Rime varie (Alfieri, 1912)/CIX e CX. La malattia di Fido

CIX e CX. La malattia di Fido

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CIX e CX. La malattia di Fido
CVIII. Ricordanze CXI. Gli dànno vita il desiderio della gloria e l'amore

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CIX [cxlviii] e CX [cxlix].1

La malattia di Fido.

Donna, l’amato destrier nostro il Fido,
Cui tu premevi timidetta il dorso,

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Sta di sua vita or per fornire il corso,
4 Per morbo ond’io sanarlo omai diffido.2
Oggi, pur dianzi, di mia voce al grido,
La testa or grave, e un dí sí lieve al morso,
Alzava, e mi sguardava. Allor m’è scorso
8 Agli occhi il pianto, e al labro un alto strido....3
Se tu il vedessi! anco tu piangeresti....
Pieno ha l’occhio di morte; e l’affannoso
11 Fianco, non vien che d’alitar mai resti.4
Pur, non so che di forte e generoso
Serba in sé, che i suoi spirti ancor tien desti:
14 Ei muor, qual visse, intrepido animoso.5


Tenace forza di robusta fibra
Fa che il nostro destrier pugna con Morte
Sí, ch’ella in lui sua falce indarno vibra;
4 E mie speranze, o donna, or son risorte.6
Su i già tremuli piè meglio ei si libra;7
Il capo, par che meno peso or porte;
E poiché il dissanguarlo non lo sfibra,
8 Fia mestier che salute al fin gli apporte.
Già il veggo io già, fin del bel Reno all’onde,
Cacciar per questo lieto immenso piano
11 Morte, che innanzi al suo volar si asconde:
Già baldo il veggo ritornato e sano,8
Meco aspettare, alle novelle fronde,9
14 Il dolce impero di tua bianca mano.


Note

  1. Il primo di questi sonetti fu composto il 20 febbraio 1786, sulla strada di Roussac, il secondo due giorni dopo, nella Selva sotto i Castelli.
  2. 4. Diffido, dispero.
  3. 5-8. Questa quartina mi richiama alla mente alcuni bei versi di Luigi Pulci nel canto XXVI del Morgante, là dove è descritta la morte di Vegliantino:
    Dice Turpin, che mi par meraviglia
    Che, come Orlando - perdonami - disse,
    Quel caval parve ch’aprisse le ciglia
    E col capo e co’ gesti acconsentisse...
  4. 10-11. Il fianco non cessa mai di gonfiarsi per l’affannoso respiro.
  5. 12-14. Il Tasso (Gerus. lib., XIX, 26):
    Moriva Argante e tal moria qual visse:
    Superbi, formidabili e feroci
    Gli ultimi moti fur, l’ultime voci.
  6. 4. Le speranze dell’A. riusciron vane perché nell’aprile, come si vedrà, fu costretto a far ammazzare il suo Fido.
  7. 5. Si libra, si appoggia.
  8. 11-12. Mi pare immagine bella e originale questa della Morte, che fugge dinanzi al ringagliardito cavallo corrente.
  9. 13. Alle novelle fronde, alla primavera, ed è reminiscenza dantesca (Par., XII, 46 e segg.):
    In quella parte, ove surge ad aprire
    Zeffiro dolce le novelle fronde...
    La Contessa però non doveva tornare, e non tornò al Castello che in agosto.