatoio. La sua ubicazione rispetto al fiume Latte, la identica struttura e inclinazione della roccia dalla quale scaturiscono le due acque e l’eguale freddissima temperatura delle medesime, lasciano ritenere che il fiume Latte e la fonte Uga abbiano origine dallo stesso serbatoio.

Per completare queste note sulla letteratura del fiume Latte, bisogna aggiungere che nei tempi moderni lo hanno cantato in versi l’Arici, il Berchet ed altri. Alcuni di questi versi sono stati già riprodotti nell’apposito capitolo.

Il 4 dicembre 1921 ebbe luogo l’esplorazione della grotta di Fiume Latte. Vi parteciparono il cav. Valsecchi, il dott. Comm. Marco de Marchi, l’ing. A. Ballabio, Marcello ed Ettore Del Torre e Giuseppe Calvello. La permanenza nella grotta durò circa otto ore. L’esplorazione dette questi risultati: L’accesso alla grotta è formato da un imbocco principale di forma circolare e da un altro secondario che mette subito capo nel primo. [p. 476 modifica]

Il primissimo tratto è in discesa fino ad una specie di vestibolo dal quale si diramano diverse gallerie, che con giri viziosi ascendenti e discretamente lunghi comunicano fra di loro. Una di queste però prosegue per un lungo tratto con forte inclinazione in salita, fino poi a divenire cieca; questa è stata segnata con bollo e freccia in biacca. In certi punti questo vero budello è di una ripidezza tale da raggiungere la verticale. La grotta venne completamente esplorata fin dove è accessibile senza speciali lavori74.

Chiuderemo questo capitolo ricordando che la maggiore larghezza del lago di Como è tra Fiume Latte e Maiolica presso Menaggio, infatti la larghezza del lago qui è di metri 4000.

Balza ch’el fa parer candido latte.
L’acqua si rompe tra macigni neri,
E fa un’acqua spumosa dove batte
Che appresso e da lontan par vero latte
Dà da filosofar a dotti veri,
Perchè s’asconde e mostra a suo talento
O bianco come latte o come argento75.


LA TORRE DI VEZIO

Sull’origine di questa torre non abbiamo assolutamente notizie.

Vezio è nome romano. Tra le antiche famiglie romane che portavano questo nome, ve ne erano anche nel Comasco. A Magliaso vicino ad Agno vi è una chiesa dedicata a San Lucio Vezio Macario i di cui resti che si venerano in questa chiesa vennero estratti dalle catacombe di San Callisto. Il nome di Vezio subì anche questi mutamenti: Vetium, Vescio, Vegio.

A Monza fin dal 1311 tra i consiglieri del comune si trovano: Anomatius de Vegio, Crescibene de Vezio e Quiffredino de Vegio.76. Trovasi ancora un Vezio sul lago di Lugano.

Paolo Giovio che stampò il suo Lario a Venezia nel 1559 e che venne tradotto in italiano da Becci senese, ci dice che «gli Isolani edificarono nella nuova habitatione due roche, una dalla parte destra del Lario, l’altra nello elevato forte et giogo del monte sopracta con gli edifici, et dà il sguardo di tutto il lago».

Tomaso Porchacchi nel suo libro: La nobiltà di Como 1569, riproduce le parole del Giovio per quanto riguarda la nostra torre. Ma, a [p. 477 modifica]dir vero, la prima di queste torri non ci consta che venisse fabbricata dagli Isolani. Come diremo appresso, la fabbrica di una torre venne iniziata in Varenna nel 1452. Riguardo la seconda, ossia alla torre di Vezio, noi riteniamo che debba esser molto antica e forse anteriore alla venuta degli Isolani in Varenna. Questa località doveva essere un antico castelliere. E’ un punto forte considerato in sè; e nei tempi antichi, cioè quando non esisteva la strada mulattiera Esino-Perledo-Varenna, era anche un punto di passaggio obbligato. E’ logico quindi che sia Castello di Vezio (fotogr. Adamoli)stato sempre un punto fortificato. Anche Francesco Bombognini, nel suo Antiquario della diocesi di Como, parla di due Castelli costruiti dagli Isolani approdati a Varenna. Egli così si esprime: «Avendo poi i Comaschi distrutta l’Isola Comacina, quei di Varenna accolsero i dispersi isolani che qui si stabilirono e fabbricarono due castelli».

Uno dei primi documenti che ci parli di Vezio è dell’anno 1368.

L’atto steso in pergamena è conservato presso l’archivio parrocchiale di Perledo. Esso è rogato dal notaio Iacobo Tenca di Varenna, il 28 maggio 1368 nella chiesa di Sant’Antonio di Vezio, alla presenza del preposto della chiesa di San Martino di Perledo, prete Cresino de Manticis, del prete Giovanni de Zobio di Isola, beneficiale della chiesa di San Giorgio di Varenna, e del prete Bertramo de Cella, beneficiale della chiesa di San Giovanni di Varenna. L’atto già da noi citato a pagina 41 [p. 478 modifica]parla di una donazione di un pezzo di terra che Ferollus de Balbieno fa alla chiesa di Sant’Antonio di Vezio.

L’ordine col quale sono trascritti i testimoni nell’atto, ci fa pensare che in quel tempo le chiese di Varenna dovevano essere subordinate a quella del Monte di Varenna, in quanto che il prete di S. Martino è chiamato Preposto, mentre gli altri due sono solamente beneficiali.

Interessanti per i rapporti tra il feudatario ed il paese è il seguente Capitolo dell’anno 1472Fonte/commento: 527 concordati fra gli uomini e comune di Varenna ed il magnifico e prestantissimo Lorenzo da Pesaro feudatario:

XI I castelli ossia le rocche di Varenna siano lasciati alla custodia e potestà del Comune ed uomini di Varenna. Si fa osservare che il castello fu ed è proprietà della comune ed uomini di Varenna. L’Illustrissimo signor nostro, il signor Duca di Milano, nè i di lui antecessori non ebbero mai pretese, ne mai si intromisero per averne la custodia e solo somministrarono al Comune le munizioni necessarie quando occorrevano per la difesa77.

In una minuta esistente nell’archivio prepositurale della chiesa di San Martino di Perledo, senza data, ma probabilmente del secolo XVII, troviamo la seguente annotazione: «turrim appellata de Vetio fuisse edificata in bonis parrocchialis Sancti Georgi de Varena constat instrumento rogatum per Ser Georgium Serpontem a. 1553 die 20 Januari Turrim illa fuisse aedificata a primis fundatoribus et incolis Varenae illis temporibus expulsi ab antiquo civitate insulae constat historia Iovis historiographus comensis».

Nello stesso strumento del notaio Giorgio Serponti troviamo che il parroco di Varenna Pompeo de Ascanis dà in affitto per sette anni a Pietro de Tarelli figlio del q. Bartolomeo Zuccaroli abitante in Vezio una pezza di terra in territorio di Varenna «ubi dicitur ad turrim» affitta il solo terreno, ma non la torre, è detto nello strumento, il che prova che nell’anno 1553 la torre era proprietà della chiesa di Varenna.

Nella predetta minuta dell’archivio di Perledo troviamo un altra importante annotazione: «Anno 1598 dum lis de dicta turri penderet inter Eccell. Ducem Herculem Sfondratum et homines Valissassinae; fuit formatus processus per dominum Tabernam tunc Vicarium Generalem Status Mediolani in hac parte delegatimi ab Exccell.mo Senatu. In quo processo..... servitores Montis Varenae examinati........ aut dictam et plures alij negabant, de quibus omnibus edocti et instructi sunt D. Bartolomeus Tenca et d. Camilius Furnius ambo Seniores burgi Varenae...» Però nel manoscritto di Paride Torriani che è del 1571 parrebbe che la torre fosse ancor ben conservata. Infatti in esso si legge: E’ questo Vetio luogo molto fruttifero et fecondo de boni vini, gli siede avanti la terra una chiesuola de Santo Antonio, et sopra una collinetta [p. 479 modifica]vi è fondata una bella fortezza al qual sta a cavagliere de la bella terra di Varena; nel mezzo della fortezza vi è una bella alta et forte torre la qual scopre molte miglia intorno per il lago di Como et altre valli et monti». E dell’altra fortezza, cioè quella di Varenna, il Torriani, dice: «Ripassata di novo la valle di Oliveto si ritrova al basso, appresso al lago una bella fortezza.....».

Nel secolo XVII la torre di Vezio era di proprietà della parrocchia di San Giorgio di Varenna. In un antico libro dove sono descritti tutti i beni di questa parrocchiale si legge: «..... cioè la casa atachata alla dieta chiesa di San Giorgio dove fa residentia il curato di Il paese di Vezio e la Torredicta chiesia con un orto lì atachato, con un ronco èt una tore con un vignolo». In margine è scritto: «l’istromento è stato consegnato da me P. Oratio Varese curato dell’Eccellentissimo Cardinale Monti arcivescovo il 18 maggio 1647». Sulla torre si vede ancora adesso lo stemma della famiglia Sfondrati.

In un frammento di atto del 25 maggio 1684 sottoscritto in Milano da Trivulzio, Mariano, Morone e Serponti a proposito della rocca di Vezio si legge quanto segue: ...... «.. et dall’altra parte circondato da monte con una torre in cima corrispondente ad altre duplicate torri del medesimo borgo per una difesa, fabbricate a proprie spese dai medesimi abitanti in tempi delle passate ed antiche guerre civili...»78. [p. 480 modifica]

Nell’archivio parrocchiale di Varenna, nel libro delle entrate della chiesa per gli anni 1562-1576 vi è la seguente nota:

«Nota dei beni della chiesia di San Giorgio nel borgo di Varena quale è in persona del Reverendo p. Frencesco Secho Curato di detta Chiesia di San Giorgio. Prima una casa contiqua a detta Chiesia di San Giorgio di Varena la quale casa si è con canepa intermediata corte et portico scalla esterna. Saleta cantinata camera et solario con corte sopra et con uno orto overo zardino con una peza di tera vidata e olivata con il sasso et la torre sopra con una selva lì attaccata quale roncho et selva sie in tutto pertiche quindeci alti quali ronchi e selve et casa li coherentia da una parte messer Nicolò Maza, con parte Messer I Antonio Thenca, da l’altra Mess. Tencha et Martino Tarello comparte Pietro Taruselo».

Anton Giuseppe Della Torre Rezzonico di Como che visse nel XVIII secolo, autore delle disquisizioni Pliniane, ha lasciato inedita, come si è già ripetutamente detto, una Descriptio Larii Lacus, da noi vista presso il compianto Cav. Don Santo Monti. In essa, relativamente alle fortezze di Varenna si legge quanto segue:

«Nella tavola Ortelio sta scritto che Varena à sopra Vescio la cui rocca distrutta colle selve sottoposte aveva l’aspetto di una frana. Vi sorge ancora una torre quadrata resto non piccolo dell’antica costruzione». La seconda torre o fortezza venne costruita come si è detto, negli anni 1451 e 1452, là dove oggi è la villa Boselli e di questa costruzione si è lungamente discorso in un apposito articolo pubblicato nel Periodico della società Storico-Comense79.

L’Avvocato Venini80 nel suo opuscolo su Varenna ricorda che anticamente il paese era munito di mura e di porte e che le sue fortificazioni erano legate con la sovrapposta torre di Vezio. Ancora oggi si possono riconoscere le vestigia di tali muraglioni.

L’esistenza di questi muraglioni è provata da un atto del 1597, 16 maggio, rogato dal notaio Martino Sambuga nel quale si legge:

«........ nominative de fondo uno turris appellata la Torre di Vezio prope Vetlum muris circondata cum petia silve cum diversis arboribus castanearum anexa dicte turri a parte versus dictum locum Vetii et Olivedum ac petia vinea partim campive et partim brugate et buschive que petia silve et vinee sic terminatur videlicet; ab una parte ecclesiae Sancti Georgi de Varena, ab aliis Partibus Petri Tarelli dicti Rigini de dicto loco Vetii Valsassine ducatus Mediolani et que petie terre vinee et silve sunt mensure ut infra videlicet; Incipiendo ad ianuam per quam ingreditur in dictam turrim et descendo versus dictam [p. 481 modifica]ecclesiam Sancti Georgi de Varena versus tamen Flumen lac per brachia octuaginta quinque. A parte vero parietis existentis versus Olivedo incipiendo ad ianuam per quam ingreditur in dictam vineam campivam et descendendo semper per dictam parietem seu murum usque ad finem ipsius parietis versus dictam ecclesiam per brachia centum decem, eundo deinde per rectam lineam usque ad aliam parietem seu murum Castello di Vezio (fotogr. Adamoli)existentem versum dictum Flumen lac recta linea non comprenditur in dicta mensura dictorum brachiorum centum decem81.

Ab angulo vero turretti, seu turrioni existentis versus locum Vetii et eundo usque ad confinia dicti Tarelli per brachia vigenti unum82».

Nell’anno 1600 insorge una lite fra il parroco di Varenna e il Duca di Monte Marciano avendo questi occupata la torre di Vezio, mentre il parroco vantava diritti su di essa da centinaia di anni. In un atto del [p. 482 modifica]Rev. Giov Battista Andreani notaio apostolico, del 3 novembre 1600 vi è una descritione interessante sulla torre di Vezio:

«Insieme con me nodaro infrascritto e con il Rev. Sig. Romerio Pizzalli curato di Tremenico è venuto alla visita pastorale della torre sopra Varenna et suoi luoghi attinenti, et si è trovato sopra il sasso che signoreggia Varenna et il lago una cinta di muro alta con i suoi merli spessi, in forma poco men che quadra, et in ciascuno dei quattro cantoni si alzano le mura in guisa di torre quadra che di altezza supera tutte le altre. La lunghezza del sito dentro a questa cinta è brazia 40. La larghezza brazia 29.

Et ogni cosa è discoperta fuorchè in una delle dette torri angolari dove è tanto coperto quanto potrebbe capire tre persone al più. In questa cinta si entra per una porta che guarda Varena inanzi alla quale porta vi è una piazza ridotta in campo o vigna, che è di larghezza brazia 24 et poco più lunga, sotto la qual nel calar verso Varena vi è un altro campo assai minore nel quale sono quattro piante d’olive. Fuori della detta cinta vi sono due ali di mura congiunte con la medesima cinta che per sassi e balze vanno discendendo verso la terra di Varena presso uno dei quali ali di muro vi sono li detti campi et presso l’altra dove la caduta del sasso è più precipitosa et iscoscesa, vi sono alcune piante di olive al numero di sette».

Segue un interrogatorio del curato di Varenna del quale riproduciamo questo passo: «Interrogato con che occasione ha lasciato il possesso della torre di Vezio risponde: Al tempo che viveva mons. arc. Visconti il signor Duca mi disse che pretendeva per virtù dei suoi previlegi che la detta torre fosse sua, atteso che come esso signore diceva che la mia chiesa n’era stata in possesso sempre, ma se pretendeva lui in contrario facesse opera con li signori superiori miei, acciocchè io fossi scaricato che per quello che toccava a me, come li detti signori superiori miei mi havessero data licenza et havessero inteso il lungo possesso, come sopra io non mi sarei opposto. Così il detto signore diede commissione al q. messer Giorgio Serponti allora nodaro in Varenna che facesse un memoriale con esponer il fatto al detto mons. Visconti; ma del detto memoriale non si fece altro; se non che passati alcuni giorni il detto signor Duca mi chiamò a Bellagio e mi mostrò li detti suoi privilegi, et io gli dissi che io non m’intendeva, ma che doveva scrivere a Roma al signor Cardinale suo fratello, al quale credo che habbi scritto se bene non so che cosa sii venuto in risposta, ma dall’hora in qua ha sempre goduto83.

Da quanto precede si vede chiaramente come il castello fosse già smantellato nei primissimi anni del XVII secolo. Il Duca di Monte Marciano tenne per sè la torre; dopo pochi anni, nel 1619 la dette in affitto [p. 483 modifica]a Giov. Antonio Forno del q. Giuseppe e nell’atto è così descritta: «nominative de turri discoperta sita et existente in territorio Varenae cum menijs seu muris circum.....»

Nel 1631 l’investitura della torre è data a Giovanni Antonio de Tarelli f. q. Ambrogio. Nel 1656 la torre è affittata ad Antonio Tarelli.

Il professore Bodo Abcard nella sua opera illustrata: Die Burgen Italiens, riproduce la merlatura del castello di Vezio, come uno dei più tipici esemplari, col castello di Cly in Valle d’Aosta, di merlatura quadrata.

Il poeta Parlaschino ha dettato le seguenti iscrizioni sulla torre di Vezio:

Super sacram Varenatii turrim
Turrim Martio furori antiquitus obiectum
quam ad hostiles impetus arcendos
exterorumque irruptiones reprimendas
erectam solo Principum Dissensiones
aquarunt. Recens divino cultui dicatum
unanimes Varenatum assensiones
renovare ceperunt.
Anno Post Virginis Partum mdcxxxv.

Alia

D.O.M.

Varenna fame, peste et bello graviter afflicta mdcxxxv sacram hanc Turrim a fundamentis erexit. Que tandem fastigia decorata.

Anno domini mdcxxxv.


Secondo queste due iscrizioni la torre non solamente sarebbe stata riattata. ma addirittura riedificata nel 1635. Noi non abbiamo trovato altre conferme di questa notizia e perciò la diamo per quello che vale.

La torre di Vezio ora proprietà della Contessa Crivelli Serbelloni, in una posizione pittoresca quanto mai, offre uno dei più bei panorami del lago, ed è stata recentemente compresa fra i monumenti nazionali.


NOTA - Porgiamo i più sentiti ringraziamenti al signor Sovraintendente e agli Ufficiali dell’Archivio di Stato di Milano che tanto si sono prodigati per rendere agevole la ricerca dei documenti.




Note

  1. Santo Monti. Storia ed arte nella provincia ed aulica diocesi di Como, pag. 286; Malaguzzi Valeri, Emporium, Novembre 1904; Taramelli, Emporium 1899, pag. 394; Allgemeiner, Lexicon der Bildenden Münster, Leipzig, 1910, Von Prof. Hubric.
  2. Nel dipinto vi è la seguente leggenda: 1533. Sigismunds de Como pixit. Per il De Magistri v. Malaguzzi Valeri, Taramelli, e Santo Monti, cit. a p. 365
  3. Malaguzzi Valeri. La corte di Ludovico il Moro. Gli artisti lombardi, pag. 283.
  4. Malaguzzi Valeri, op. cit. pag. 302. Santo Monti. Storia ed arte nella provincia ed antica diocesi di Como. pag. 170
  5. Di questa pregevole tavola di Vezio ci duole di non potere riportare qui la fotografia.
  6. Secondo il Malaguzzi Valeri queste due pitture risentono l’influenza della scuola naturalista veronese. Op. cit.
  7. Tracce di affreschi si sono rinvenute in altri vari locali e cantine tra cui la figura di una madonna su di una parete nella casa di Don Antonio Venini.
  8. A. d. M. Senato. Fidecommessi. B. 147, fascicolo Campioni.
  9. The Studio, 15 aprile 1913, Vol. 58, n. 241, London.
  10. Letilogia (del Trez) 4° picc.° (pag. 180) cart. got. Milano Zarotto 1488. Esemplare In Trivulziana. Vedi: Periodico Società Storico-comense. fasc. 54, vol. XIV. Emilio Motta: La più antica descrizione a stampa del lago di Como.
  11. Delle descrizioni di Varenna e Perledo del Bertarelli e del Bonanome ne abbiamo già parlato al sec. XVII. Ricordiamo anche la compiuta descrizione della Valsassina di Engelberto Flacchio527, Bruxelles 1709, e Bergamo (Arti grafiche) 1911.
  12. Frammenti sul Lario. Scritti verso il 1816 da Giovanni Berchet che aveva il fratello Carlo vice prefetto a Metraggio. I frammenti sul Lario devono essere stati composti davanti al lago, durante le frequenti dimore presso il fratello. I poemetti apparvero sullo Spettatore nel 1816. Cantano la Pliniana, l’isola Comacina, l’orrido di Bellano e Varenna - Almanacco Manuale della Provincia di Como 1880. Antonio Balbiani.
  13. E laggiù in lontananza boschi e dighe
    Fra l’ombre ed il baglior di fiamma viva.
    Più lontan dello Stelvio sulla via
    Sfoggia Varenna la lattea cascata
    Io mi chiedo: è un bel sogno, una chimera
    Vaghissima, a sfumare destinata.
    Traduzione di Elvira Mandelli.
    V. Felice Solari, Illustri e grandi sul lago di Como, Como 1903.
  14. John L. Stoddard. Lake Como the Upper Danube Bohemia. Boston.
  15. To Italy. Odes et episodes 1927. Stab. di arti Grafiche Lazzeri. Siena.
  16. Silvio Pagani. Faust in Italia. - Torino, Unione Tip. Edit. Torinese, 1925.
  17. Boldoni. La caduta dei Longobardi. Canto IV.
  18. Alessandro Giovio Abate, commendatario di S. Giuliano figlio del celebre Benedetto e padre del dotto Vescovo Paolo il giovane.
  19. Un poeta - Scritti di Giacomo Marchini - Milano, Agnelli 1886.
  20. La signora Rachele Romagnoli Molinelli testè defunta.
  21. Arici. L’origine delle fonti. Milano, 1833.
  22. Codice P. E. Parlaschino C. CXIII.
  23. Rivista archeologica. Antichità romane, di Como, 1912, fascicolo 63 e 64. Ugo Monneret. Archivio storico lombardo, anno 43 fasc. III 1916 pag. 341. Archivio storico lombardo. Bollettino della Consulta Archeologica. Anno 1875.
  24. Monneret, L’Isola Comacina, op. cit., Soc. Arch. Com. fasc. 70-71, p. 146.
  25. Boito Camillo, La chiesa di S. Abbondio e la basilica di sotto, Milano 1868.
  26. Vedi Adolfo Venturi - Storia dell’arte italiana, Torino III, arte romana.
  27. Già riportata a pagina 116.
  28. Manoscritto alla Bialdense - (A E, XI, 28) e Santo Monti - Periodico Società Storica Comense. Vol. VIII pag. 189 Lettera 70a.
  29. Descriptio Larii Lacus. (Venezia 1559 Ziletti) pagina XVI.
  30. Vedi Giulio Scotti L’antica famiglia Varennate degli Scotti. Periodico Società Storica Comense, fascicolo 86-87-1916. L’autore è discendente della nobile famiglia Scotti di Varenna.
  31. Atto del 19 gennaio 1313. Carte pagensi. Ambrosiana. Pergamena N. 7096.
  32. Carte pagensi in Ambrosiana. Atto del 19 gennaio 1313.
  33. Archivio Sitoni. Cartella 70.
  34. Forcella. Iscrizioni delle chiese in Milano Vol. V.° 200 Fusi. - Pars Secunda - car. 129 V.° 130 n. 662.
  35. Forcella. - Vol. I pag. 303.
  36. Questa chiesa sorgeva in via Monte Napoleone
  37. Forcella. Op. cit., Vol. V. 126.
  38. Forcella. Op. cit., Vol. I. 136.
  39. Forcella. Descrizioni chiese, edifici di Milano. Vol. I. 217. Cimitero di Porta Vercellina. Anno 1816.
  40. Questa iscrizione era sul frontispizio del vecchio oratorio di Gitana fin dall’anno 1685.
  41. A. S. M. Studi.
  42. Meyer S. - Lo stabilimento Maglia in Regoledo, Milano, Pogliani, 1854.
  43. Luigi Rusca. Le delitie et meraviglie del Lario. Como, Angelo Turato.
  44. Ritratto della Capoana del Lario del padre Giovanni Bonanome. Como, Nicolò Caprani.
  45. Sigismundi Boldoni, Larius, Pavia, 1617.
  46. Pubblicata nelle briciole storielle da Don Santo Monti sotto lo pseudonimo di Nullo.
  47. Le delitie et meraviglie del Lario. Rime di Luigi Rusca all’Ill. Sig. Baron Bapenheim. Como Angelo Turati.
  48. Di questo stemma non ne rimane ora che una copia nella sacristia della parrocchiale.
  49. A. S. M. Araldica, parte antica, fascicolo Venini.
  50. Secondo una nota del 1572 del parroco di Perledo Giuseppe Isach di Lecco, nel Monte di Varenna non si trovavano medici.
  51. NOTA — La Famiglia Bordoni di Varenna ha dato due parroci a Moltrasio: Maffiolo Bordoni che è nominato conte parroco in un inventario di beni delle chiese di Moltrasio dei primi lustri del 1500. (Vedi Pietro Buzzetti Regesto per documenti di Moltrasio. Como 1904). Dello stesso parroco abbiamo poi un documento della parrocchiale che si riferisce alla fondazione da lui fatta della cappellania della Santissima Vergine in Moltrasio in data 16 ottobre 1511.
    Un nipote di Maffiolo, Daniele Bordoni già investito nel 1524 dei diritto di decima nel territorio di Regolo (come da memoria dell’archivio parrocchiale di Perledo) è nel 1528 procuratore delle monache di Varenna, e nel 20 agosto 1546 lo troviamo arciprete di Bellagio e Rettore di Moltrasio. (Come da documento alla data dell’archivio parrocchiale di Moltrasio).
  52. Non ci fu possibile avere l’elenco dei sindaci dal 1800 al 1863.
  53. Queste notizie vennero desunte dallo studio di E. Mariani: Su un nuovo esemplare di Lariosaurus Balsami, pubblicato nel fascicolo III, IV vol. LXII degli atti della Società italiana di scienze naturali e del Museo Civico di Storia naturale di Milano.
  54. Pompeo Castelfranco. Esino superiore sopra Varenna. Parma. Battei Luigi 1886.
  55. A. Garovaglio. Sepolcreto gallo-italico di Varenna. Rivista archeologica della provincia di Como. Fasc. 34 anno 1891. — Dott. Antonio Magni. Ancora la tomba di Varenna del guerriero gallo. Milano, Cogliati, 1908.
  56. Vi si tenevano i convocati della comunità.
  57. Archivio della Parrocchia di Perledo atto 20 gennaio 1553.
  58. A. S. M. Finanze, Confische, Tenca, busta 2860.
  59. A. S. M. Finanze, Confische, Tenca, busta 2860.
  60. A. S. M. Finanze, Confische, Tenca, busta 2860.
  61. A. S. M. Finanze, Confische, Tenca, busta 2860.
  62. Di questa torre d’Olivedo non abbiamo altre notizie.
  63. Foglietto 214 del Codice Atlantico in Ambrosiana.
  64. Girolamo Serra Mirabilia aquarum Lacus Larj theoria. Comi, 1584.
  65. Vedi Le sette Vergini del Lago. Pubblicato in appendice in Como e il suo lago. Giorgietti. Como 1859.
  66. Alessandro figlio del celebre Benedetto Giovio.
  67. Como e il Lario. Commentario di Poliante Lariano Capo XIV. Como. Tip. Ostinelli, 1793.
  68. Paolo Bertarelli. Il borgo di Menaggio. Como, 1635.
  69. Davide Bortolotti. Viaggio al lago di Como. Ostinelli, 1821.
  70. Antonio Gentile. Como e il suo lago. Como, Giorgetti, 1858.
  71. Ignazio Cantù. Guida per la Brianza e per le terre circonvicine. Milano. Brunetta, 1837.
  72. Santo Monti. Lettere di Benedetto Giovio Commento alla lettera LXXIV.
  73. M. Cermenati. Bellezze naturali dei dintorni di Lecco.
  74. Vedi articolo di Giuseppe Calvello sulle «Vie d’Italia» 1922.
  75. Codice P. E. Parlaschino c. G XIII.
  76. Monumenta Germanica Historica, Lectio Sectio quarto, tomo IV p. 440, 1311, Legatio Civitatis Modoetia. Edizione Bonaini di Pisa.
  77. A. S. M. Cod. diplomatico.
  78. Carta in archivio Serponti.
  79. Vittorio Adami - La fortezza di Varenna - Periodico Società Storica Comense. Vol. XXVI, 101-102
  80. Il Lario dei nostri antenati - Como - Carlo Franchi 1877.
  81. Sui due muri che scendevano dalla torre fino a Varenna accenna anche la guida «Sul medio e alto lago di Como» (Milano 1845) dalla quale risulta che ancora nell’anno 1845 si vedevano i due bracci «I quali venivano a proteggere il paese presente».
  82. Archivio Serbelloni.
  83. Archivio Serbelloni-Crivelli.