Traduzioni e riduzioni/Dall'Odissea/Sonno in mal punto

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sonno in mal punto

Per nove dì noi facemmo cammino, la notte ed il giorno;
quando, nel decimo, in vista ci fu la campagna natale,
e da vicino scorgemmo pastori attizzare i lor fuochi.
Quivi fui preso dal sonno soave, chè molto ero stanco,
chè maneggiavo la scotta sempre io nè ad altro la davo
dei miei compagni, perchè s’arrivasse alla patria più presto.
Ed i compagni tra loro dicevano molte parole
ed affermavano ch’oro ed argento portavo alla casa,
doni che fossero d’Eolo Ippòtade, d’anima grande.
E sussurrava ammiccando qualcuno al compagno vicino:
“Ahimè, come costui è amato e pregiato da tutti
gli uomini, alle cui mura e alla cui terra pervenga.
Molti da Troia si porta tesori bellissimi, parte
sua della preda; ma noi, che facemmo lo stesso cammino,
ce ne torniamo alle case stringendo le mani tra loro,
vuote; ed or ora cotesti gli diede, per ben che gli vuole,
Eolo. Ma dunque vediamo al più presto che cosa gli è questo,

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quanto mai oro ed argento si trova racchiuso nell’otre„.
Questo dicevano ed ebbe quel tristo consiglio la meglio;
sciolsero l’otre ed i venti sbalzarono tutti nell’aria,
e la procella li prese, i compagni, e portava nell’alto
mare, piangendo, lontani alla terra natale; ma io
desto dal sonno, nel cuore incolpevole stetti dubbioso
se dalla nave gettandomi morte trovassi nel mare,
o se patissi in silenzio ed ancor rimanessi tra i vivi.
Ecco, rimasi e patii: mi nascosi, in dolor, nella nave,
steso per terra, e le navi portate da tristi procelle
dietro tornarono all’isola Eolia, gemendo i compagni.