Tre libri dell'educatione christiana dei figliuoli/Libro III/Capitolo 68

Libro III - Capitolo 68

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DELLI STUDII PUBLICI, ET LORO PERICOLI.

L’uso de gli studii publici in alcune nobili, et principali Città, dove à spese del Principe, ò della Republica si conducono huomini di eccellente dottrina in ogni facultà, per insegnar la gioventù che da ogni parte vi concorre, è antichissimo, e i sommi Pontefici, e gli Imperatori hanno sempre molto prontamente favorito questo nobilissimo instituto, privilegiando amplamente le Città, dove questi studii sono, che altrimenti alcuni chiamano Università, et anco i professori et gli istessi scolari, come si vede in molti decreti, et leggi. Et certo niuna cosa è più lodevole, ne più degna della magnificenza Regia, che allevarà molti huomini virtuosi, et litterati in ogni professione, et si potrebbe non senza ragione affermare, che gli studii, et Academie universali, sono una maniera di educatione publica della gioventù, se però vi si usasse tutta quella cura, et diligenza che saria conveniente, circa i costumi de i giovani, ma non so per qual disventura di questo nostro calamitoso secolo, poco si pensa à questa parte, al meno in Italia, dove per altro sono di molti, et honorati studii, anzi par quasi, che lo studio sia un luogo di libertà, et non si convenga più ritenere quella modestia che nelle scuole private, et nelle case paterne si osservava, talche li scolari per il più vivono, et vestono à guisa di soldati, con grande licenza, et molti studiano pochissimo, et si danno à far prattiche per i loro Dottori, et per altre concorrenze, et vi nascono molto spesso risse, et questioni fra loro, et nelle istesse scuole poco si ha riguardo all’autorità del maestro, et non di rado pochi discoli inquietano tutto l’auditorio con gridi, et con strepiti. Et ben che molti si ridano di questa licenza giovanile, anzi per ventura la approvino, et la reputino necessaria, come per una purgatione per dir così, et uno sfogamento del caldo, et dell’impeto di quell’età, tuttavia non hà dubbio alcuno, et l’esperienza cotidiana lo dimostra, che per la porta della libertà si passa à molti peccati, et chi può dubitare che trovandosi molti giovani congregati insieme, co’l sangue bogliente, con le occasioni pronte, lontani da i padri, et da i custodi, invitati dalla compagnia d’altri, et dalla licenza, et impunità, commetteranno ogni maniera di vitio, et di dissolutione? perilche molti ritornano dallo studio alla patria più dotti, et più svegliati, et più astuti, ma manco buoni, gonfi di ambitione, et di estimatione di loro medesimi senza timor di Dio, et spetialmente infangati nella carne. Scrive il glorioso santo Agostino nelle sue confessioni, lequali già molte volte ci hanno somministrato utili ammaestramenti, per la nostra materia, che il padre suo desideroso che il figliuolo facesse gran progresso nella eloquenza, professione à quei tempi grandemente stimata, lo mandò lontano dalla patria, et con spesa maggiore che la sua conditione non comportava, à Cartagine Città principale dell’Africa, dove gli studii fiorivano, et si lamenta il buon santo, che il padre suo non curava, ne si prendeva sollicitudine quale il figliuolo crescesse per servitio di Dio, ne quanto casto fosse per essere, pur che fosse dotto et eloquente. Pervenuto adunque in Cartagine, libero da ogni custodia, andava cercando egli stesso come potesse essere invischiato da gli impudichi amori, il che assai presto gli riuscì, restando immerso nella voragine infernale della libidine. In oltre restò sopramodo preso da gli spettacoli che ne i theatri si facevano, pieni, come egli dice, di imagini, et simiglianze delle sue miserie, et di fomento del suo fuoco; narra anchora come andava osservando le frodi litigiose, et cavillose del foro, et come già era nominato nelle schuole della Retorica, nella quale gonfiato già di vento di superbia, desiderava essere eccellente per fine dannabile, della alterezza et vanità humana, dal qual gonfiamento seguitò poi, che ponendosi à leggere le scritture sante, le disprezzò, come cosa bassa et indegna di stare à paragone con la grandezza del dire Tulliano, si come à lui, che non haveva anchor gli occhi de lo spirito, all’hora parea, ma quello che fù più grave, et pernitioso, stando à studio in questa dispositione, s’intoppò in alcuni huomini i quali egli descrive molto bene, superbamente frenetici, carnali, et loquaci, nella bocca de i quali erano i lacci del diavolo, et un vischio fatto et composto di parole dolci, et sante, et pietose in apparenza, havendo sempre Christo in bocca, et verità, ingannando i simplici con questi modi. Questi furono i Manichei heretici pessimi, da i lacci de i quali il buono Agostino restò lungamente preso, sino à tanto che piacque à Dio farlo, come un’altro Paolo, di persecutore, difensore fortissimo della sua Chiesa. Tali adunque sono i frutti, che sotto pretesto di eruditione la misera gioventù, spesse volte raccoglie, dalla peregrinatione delle grandi Città et famosi studii, mentre à guisa di polledri fuggiti frescamente di sotto la mano del domatore, vanno i poveri giovani licentiosamente vagando, dove l’appetito sensuale, et il torrente della mala consuetudine di loro compagni li trasporta.