Trattato dell'imbrigliare, atteggiare e ferrare cavalli/Trattato 1/Capitolo 9

Quando'l cavallo mette fuor la lingua da i lati, overo pel dritto di sotto l'imboccatura. Cap. 9.

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Quando'l cavallo mette fuor la lingua da i lati, overo pel dritto di sotto l'imboccatura. Cap. 9.
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Quando il cavallo mette fuor la lingua da i lati, overo pe'l dritto di sotto l'imboccatura. Cap. IX


MEttendo il cavallo fuori la lingua pe’l dritto overo da i lati di sotto l’imboccatura è di bisogno stringerli honestamente la musarolla, & non giovando questo à bastanza, & trovandosi egli di lingua sottile, bisogna metterli briglia chiusa; come è bevagna, schiaccia, olive, ò agruppido, overo campanello, ò fiascho; il che si fa per più rispetti, sì per far prima con briglia piacevole, sì ancho, perche quando ha tanta libertà di forare à suo modo, mentre che mastica tiene la lingua al suo segno; la quale nel fine stanco poi esso di masticare mette fuora; per tanto se li può prima porre delle predette briglie la bevagna con due prese; la quale intieramente non giovando adoperare l’altre, che seguono. Ma in veze della ciciliana metterle una presa con due rotelle, che faranno, che il cavallo per forza tenerà suso la lingua, che non la potrà cavar fuore à suo modo, ne porla meno da i lati. Avertendo anchora, che la mette fuor qualche volta, per non havere da poter forare à suo modo, il che vieta, che non mastica la briglia: in questo io dico, che se li ponga briglia ch’ei possa forare à suo modo, & piacere. Et se egli la mettesse ancho fuori con questo (quantunque sia difficile fare ad un tratto due cose, che fori, & che trattenga la lingua suso) all’hora se li può mettere il cariollo, ch’è un chiappone con filetti abbraccianti, così chiamati, perche fanno nella guardia la presa. Et avertasi, che la briglia habbia il suo dover dall’occhio, perche non trabocchi; acciò non causi, che si levi troppo in lato la portella; sotto la quale si ponga meze rotelle, che siano più vicine di sotto, che di sopra; perche facciano trattenere la lingua più suso, che si possa; à tal, che non sia [p. 7 modifica]in suo potere cacciarla fuor de la bocca per via alcuna; ma solamente, che gusti il morso, & habbia nel resto da forare; & si vieta con questo anchora, che non la puote mettere da i lati à suo modo, ne pe’l dritto. Et perch’io dubito non essere à sufficienza inteso, acciò che ogniuno la capisca, si come io la intendo nel fine in questa prima parte del trattato la porrò con molte altre in disegno. Et se’l cavallo havesse bisogno delli suddetti escamenti se ne adoperi. L’huomo ancho si può servire di quella briglia chiamata fregna, ò sia meza, ò intiera, come li parerà; ma servendosi della meza far, che manchi la parte di sopra. Et volendosi similmente valere della chiamata chiappon chiuso, lo si può fare; ma dico ben, che queste non fanno niente di forare. Molti sono, che vedendo il cavallo tenere la lingua fuore subito per non fantasticare tagliano quella parte, che manda fuori; ma à me non piace (se però totalmente non si fosse sforzato) perche tal’hora è tanto poco quella parte, che non merita taglio. Et poi da chi si diletta di tal essercitio non è ancho troppo laudabile il correre si tosto ad esso, massimamente ne i cavalli di bocca spumosi. Ben è vero, che si trovan assai frisoni, & altri cavalli, che per poltroneria loro la tengono quasi del tutto fuori, à che è difficile rimediare salvo, che co’l taglio; però à me pare, che si li debba fare quei rimedi, che si puote innanzi che ad esso si venga; perche giovandoseli senza, sarà buono. Sono molti, che dopo l’haver provato ogni rimedio, ne trovandogli giovamento non s’assicurano di venire al taglio, dubitando essi, che’l cavallo non perisca, ma à questi io dico, che non debbono temere; perche non è cosa pericolosa.