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Rime d'amore

LXXXVIII

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LXXXVIII

La sua pace è turbata di nuovo: sarà ella mai resa a se stessa?

     Lassa, chi turba la mia lunga pace?
chi rompe il sonno e l’alta mia quiete?
chi mi stilla nel cor novella sete
di gir seguendo quel che piú mi sface?
     Tu, Amore, il cui strale e la cui face
ogni contento uman recide e miete,
tu ber mi desti del tuo fiume Lete,
che piú mi nóce, quanto piú mi piace.
     Ahi, quando fia giamai ch’un giorno possa
voler col mio voler, resa a me stessa,
del grave giogo periglioso scossa?
     Quando fia mai che la sembianza impressa
dentro a le mie midolle e dentro a l’ossa
mi smaghi Amor, e’ miei martir con essa?