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Dall'Odissea - Giornata allegra Dall'Odissea - Il mirabile vino del sacerdote
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alla scoperta

L’Alba nel ciel mattutino stampava le dita di rose;
quando raccolte le genti, fra tutti partii questi detti:
“Cari compagni, costì rimanete aspettandomi or voi:
io con la nave più mia, ed insieme ai compagni più miei
voglio partire, sentire quelli uomini io voglio chi sono,
se violenti e selvatici e non servatori del giusto,
o se dell’ospite amici ed in cuore tementi dei numi„.
Quand’ebbi detto, montai sulla nave ed ingiunsi ai compagni,
ch’anco montassero loro e sciogliessero i cavi d’ormeggio.
Furono presto montati e sederono tutti agli scalmi;
e via che in fila, coi remi battevano il torbido mare.
Come a quell’isola fummo arrivati, che c’era vicina,
proprio sull’orlo vedemmo alla riva del mare, una grotta
molto elevata, tappata di lauri, ed in essa parecchie
greggi di pecore e capre stallavano: e un chiuso all’intorno
molto elevato era fatto di grossi pietroni scavati,

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e con pinastri lunghissimi e quercie dall’alto fogliame.
Era la casa d’un uomo terribile, il quale le greggi
solo pasceva lontano di lì, nè trattava con gli altri
mai, ma in disparte si stava, con animo ignaro di leggi.
Era un terribile mostro, per vero, nè simile ad uomo
era, nutrito di pane; ma simile a picco selvoso
era, dell’alte montagne, che appaia in disparte dagli altri.