Traduzioni e riduzioni/Dall'Iliade/Ancora il lamento di Andromaca

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Dall'Iliade - Achille buono Dall'Iliade
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ancora il lamento di andromaca

“Uomo, di vita partisti ben giovane, e vedova in casa
lasci qui me; e c’è un figlio che ancora è così piccolino,
cui, sventurati! facemmo io e tu; nè mi penso che giunga
a giovinezza, chè prima la nostra città dalla vetta
ruinerà: tu sei morto che n’eri alla guardia, che salva
quella facevi, e le mogli assennate ed i piccoli figli;
che d’or in poi se n’andranno, per forza, su rapide navi,
e ben con esse ancor io, e pur tu, creatura, o verrai
meco, ove ad opere indegne di te sarai forse allogato,
per un padrone, non tenero no, faticando, od alcuno
te degli Achei prenderà, scaglierà d’una torre — qual morte! —

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pieno di rabbia, perchè gli abbia ucciso il fratello od il padre,
Ettore, od anche il figliuolo: chè molti, ben molti gli Achei
furono che per sua mano si presero a morsi la terra;
ch’egli non era di miele, tuo padre, nell’orrida mischia!
sì che per questa città di lui fanno lamento le genti;
ed indicibile ai tuoi genitori corrotto e dolore,
Ettore, hai dato; ed a me più di tutti rimane l’affanno.
Poi che morendo, dal letto tu non mi porgesti le mani,
nè mi dicesti una savia parola, la quale per sempre
ricorderei nelle notti e nei giorni, versando il mio pianto!„
     Questo piangendo dicea: rispondevano al pianto le donne.