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Trattato - Libro 2 - Capo 6

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CAPO VI.

Delle stalle.

Alle case dei signori, gentiluomini e mercatanti, e molto più a quelle dei villani, che dei privati cittadini, fa di bisogno sieno applicate, ovvero in esse incluse le stalle per i cavalli e altre bestie; delle quali al presente trattando, in prima è da sapere che le stalle generalmente devono essere locate in luoghi caldi, ma non appresso a fuochi, come di fornace, ovvero altri fuochi, perchè, secondo Vitruvio, si fanno i cavalli orridi per l’eccessivo calore del fuoco (1). [p. 171 modifica]

Dopo questo voglio descrivere una stalla, la quale io ho ordinata al mio Ill.mo Duca di Urbino (2), dalla quale si potrà comprendere tutte le parti che debba avere una stalla completa e perfetta (3). In prima, quella è capace di trecento cavalli, centocinquanta per parte, di larghezza piedi XXVIII, alta XXXVI, lunga CCCLX, sopra della quale è una volta bellissima dove si tiene il fieno e paglia con buche quadre, per le quali la pabulazione da basso si manda: sopra di questa ne è un’altra per tetto della prima. Contigue con questa sono più stanze: la prima è un atrio ovvero ridotto per cavalcare, scavalcare e ferrare cavalli, nel quale è una fonte con due abbeveratoi, dove ha un canale che passa sotto la mangiatoia coperto, con più chiavi ovvero cannelle, per le quali in diversi luoghi della stalla l’acqua si può dare, e per questa mangiatoia si manda per un canale che si chiude ed apre, acciocchè da ogni immundizia la stalla si possa nettare, e a questo effetto è alquanto pendente e bassa in mezzo: la qual pendenza serve ancora al posar dei cavalli i quali vogliono stare dinanzi più alti. Appresso alla fonte è una stanza da tener la biada, e la stanza del maestro di stalla è sopra queste antedette in luogo che tutta la stalla può vedere: appresso a questa è la stanza per i famigli, contigua con queste una stanza per fare mascalcie, acconciare selle e altri fornimenti necessarii. Ultimatamente appresso di questa è un torrone con una lumaca solo per il signore riservata, per la quale si può andare a cavallo, dove il signore, senza esser visto, può tutta la stalla e le predette abitazioni vedere. [p. 172 modifica]La qual cosa essendo al maestro di stalla nota e ai famigli, è cagione di farli per timore rettamente operare. Di questa ciascuno può estrarre le proprietà che ad una completa stalla si ricercano.

  1. Ecco le parole di Vitruvio (VI, 9) Equilia quam maxime in villa, ubi loca calidissima fuerint, constituentur, dum ne ad focum spectent: cum enim jumenta proxime ignem stabulantur, horrida fiunt. Nelle quali il buon quattrocentista interpretò Focum che è il villereccio focolare per fuoco ingente di fornace o simile. Si consulti Schneider nelle note al tit. 21, lib. I di Palladio.
  2. Federigo II. Questa stalla, cominciata certamente prima del 1482, malo si adatta giusta le parole dell’autore alla descrizione di quella del ducal palazzo di Urbino, già ruinata in gran parte nel 1587 (Baldi Descriz. del palazzo di Urbino cap. 4) V. la vita di Francesco di Giorgio al cap. III, pag. 23. Lo Scamozzi (lib. II. cap. 22) che scriveva nel 1615, collocava la stalla del duca d’Urbino tra le più magnifiche d’Italia, così avendola trovata nel codice che possedeva del nostro autore, e non avvertendo che a quell’anno già era quasi intieramente disfatta.
  3. Il codice sanese (f. 61, r.o) ha la quale io ho ordinato al mio Ill.mo Duca di Urbino quasi finita per tutto. E ciò indica che fu terminata da Guidobaldo.