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Rime d'amore

CLXXVIII

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CLXXVIII

Egli la strazia e tradisce: ella pur l’ama.

     Perché mi sii, signor, crudo e selvaggio,
disdegnoso, inumano ed inclemente,
perché abbi vòlto altrove ultimamente
spirto, pensieri, cor, anima e raggio,
     non per questo adivien che ’l foco, ch’aggio
nel petto acceso, si spenga o s’allente;
anzi si fa piú vivo e piú cocente,
quant’ha da te piú strazi e fiero oltraggio.
     Ché, s’io t’amassi come l’altre fanno,
t’amerei solo e seguirei fin tanto
ch’io ne sentissi utile, e non danno;
     ma per ciò ch’amo te, amo quel santo
lume, che gli occhi miei visto prima hanno,
convien ch’io t’ami a l’allegrezza e al pianto.