Stratagemmi/45

Lisandro

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Polieno - Stratagemmi (II secolo)
Traduzione dal greco di Lelio Carani (1821)
Lisandro
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Lisandro


Avendo Lisandro promesso agli amici, i quali aveva in Mileto, di volere lor dare aiuto a rovina, e distruzione del popolo, andò a Mileto. E contro quelli che tentassero nuove cose usava, come pieno di sdegno, acerbe parole: ma al popolo le sue forze prometteva in conservargli la libertà. Il popolo credendo a Lisandro, che cosi amico gli si mostrava, senza fare alcuno apparecchio stava a vedere lo avvenimento delle cose, sperandone buoni effetti. Gli amici allora levandosi al segno loro dato, ed assalendo con molto impeto la plebe molti ne ammazzarono, ed in cotal modo venne Mileto in potere degli amici di Lisandro.

Più volte gli Ateniesi nel mar di Egospotamos sciolsero la loro armata per dar cominciamento alla guerra navale. Ed all’incontro Lisandro non isciogliendo la sua, quelli con molta allegrezza, e cantando versi si ritiravano. Lisandro un dì mandò lor dietro due galee; i capitani delle quali vedendo essere usciti delle navi gli Ateniesi, in alto levarono il segno, che era uno scudo di metallo. Prestamente [p. 50 modifica]stamente allora fattosi da Lisandro segno, che i suoi navigassero, i Lacedemoni affrettarono in guisa il vogar de’ remi, che parea che volessero, ed arrivarono gli Ateniesi che poco dianzi erano usciti di nave, fra quali alcuni si erano dati al sonno, ed altri altre cose facevano. Laonde i Lacedemoni bene armati, ed insieme uniti di improvviso loro assaltando, che disarmati e senza ordine andavano, presero tutte le navi, di maniera che pure una non ne fuggì ad Atene, che portasse l’avviso.

Lisandro diceva, che i fanciulli ingannar si dovevano con le promesse, ed i nemici col giuramento.

Lisandro fece prigioni i Tasii, tra quali molti erano, che avevano seguito le parti degli Ateniesi; questi si nascondevano dal lacedemone; il quale avendo raunati i Tasii nel tempio d’Ercole fece loro un umanissimo parlamento, con dire, che era convenevole che si perdonasse a coloro, i quali ne’ mutamenti delle cose si occultavano; e comandò loro, che sicuri stessero, perciocchè niun danno erano per ricevere; ciò promettendo nel tempio, e nella città dell’avo Ercole. Gli occulti adunque porgendo fede a quel piacevole parlare, si manifestarono. Onde trapposti Lisandro alcuni giorni, perchè l’opera si conducesse a fine con più sicurezza, fattili prigioni, comando che fossero uccisi.

Lisandro, essendo caduto in animo a Lacedemoni, ed a compagni di rovinare Atene, disse , che ciò non era utile, poiché la città de’ Tebani, che loro era vicina, ne avrebbe contro di loro ricevuto maggiori forze. Ma se tenessero Atene all’obbedienza per li tiranni, per la vicinità potrebbero anche aver di mira i Tebani e [p. 51 modifica]renderli in ogni tempo più timidi. In questa guisa Lisandro, parendo a ciascuno buone ed oneste le sue parole, persuase che non si dovesse rovinare Atene.