Rime (Guittone d'Arezzo)/Ahi, lasso, che li boni e li malvagi

Ahi, lasso, che li boni e li malvagi

../Ahi lasso! or è stagion de doler tanto ../Amor tanto altamente IncludiIntestazione 12 gennaio 2010 100% Poesie

Guittone d'Arezzo - Rime (XIII secolo)
Ahi, lasso, che li boni e li malvagi
Ahi lasso! or è stagion de doler tanto Amor tanto altamente


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XX

In difesa delle donne.



Ahi lasso, che li boni e li malvagi
omini tutti hano preso acordanza
di mettere le donne in despregianza;
e ciò più ch’altro far par che lor agi.
     5Per che mal aggia el ben tutto e l’onore
che fatto han lor, poi n’han merto sí bello!
M’eo serò lor ribello,
e prenderò solo la defensione,
e aproverò falso lor sermone,
10e le donne bone in opera e in fede;
ma voglio che di ciò grazi’ e mercede
rendano voi, gioia gioiosa, Amore.
     Non per ragion, ma per malvagia usanza,
sovra le donne ha preso om signoria,
15ponendole ’n dispregio e ’n villania
ciò ch’a sé cortesia pone’ e orranza.
     Ahi, che villan giudicio e che fallace!
ch’a Deo e a ragione è om tenuto
e per ciascun statuto,
20sí come donna, a guardar de fallire;
e tanto avante più, quant’è più sire
e maggiormente ha saggia oppenïone.
Adonqua avemo a veder per ragione
qual più se guarda: quel blasmar men face.
     25Embola, robba, aucide, arde o desface,
periura e inganna, trade o falsa tanto

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donna quant’om? Non giá, ma quasi santo
è ’l fatto so, ver’ch’è quel d’om fallace.
     Carnal talento è ’n loro d’un podere,
30al qual, savem, donna meglio contende;
e s’el giá la sorprende,
perché lei ne sia porto prego o pregio,
ma chi ’l porge in fallir dobra‧i dispregio;
e qual armito è quel che se tenesse
35s’una placente donna el richedesse,
com’om fa lei, de quanto el sa valere?
     Iulio Cesar non penò tempo tanto,
né tanto mise tutto ’l suo valore
a conquistar del mondo esser signore,
40talor non faccia in donna omo altretanto;
     e tal è, che non mai venta dovene.
Poi più savere e forza en l’om si trova,
perché non sí ben prova?
Non vol; ma falla e fa donna fallare:
45adonque che diritto ha ’n lei biasmare?
Che non è meraviglia qual s’arende,
ma qual s’aiuta e [qual se] difende,
poi d’entro e de for tanto assalto tene.
     Quant’è più ch’om d’amore a ’nformar fera,
50più feramente il ten poi l’ha fermato,
comò ferro, ch’è più duro è tagliato
e ten la taglia poi meglio che cera;
     l’onor suo torna ad onta e ’l prode a danno,
sé ned amico né Dio guarda fiore
55a seguir bene Amore;
e om no mett’a ciò tanto coranza,
tutto ragion non sia, s’el tene amanza,
e no ’nd’è un d’amor tanto corale,
che ’aver’sua donna stia ferm’e leale;
60ma donna pur trov’om, for tutto enganno.
     Male san dir; ma non giá devisare,
ché Deo, che mosse Sé sempre a ragione,

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de limo terre l’om fece e formone,
e la donna dell’om, siccome appare;
     65adonqu’è troppo più naturalmente
gentil cosa che l’omo e meglio è nata,
e più sembra ch’amata
ella fosse da Dio nostro signore;
e maggiormente più feceli onore,
70che non per om, ma per donna, salvare
ne volle veramente ed a Sé trare;
e ciò non fu senza ragion neente.
     Vale per sé: nent’ho detto a sembrante;
apresso val ché fa l’omo valere:
75ché ’ngegno, forzo, ardimento, podere
e cor de tutto ben mettere avante
     donali donna en su’ amorosa spera;
for che el non saveria quasi altro fare
che dormire e mangiare.
80Adonque il senno e lo valor c’ha l’omo
da la donna tener lo dea, sí como
ten lo scolar dal so maestro l’arte;
ed ella quanto face a mala parte
dall’om tener lo pò simel mainera.
     85Prova altra no ’nde fo di ciò c’ho detto,
ma miri ben ciascuno se ver dico,
che giá no me desdico
de starne a confession d’omo leale;
e partase d’usar sí villan male
90solo cui villania par e menzogna:
ché ’l remanente trar de sua vergogna
non sirá tal ch’io giá n’aggia deletto.
     Gentil mia donna, fosse in voi tesoro
quanto v’è senno en cor, la più valente
95fora ver’voi neente;
e sed eo pur per reina vi tegno,
e’ vi corona onor, com’altra regno:
che tanto è ’n voi di ben tutt’abondanza,

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che viso m’è, Amor, che la mancanza
100d’ogn’altra prenda in voi assai restoro.
     Ad Arezzo la mia vera canzone
mando, Amore, a voi, per cui campione
e servo de tutt’altre esser prometto.