Traduzioni e riduzioni/Dall'Odissea/La predizione di Tiresia

../La via tremenda

../La madre nel mondo di là IncludiIntestazione 7 luglio 2020 75% Da definire

Dall'Odissea - La via tremenda Dall'Odissea - La madre nel mondo di là
[p. 84 modifica]


la predizione di tiresia

     Ecco che l’anima qui del Tebano Tiresia sorvenne,
con il bastone dell’oro: mi vide e conobbe, e mi disse:
“O Laertiade celeste, Odisseo dalle molte accortezze,
come anche quivi, infelice, lasciata la luce del sole,
tu ci venisti, per morti vedere e paese inameno?
Ma ti ritrai dalla fossa, allontana la spada appuntita,
fin che del sangue mi beva e ti dica infallibili cose„.
     Tanto egli disse: arretrando, io la spada dai chiovi-d’argento
nella guaina ficcai. Egli bebbe lo squallido sangue:
sol dopo ciò mi parlava il profeta incolpabile, e disse:
“Tu mi ricerchi il ritorno di miele, o sereno Odisseo:
te lo farà malagevole un nume, chè certo non credo
oblierà Scuotiterra il rancore che serba nel cuore
contro di te, perciocché gli accecasti il suo figlio diletto.
Ma tuttavia giungereste cosí, con travagli sia pure,
quando tu voglia frenare il tuo cuore ed il cuor de’ compagni,
a mala pena tu abbia approdata la nave ben fatta
alla Trinacia, sfuggendo in quell’isola al mar di viola,
e ritroviate pascenti le vacche e le pecore pingui,
gregge del Sole, che tutto ci vede, che tutto ci ascolta.
Quelle se tu lascerai non predate, pensando al ritorno,
forse che ad Itaca ancor tornereste, con pene sia pure.
Se prederai, ti prometto, per segni sicuri, la morte

[p. 85 modifica]

e per la nave e i compagni. E se tu pur ne possa sfuggire,
tardi, in mal modo, v’andrai; dopo tutti i compagni perduto,
sopra una nave d’altrui; troverai nella casa dolore:
uomini pieni di boria, che a te si divorano il bene,
la tua divina consorte chiedendo, ed offrendole i doni.
Ma punirai tu per certo, là giunto, la forza di quelli.
Pur quando uccisi in tua casa quei domandatoli di nozze
o con inganno avrai tu o palese con punta di bronzo,
vattene subito allora con teco un manevole remo,
fin che tu giunga tra genti che nulla conoscano il mare,
e che non mangino cibo commisto con grani di sale;
che non conoscano navi, di porpora tinte le guancie,
non i manevoli remi che sono le penne alle navi.
Ed un segnai ti darò, molto chiaro, perchè non ti sfugga.
Quando incontrandosi in te qualcun altro che vada a sua strada,
dica ch’hai sovra la spalla possente un malanno di spighe,
pianta in quel punto nel suol della terra il manevole remo,
vittime belle sacrifica a Posidaòne signore,
prendi un ariete, un toro ed un verro che salta le scrofe,
quindi ritornane a casa ed immola solenni ecatombe
agli immortali celesti che tengono l’ampio del cielo,
a tutti quanti, di fila. E la morte, a te stesso dal mare,
lungi, verrà, sì soave, che sotto la forza t’uccida
d’una vecchiezza benigna ed intorno le genti saranno
molto felici: son queste le cose veraci che dico„.
.     .     .     .     .     .     .     .     .     .     .     .     .     .     .     .     .     .     .     .