Rime varie (Alfieri, 1912)/CLX. Per la malattia dell'Abate di Caluso

CLX. Per la malattia dell'Abate di Caluso

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CLX. Per la malattia dell'Abate di Caluso
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CLX.1

Per la malattia dell’Abate di Caluso.

Mentr’io dell’Arno in su la manca riva
Mesto pel vago Boboli2 passeggio,
L’ultimo amico a chi3 il mio cor si apriva,
4 Spirante (oimé!) là sulla Dora4 io veggio.
Carta fatal già già mi soprarriva;
Temo in aprirla, e in un d’aprirla chieggio,
Che ancora un raggio di speranza avviva
8 L’alma mia, bench’io sempre aspetti il peggio.
Cinque dí interi in cotal dubbio orrendo
Viver dovrommi; e poi, chi sa se il sesto?....
11 Tutto, (ahi!) già tutto il danno mio comprendo.
Io sperava precederti; e son presto5
A dar vita per vita, ove il tremendo
14 Fato il conceda: e il nieghi, io sol non resto.6


Note

  1. Nel ms.: «4 marzo [1794] in Boboli».
  2. 2. Boboli è il giardino del Palazzo reale in Firenze.
  3. 3. L’ultimo amico, dopo Don José d’Acunha e dopo il Gori-Gandellini. A chi, a cui.
  4. 4. Sulla Dora, a Torino: di questa malattia dell’Abate di Caluso non fa parola né l’Autobiografia, né l’epistolario.
  5. 12. Presto, pronto.
  6. 14. E se il Fato non mi concederà di dar la vita per te, certo non vorrò rimanere solo nel mondo, ma ti seguirò.