Rime (Guittone d'Arezzo)/Ahi lasso! or è stagion de doler tanto

Ahi lasso! or è stagion de doler tanto

../Ora che la freddore ../Ahi, lasso, che li boni e li malvagi IncludiIntestazione 10 gennaio 2010 100% Poesie

Guittone d'Arezzo - Rime (XIII secolo)
Ahi lasso! or è stagion de doler tanto
Ora che la freddore Ahi, lasso, che li boni e li malvagi


[p. 41 modifica]

XIX

Grido accorato di guelfo, dopo Montaperti.


Ahi lasso, or è stagion de doler tanto
a ciascun om che ben ama Ragione,
ch’eo meraviglio u’ trova guerigione,
che morto no l’ha giá corrotto e pianto,
     5vedendo l’alta Fior sempre granata
e l’onorato antico uso romano
ca certo pèr, crudel forte e villano,
s’avaccio ella no è ricoverata:
     ché l’onorata sua ricca grandezza
10e ’l pregio quasi è giá tutto perito
e lo valor e ’l poder si desvia.
Ohi lasso, or quale dia
fu mai tanto crudel dannaggio audito?
Deo, com’hailo sofrito,
15deritto pèra e torto entri ’n altezza?
     Altezza tanta êlla sfiorata Fiore
fo, mentre ver’se stessa era leale,
che ritenëa modo imperïale,
acquistando per suo alto valore
20provinci’ e terre, press’o e lunge, mante;
e sembrava che far volesse impero,

[p. 42 modifica]

sí comoRoma giá fece, e leggero
li era, c’alcun no i potea star avante.
     E ciò li stava ben certo a ragione,
25ché non se ne penava per pro tanto,
como per ritener giustizi’ e poso;
e poi folli amoroso
de fare ciò, si trasse avante tanto,
ch’al mondo no ha canto,
30u’ non sonasse il pregio del Leone.
     Leone, lasso, or no è, ch’eo li veo
tratto l’onghie e li denti e lo valore,
e ’l gran lignaggio suo mort’a dolore,
ed en crudel pregio[n] mis’a gran reo.
     35E ciò li ha fatto chi? Quelli che sono
de la schiatta gentil sua stratti e nati,
che fun per lui cresciuti e avanzati
sovra tutti altri e collocati a bono;
     e per la grande altezza ove li mise
40ennantîr sí, che ’l piagâr quasi a morte.
Ma Deo di guerigion feceli dono,
ed el fe’ lor perdono,
e anche el refedier poi, ma fu forte
e perdonò lor morte:
45or hanno lui e soie membre conquise.
     Conquis’è l’alto comun fiorentino,
e col senese in tal modo ha cangiato,
che tutta l’onta e ’l danno, che dato
li ha sempre, como sa ciascun latino,
     50li rende, e i tolle il pro e l’onor tutto.
Ché Montalcino av’abattuto a forza,
Montepulciano miso en sua forza,
e de Maremma ha la cervia e ’l frutto;
     Sangimignan, Pogibonize e Colle
55e Volterra e ’l paiese a suo tene;
e la campana e le ’nsegne e li arnesi
e li onor tutti presi

[p. 43 modifica]

ave con ciò che seco avea di bene.
E tutto ciò li avene
60per quella schiatta, che più ch’altra è folle.
     Foll’è chi fugge il suo prode e cher danno,
e l’onor suo fa che vergogna i torna;
e di bona libertá, ove soggiorna
a gran piacer, s’aduce a suo gran danno
     65sotto segnoria fella e malvagia,
e suo segnor fa suo grand’enemico.
A voi che siete ora in Fiorenza dico,
che ciò ch’è divenuto, par, v’adagia;
     e poi che li Alamanni in casa avete,
70servite•i bene, e faitevo mostrare
le spade lor, con che v’han fesso i visi,
e padri e figli aucisi;
e piaceme che lor dobiate dare,
perch’ebbero en ciò fare
75fatica assai, de vostre gran monete.
     Monete mante e gran gioi’ presentate
ai Conti e a li Uberti e a li altri tutti,
ch’a tanto grande onor v’hano condutti,
che miso v’hano Sena in podestate;
     80Pistoia e Colle e Volterra fanno ora
guardar vostre castella a loro spese;
e ’l Conte Rosso ha Maremma e ’l paiese;
Montalcin sta sigur senza le mura;
     de Ripafratta temor ha ’l pisano,
85e ’l perogin che ’l lago no i tolliate,
e Roma vol con voi far compagnia.
Onore e segnoria
adunque par e che ben tutto abbiate:
ciò che disïavate
90potete far, cioè re del Toscano.
     Baron lombardi e romani e pugliesi
e tosci e romagnuoli e marchigiani,
Fiorenza, fior che sempre rinovella,

[p. 44 modifica]

a sua corte v’apella;
95che fare vol de sé rei dei Toscani,
da poi che li Alamanni
ave conquisi per forza e i Senesi.