Teogonia/I Cronidi

I Cronidi

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Esiodo - La Teogonia (Antichità)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1929)
I Cronidi
Le prime quattro essenze I Giapetidi
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i cronidi



     E Rea, congiunta a Crono, die’ a luce bellissimi figli,
465Istia, Demètra, ed Era, la Diva dall’aureo calzare,
Ade ch’à sotto la terra la casa, dall’animo forte,
cuore spietato, ed Enosigèo che profondo rimbomba,
e Giove, saggia mente, degli uomini padre e dei Numi,
sotto il cui tuono tutta si scuote l’ampissima terra.
470Ma l’inghiottiva, come ciascuno dall’utero sacro
su le ginocchia della sua madre cadesse, il gran Crono,
che questo in mente aveva, che niun dei mirabili Uràni
fra gl’Immortali avesse l’onore del regno: ché aveva
saputo dalla Terra, da Urano fulgente di stelle,
475ch’era per lui destino soccombere al proprio figliuolo.
Per questo, ad occhi chiusi non stava: vegliava; ed i figli
suoi divorava. E Rea si struggea d’amarissima doglia.


nasce giove


Ma quando essa alla luce già stava per dar Giove, padre
degli uomini e dei Numi, rivolse la prece ai diletti
suoi genitori, a Urano coperto di stelle, ed a Terra,

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perché d’accordo il modo trovassero ch’ella il suo parto
nascondere potesse, far paghe l’Erinni del padre
e dei suoi figli, inghiottiti da Crono possente, l’astuto.
475E concertarono insieme quanto era segnato dal Fato
intorno a Crono re dei Numi e al suo figlio animoso.
E la mandarono a Litto, fra il popolo ricco di Creta,
quando il fortissimo figlio già stava per dare alla luce,
Giove possente. E lui raccolse la Terra gigante,
480nel suolo ampio di Creta, per crescerlo quivi e nutrirlo.
E per la folle ombrosa veloce recandolo, mosse
dapprima a Litto. E quivi lo ascose in un antro inaccesso,
con le sue mani, sotto santissimi anfratti terrestri,
sul monte Egèo tutto irto di picchi, coperto di selve.
485E quivi una gran pietra ravvolta di fasce, la porse
all’Uranide grande, che fu primo re dei Celesti.
Con le sue mani quello la prese, la cacciò nel ventre,
né gli passò per la mente, tapino, che, scambio d’un sasso,
era rimasto immune dal danno l’invitto suo figlio,
490che con le forti sue mani doveva ben presto domarlo,
dell’onor suo privarlo, regnare fra i Numi immortali.
Rapidamente, dunque, la forza e le fulgide membra
crescean del nuovo sire. Col volgere poscia degli anni,
tratto in inganno dai furbi consigli di Terra, di nuovo
495Crono rivomitò, l’accorto Signor, la sua prole,
dall’arte e dalla forza domato del figlio. Per prima
rivomitò la pietra che ultima aveva inghiottita;
e Giove la fissò nella terra dall’ampie strade,
nella santissima Pito, sottesse le valli Parnasie,
500che rimanesse per segno, stupire facesse i mortali.
Poi di suo padre i fratelli, gli Urànidi sciolse dai ceppi
funesti in cui li aveva costretti l’inganno del padre.
Essi del suo beneficio poi memori furono sempre,

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e a lui diedero il trono, l’ardente saetta, il baleno:
505li nascondeva prima la Terra nel grembo gigante:
in questi fida Giove, e agli uomini e ai Numi comanda.


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