Rivista italiana di numismatica 1888/Spigolature d'archivio

Emilio Motta

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Spigolature d'archivio Intestazione 31 maggio 2022 100% Numismatica

Questo testo fa parte della raccolta Rivista italiana di numismatica 1888
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SPIGOLATURE D’ARCHIVIO




LIMITAZIONE DELLE MONETE DEL DUCA DI SAVOJA

E PRINCIPE D’ACAJA.


La seguente grida emanata dal duca di Milano ai 30 agosto 1418, è tolta dal Registro n.° I delle Lettere Ducali nell’Archivio civico di Como, a f. 116. E non ci pare siasi finora pubblicata.

Mccccxviii, die penultimo Augusti.

Cum, facto diligenti assazio de mediis grossis Illustrium dominorum ducis Sabaudie et Principis Achaye, non reperiantur vallere nisi imperialium novem pro quolibet respectu cursus monete Mediolani fiat ideo crida pro parte Ill.mi domini nostri in quibuscunque locis consuetis illius civitatis, quod non sit aliqua persona cujusvis condictionis et status existat quo audeat vel presumat aliquos ex dictis medijs grossis recipere nec expendere, nisi ad computum dictorum imperialium novem pro quolibet dicti monete Mediolanj, sub penna cuilibet contrafacienti fior. X prò quolibet et qualibet vice applican. Camere prefati domini.


PER LE ZECCHE DI PAVIA E DI PARMA.


Dei 2 nov. 1408 è l’ordine ducale al Vicario di provvisione di Milano perchè sia pubblicato l’avviso che la moneta fatta di nuovo battere nella città di Pavia debba avere il suo solito corso in Milano1. [p. 484 modifica]

La seguente lettera del duca Francesco Sforza ai Consiglieri suoi, ma di data posteriore (20 gennajo 1452),2 ricorda le monete basse che dovevansi fare circolare in Pavia ed in Parma.


D. D. de Consilio Secreto

Havemo recevuto le vostre lettere et inteso quanto ne scriveti del fabricare delle monete a Pavia e Parma, et quanto preiudicio saria ale intrate nostre simile monete basse et maxime quelli triliri per molti respecti alligati in esse vostre lettere. Vi dicimo poy che intendeti molto meglio de noy la importantia de questo, che volimo et ve committimo che vuy gli remediati comò meglio ve parerà, perchè cossì exorbitanti inconvenienti, comò scriveti non habiano ad seguire che le littore quale procedano de qua al lato nostro più siano hobedite, che quelle fate fare vuy in nostra persona ne maravigliamo, ma quando trovate che non siano hobedite fatine quella punicione ve parea conveniente. Demum noy lassiamo el carico a vuy de provvedere a questo facto delle monete. Sichè provedetili cum vostra sollita prudentia. Laude XX Januarj 1452.


NOMI DEI TESORIERI DEI DUCHI DI MILANO.


Gettiamo qui tre o quattro nomi, e ci auguriamo che altri abbia a darci l’elenco completo dei tesorieri ducali del periodo Visconteo-sforzesco.

Vitaliano Borromeo era tesoriere ducale nel 1423; e nel medesimo anno lo era del comune di Milano Cristoforo da Marliano3.

Prima del 1450 era tesoriere ducale Antonio Moroni4. [p. 485 modifica]Ed alla fine di quell’anno, fors’anche prima Aloisio degli Alamanni5.

Ai 25 gennajo 1469 venne a tal carica eletto il piacentino Antonio d’Anguissola6. Gli succedette il ben noto Antonio da Landriano, che attiratosi l’odio generale per le eccessive gabelle, cadde pugnalato dal Rigoni nel 1499, quando Luigi XII già era padrone di Milano.


USO STUDENTE DI PAVIA FALSIFICATORE DI MONETE.


Copiamo dal Carteggio diplomatico del maggio 1492, nell’Archivio di Stato milanese, il seguente ordine del duca di Milano al Vicario del Podestà di Pavia:

Papie, ultimo maij 1492.

Domino Vicario Potestatis Papie

Domine Vicari. Siamo contenti che relaxati messer Nicolao da Ponte scolaro piamontese detenuto in mano vostre per imputatione de monete false. Commandandoli chel uscisca del Domìnio dal quale volemo che lhabij el bando.

B. C.


LOMBARDI, ZECCHIERI DELL’IMPERATORE

MASSIMILIANO I.


Scriveva il duca di Milano, agli 8 agosto 1494, ai suoi Consiglieri: “Serenissimus Princeps Maximilianus Romanorum Rex, Cugnatus noster honorandus, ut accepimus, novis quibusdam formis pecunias in regno suo imprimi [p. 486 modifica]facere constituit atque ad eas formas conficiendas Jo. Ambrosium Predam et Franciscum de Gallis et Accinum de Leuco (Lecco) prestanti virtute fabros civesque nostros Mediolanenses delegit.” Ora considerato che le leggi non permettono ad alcun suddito “imprimende pecunias formas facere aut sculpere” senza licenza ducale, così si annuiva alla richiesta imperiale7.


BANDO DI MONETE SAVOINE, GENOVESI, ecc. nel 1458.


Scriveva ai 30 novembre 1468 il duca Francesco Sforza alla moglie Bianca Maria Sforza8:

Mediolani, ultimo Novenbris 1458.

Illma et Ex.ma Consors nostra precordialissima. Aciochè la Vostra Ill.ma Signoria senta lordene chè stato preso circha labattimento de le monete et de li ducati, ve avisamo che de presenti sono stati bandezati li fiorini gatteschi et li grossoni genovesi de soldi 5 et denari 11 et li novini savoyni de la nostra donna, et li fiorini se debiano spendere per tre libre. Et è ordenato che da kalende de marzo proximo futuro inanzi li ducati non se spendano se non per iij libre et soldi iiij.° La quale prolongatione de tempo fin ad marzo se è facta aciochè le persone se possano provedere al facto loro, per li contracti che hano luno con laltro facti de quì indrieto a raxone de queste monete se spendono al presente.

Franciscus Sfortia Vicecomes dux Mediolani etc.
Papie Anglerie comes ac Cremone dominus.


UNA DONNA IMPUTATA DI SPENDIZIONE

DI MONETE FALSE.


Trattavasi, nel 1456, nientemeno che di Anna, moglie del nobile Emanuele Malagrida, famiglia celebre del lago [p. 487 modifica]di Como e feudataria di Musso. Per decreto 14 febbraio 1456 la suddetta gentildonna veniva prosciolta “ab imputatione pecuniarum falzarum”9.


DUE ASSAGGIATORI DELLA ZECCA DI GENOVA

IN MILANO, nel 1492.


Togliamo dal Carteggio diplomatico dell’Arch. di Stato milanese il seguente documento. È diretto al duca di Milano.

Ill.mo et ex.mo S. mio singularissimo. El Mag.co Governatore e li deputati sopra le monete mandano doy de li asazatori de la cecha de questa Comunità, al Ex.tia V.ra si como quella ha rechiesto per fare il paragone de la bontà del argento del grossone de quella col suo. Et a satisfatione loro li ho accompagnati de questa mia. In bona gratia de la Celsitudine V.ra divotamente maricomando. Genue XI maij 1492.

Ejusdem Sublimitatis vestre

fidelissimus servitor
Conradus Stanghe.


Note

  1. Lettere ducali vol. IV. fol. 84 Arch. Civico Milano.
  2. Registro ducale n. 129 a fol. 50. Arch. di Stato, ivi.
  3. Registro Panigarola C. fol. 23 t.
  4. In una missiva ducale 3|11 1450 è detto “olim thesaurarius noster generalis” (Missive n. 2 fol. 220).
  5. V. Missiva ducale 19 dicembre 1450 in Reg. Missiva n. 3 fol. 119.
  6. Registro ducale n. 45 f. 17t. Per l’Anguissola vedi anche Corio, III, pag. 254.
  7. Arch. di Stato Milano, Missive n. 198, f. 42, t.
  8. Arch. di Stato di Milano, sezione Zecca.
  9. Archivio di Stato di Milano. Reg. ducale V, fol. 363 tergo.